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Invitalia tra mito e realtà. Tutti i dubbi sull'impatto dell'accordo di programma su Livorno

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Il 25 luglio è il giorno della riunione della cabina di regia, a Livorno, sull'accordo di programma, sottoscritto da tutti gli enti territoriali, che riguarda il rilancio dell'area costiera livornese. La giornata sarà anche occasione di valutazione delle 71 manifestazioni di interesse a investire sull'area costiera, raccolte da Invitalia. Ecco un nostro servizio su cosa sta realmente accadendo, e cosa si sta giocando sul serio, attorno a quelle 71 manifestazioni di interesse. In modo da chiarire davvero cosa sia Invitalia, tra mito giornalistico, e realtà dei fatti.

invitalia 2

Invitalia, inutile, illegittima, dannosa per Livorno?

Dall'autunno del 2014 ci siamo occupati di Invitalia,

http://archivio.senzasoste.it/locale/spil-e-invitalia-la-forma-disastrosa-dell-accumulazione-del-pd-livornese-di-ieri-e-quella-di-domani

http://archivio.senzasoste.it/locale/livorno-area-di-crisi-complessa-ecco-cosa-comporta?jjj=1444659944583

nell'ambito degli accordi tra amministrazione comunale e regionale per il superamento della crisi occupazionale e industriale, segnalando due questioni nodali. La prima è che Invitalia, grazie anche ad una legislazione costruita su misura, si avviava a candidarsi come principale collettore di fondi di investimento produttivo sul territorio, indirizzando il suo sviluppo. La seconda che Invitalia si avviava a sostituire istituti territoriali di reindustrializzazione come Spil che comunque, nel tempo, da società per l'industrializzazione del porto aveva già vissuto una mutazione come collettore di immobili ed aree pubbliche. In poche parole Livorno non ha una propria istituzione per lo sviluppo economico, tarata per esigenze e soggetti locali, e l'unico soggetto che, opportunamente trasformato, poteva assumere questo ruolo (la Porto 2000) è stato avviato verso la privatizzazione (per adesso nel binario morto ma è altra vicenda). Oltretutto, con la riforma Delrio, la cui entrata in vigore fa comunque parte dei misteri buffi di questo paese, il peso delle parti sociali nel parlamentino delle Autorità Portuali verrebbe cancellato. Davvero c'è da chiedersi chi, e come, sul territorio assume un ruolo, di tutela dell'interesse pubblico, di indirizzo economico.

Ma Invitalia, società controllata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, è adatta per questo ruolo di player per lo sviluppo del territorio dettato dagli accordi di programma? La prima cosa da chiedersi però è se il territorio sa rapportarsi, in modo forte, con Invitalia. Ovviamente, se consideriamo l'oggi, niente di tutto questo. Dopo l'approvazione in consiglio comunale nell'autunno 2014, all'unanimità e alla bersagliera, delle procedure per gli accordi di programma e crisi complessa su Livorno, che prevedevano Invitalia come agenzia che concretizzava gli accordi presi, si è proceduto, come direbbero gli inglesi, as usual. Ovvero con una rete di interessi consolidati, quelli reduci dai tavoli di concertazione di una volta (le solite associazioni datoriali, sindacali etc.), che si è interessata, nei tavoli di trattativa “per Livorno”, soprattutto ad allocare le possibili risorse disponibili per i propri associati. E fin qui, ad esser cinici, se la concertazione sui nomi dei soggetti ai quali allocare le risorse fosse propedeutica ad un decollo economico del territorio si potrebbe anche far finta di nulla. Come vedremo, purtroppo, non è così. Oltretutto, la qualità dei soggetti reduci dagli antichi tavoli di concertazione (Cgil,Cisl,Uil, Confindustria, CNA etc.) è pessima con linguaggi e modelli di società, e di territorio, vecchi di almeno un quarto di secolo. Un ulteriore problema per un territorio che attraversa una crisi che ne mette in discussione la stessa esistenza. Ma se le forze “sociali”, non sembrano esser state in grado di sbattere i pugni sul tavolo delle trattative dell'accordo di programma dove c'è Invitalia, il consiglio comunale ha vissuto in un mondo tutto suo. Che dire della sessione persa, per rieleggere un presidente del consiglio che poi era già legittimo nonostante le contestazioni? Se le forze politiche, invece, si fossero concentrare sull'economia, e sugli accordi di sviluppo, ci si sarebbe concentrati su Invitalia indirizzando su questa vicenda. E della vicenda della legittimità dell'elezione di quattro consiglieri comunali? E' finita in una bolla di sapone ma ha occupato spazio e tempo al consiglio. Se questo spazio e questo tempo fossero stati occupati per interrogare su come Invitalia istruiva gli investimenti su Livorno, sarebbe stato qualcosa di estremamente più utile. Insomma, l'insufficienza del comportamento della città di fronte all'evoluzione degli accordi di programma, che pure riguarderebbero il suo futuro, è davanti agli occhi di tutti. Anche senza avere una visione corale dei processi economici, quella dove tutto il territorio dovrebbe partecipare ad ogni singolo atto di un accordo di programma in un gigantesco town-meeting, si comprende come nel disinteresse generale non si va da nessuna parte.

Ma Invitalia quali territori ha fatto decollare nel corso degli anni della sua esistenza? Qui bisogna ricordare che Invitalia, per un po', ha fatto fatica a scrollarsi di dosso il fatto di essere la rietichettatura di Sviluppo Italia. Ovvero dell'agenzia del Ministero dello Sviluppo Economico che fu definita dallo stesso Corriere della sera come “Sviluppo parenti”. Del resto che le istituzioni, in Italia, servano come strumento, sia corporativo che neotribale, di accumulazione di ricchezza e potere delle cerchie parentali è un problema storico. Spesso trattato come male necessario o comunque naturale. Ancora nel 2012, Invitalia mostrava grosse difficoltà nel dimostrare il proprio ruolo positivo nello sviluppo reale del paese. Come vediamo da questo link, Invitalia aveva l'abitudine di mettere, nel proprio bilancio di lavoro, progetti ereditati e di dubbia fattibilità e progetti non più finanziabili a causa delle restrizioni di bilancio http://www.linkiesta.it/it/article/2012/11/29/sviluppo-italia-nome-nuovo-ma-disastri-vecchi/10597/

E qui, come sappiamo, Livorno ha una bellissima stampa locale che si è spesa contro il riciclo dei rifiuti, e a favore dell'incenerimento, con inchieste accorate e non ha mai speso un secondo per capire se Invitalia, che un impatto su Livorno serio nel bene e nel male lo avrà, avesse davvero gli strumenti, le competenze, la struttura, il management per intervenire sui nostri territori. Mica per altro, magari per stimolare santa Cgil, ci spingiamo così a destra nella riflessione, a pretendere management all'altezza della situazione di Livorno.

Invitalia ha un raggio di azione, dagli accordi di crisi a cultura e turismo, piuttosto vasto. E' servita anche per commissariare i sindacati e i dipendenti per il piano di indirizzo del ministero dei beni culturali (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/05/turismo-per-nuovo-piano-nazionale-il-ministero-chiama-invitalia-e-sborsa-15-milioni-personale-protesta-esautorati/2519980/) oltre che per la gestione dei siti archeologici di Pompei. Curiosamente, nonostante l'impegno grosso di Invitalia nel settore cultura e turismo, nell'accordo per Livorno il turismo ha fruttato solo il 5,5% (dati della stessa Invitalia) delle manifestazioni di interesse in investimenti. Ma, se andiamo al settore industriale il paradigma delle difficoltà dell'approccio Invitalia si chiama Termini Imerese. Senza soffermarsi sul fatto che, di Invitalia, il Fatto quotidiano ne ha fatto letteratura con apposita rubrica (http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/invitalia/) ricordiamo che, a parte il fallimento del locale interporto, i problemi a Termini sono tutti sul nodo degli accordi istituzionali per la reindustrializzazione dell'ex Fiat. Infatti siamo passati dalle indiscrezioni fatte circolare da Invitalia e griffate Repubblica del 2010 , sull'interesse Toyota per Termini Imerese

http://www.repubblica.it/economia/2010/10/13/news/fiat_anche_toyota_tra_le_offerte_per_lo_stabilimento_di_termini_imerese-8015773/,

ad una realtà, del 2016, di difficoltà del collocamento dei lavoratori, quelli dello stabilimento Fiat chiuso da anni, nel nuovo progetto dell'auto ibrida

http://www.agi.it/regioni/sicilia/2016/07/01/news/blutec_l_ibrida_non_ingrana_a_termini_imerese_nuove_proteste-907232/

Non stiamo quindi parlando di fenomeni della reindustrializzazione, per capirsi.

Su notizie di collocazione di parenti, stipendi esagerati, sprechi noi non diciamo niente. Andiamo alla sostanza. E' adatto questo modello Invitalia (agenzia nazionale del Mise, che entra in complessi e instabili tavoli d'accordo per anni) a rilanciare territori come quello livornese? La velocità di esecuzione e di risoluzione delle crisi, come quella di Termini, pone dei forti dubbi in materia. Poi, vedere le carte su Livorno per farsi un'idea. Evitiamo quindi di parlare di formazione e correlati, per andare alla questione che è dirimente per valutare il tutto: quali e quanti posti di lavoro sono previsti dalle manifestazioni di interesse, a investire su Livorno, portate a Invitalia secondo l'accordo di programma approvato a Livorno nell'autunno 2014.

Andiamo quindi ad una analisi delle manifestazione di interesse, ovvero l'interesse delle imprese ad investire sul nostro territorio ricevuto da Invitalia che passerà poi al setaccio della fattibilità del progetto secondo criteri stabiliti dalla stessa agenzia. Andiamo ai dati macro, forniti dalla stessa Invitalia a giugno. Invitalia ha ricevuto 71 manifestazioni di interesse a investire nella nostra area per un complesso di circa 293 milioni. Molto poco per far ripartire un'economia e invertire un declino. Se poi andiamo a vedere i dati territoriali vediamo che circa 70 milioni, di interesse NON di investimenti progettati SI BADI BENE, sarebbero destinati a Livorno, il resto a Collesalvetti e Rosignano. Figuriamoci se scivoliamo nelle proteste di campanile ma ci soffermiamo su un dato: ben lungi dall'essere ciò che stata propagandata, Invitalia, NONOSTANTE LA PROPAGANDA E IL RUOLO ASSEGNATO PER LEGGE, è niente più che uno strumento per portare qualche decina di milioni a Livorno. Non è lo strumento istituzionale di pieno sviluppo che ci vuole per il territorio. Livorno ha bisogno di ben altro. Basti dire che in Ricerca & Sviluppo, i posti di lavoro a Livorno previsti dalle manifestazioni di interesse pervenute a Invitalia, sono solo sei. Presumibilmente a tempo determinato perché l'investimento possibile è per una cifra di 150.000 euro che è un decimo di un medio-piccolo progetto europeo attirabile dal territorio. E con maggiori chance di replicabilità. Su circa 70 milioni di manifestazione di interesse a investire in siti produttivi a Livorno Invitalia censisce circa 790 posti di lavoro. Ora, mettiamo che questi investimenti vengano tutti confermati. Di questi 790 circa posti di lavoro quanti sono a tempo indeterminato, quali a tempo determinato, quale è il previsto ciclo di vita di questi impieghi? E poi quanto aggiungono e quanto tolgono questi posti di lavoro al complesso dell'economia livornese?

Nella carte ufficiali di Invitalia, e pensiamo di averlo letto tutte quelle disponibili, non c'è niente di tutto questo. Non c'è uno studio sulle dinamiche di sinergia con l'economia livornese, neanche con il tipo di indotto che questi investimenti andrebbero a creare. Meno che mai sulla chiusura, o meno, della forbice tra economia locale e portuale. Ma è normale: chi ha visto il territorio giusto su Google Map non può che fare così. Non entriamo poi nel ginepraio dei fondi sbloccabili o meno tramite il tavolo dell'accordo di programma, dove è presente Invitalia. Il punto è che se i numeri, e i metodi di lavoro, si confermano questi, la montagna ha partorito il topolino. Oltretutto non c'è una parola sul modello di sviluppo che ne esce: ci sono dei numeri ottimi per le conferenze stampa. Ma di quelle dove si fa finta che cinque milioni siano cinque miliardi. Numeri infatti, lo ribadiamo, anche se confermati sono davvero scarsi per rilanciare un territorio. Oltretutto Invitalia chiama le manifestazioni di interesse “potenzialità offerte dal territorio” come se Livorno non valesse che una settantina di milioni di possibili investimenti. Di sicuro è così, ma per chi al massimo ha preso un caffè in piazza Grande in vita sua. Siamo quindi molto lontani da quanto promesso dalla retorica, approvata alla bersagliera in consiglio comunale, degli “accordi su Livorno”, officiata dalla stampa locale.

Nel presentare il proprio PRRI, il piano di investimenti possibili previsto nelle aree degli accordi di programma e di crisi, per corredare le potenzialità degli investimenti Invitalia correda una serie di schede. E anche qui, onestamente, Invitalia non è il massimo. Mette, come scontate, opere come la Darsena Europa che incontrano grosse complessità e tempi lunghi di finanziabilità e uno scavalco ferroviario, strategico per il porto di Livorno, sul quale i dubbi sull'effettivo finanziamento sono già emersi a livello ufficiale. Non c'è quindi un polso sul futuro, una differenziazione di scenari economici, indispensabile per le scelte politiche. Diciamo che i documenti di Invitalia mancano pienamente della complessità e del dettaglio necessari per rassicurare sul fatto che le manifestazioni di interesse su Livorno arrivino davvero a buon fine. Oltretutto per presentare territorio e progetti Invitalia correda una scheda su una rete universitaria di area, a sostegno dello sviluppo che potrebbe essere stata compilata da un laureando della triennale. Il paragone con le schede progettuali presentate dagli istituti di governance degli altri paesi, dove i progetti marciano e gli incroci tra potenzialità dei sistemi territoriali sono molto complessi, è impietoso. Il punto è che il PRRI (piano di riqualificazione e riqualificazione industriale) di Invitalia nonostante le cifre non epocali, avrà il suo impatto. Cambiando il tessuto delle relazioni industriali e istituzionali del territorio. Se si vuole un esempio di tutto questo: 'undici luglio viene recapitata a comuni ed enti interessati, tra cui autorità portuale e camera di commercio, la bozza di PRRI di Invitalia. Con la richiesta di inviare osservazioni in soli QUATTRO giorni. Impossibile da farsi, ovviamente, soprattutto con quel dettaglio e quella modalità corale necessari per un atto che incide sulle relazioni industriali e sociali, e i rapporti di forza, sul territorio. Ecco il modello di relazioni industriale di Invitalia: una email alla quale è impossibile rispondere. E qui si apre ad un'altra questione nella quale le orecchie devono essere tenute ben aperte. La legittimità dell'operato di Invitalia.

In sempre più numerose occasioni i giornalisti si sono focalizzati su lavoro che sta facendo Invitalia nell'ambito dell'Accordo di Programma, ma nessuno si è soffermato a chiarire come mai il comunque delicato compito di formulazione del Piano di Riconversione e Riqualificazione industriale venga affidato a una società per azioni direttamente dal MISE e come mai sia questo l'unico soggetto che acquisisce e tratta tutte le informazioni e le analisi sulle quali si strutturerà il PRRI. Già perché Invitalia a Livorno invia dei numeri scarni, tabelle generiche, mentre i dati veri se li tiene. Negando al territorio le informazioni necessarie su sé stesso.

Ma è bene anche soffermarsi sulle certezze giuridiche dell'incarico a Invitalia. E chiarire subito che siamo in presenza di un modello di incarico diretto operante in forza di disposizione di legge. Ai sensi dell'art. 27 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83 e del D.M. 31 gennaio 2013. E così, in questa cornice giuridica, il MISE si avvale dell'Agenzia Nazionale per l'Attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.a (INVITALIA) per la definizione e l'attuazione degli interventi del progetto di riconversione e riqualificazione industriale. Questa è la scatola formale dei progetti di conversione, che viene affidata per legge a Invitalia. Ma, affidata la scatola, non è detto che a Invitalia debbano essere affidati anche i giocattoli. E qui ci sono serie lacune, che vanno chiarite dal punto i vista giuridico: NON C’E UN atto specifico di affidamento ad Invitalia delle singole istruttorie (dal modello di sviluppo alla ricerca investimento nei singoli settori) di cui si occupa. Oltretutto non c'è un capitolato tecnico del MISE che fissi requisiti per quell'incarico, quello che riguarda i giocattoli ovvero le singole istruttorie. Insomma Invitalia non ha criteri che selezionino la richiesta di investimenti. In questo ruolo, poi NON C’E’ un'offerta tecnica di Invitalia che sia stata valutata in comparazione con altre. In poche parole, e contano, a Invitalia siccome è stata affidata la scatola (il piano di reindustrializzazione) per legge allora, di conseguenza, sono stati affidati anche i giocattoli da contenere (scelta di investitori etc.). Ma non era affatto scontato che Invitalia avesse i requisiti per scegliere i giocattoli. Questione serissima e non solo formale ma anche concreta vista poi, guarda caso, la genericità delle schede e dei piani presentati da Invitalia. Questo sicuramente va tenuto presente e accuratamente valutato perché è stato dato un incarico consistente a Invitalia senza che, per esempio attraverso una procedura di valutazione di un'offerta tecnica, siano stati anche valutati i criteri in base ai quali doveva essere impostato il suo lavoro. Insomma: è stato affidato un lavoro senza criterio, scatola si ma chiusa. Oltretutto, come invece deve accadere nei progetti di programmazione economica, nessuno ha fissato criteri su come trattare la consistenza della massa critica di dati e analisi economiche sulle quali si da l'impostazione del PRRI. Se si legge questo fatto unitamente alla circostanza che non è stata individuata, dal PRRI di Invitalia, una specifica "vocazione" dell'area livornese, possiamo davvero dire che siamo a metà tra la lesione della legittimità di un processo e la piena improvvisazione. Nel PRRI non è stato previsto dal MISE, né tanto meno elaborato da Invitalia, un indirizzo politico preciso in ordine agli ambiti di intervento di riqualificazione industriale. Significa che Invitalia ha praticamente una delega in bianco senza vincoli dal MISE. E che ha esercitato questa delega, oltrepassando questioni di legittimità tecnica e formale senza OLTRETUTTO riuscire a individuare una vocazione reale, permanente per Livorno. Non solo POCHI SOLDI , virtuali, raccolti nella manifestazione di interesse “per Livorno” ma anche attirati secondo criteri CONFUSI entro un processo la cui legittimità è da dimostrare o comunque da chiarire seriamente. Se poi per passare dai progetti all'azione ci si mette, e male, sei anni come a Termini..ci siamo già capiti: tempo e soldi buttati via.

Oltretutto, nonostante le ricerche fatte intraprendere, in modo professionale, non è stato possibile trovare la reale composizione delle quote azionarie di Invitalia. Segno, anch'esso, di opacità attorno a questa agenzia. Ma anche nel caso in cui Invitalia fosse tutta partecipata dal Mise e se si fosse voluto configurare un affidamento in house (diretto, senza gara) di tutto il pacchetto PRRI in ogni caso, sarebbe stato obbligatorio, PER LEGGE, esplicitare attraverso procedure e rapporti contrattuali (o convenzionali) le condizioni di adempimento dello stesso PRRI. Di tutto questo non abbiamo traccia e, non a caso, il PRRI si presenta alle istituzioni territoriali in modo generico e con pochi soldi. Siccome l'accordo di programma marca un precedente nelle relazioni industriali a Livorno, non sarebbe male se il consiglio comunale, invece di occuparsi delle multe prese in divieto di sosta dai consiglieri come accaduto, entrasse nel mondo reale ovvero in questa vicenda. Livorno, su documenti formali che possono marcare il futuro delle sue relazioni industriali viene trattata così come una discarica giuridico-politica. In buona parte perché il governo tratta i territori come colonie, ma in parte anche perché forze politiche si comportano, salvo lodevoli eccezioni, da colonizzati. SI TRATTA PERO' DI QUESTIONI CHE VANNO CHIARITE IN CONSIGLIO COMUNALE E REGIONALE. Uno scatto di reni è necessario: visto anche che, da quanto ci risulta, oltretutto con il PRRI verranno assegnati, da Invitalia, dieci milioni provenienti dal governo.

Infine, e di fronte a tanti interrogativi, NON è neanche dato sapere, visto che non è rintracciabile in nessun documento formale al momento accessibile, l'entità del compenso delle prestazioni di Invitalia. La trasparenza avrebbe suggerito esattamente il contrario, anche per calcolare il rapporto costi (Invitalia)-benefici (Livorno). E farlo vedere a tutti i livornesi. Insomma Invitalia: fanno cosa vogliono e non si sa neanche quanto prendono. E neanche, probabilmente sanno di cosa parlano: Invitalia, come notavamo, nelle sue schede ha fatto un'analisi economica molto schematica del territorio, con carattere prevalentemente descrittivo, senza neanche procedere a una qualche rilevazione dati specifica su Livorno (sic). E si parla di qualcosa che abbiamo cercato nei documenti ufficiali e che non si trovano nella documentazione inviata a Camera di Commercio, comuni, regione, autorità portuale. Siccome ad oggi non esistono dati economici specifici, tarati all'area di crisi livornese, anche Invitalia si sta avvalendo degli studi Irpet che però sono calibrati su bacini più ampi della sola area di crisi e quindi, per molti aspetti, non sono propriamente rappresentativi delle peculiarità di Livorno. Eppure, sulla base di questi metodi approssimativi, con procedure di una legittimità ancora da dimostrare si è provveduto ad attirare le manifestazioni di interesse con il PRRI. Sulla base degli esiti di questa call per la manifestazione di interesse, verrà così impostata, da Invitalia, una bozza di piano di riconversione industriale che dovrà essere sottoposta agli enti firmatari dell'accordo di programma che la dovranno approvare e sottoscrivere. Dopo questa fase partiranno bandi per finanziare le imprese che intendono investire su Livorno. C'è davvero da chiedersi cosa si possa cambiare in tutto questo. Invitalia si muove a tentoni, con pochi fondi ma determina le relazioni industriali sul territorio. E in questo vuoto di legittimità, oltre che di prospettiva, quando Invitalia dovrà distribuire 10 milioni a Livorno, secondo accordo di programma, in questa dinamica chi potrà controllare chi? Ad oggi sicuramente i territori sono spogliati di poteri di controllo e di intervento. Poi Invitalia, come abbiamo visto, ha rendicontato gli esiti della call, per la manifestazione di interesse agli enti territoriali solo attraverso la predisposizione di un report con dati già aggregati dai quali è piuttosto difficile fare un analisi anche solo sul piano politico. Specie, come è accaduto, quando si chiedono pareri in quattro giorni per passare poi alla procedura successiva.

La declinazione del PRRI, la sua traduzione in fatti però sarà decisiva per stabilire quali imprese avranno finanziamenti e in questo l'unica a vedere tutte le carte PER DECIDERE SARA' Invitalia e, forse, il Mise. I comuni non hanno avuto a oggi l'elenco delle proposte di investimento pervenute, dei progetti presentati, da chi e su che aree. Una decisione che, comunque, faciliterà la reindustrializzazione di alcune aree e non altre. Una decisione che sarà presa da Invitalia sulla testa dei livornesi. Semplicemente, una volta decisi interventi e finanziamenti i comuni dovranno dire “grazie”. Senza uno straccio di studio che dimostri se li' e in quel modo i finanziamenti vanno bene. Senza una reale contrattazione con il territorio che non sia quella di qualche segreteria sindacale, sempre più isolata dal mondo con idee di economia di un quarto di secolo fa, o di sempre più bollite associazioni datoriali.

E la stampa locale? In passato si è MOLTO più interessata alla vicenda delle multe per divieto di sosta dell'ingegner Marzovilla, ex consulente di Aamps, che che a tutta questa vicenda. Non ci stupiamo visto che sulle vicende importanti la stampa locale fa da ufficio stampa dell'accordo di turno non analisi dei costi-benefici per un territorio. Ma non importa. Quello che è conta qui è la capacità di battere un colpo, su questa vicenda, da parte delle forze politiche e sociali realmente interessate a far uscire Livorno dalle sabbie mobili in cui si trova. Invitalia pone interrogativi su quanto sia illegittima, visti i problemi formali di affidamento presenti nello stesso PRRI, inutile, viste le cifre non proprio da svolta che porterebbe a Livorno, dannosa vista l'assenza di una reale visione di sviluppo, certificata dai propri documenti ufficiali. In ogni caso, se le cose rimangono così, Invitalia deciderà comunque sulla testa dei livornesi. Poi ci penserebbero i soliti noti a far apparire il tutto come l'ennesima grande pioggia di milioni che porta la prosperità a decine di migliaia di livornesi.

redazione, 24 luglio 2016

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