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Caso Nogarin e biglietto curva: in risposta al direttore de Il Tirreno, Omar Monestier

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Vista la grande attenzione che ci concede il direttore de Il Tirreno Omar Monestier diciamo la nostra sui vari punti che ci hanno chiamato in causa dopo il nostro articolo dal titolo Il Tirreno e il biglietto omaggio di Nogarin: quando il lavoro sporco diventa ridicolo:

Tirreno Senza Soste1) Che l'informazione mainstream, essendo proprietà di grandi gruppi di interesse politico e finanziario, sia un'arma di distrazione di massa è una nostra idea. Non è né vera né falsa. Chi legge i quotidiani o guarda i tg si sarà fatto un'idea. A noi pare palese. Anche Il Tirreno non ne è immune.

2) Su Bacci basta leggere il punto contestato per capire come sia sbocciato l'amore fra il direttore Monestier e Lorenzino il colligiano.

3) La puntualità è una questione di equilibrio fra rispetto e impegni da espletare. Da oggi tutti con l'orologio e le agende in mano. Giusto così.

4) Come già scritto nel nostro articolo, vista la ridicolezza della polemica, Il Tirreno ha utilizzato una pagina Facebook altrui (La voce di Livorno) per far dire ad altri ciò che sarebbe piaciuto dire a lui senza poterlo fare per motivi di decenza. Una notizia da poche decine di letture su una pagina Facebook marginale è diventata la più cliccata.

5) Battuta sull'obitorio ottima. Monestier dimostra che si sta ben integrando in città.

6) Sull'anonimato abbiamo risposto mille volte e lo rifacciamo. Senza Soste è una testata registrata con nomi, cognomi, proprietà e responsabili. La firma 'redazione' è la sintesi dato che la maggior parte degli articoli sono di elaborazione collettiva. La firma redazione la usano anche le testate nazionali, anzi vorremmo ricordare al direttore Monestier che spesso anche nel suo giornale non ci sono state firme. Quando si trattava di infamare la curva in passato il giornale pullulava di articoli anonimi. E comunque la responsabilità in ogni caso è dei direttori. Le firme anonime, che anonime non sono perché tutti sanno chi siamo, inizialmente furono utilizzate per 'gioco', cioè per fare emergere l'importanza dei contenuti rispetto a chi li scriveva. L'anonimato delle fonti invece lo abbiamo sempre rivendicato. Per tutelare chi rischierebbe sulla sua pelle di fronte a certe rivelazioni. La credibilità o meno di quello che scriviamo poi la deciderà chi legge o un giudice se qualcuno ci querela. D'altra parte noi non facciamo da megafono a classe dirigente, massoni, palazzinari o notabili e la nostra gente che viene dal basso, la tuteliamo. E anche chi l'aiuta o ne fa l'interesse.

7) I commenti aperti li abbiamo sulla nostra pagina Facebook in cui riportiamo gli articoli del sito. E lì riceviamo quotidianamente complimenti, critiche e commenti alla notizia. Tenere i commenti aperti sul sito comporta una presenza fissa di un moderatore che non ci possiamo permettere. Non vorremmo ritrovarci a farci pagare da OLT per fare 17 pagine di pubblicità occulta al rigassificatore mascherata da inchiesta come chi deve mantenere i moderatori del sito.
8) Raffinata élite non siamo. Si è sempre frequentato quelli che il megafono delle élites cittadine, cioè Il Tirreno, ritiene 'postacci'. Considerato il fatto che noi non si fa da menestrelli di chi comanda, nel nostro piccolo piccolo e dal basso basso abbiamo contribuito a mandare a casa qualche élite più o meno raffinata o arrufianata col potere. Verità non ne abbiamo, passione sì. Ma le veline di Rossi e Bacci a noi non ci arrivano. Dopo i soldi di Juncker e Lotti, aspettiamo con ansia le prossime promesse.

Redazione, 25 febbraio 2015

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