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A volte ritornano: Simone Bartoli, il segretario del Partito dei Camionisti Italiani

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camion_rifiuti--400x300All’inizio del 2008 all’interno del Partito dei “Comunisti” Italiani scoppia una guerra interna. La Federazione livornese viene commissariata e alcuni esponenti annunciano le proprie dimissioni. L’oggetto del contendere non è l’interpretazione di qualche passo di Lenin. Il problema lo spiega Massimo Marconcini, il commissario inviato a Livorno dal partito: “Escono personaggi di cui non si sentiva più il bisogno. Se ne sono andati, meno male. Ce ne fosse uno che non ha un incarico. C’è la vicesindaco Atturio, poi sua sorella che fa la vicepresidente della circoscrizione 2, poi suo cognato che è consigliere dell’ASA. Diciamole queste cose…. Queste persone, se hanno un minimo di onestà intellettuale, si dimettano: lascino i loro incarichi e vadano a casa”.

In effetti il Partito dei “Comunisti” Italiani aveva più poltrone che militanti. Oltre a quelli citati da Marconcini, c’erano anche l’assessore di Rosignano Michele Bianchi, il vice presidente dell’AAMPS Cesare Braccini e il consigliere della Labronica Corse Mauro Bitossi, già nella segreteria della CGIL.

C’era anche Simone Bartoli, che ricopriva la carica di assessore provinciale alla pianificazione economica, dopo essere stato assessore del Comune di Rosignano.

A seguito della feroce epurazione Bartoli e altri vengono addirittura radiati dal PdCI.

Ma Simone Bartoli non si dimette da assessore, non sia mai che deluda la fiducia del Presidente della Provincia, e si impegna nella battaglia elettorale della Sinistra Arcobaleno. Lascerà la poltrona solo dopo la disfatta elettorale dell’aprile 2008, ma figuriamoci se rimane con le mani in mano.

L’impegno culturale di Bartoli e soci continua con l’Associazione Ziggurat: nel gennaio 2009, da comunisti coerenti quali sono, organizzano per l’anniversario della nascita del PCI un impegnativo convegno dal titolo “Livorno 1921: partiti e società nel XXI secolo”.

Nel luglio 2009 Bartoli si iscrive al PD, con una commovente lettera in cui scrive “con l’onestà intellettuale di chi compie una scelta che non ha secondi e poco nobili fin”. E chi mai ne avrebbe dubitato?

Nel dicembre 2010, Bartoli viene chiamato a svolgere un incarico di assoluto prestigio: coordinatore del dipartimento sviluppo e innovazione del PD.

Di quale sviluppo sia alfiere l’abbiamo capito il 19 luglio scorso, quando -colpo di scena- annuncia le sue dimissioni dal PD per presentarsi seduta stante come consulente per l’immagine della ditta Bellabarba, quella della discarica del Limoncino. “Voglio evitare strumentalizzazioni” dichiara. C’è da capirlo. In una città pettegola e maligna come Livorno, se non si fosse dimesso qualcuno avrebbe perfino pensato a un conflitto d’interessi.

E qualcuno magari penserà che anche prima, come responsabile del dipartimento sviluppo e innovazione del PD, Bartoli faceva gli interessi di Bellabarba! No, naturalmente. I rapporti con Bellabarba iniziano subito dopo le dimissioni.

Non aspetta neanche 24 ore ed è già al pezzo. D’altronde il criminale attentato ai teli della discarica impone lo stile delle grandi occasioni, quello di un Capezzone o di un Bonaiuti: “Il motto della famiglia Bellabarba è molto lavoro e poche parole” (a dire la verità tutti i giorni Bellabarba rilascia due pagine di dichiarazioni al Tirreno, che le pubblica integralmente, ma non ci formalizziamo).

“Abbiamo bisogno (notare che scrive con il “noi”, con un ammirevole senso di appartenenza all’azienda) di risposte certe e meno tentennamenti, meno convegni e più responsabilità”.

Detto da uno che in due anni avrà organizzato almeno milletrecento convegni, tutti sulla governabilità, non c’è male.

Il Tirreno lo immortala accanto al suo padrone, corrucciato e con i capelli arruffati dal vento e dall’indignazione.

Il 24 luglio, Capezzone-Bartoli interviene di nuovo, sempre con lo stesso tono alla Marchionne. Stavolta a farlo incazzare è l’ipotesi di una riduzione dei codici autorizzati per il Limoncino. Il succo del discorso è: “Intanto nessuno CI ha contattato. Poi la società ha investito dei soldi e quindi se non CI fate lavorare come CI pare mandiamo a casa 88 persone. Le proteste sono un problema di ordine pubblico, invitiamo chi di dovere a spazzare via la marmaglia”.

 Non si pensi però che con il nuovo prestigioso incarico nel privato Simone Bartoli abbia deciso di abbandonare la politica. Dopo la radiazione dal PdCI e le dimissioni dal PD, sembra che stia pensando di presentarsi alle prossime elezioni per una nuova forza politica che esprime le migliori tradizioni della sinistra: il Partito dei Camionisti Italiani. Nel simbolo: un Tir carico di rifiuti e un biglietto da dieci euro: auguri!

per Senza Soste, CIRO BILARDI

26 luglio 2011

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