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Fortezza e fragilità

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kjcavallinifortezzaLo scorso 10 aprile, in occasione del 25° anniversario della tragedia del Moby Prince, è stata inaugurata l'istallazione pubblica dell'opera di Federico Cavallini (realizzata per il ventennale) “Koningin Juliana”, «una scultura cubica ottenuta con ferro da imbarcazione e battuta simbolicamente sui lati, con strumenti da demolizione, centoquaranta volte», un colpo per ogni vittima di quella strage ancora senza colpevoli. Dopo l'intervista dell'agosto 2015 “L'opera, la memoria, la città” abbiamo ricontattato Federico Cavallini per alcune domande.

Come preannunciato e promesso lo scorso anno finalmente “Koningin Juliana” ha trovato, dopo anni d'oblio, una collocazione pubblica.
Finalmente... direi piuttosto provvisoriamente. È indubbio che ci sia stato l'impegno dell'amministrazione di riesumare la scultura dal deposito dove era stata abbandonata in passato, e la volontà di darle una sistemazione nello spazio pubblico, ma purtroppo siamo ancora in una situazione di transitorietà. La Soprintendenza ha negato il consenso alla sistemazione definitiva del monumento all'interno della Fortezza Nuova, decisione questa che ha impedito la costruzione del basamento e l'installazione di un impianto audio programmato per suonare ogni giorno ad una data ora. "Koningin Juliana" è così rimasta un'opera ammezzata, incompleta e quindi ulteriormente incompresa.

Anche per l'inaugurazione non tutto è andato per il meglio.
Non è stato capito che non si trattava di un monumento "classico" e gran parte della procedura cerimoniale è risultata a mio avviso inadeguata.

Dopo pochi giorni il passaggio di un anonimo writer ha lasciato il suo segno sulle lamiere suscitando indignazione e polemiche.
Ho scoperto recentemente un'altra scritta di "Above 1 LCA" su un angolo della Coop di Piazza Mazzini realizzata con la vernice verde. Un'azione del genere era quasi prevedibile e non mi ha sconvolto, anche perché sono convinto che l'autore non avesse coscienza del significato di quella superficie. Un'opera pubblica è sempre minacciata da qualsiasi tipo di maltrattamento sia esso atmosferico, accidentale o doloso, come in questo caso. In ogni modo, qualsiasi intervento esterno diventa patrimonio storico dell'oggetto che lo ha subito. Ribadisco, mi sembra molto più irrispettoso che il monumento dopo anni d'oblio sia ancora provvisorio e incompleto e continuamente minacciato da ipotesi di spostamento per le più svariate ragioni. Ad ogni modo le scritte sono state ripulite da alcuni volontari.

koningin juliana ferroSposteresti l'opera in altro luogo o nonostante tutto ribadisci il senso dell'attuale collocazione?
Spostarla sarebbe un grande errore. La collocazione in Fortezza così a ridosso del vertice che si affaccia sul Pontino è stata decisa per permettere la fruizione del Monumento da molteplici punti di osservazione. È infatti possibile vederlo anche da molto lontano grazie alla sua posizione sopraelevata, ad una certa distanza si può percepire quasi come un'aggiunta strutturale dell'architettura. È inserito all'interno di un parco pubblico immerso in uno stato di quiete, precluso al traffico intenso di auto e pedoni, questo rende più facile avvertirne la carica emotiva, inoltre le persone possono avvicinarsi indisturbate fino al contatto con la lamiera. A molti, compreso il soprintendente, non piace che il Monumento modifichi il profilo della Fortezza, ma il tentativo è proprio quello di indicare la possibilità del cambiamento, di denunciare il pericolo dell'immobilità, di tutte quelle situazioni stagnanti per cui anche la morte di 140 persone, dopo venticinque anni, non ha ancora trovato colpevoli. Il profilo della Fortezza è già stato modificato da alberi e terrapieni, da strutture in cemento, dal movimento delle persone che quotidianamente la frequentano. La Fortezza ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli, segni di cambiamenti storici e sociali, ha accolto gli sfollati della seconda guerra mondiale è diventata successivamente un parco pubblico. Oggi la vogliono soffocare con l’alibi della tutela. In Italia ci siamo abituati a contemplare le rovine perché il passato ci da sicurezza. I borghi storici della Toscana sono diventati paesi morti proprio per soddisfare questo senso di nostalgia e le aspettative dei turisti.

Cosa rappresenta in generale un monumento per una collettività?

Spesso il monumento è ciò che l'autorità, in un determinato momento storico, lascia come testimonianza tangibile della propria superiorità morale. Fortunatamente, ogni società ha eretto contemporaneamente altri monumenti, non consentiti, spesso intangibili, testimoni dell’esistenza di una moltitudine di storie parallele rispetto a quella ufficiale. "Koningin Juliana" può entrare a far parte di questa storia soltanto se verrà percepita dalla comunità come un segnale della fragilità dell'autorità nel momento in cui tenta di ribadire la propria superiorità. “Koningin Juliana” è diventata un monumento, non per mia volontà, ma perché così è stato percepito e voluto dalle associazioni delle vittime e da una parte della comunità cittadina. Io ho soltanto realizzato una scultura.
 
L'appello di Loris Rispoli
"In questi giorni ho letto molti commenti sull’opera di Federico Cavallini, positivi e negativi. Ho risposto ad alcuni e mi sono preso la piena responsabilità della scelta. Personalmente mi ha colpito subito: avevamo più volte detto che far sparire il relitto, rottamarlo in Turchia, era uno scippo alla memoria collettiva. Quell’opera era una restituzione alla Memoria. Finalmente il 10 aprile l’abbiamo inaugurata nel luogo dove volevamo collocarlo: non definitivo perché la Sovrintendenza ha dato concessione temporanea. Così facendo ha impedito la sistemazione definitiva: base, targa esplicativa, sonoro, illuminazione etc, esponendolo alle deturpazioni di ogni tipo. Spero che il clamore della deturpazione e l’intervento del Senato nei confronti del Ministro portino a breve alla collocazione definitiva."
 

A cura di Lucio Baoprati

 

Pubblicato sul numero 115 (aprile 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste


Copia di Koningin Juliana

IMG 6264L’opera di Federico Cavallini è sotto ogni punto di vista, concettuale e morale, un monumento. Lo è perché osserva la storia in due direzioni: il passato, tragico e oscuro, di cui vuole mantenere vitale la presenza (assolvendo in questo modo la prima funzione del monumento, legata alla memoria), e il futuro verso il quale si pronuncia per costruire relazioni tra il tempo e la comunità, tra i cittadini e le istituzioni, relazioni diverse, e necessariamente migliori, di quelle che circondano la vicenda Moby Prince (assolvendo così la seconda funzione del monumento nel monito per l’edificazione di un’etica condivisa).
Koningin Juliana è un monumento anche nella forma, secondo un’estetica coerente con la ricerca internazionale contemporanea, che sottrae all’icona quello che restituisce in potenza narrativa e immaginativa. Il rapporto di continuità ottica con l’architettura rinascimentale, e la sua indiscutibile riconoscibilità come un chiasmo alla geometria stereometrica, conferiscono nuova vita alla Fortezza, partecipando al flusso inarrestabile della storia che trasforma le città perché appartengano ancora alla cittadinanza che le abita, più ricche di storia proprio grazie alla flessibilità con cui accolgono il cambiamento.
La presenza di Koningin Juliana sul bastione della Fortezza Nuova è il simbolo e il sintomo di una cultura sociale e politica matura, solidale e plurale. Ne rappresenta soprattutto la speranza. Anche per questo motivo è importante che rimanga dove si trova adesso.
 
Pietro Gaglianò

*Critico d’arte e studioso dei linguaggi contemporanei. I suoi principali campi di indagine riguardano il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee; l’applicazione delle arti alle questioni dell’emergenza geopolitica; i rapporti tra le pratiche dell’arte visiva e i sistemi teorici della performance art e del teatro di ricerca. Sperimenta forme ibride tra arte e formazione, in cui linguaggi creativi sono impiegati in funzione antidiscriminatoria e come strumento per l’aumento della consapevolezza sociale. Ha appena pubblicato il libro Memento. L’ossessione del visibile, Postmedia Books 2016


 

 

 

 

 

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