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Emergenza casa: dove si sta andando a Livorno?

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casa scatoloniPuntuale, assieme all’autunno, l’emergenza casa. Ampiamente annunciata nella sua dimensione drammatica. E si tratta di una emergenza nota e annunciata anche durante la campagna elettorale del 2014 quando l’attuale sindaco, assieme agli altri candidati alla elezioni, ha assistito alle assemblee pubbliche di via Giordano Bruno convocate proprio per questo. E, prima ancora, la stessa scuola superiore del ministero degli Interni caratterizzava le propria formazione (nel 2011) parlando di Livorno come città dove maggiore, in tutta Italia, era l’indice di sfratti per famiglie http://ssai.interno.it/download/allegati1/rapporto_sfratti_2011.pdf .

Quattro anni dopo, stavolta con la giunta pentastellata, uno studio del Sunia (vicino al centrosinistra) riportato dal Tirreno ricordava come Livorno fosse ancora ampiamente in testa alla speciale classifica nazionale http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2015/01/09/news/a-livorno-il-record-italiano-degli-sfratti-1.10634722 .

Del resto, i tre anni di recessione seguiti alla “cura Monti” e la crisi strutturale del territorio livornese non potevano non farsi sentire. Il problema è che i prossimi anni si annunciano, nel migliore dei casi, dello stesso tenore degli ultimi. Con gli sfratti annunciati per l’autunno anche quest’anno la conflittualità è destinata quindi a salire. In questo scenario, che è indice di una crisi grave e permanente sul territorio, la giunta pentastellata non trova niente di meglio che parlare con gli stessi luoghi comuni renziani. Insomma, riproponendo l’idea che, una volta cacciati coloro che non hanno diritto ad una casa popolare (ce ne sono, giusto perseguirli ma va anche quantificato il fenomeno che naturalmente non è di tale vastità come si cerca di far credere), l’emergenza casa possa sgonfiarsi. Naturalmente non è così ma due sono gli elementi che, sostanzialmente e mettendo tra parentesi problemi procedurali e logistici, premono per tenere viva questa finzione.

Il primo è che gli immobili del comune, in accordo (o in non-conflitto) con diversi dirigenti comune Pd, sono considerati prima di tutto patrimonio da far figurare bilancio oppure patrimonio per fare cassa specie per far fronte alle restrizioni di bilancio. Un loro uso, all’altezza dell’emergenza casa, potrebbe far saltare questa logica.

Il secondo è il rapporto con il mercato immobiliare i cui valori e prezzi, e anche i futuri investimenti, sarebbero condizionati verso il ribasso in caso di massicce politiche di intervento a favore dei senza casa. Nel mercato, ovviamente, non è importante se questo sia vero o meno ma conta quello che si teme. I prezzi ribassano in caso di aspettative basse, a prescindere se queste siano realistiche o meno. Fa bene poi ricordare che se il mercato immobiliare cala ne risente, immediatamente e fortemente, il settore dei prestiti e dei mutui. Insomma, i senza casa sono un problema vasto e la sua, sacrosanta, risoluzione fa a pugni con le dinamiche di mercato.

Siccome i problemi reali le giunte, e non solo questa, non solo non li affrontano ma neanche li nomimano ecco l’assessore alla casa, Ina Dhimgjini che, in vista di un autunno difficile e delle prime proteste di fronte al comune, non ci dice come affrontare l’emergenza sfratti. Se la prende, invece, con le occupazioni. Il quadro del mondo reale, oltre quello dei rapporti con i sindacati, è parso spesso sfuggire a questo assessore. Ma forse non gli è chiara la cosa più importante. Ovvero che i numeri sono tali che, qualsiasi giaculatoria gli venga spontanea a mezzo stampa, le occupazioni cresceranno comunque. Qui non siamo di fronte a un fenomeno, l’emergenza casa, attizzato da gruppetti di incerta collocazione. Siamo di fronte ad un fenomeno esteso, di massa, che riguarda un bene primario, in tutta la penisola. Dire “basta con le occupazioni” è come dire “basta con i crampi allo stomaco” in caso di digiuno forzato da miseria.

Vanno fatti sforzi straordinari per risolvere il problema, porre condizioni strutturali per la sua risoluzione, non ammoniti i crampi per far male allo stomaco. L’amministrazione comunale è convinta, preda di una ideologia che al massimo funziona tra condomini, che tra ispezioni, multe, ammonizioni la strada per risolvere il problema appare. Oppure che è meglio tirar fuori queste convinzioni, che funzionino o no, perché non è possibile irritare la bestia del mercato immobiliare. Quello è poi da evidenziare è che, alla delicata questione casa, sia stato messo un assessore culturalmente di centrodestra. Quando la maggior parte dei voti su casa e sanità, per l’elezione di questa giunta sono venuti da sinistra. Lo scollamento è quindi doppio: nell’efficacia delle politiche e con l’elettorato reale. Del resto, stiamo parlando dello stesso assessore, che ha anche le deleghe sulla sanità e sul terzo settore, che ha anche dichiarato di condividere le (pericolose) scelte della regione in materia di politiche sanitarie. Insomma un pò di centrodestra un pò di centrosinistra giusto per fare la figura chi sta al di fuori delle ideologie.

Peccato, ed è questo che conta, che non si vedano nemmeno le tracce di una politica in grado di far uscire il territorio dalla sua crisi sociale. Una uscita senza la quale anche i settori economici più mainstream difficilmente potranno risollevaresi. Da parte nostra, che siamo una testata e non un soggetto politico-sindacale, indichiamo un metodo. Semplice ma anche pieno di conseguenze. Livorno manca, al momento di produrre una semplice infografica come questa

casa infograficaUn indicatore, realizzato in infografica quindi visibile e coprensibile a tutti, che renda conto dell’andamento storico del fenomeno emergenza casa e SOPRATTUTTO delle previsioni sulla sua estensione futura. Insomma quante persone, entro quanto e con che tipologia sociale. Se non si ha una proiezione, ben fatta e quindi riconosciuta da tutte le parti sociali, dell’estensione del fenomeno difficile sbarazzare dal campo i luoghi comuni, le furbizie di chi accusa facendo melina etc.

Livorno deve essere messa di fronte ad una analisi clinica del fenomeno. Una analisi dove si parla di quante emergenze ci sono, quante ci saranno (proiezione fondamentale specie in presenza di chi bara giocando eternamente sul presente), che risorse ci sono, quali mancano. Di questa analisi chi ha paura? Così si vedrà che le emergenze non possono essere risolte solo “punendo i furbetti” o con gli strumenti di leggi che tendono solo a punire chi è in difficoltà.

Quanto all’assessore è evidente che non ha dimostrato di essere all’altezza del problema. Non solo politicamente ma anche culturalmente parlando. Qui l’amministrazione pentastellata non ha ben inquadrato la questione: l’autunno caldo degli sfratti e delle occupazioni può far cortorcircuito tra Livorno e Roma. Le giaculatorie sulle occupazioni, quando le contraddizioni sociali fanno sinergia, possono soddisfare oggi qualche sodale innamorato di una immaginaria linea dura, fatta di vigili e ufficiali giudiziari, ma possono essere anche un pericoloso boomerang nei denti un prossimo domani. Un domani molto prossimo, tra l’altro.

redazione, 21 settembre 2016

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