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Il Pm Masini ridicolizza ancora la Procura di Livorno: dopo i tatuaggi è l'ora degli adesivi

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17 denunce per studenti e militanti politici nelle ultime settimane, ma le più “fantasiose” portano sempre la medesima firma: quella del Pm Luca Masini

system_errorLo avevamo lasciato qualche mese fa in un processo penale contro un ragazzo denunciato per un tatuaggio ritenuto offensivo verso le forze di polizia. Dopo svariati mesi, data l’assurdità dell’accusa e dopo una serie di verbali riempiti dopo mesi e ritoccati, il Tribunale di Livorno ha deciso per l’assoluzione dell’imputato. Stiamo parlando del Pm Luca Masini, protagonista dell’avvio di procedimenti penali, che in 9 casi su 10 finiscono con un’archiviazione. Il nostro articolo che raccontava i dettagli del processo , ha fatto il giro d’Italia tanto che, dall’inizio del 2011, risulta uno dei più letti sul nostro sito con quasi 7000 letture fra ingressi diretti e link esterni.

Pochi giorni fa, Masini è tornato all’attacco del movimento studentesco e dei militanti legati a centri sociali o collettivi antagonisti, firmando l’avviso di garanzia per sei persone, che sembrano essersi macchiate di un gravissimo reato: affissione di adesivi su edifici pubblici e privati. Fin qui potrebbe sembrare tutto normale, anche se viene da chiedersi perché la magistratura perda tempo con queste cose.

Ma la sorpresa arriva leggendo i capi d’accusa: infatti, oltre al classico articolo 639 C.P. (Deturpamento e imbrattamento di cose altrui), i sei indagati sono accusati anche di apologia di reato in concorso (artt.110, 414 C.P.). Gli adesivi in questione (vedi foto), non sono altro che la riproduzione della mascherina di “error” che spesso compare nei nostri PC. All’interno dell’adesivo, è riportato il seguente messaggio: “Errore nel sistema. Lancia la tua lotta. Combatti il sistema”. Senza Soste riportò la notizia. Fra l’altro tale adesivo è da inserire all’interno di varie campagne, avvenute in città, con un obiettivo prettamente politico-mediatico e non volto al danneggiamento di beni. Una su tutte, quella dell’adesivo dell’uovo al tegamino, che fu attaccato su varie sedi istituzionali e che creò grande scalpore mediatico dopo le proteste operaie e i lanci d’uova dei giorni precedenti.

Ma c'è anche di più. Per "incastrare" i sei “pericolosi terroristi”, il Pm ha anche disposto "accertamenti dattiloscopici finalizzati alla esaltazione delle impronte o dei frammenti di impronte digitali o palmari latenti sugli adesivi sequestrati, in data 19.04.2011, dalla polizia scientifica della Questura di Livorno, parte dei quali affissi dagli indagati". Avete capito bene! I sei indagati dovranno andare a Firenze a farsi prendere le impronte digitali. Siamo arrivati al delirio! Ma una domanda sorge spontanea: il Pm Masini, quanti soldi fa spendere alla collettività per queste indagini ridicole?!

Ma al di là di queste fattispecie di reato, che fanno scalpore e che indicano un chiaro intento persecutorio, nelle ultime settimane sono state ben 17 le denunce o gli avvisi di garanzia consegnati al movimento. Molti avvisi di garanzia sono legati ai cortei studenteschi dello scorso inverno. Le accuse comprendono l’accensione di lamperogeni o fumogeni durante i cortei (fatto fra l’altro usuale in ogni corteo e praticato ovunque) oppure leggere deviazioni di cortei, perseguite con il reato di “assemblea non autorizzata”, che è roba da ventennio fascista (art. 18 TULPS, regio decreto 18 giugno 1931, n.773)

Infine, una denuncia riguarda invece il famigerato episodio delle scalinate del Comune. Il 28 gennaio scorso, durante lo sciopero generale dei sindacati di base, la polizia cercò di impedire agli autisti Atl in sciopero, ai lavoratori Asa e agli studenti di salire sulle scalinate, durante il comizio finale per attaccare alcuni striscioni. Alla fine molte persone salirono ugualmente sulla scala e uno di loro è stato denunciato. Naturalmente è inutile sottolineare che le scale comunali sono rese inaccessibili dalla polizia solo al movimento e ai sindacati di base, visto che, nelle settimane successive al fatto, sono state utilizzate in occasione della protesta degli operai e sindacati di Bellabarba e dalle lavoratrici di Comune e Provincia per il flash mob “Se non ora quando”. Probabilmente, essendo manifestazioni gradite ai poteri repressivi e al PD, era tutto permesso.

Appare chiaro, dunque, il fine persecutorio di Questura e Procura verso un certo tipo di persone, di proteste e di pratiche politiche, e non è difficile capire il perché: in un momento di profonda crisi e di saccheggio, in danno di intere fasce deboli, per ripianare i debiti causati dalle banche e i furti della classe dirigente, gli organi repressivi dello Stato hanno deciso di aumentare il livello di controllo e punizione verso il dissenso.

Deve essere impegno di tutti utilizzare la solidarietà come arma di difesa di queste persone (che ricordiamo hanno quasi tutte fra i 17 e i 25 anni) la cui unica colpa è quella di interessarsi del proprio futuro e di far sentire la propria voce. (red.) 28 luglio 2011

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