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Corallo: le terme promesse

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Storia del recupero delle Terme del Corallo tra bugie, promesse, suggestioni… e appartamenti.

Asa, Lamberti, Nebbiai, Cosimi, Saporito, Bottoni, Cagliata: sono i nomi che hanno ruotato intorno all’ipotesi di ristrutturazione. Poi la montagna ha partorito il topolino: un piccolo parco legato agli oneri per costruire appartamenti alla ex Coca Cola

terme coralloLa vicenda delle Terme del Corallo di Livorno, alias Acque della Salute, alias Sorgenti del Corallo, alias Parco delle Terme del Corallo, è una storia infinita di cui ormai un po’ tutti sanno tutto. Intorno a questo involontario palcoscenico sono entrati e usciti fino ad oggi decine di personaggi con propositi e profili alternativamente diversi, a seconda del periodo di riferimento. Con la stessa esilarante tempistica di una commedia di Eduardo De Filippo. Lo vedremo.

C’è poi in questo quadro scenico un altro aspetto essenziale, quello di un “eterno presente”che fatalmente impedisce ogni seria ipotesi di restauro della nostra araba fenice. Se da un lato infatti lo “sfregio” del cavalcaferrovia della stazione costruito da Cmf nell’82 ha compromesso forse inesorabilmente  un uso funzionale del bene, dall’altro le proposte (incessanti) di una sua integrazione nel tessuto urbano non hanno mai tenuto insieme il progetto strutturale con quello finanziario. Così che l’operazione di recupero dello stabilimento termale, nella sua ultima versione amministrativa del 2007, contrastata non a caso da Lamberti e dallo stesso Matteoni, già padri e sostenitori del progetto del 1998, è alla fine risultata sostanzialmente tributaria di quella immobiliare, condannando le vestigia ad una prospettiva pressoché museale.

L’Asa, ai tempi d’oro della controllata Nuovo Corallo presieduta da Valter Nebbiai (1998), avrebbe voluto farne una sede di rappresentanza istituzionale dell’azienda madre da poco trasformata in Spa pubblica, e poi una vetrina parauniversitaria con tanto di assegni di ricerca sulla gestione integrata del ciclo delle acque di cui Asa, con le sue galassie societarie, si candidava a diventare una sorta di stella polare internazionale. Non eravamo ancora al “proficuo rapporto con l’Università degli Studi di Pisa”, che sarà poi decantato da Cosimi e dai “cardigans” della sinistra riformista con i fantomatici Piuss dello Scoglio della Regina e della Dogana d’Acqua negli anni a venire, ma poco ci mancava.

Lamberti, con il solito entusiasmo, non ci mise tanto a proiettare le Terme ristrutturande dal partner privato di Nuovo Corallo, il costruttore Saporito, (ma con l’intenzione di elevarci intorno una schiera di appartamenti “sostenibili”) nella conurbazione di Porta a Terra, che allora stava vedendo la luce (2002/2003). Un medico come lui non poteva non tornare a valorizzare le proprietà salvifiche dell’acqua cloridrica, al punto tale da ipotizzare la rinascita di un vero e proprio centro termale attrezzato con servizi di avanguardia ad uso dei frequentatori di piccoli e grandi supermercati che stavano sorgendo come funghi dietro la stazione.

In un memorabile paginone pubblicitario pubblicato sul Tirreno di domenica 10 giugno 2001, Lamberti alza la traiettoria dello sguardo e in nome della Città Ritrovata evoca la demolizione del cavalcaferrovia con i proventi del Patto Territoriale per Livorno e gli oneri di urbanizzazione di Porta a Terra. Sul sedime delle ipotetiche demolizioni, nella narrazione istituzionale, già si profilavano i viali d’accesso in filare alle strutture di un Centro Elioterapico che avrebbe fatto concorrenza alle più avanzate strutture del welfare scandinavo. Non se ne farà più di nulla, anche perché in modo quasi sincrono escono di scena la Saporito Costruzioni (avvolta nelle spire di un concordato prefallimentare)  e la stessa ipotesi di utilizzare i fondi del Patto Territoriale per demolire il ponte dell’82 e, contestualmente, realizzare il sottoattraversamento della ferrovia. I 14 miliardi di lire del Patto vengono velocemente “girati” come noto sulle urbanizzazioni secondarie di una Porta a Mare che peraltro vedrà la luce solo nell’immaginario degli adoranti cronisti del Tirreno.

Non accadrà moltissimo fino alla tarda primavera del 2005, quando il duo Bottoni&Cagliata con un colpo da maestro acquisisce dalla proprietà Coca Cola Bevande Italia l’intero complesso immobiliare facendosi scudo del fatto che il Prg del 1998 (tuttora in vigore!) aveva effettivamente modificato la destinazione d’uso del comparto industriale in edificato residenziale. Mistero sui numeri dell’operazione di acquisto con il colosso delle bevande analcoliche con sede ad Atlanta.

Quanto non era riuscito ad Asa, scudata dal Nuovo Corallo di Nebbiai e, in subordine, di Saporito, viene realizzato dunque da “Fondiaria Apparizione” che inverte però l’ordine dei fattori dell’intera operazione. Priorità spaziale e funzionale alle “costruzioni”, che in effetti poi verranno realizzate “in corona” alle vestigia dello stabilimento termale grazie ad una variante “tecnica” suggerita ai due costruttori dalle Belle Arti. Ma nessun contributo sostanziale alla riqualificazione dell’area storica.

Sarà compito del Comune, insomma, venire a capo della eventuale ristrutturazione delle Antiche Terme, una volta entrato nella loro concreta disponibilità come da convenzione urbanistica pubblico-privato. Gli esperti comunali fanno la conta dei fondi necessari per le opere di sistemazione del comparto e scuotono subito la testa perché si accorgono che gli oneri di urbanizzazione concordati con Fondiaria Apparizione (almeno 1.800.000 euro secondo quanto dichiara lo stesso Bottoni in una intervista al Tirreno del 2007) sono poca cosa rispetto alla prospettiva minimale di un benché minimo restauro della struttura. 

Questa circostanza (l’incasso in tutto o in parte degli oneri compreso un contributo di 330.000 euro alla messa in sicurezza) ritarderà di almeno 4 anni , anche perché nel frattempo Bottoni&Cagliata verranno incriminati dalla Procura della Repubblica di Livorno per procurato degrado, non avendo ottemperato, secondo l’accusa, ai primi lavori di stabilizzazione del tempio termale, così come avrebbe prescritto la Sovrintendenza alle Belle Arti in una misteriosa intimazione formale del 2006 che i costruttori dimostreranno di non avere mai ricevuto per via postale. Da quel momento le Belle Arti escono totalmente di scena.

Bottoni&Cagliata saranno assolti in primo e secondo grado, lo stabilimento verrà dissequestrato e il quartiere “in corona” crescerà a tempi di record, mentre l’area storica tornerà a subire il destino di sempre. Una geremiade di intenzioni sulla sua riqualificazione d’uso, amplificate da ben due tornate elettorali (si parlò anche di farne sede di originali business center)  ma, di riflesso, un esito miserabile sulla sua effettiva manutenzione, straordinaria, frustrata peraltro dal farraginoso incasso degli oneri di urbanizzazione del comparto edilizio.

Sarà paradossalmente il solito Valter Nebbiai (già demiurgo della Nuovo Corallo del 1998), nella sua nuova veste di Assessore al Bilancio della Giunta Cosimi 2009/2014, a sancire la ridotta utilizzabilità delle somme impegnate nel piano delle opere pubbliche per le “Terme del Corallo” a causa del Patto di Stabilità. Anzi, per il “Parco” delle Terme del Corallo, che con un gioco da maestro Nebbiai “assesta” come nuovo obiettivo di fattibilità. Sarà infatti nel giugno del 2013 che l’Assessore delegato Mario Tredici, storico aedo dell’infruttuosa operazione del 1998 sul Tirreno di allora, inaugurerà il “Parco delle Terme del Corallo”, in realtà un grazioso giardino contiguo agli storici padiglioni, e comunque sovrastato dal rumoroso ottovolante della Cmf, su cui si affacciano i palazzi color crema della Fondiaria Apparizioni. Spesa complessiva dichiarata dal Comune per il “giardino dei Finzi Contini”, un importo oscillante tra i 600.000  e i 700.000 euro. Comunque inferiore al plafond messo a disposizione per i restauri dal duo Bottoni&Cagliata.

È storia di oggi l’intervento dei volontari e dell’associazione Reset per ripulire la struttura e il parco che ha portato ad una suggestiva riapertura serale. L’Amministrazione 5 Stelle ha invece promesso l’impegno di richiedere i soldi a Bruxelles attraverso un progetto da finanziare. La storia delle terme abbandonate e nascoste dal cavalcaferrovia continua. Vedremo se sarà la volta buona.

Franco Revelli

Tratto da Senza Soste cartaceo n.117 (luglio-agosto 2016)

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