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Aamps, Cooplat e i tagli a 5 stelle

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Le indiscrezioni sul bando per lo spazzamento, ora in mano a Cooplat, rivelano problemi di bilancio per Aamps che l'amministrazione a 5 stelle vorrebbe scaricare sui lavoratori dell'appalto. Si ripresenta lo stesso problema del febbraio 2013 rimandato da Rosi e Cosimi.

cooplat apinoChe i conti di Aamps siano in sofferenza si sa da tempo. Da quando, nel 2012, Cosimi mise a capo della partecipata il manager Rosi con l'unico obiettivo di fare tagli e risparmi senza guardare in faccia nessuno. Lo shock di quella cura, che era solo finanziaria e non strutturale, ha rimesso un po' a posto i conti ma come abbiamo già scritto, se Aamps non cambia il proprio ruolo e la propria impostazione, sarà sempre più in difficoltà. Aamps infatti negli anni è stata svuotata di tutto, fino ad arrivare all'esternalizzazione anche dello spazzamento e della raccolta carta e cartone (ora reinternalizzata). L'epoca della discarica di Vallin dell'Aquila che faceva fare profitti d'oro a pubblico e privato è finita e Aamps non è stata strutturata per poter accettare le sfide della modernità: non ha un impianto di compostaggio, non ha un centro di riuso e riciclo, non ha piazzali di selezione e stoccaggio per i materiali differenziati raccolti (la carta per esempio la porta alla Lonzi Metalli) e tutto ciò ha un costo. Aamps in poche parole è un grande apparato amministrativo con qualche operaio, i camion per la raccolta rifiuti nei cassonetti e un inceneritore. Tutto il resto, dallo spazzamento alla raccolta porta a porta, è esternalizzato.

Succede, che nei prossimi giorni il bando per lo spazzamento delle strade che fa capo a Cooplat scada e che i sindacati siano venuti a sapere che Aamps (e quindi l'amministrazione) è orientata a risparmiare su tale bando. La cosa grave che emerge è che tale risparmio si riduce esclusivamente ad un taglio indiretto sui salari dei lavoratori Cooplat (o di chi vincerà l'appalto) e di almeno una decina di posti di lavoro (col cambio di contratto si lavorerebbe 40 ore invece di 36 e quindi servono meno persone). Ma come può un'azienda pubblica decidere su quali contratti verranno applicati? Ci sono vari modi, il più semplice è non mettere all'interno del bando il paletto che obbliga all'applicazione del contratto di settore. L'amministrazione, infatti, non può scrivere esplicitamente quale contratto debba applicare l'azienda vincitrice, ma può sicuramente evitare di mettere paletti. Nel settore dell'igiene ambientale il contratto di riferimento è il Fise, un buon contratto con 36 ore settimmanali e una paga base di oltre 1250 euro, ma nel settore spazzamento (o anche nei cimiteri ad esempio) molte aziende che vincono l'appalto utilizzano il contratto "Multiservizi", 40 ore settimanali e stipendi al limite dei 1000 euro, che è il più utilizzato nel settore della pulizia e del giardinaggio (e molte aziende vengono proprio da lì).

E quindi? La cosa grave è che fra le mille idee che i 5 Stelle hanno sempre portato avanti nei servizi ambientali, ci si ritrovi a rivedere il sistema Aamps solo cercando di grattare sugli stipendi di un appalto esterno. Sarebbe stato diverso se Di Gennaro, amministratore Aamps, e l'assessore all'ambiente Gordiani avessero portato un piano generale sul ruolo e gli investimenti di Aamps in cui ad un risparmio per un'attività si univa un investimento in altri settori strategici, con conseguente aumento di posti di lavoro a compensazione. Ci sarebbe stato da vedere i numeri ma almeno avremmo potuto apprezzare la volontà di un intervento generale che avesse un senso. Così invece si dà solo l'impressione di voler grattare, andando a colpire salari che non sono certo quelli della casta o del privilegio.

Una parentesi a parte la meritano la Cgil e Il Tirreno. I primi che finalmente si sono messi a fare sindacato per far emergere le mille magagne e i mille problemi che si nascondono dietro gli appalti pubblici. Peccato che in passato abbiano espletato invece il ruolo di cuscinetto, quando tra CTT, mense delle scuole, case di riposo ecc... i tagli dell'era Cosimi erano trattati con molta meno enfasi pubblica. Oppure quando la Cgil Funzione Pubblica era un po' distratta quando in certi appalti cercavano di insinuarsi le cooperative sociali che in termini di contratti proposti sono molto peggiori di quelli che applicano il Multiservizi.

Spettacolare invece Il Tirreno che nel sottotitolo scrive: "In questo modo svanirà la clausola sociale imposta in era Cosimi di salvaguardia di posti e salari". La famosa età dell'oro del principe Cosimi quando l'assessore Nebbiai chiamava le aziende con l'appalto in scadenza e gli diceva che se volevano la proroga dovevano accettare un taglio netto del 5%. E secondo loro su chi gravava il taglio netto? Semplice, sui lavoratori. Nell'era dell'oro Cosimi sono decine gli appalti pubblici che rinnovo dopo rinnovo hanno visto i lavoratori perdere decine di euro di salario integrativo a ogni rinnovo di appalto. Senza considerare che in molti bandi la famigerata clausola sociale doveva essere strappata dai sindacati sotto minaccia di scioperi (ad esempio nel bando della pubblica affissione).

Ma la perla finale sta in questo articolo proprio de Il Tirreno del 23 febbraio 2013 dove i lavoratori Cooplat si scagliano contro l'amministrazione Cosimi, proprio per la clausola sociale che l'amministratore Rosi voleva togliere oltre che spalancare le porte al contratto multiservizi.

E cosa rispose Cosimi?

"La situazione delle aziende che lavorano su servizi esternalizzati è una problematica di livello nazionale: si sta discutendo dell'applicazione del contratto Fise o di altri contratti".

Ma come altri contratti? Nell'era dell'oro Cosimi non c'era la salvaguardia di salari e posti di lavoro? Quindi già nel febbraio 2013 l'indicazione era di fare esattamente quello che vogliono fare ora e che al tempo fu rimandato con la proroga di un anno e mezzo del servizio a Cooplat.

Diciamo che per ora sull'appalto Cooplat Cosimi e Nogarin stanno 0 a 0.

Redazione - 23 settembre 2014

vedi anche

Aamps: il buco con l'azienda intorno

Rifiuti: in Venezia un "porta a porta" elettorale

Le carte che restano: Aamps 2013, un anno vissuto pericolosamente

 

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