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Usb: osservazioni sui prossimi appalti pubblici

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attacchini

Osservazioni in merito al prossimo bando di gara per i servizi affissioni e riscossione dei tributi minori.

Come noto ormai da un paio d'anni, il Comune di Livorno intende unificare due appalti fin'ora distinti, quello delle pubbliche affissioni e della riscossione dei cosiddetti tributi minori, servizi finora eseguiti dalla stessa azienda, I.C.A. Srl.

Entrambi i servizi sono in attivo, producono cioè un utile per il Comune di Livorno. Questo sindacato ha stimato che il servizio di riscossione tributi minori frutti circa 41.000 €/anno, mentre il servizio affissioni circa 22.000 €/anno.

Essendo servizi la cui maggior spesa deriva dalla manodopera (in totale occupano otto persone di cui cinque full-time e tre part-time) è facile pensare che li si vogliano accorpare per risparmiare proprio sulla forza lavoro. Dobbiamo chiederci allora perché si debba risparmiare sulla forza lavoro, che in altre parole significa licenziamenti, quando non si sta parlando di servizi che gravano sulle casse dell'Amministrazione ma contribuiscono, seppur minimamente, al bilancio comunale.

C'è una notevole differenza nei due servizi: mentre quello che si occupa di tributi minori è conveniente per il Comune ed anche per l'azienda che si aggiudica la sua gestione, quello delle affissioni no: i prezzi del mercato fanno si che il Comune guadagni comunque, ma la gestione del servizio risulti deficitaria per chi se lo aggiudica.

La crisi del settore nella nostra città non comincia oggi, anzi: si stima che il numero di manifesti affissi sia calato del 30% negli ultimi dieci anni. Segno dei tempi, certo, ma forse oltre ai trend di mercato si deve analizzare bene il percorso fatto dal servizio, che esternalizzato a metà nel 1997 è divenuto autonomo circa dieci anni fa.

Il percorso di esternalizzazione implica che l'amministrazione perde, nel lungo periodo, le competenze per controllare ed intervenire sul servizio (ma potremmo dire su tutti i servizi esternalizzati), finchè l'unico modus operandi diventa la ricerca del guadagno invece che del miglior servizio al prezzo migliore.

Risparmiare serve nel breve periodo per far quadrare i bilanci, riducendo all'osso i servizi finché verranno considerati antieconomici e sopprimibili.

È significativo che l'amministrazione consideri antieconomico un servizio, solo perché oggi poco appetibile alle imprese, quando lo stesso risulta invece in attivo per le casse del Comune. D'altra parte le competenze si sono perse negli anni e non ci risulta che siano stati fatti studi proprio per questo. Gli ultimi due titolari del servizio infatti non si sono dichiarati competenti in tal senso, e gli appalti del titolare precedente erano addirittura sbagliati clamorosamente negli importi. Gli investimenti fatti nell'ultimo decennio nella manutenzione non sono stati mirati ad un miglioramento del servizio proprio quando invece si necessitava di una riforma quasi radicale, finché oggi il budget di intervento della macchina amministrativa è stanziato in circa 3.000 €/anno, cioè praticamente niente. Questa scelta ha già determinato un primo effetto: il servizio affissioni ad oggi non è in grado di competere con gli operatori privati del settore, per formati e visibilità. Gli esempi di questo divario sono molteplici e qualcuno anche grottescamente esemplificativo della cattiva gestione passata.

Il punto dolente di questa situazione di perenne transizione verso la soppressione del servizio è che non esiste quasi nessuna tutela per chi il servizio lo svolge, che è precario da almeno una dozzina d'anni. La scelta di non inserire una tutela più ampia della sola clausola sociale nella scrittura dei bandi di gara in questo senso è strumentalmente coerente con lo svilimento dei servizi pubblici. Inserire clausole e punteggi relativi al numero dei lavoratori da utilizzare, al numero delle ore di lavoro per espletare il servizio, al tipo di contratto nazionale diventa strutturalmente impossibile vista la scelta di politica economica fatta. Il dirigente del settore si è sempre detto contrario infatti a firmare bandi di gara che garantiscano tutele degne di questo nome agli operatori, adducendo pericoli di illegittimità e soprattutto che qualcuno lo potesse accusare di aver provocato un danno erariale.

Certo, perché tutelare chi svolge i servizi costa, poco di più ma costa, e soprattutto impedisce di invertire la rotta che porta al perseguimento del maggior guadagno nel breve periodo. Pazienza se nel frattempo si smantella un settore produttivo.

Giova ricordare che in altri settori esternalizzati dei servizi pubblici invece sono state incluse nei bandi di gara tutele molto più ampie ma nessuno ha mai gridato al procurato danno erariale, dimostrando l'infondatezza di certe motivazioni. Basta guardare gli ultimi appalti per i servizi bibliotecari ma anche quelli per le materne.

C'è anche da dire che con un quadro economico che scricchiola non dare tutele (che in soldoni significano diritti), opacizza i criteri di gestione del personale. Quando non ci sono chiari indirizzi da parte delle amministrazioni subito si va incontro a clientelismo e familismo, anticamera in tutto il mondo delle infiltrazioni di tipo mafioso.

Chiediamo quindi che questa Amministrazione dimostri una chiara volontà di invertire la rotta, nella scrittura del nuovo bando di gara, prevedendo nell'appalto che:

-non siano ridotti il numero dei dipendenti e le ore di lavoro e sia loro riconosciuta l'anzianità di servizio.

-si normi un'organizzazione dei due servizi in modo da rendere, nell'appalto unitario, intercambiabili i ruoli dei lavoratori. In questo modo si facilita indirettamente l'azienda che si aggiudica l'appalto, che deve far fronte a minori sostituzioni, si ampliano le competenze dei lavoratori presenti e le loro ore di lavoro (un facile esempio sono le spese di notifica tramite raccomandata degli accertamenti: l'azienda oggi spende 20.000 €/anno per qualcosa che potrebbe fare senza appoggiarsi ad esterni)

-si metta a gara un appalto che preveda un aggio per chi si aggiudica i servizi con una base d'asta non inferiore al costo di otto dipendenti full-time inquadrati con Ccnl commercio (attualmente il più usato dagli operatori economici).

-si attenuino gli effetti del Jobs Act dando punteggi aggiuntivi ai partecipanti alla gara che accettino di versare, in caso di licenziamento illegittimo senza obbligo di riassunzione, una quota X onerosa nelle casse del Comune, che si fa garante quindi dei diritti dei lavoratori.

-si provveda a formare competenze inhouse, tali da elaborare un piano di consolidamento e controllo dei servizi, per poter pianificare efficacemente gli investimenti futuri che si rendono necessari per poter continuare a mantenere servizi, livelli occupazionali e incassi per il Comune di Livorno.

-si preveda che il giudizio sul lavoro svolto sia anche formato dall'opinione del fruitore finale, così da avere in tempo reale indicazioni per il suo miglioramento.

Usb Lavoro Privato - Federazione di Livorno

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