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Darsena Europa, esiste davvero la pioggia di milioni del piano Juncker?

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soldi pioggiaIl mito della pioggia di milioni che arrivano sul territorio invertendo le sorti del declino della città è sempre il preferito dai poteri forti locali e dal Tirreno. Ricordiamo qualche edizione del passato di un mito che, presentandosi cash, fa sempre facile presa sull’immaginazione di molti. Prima venne la pioggia d’oro della Porta a Mare, poi quella del rigassificatore e infine la vicenda Rossignolo. Tutte mitologie ampiamente alimentate dai media locali che, una volta che ogni mito si è trasformato in una disfatta, non hanno mai accennato un minimo di autocritica nel loro modo di rapportarsi nei confronti della città. Il nostro timore è che anche per la Darsena Europa si stia procedendo allo stesso modo. Ovvero producendo mitologie, un po' per fini elettorali e un po' anche perché non si sa procedere in modo diverso. Cosa sarebbe il Tirreno senza la vendita di un po' di miti sui milioni che arrivano a Livorno? Sarebbe il piatto giornale di sempre: necrologi, meteo, arresti di ladri di polli e cronache di negozi che chiudono (tanti) e che aprono (pochi).

Il Tirreno infatti sta amplificando da giorni la notizia, sparsa in contemporanea con il ritorno del governatore Rossi da Bruxelles, di una Banca Europea degli Investimenti (Bei) pronta, se solo si approva quello che chiede la Regione, ad erogare una pioggia di milioni per la Darsena Europa. Secondo viale Alfieri si tratta di 200 milioni: e poco importa se l’articolista un po' scrive Junker un po' Juncker e il titolo parla di 200 milioni mentre nell’articolo si scende anche a 170. Magari è l’emozione di fronte a tutti questi milioni. Solo che qui c’è poco da essere emozionati. Mancano, al momento, riscontri veri. Qui l’unica notizia sta nelle parole del governatore Rossi, che ha tutto l’interesse elettorale a dire che porterà centinaia di milioni a Livorno, ma riscontri non ce ne sono. E quelli che ci sono portano direttamente al contrario delle affermazioni di Enrico Rossi.

Già, ma passiamo alle dichiarazioni del "governatore" della Regione. Dice il Tirreno nel link riportato: “La Bei - ha aggiunto Rossi - ci dovrebbe mettere 170-200 milioni di euro, finanziando una parte dell'investimento complessivo. Col vantaggio di tassi di interesse più bassi e tempi di rimborso più lunghi”.

Secondo Il Tirreno, e il governatore Rossi, sempre nel link: “sulla base della prima lista presentata dall'Italia per il piano di investimenti Juncker” la Bei dovrebbe quindi finanzarie una parte consistente del progetto Darsena Europa. Già, ma questo “dovrebbe” dove lo si monitorizza? Esiste un documento ufficiale della Bei che dimostra l’impegno, e di quella cifra, sulla Darsena Europa? Esiste una procedura monitorabile su un sito per cronoprogramma, scadenze, certificazione e possibilità di contattare i funzionari? Il Consiglio Comunale di Livorno, i portatori di interesse e i semplici cittadini quale pagina, quale funzionario della Bei possono contattare per verificare le affermazioni del presidente? Già perché qui si chiede ad un Consiglio e ad una città di VOTARE quasi a scatola chiusa senza dare indicazioni su come e dove verificare che la Bei finanzierebbe se solo si votano le procedure. Allo stato dell’arte non c’è neanche la lettera della Bei leggibile e consultabile in materia. Francamente si tratta di un livello di far politica, e informazione, inaccettabile, quando invece viene preso addirittura sul serio dai “professionisti”, della politica e dell’economia, della città. Oddio, le verifiche dovrebbe farle anche il Tirreno ma non amiamo sparare sull’ambulanza. Già abbondantemente sforacchiata, tra l’altro.

E allora lo facciamo noi un viaggio nel piano Juncker. Prima notizia: “Il piano Juncker è in salita, ministri divisi sulla governance”. Insomma, verrebbe da dire, complimenti Mr. Enrico Rossi, il piano Juncker è incerto a livello di governance, cioè a quello più alto, e lei è riuscito a portare sicuro 200 milioni a Livorno. Purtroppo le cose non sembrano stare così. Anzi, non solo il piano Juncker non è così ricco come si vuol far credere ma, piuttosto, si presenta come un taglio dei finanziamenti comunitari ai trasporti finora erogati. Possibile? Bisognerebbe qui ricordare i gridolini di gioia dei giornalisti del gruppo l’Espresso quando Mario Monti contribuiva, a livello intergovernamentale, a “risparmiare” sui fondi comunitari. Ecco dove mancano i soldi “risparmiati”: per le infrastrutture. Senza essere finiti da nessuna altra parte.

Già, perché se andiamo a vedere Euractiv, il sito specializzato in informazioni sulla governance europea, scopriamo già due notizie importanti: la prima è che il dibattito sul piano Juncker è caratterizzato dal rischio di assenza fondi, e non dalla sua abbondanza, e la seconda che è proprio questo piano a costringere progetti già pronti a ridurre la portata programmata. E non si tratta di progetti qualsiasi: una delle 5 infrastrutture prioritarie dell'Ue, il Seine-Nord Europe Canal, ha dovuto ridurre il budget a causa delle ristrettezze del piano Juncker. Sempre nel medesimo articolo si trova anche la mappa della struttura di finanziamento Piano Juncker-Bei molto molto più complicata di quanto appare nelle novelle del Tirreno e di Enrico Rossi. A questo punto sorge già qualche dubbio: possibile che il Seine-Nord Europe Canal, top five tra le priorità Ue, sia in ristrettezze per via del piano Juncker mentre, per via dello stesso piano, piovono milioni su Livorno che in questo top 5 non c’è?

Oltretutto, nel suo progetto di assemblaggio fondi, il piano Juncker è stato definito dal Cee Bankwatch Network, una associazione che fa monitoraggio sui finanziamenti comunitari, qualcosa di troppo “ottimistico se non irresponsabile”. Forse, più che informarsi presso il Tirreno, il Consiglio Comunale dovrebbe sentire il Cee Bankwatch Network sullo stato reale, e sulla fattibilità, del finanziamento alla Darsena Europa.

beiMa mettiamo che Juncker ce la faccia a partire. Per progetti come la Darsena Europa prevede un leverage factor di 1 a 15. Ovvero un livello di indebitamento in cui te come Banca Europea Investimenti ci metti 1 e i privati, al quale ritornerà un profitto, 15. Analisti della fondazione Brueghel, un pensatoio tra l’altro pure liberista, sono andati a studiare questo leverage factor, ritenuto troppo alto, e hanno dato il loro verdetto. Se il piano Juncker entrasse a regime:

a) verrebbero finanziati solo i progetti altamente rischiosi sul piano economico, quelli che possono fallire durante o dopo, proprio per la copertura Ue al rischio di impresa; b) se il progetto è profittevole con i tassi così bassi, grazie a Draghi, basta finanziarsi col debito pubblico e il progetto si ripaga da sé nel lungo periodo. Non c’è bisogno né del piano Juncker, né della Bei.

Siamo sicuri che Rossi, oltre ad aver ottenuto una risposta tutta da valutare, abbia pure bussato alla porta giusta? A meno che, e non lo vogliamo pensare, che abbia cercato di far passare il progetto come altamente rischioso per provare a farselo finanziare.

Ma le parole più preoccupanti di Rossi le abbiamo già ripetute. Sono quelle della Darsena Europa finanziabile “sulla base della prima lista presentata dall'Italia per il piano di investimenti Juncker”. Ma c’è un (ehm) dettaglio che pare sfuggito sia a Rossi che al Tirreno. Guardiamo infatti Milano Finanza: “Piano Juncker, l'Italia non ha ancora deciso la partecipazione”.

Certo che alla Bei devono essere davvero buoni: finanziano Livorno sulla base del piano Juncker, nonostante non sia tra le opere top five (che invece tagliano fondi sulla base dello stesso piano) e nonostante l’Italia non abbia ancora deciso la partecipazione. Oppure i babbi natale fuori tempo massimo non esistono e si gonfiano notizie, e propaganda elettorale. Qui le contraddizioni Tirreno-Rossi si fanno forti: si parla di finanziamenti sulla base di una lista fornita dall’Italia e il nostro paese non ha deciso ancora se partecipare. Come poi Livorno scavalchi le priorità di finanziamento delle top five delle infrastrutture risulta magia incomprensibile. Eppure Rossi avrebbe tutto l’interesse a raccontarcela questa magia.

Oltretutto, il fratello ricco del’Unione Europea ha già detto di non voler finanziare il piano Juncker: da un sito tedesco di informazione borsistica, "niente fondi da Berlino per il fondo di investimenti Juncker”. E in Europa se i tedeschi non finanziano, o non gradiscono, il piano non parte. E qui né finanziano né gradiscono. Mentre il Tirreno ci rappresenta Rossi già lì pronto a buttare i soldi sul tavolo.

Ma non è finita qui. Si legga cosa dice la segretaria della federazione dei porti europei, che conosce perfettamente contesti e situazioni come Livorno. Ecco cosa pensa del piano Juncker: "Siamo un po’ preoccupati per quanto affermato oggi sul nuovo Fondo europeo per la Strategic Investment, spostando parte del budget delle Connecting Europe Facility a favore dei nuovi strumenti finanziari, riducendo così la possibilità di finanziamento per i porti e cambiando sostanzialmente le priorità del Piano strategico".

Insomma, il piano Juncker, se parte, riduce i fondi sia per i trasporti in generale che per i porti in particolare, l’Italia non è ancora entrata nel piano, la Germania si sfila e la Bei sarebbe pronta a fare “splash the cash”, buttando i soldi sul tavolo di Livorno come se niente fosse? Oltretutto, lo ricordiamo, il piano Juncker sarebbe solo un tassello del piano di finanziamento della Darsena Europa. Poi ci sarebbero i finanziamenti Regione, quelli Ap, quelli nazionali e il project financing. Ma chi farebbe il project financing di un progetto pubblico che richiede, tra l’altro, un leverage factor di una sua componente di 1 a 15? Auguri, ci viene da dire, una volta letto lo studio Brueghel che abbiamo messo tra i link.

Qui qualcosa di serio non torna, e sarebbe meglio che i protagonisti di questa storia (Tirreno, Rossi e la stessa Bei tirata pubblicamente in ballo) chiarissero bene di cosa stanno parlando. E sarebbe bene che le forze politiche uscissero dal torpore e dal timore reverenziale per pretendere i dovuti chiarimenti dal Presidente della Regione. Presidente che va a giro per l’Europa, non dimentichiamo, a nome della città.

Certo, se la vicenda piano Juncker si rivelasse una bolla dell’informazione qualcuno si dovrebbe dimettere da direttore di giornale e altri, anche per chiarirsi le idee, rinunciare a presentarsi alle elezioni. Ma non arriviamo a strillare tanto. Piuttosto auspichiamo che Consiglio Comunale e città di Livorno arrivino: a) a informarsi direttamente dalle fonti giuste (Bei, Cee Bankwatch Network etc.) se esiste una possibilità di finanziamento Juncker su Livorno e di quale portata, e b) a verificare come finanziare la Darsena Europa in modo economicamente sostenibile e con impatto economico vero sul territorio. Senza stregoni del denaro che vampirizzano le risorse locali, nel momento che promettono piogge di soldi, ma in modo da sostenere realmente l’economia territoriale.

Questo perché la “tutela” del "governatore" Rossi su come finanziare Livorno e il suo sviluppo appare, alla luce dei fatti, quanto meno più un mito dell’informazione che una solida realtà.

Redazione - 8 febbraio 2015

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