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La manovra di bilancio comunale: un compromesso contabile, un rimosso finanziario, una sconfitta nella politica economica

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comune livornoLa presentazione della manovra di bilancio del Comune, in osservazione delle nuove normative sul bilancio degli enti locali, è avvenuta in consiglio comunale nel pomeriggio di martedì. Onestamente, il sindaco è sembrato eccedere in narrazioni alla fratelli Grimm: ha parlato di una manovra che taglia, prepara investimenti e anche assunzioni. Siccome è forte l’ideologia che vuole, magicamente, il taglio della spesa pubblica come momento di recupero di efficienza ci sta anche che un pò d’opinione pubblica ci creda. Il punto è che la materialità dei processi dice altre cose. Diciamo questioni che è meglio affrontare un po’ da vicino. Il sindaco ha anche parlato dell’organizzazione un sistema di welfare che “prende in carico i cittadini al momento del bisogno”. Formula criptica, certo, ma se la spiegazione dell’arcano sta nelle parole dell’assessore Dhimgjini che ha battezzato “reddito di cittadinanza” un assegno a tempo per poche decine di persone (si veda https://www.facebook.com/nogarin.pubblica/videos/1219699728086685/) probabilmente siamo più alla fase degli spot che a quella della idee praticabili.

Sicuramente la discussione del dettaglio della manovra spetta alle forze, e alle persone, in consiglio comunale. C’è una dinamica dei lavori consiliari che non solo va rispettata ma è quella più adatta ad entrare nel dettaglio della manovra. Un paio di temi vanno qui, invece, evidenziati per capire la logica sulla quale ci si sta muovendo.

Il primo è questo: il sindaco ha evidenziato che lo sforzo complessivo dell’amministrazione “permetterà di investire oltre 87 milioni di euro per opere pubbliche in tre anni, di cui 46 milioni solo nel 2017”. Bene, se fossimo renziani diremmo che tutto questo è possibile ma non grazie a qualche particolare magia, grazie piuttosto al pilota automatico innestato dalle disposizioni del governo Renzi per il bilancio degli enti locali del dicembre 2015. Visto che è proprio il nuovo bilancio renziano che permette, per il primo anno, sforamenti del patto di stabilità per poi delineare un più rigido percorso di investimenti nel biennio successivo. La solita logica renziana dei bonus, quei 46 milioni nel primo anno, niente di più. E niente che attivi economie locali. Anzi, con la logica dei costi standard, e della centralizzazione della spesa, si stanno, silenziosamente, deprimendo le economie locali. Ma fino a quando gli stessi soggetti che subiscono i tagli li invocano, forza di quell’LSD chiamato politica spettacolo, in nome della “lotta agli sprechi” sarà difficile entrare in questo problema.

Il secondo tema, dedicato all’ammortamento dei crediti non esigibili, è stato pubblicamente esposto dall’assessore Lemmetti. Sembra un tema esoterico, marziano ma non lo è. Il comune deve, con la normativa attuale, mettere da parte, e non spendere, risorse fino ad arrivare, nel 2019, a coprire l’intera somma dei crediti non esigibili o di dubbia esigibilità. Un modo per scaricare la crisi fiscale, dovuta a anni di crisi economica, sulle prestazioni della macchina amministrativa. In questo senso però il Comune cambia, e non poco, natura. Da erogatore di servizi pubblici diventa, andando a caccia di multe da far pagare, un tentativo locale di stabilizzazione delle fondamenta del grande totem delle politiche pubbliche dell’ultimo quarto di secolo: l’avanzo primario di bilancio. Espressione che tradotta in italiano significa che il cittadino riceve meno servizi di quanto versi in tasse. Anche se ne ha bisogno, o diritto, in termini di sanità, assistenza, formazione.

Chiaramente la responsabilità politica è del governo, specie nel momento in cui toglie autonomia impositiva agli enti locali ma, nel caso di Livorno, non si sono viste nè la resistenza del territorio a queste politiche nè qualcosa di innovativo. E qui bisogna stare attenti ad una cosa: come tutte le manovre di questo tipo i tagli ai servizi sono certi ma, anche, ci si basa su qualcosa di incerto, qualcosa che è incerto come decisivo: il recupero crediti. E, sulle manovre fondate sul recupero crediti si lastricano le vie della dismissione degli enti locali. Infatti solo se si riusciranno a recuperare crediti in sofferenza si libereranno, se non intervengono altre crisi, risorse di bilancio. E l’urgenza del recupero crediti, nel bilancio del comune di Livorno, lo si vede dalla progressione, negli anni, dei crediti in sofferenza delle multe illustrata dallo stesso Lemmetti. In poche parole: quanto più il comune riuscirà a recuperare dai cittadini in crisi tanto più riuscirà a liberare in risorse. L’annunciata messa in campo del sistema di ausilio per il recupero crediti Serpichino (nome da compiaciuta ideologia securitaria) spiega già le politiche dei prossimi anni: una caccia a chi, a parte la percentuale di casi da folklore, è falcidiato dalla crisi, e non è in grado di pagare i crediti, per far quadrare i bilanci del comune, a sua volta, in crisi. Oppure, in alternativa, un bilancio ingessato, a causa degli ammortamenti, dove niente si fa a causa del mancato recupero crediti. L’economia livornese non guadagnerà un centesimo in nessun caso. Ma, statene certi, la carriera politica si misurerà sulla capacità retorica legata al recupero crediti. Qui deve essere chiara una cosa: sacche di evasione esistono, ma non di una profondità, e di una esigibilità, tali da rimettere in sesto il comune.

Quindi, ecco già servito il capro espiatorio per i disservizi dei prossimi anni: il mitico “furbetto”, animale nato sui media locali e nazionali, responsabile per non aver pagato il dovuto, della crisi degli enti. Peccato che, dopo 10 duri anni di crisi, in cui Livorno ha cambiato volto, ci sia qualcosa di strutturale in tutto questo. Ma non diciamolo troppo sennò è accademia. Davvero c’è da rimpiangere gli Stati Uniti dove la parola “crisi”e “fallimento” di un territorio per gli enti locali significano questo e non una serie di espedienti retorici e di capri espiatori, di politiche vessatorie fatte sotto l’etichetta di equità o Equitalia.

La manovra di bilancio è quindi un compromesso contabile, faticosamente raggiunto, tra giunta e dirigenti dell’amministrazione. Un compromesso scivoloso, non solo sul piano dei rapporti tra uffici, ma su quello della stabilizzazione reale del bilancio. Giova però dire che i pilastri della manovra sono gli stessi, che a livello di Anci Toscana, giravano a livello di amministratori Pd a inizio anno. E il problema si fa politico, grosso come un grattacielo, e va ben analizzato.

Lo stesso Nogarin, per capirsi sta nella logica. Nella audizione dell’Anci, congiunta tra le competenti commissioni di camera e senato, Nogarin e Bianco hanno presentato un documento dove si da “valutazione positiva” delle politiche di Renzi sugli enti locali

http://www.enti.it/news-bilancio-legge-di-bilancio-2017-il-documento-anci-552.html

Lo stesso Nogarin ha chiesto, oltre a auspicabili risorse per il turnover, risorse per gli uffici giudiziari. Inutile dire che queste ultime guardano, in sinergia, all’accertamento crediti inesigibili, in una logica non di servizi, esattoriale, di pura sopravvivenza dell’ente.

Insomma, il sindaco è entrato nella logica dell’autoreferenzialità amministrativa non in quella dell’uso dell’amministrazione per la rigenerazione economica. Senza andare troppo a sinistra, non molto tempo fa il sindaco Pd di Camaiore, sul Tirreno non su Battaglia Comunista, ha invece detto la verità. Con queste politiche di bilancio, aggiustamenti compresi, viene meno la funzione di indirizzo degli enti locali, prevista dalla Costituzione, per l’economia territoriale. Bianco (PD) e Nogarin, in sede di rappresentanza Anci, si adeguano di fronte a questioni che toccano la sostanza del collasso dei comuni, e della loro impossibilità a funzionare come servizi e come volano dell’economia locale. E l’intervento, qui riportato da comunicato Anci, di Nogarin è già diverso da quello, di poche settimane fa, dell’assemblea Anci di Bari. Queste, ovviamente, sono cose che il sindaco dovrebbe spiegare sul serio alla città. In una qualche forma un po’ più articolata di un tweet o di un’intervista da ufficio stampa.

Francamente Livorno vuol essere informata, nel dettaglio, di questi audit del sindaco non delle foto con la felpa dedicata al referendum. E qui emerge un problema vero del comportamento del movimento 5 stelle: la piena assenza di trasparenza, nonostante la narrazione dell’apertura della scatoletta di tonno di Grillo. Purtroppo lo diciamo dopo aver constatato la mancanza di approfondimento delle politiche di bilancio partecipato proposte al comune, non certo per pregiudizio. Oppure dopo aver visto che l’argomento, quello si da opinione pubblica non le polemiche sulle multe in divieto di sosta, delle politiche del Comune verso le banche, e viceversa, è tabù come lo era presso il Pd. Anche perchè siamo nell’epoca, forza dei nuovi bilanci comunali, in cui chi controlla una partecipata del comune può controllare un bilancio comunale. Come? Basta capire che una svalutazione, o una rivalutazione, delle quote di una partecipata incide sul bilancio consolidato del comune. Eppure mai come oggi, per orientare le forze in città e aggregare forze economiche, è necessario un quadro pubblico, delle proiezioni, del rapporto tra banche, quote detentute e amministrazione. Anche perché le banche hanno tutta l’intenzione di risolvere parte della loro crisi grazie all’amministrazione pubblica. Il problema finanziario viene quindi puntualmente rimosso dalla scena pubblica locale. In questo senso la continuità con il PD, nonostante i timori di molti poter forti locali, o perlomeno con quel tipo di opacità politica è piuttosto forte.

E qui si viene al terzo punto del problema. La sconfitta nelle politiche economiche, necessarie per la città, implicita nel comportamento di questa giunta. Certo, sarebbe facile, avendo pure ragione, insistere sul fatto che con il costo di assunzioni boomerang come quella della dirigente Maltinti l’amministrazione avrebbe potuto potenziare l’assessorato allo Sviluppo economico e di sistema, elemento poco più che ornamentale dell’epoca Cosimi. Oppure l'assessore all'ambiente Gordiani che dopo essere stato rimosso è tornato a frequentare i circoli del Pd ed è anche finito nel comitato per il sì al referendum. Senza dimenticare Steve Di Gennaro Jobs. Il problema non è solo quello. Non è solo di uffici o dell’annoso problema della amministrazione che vive in autonomia dal Comune. Il problema è legato alle politiche. Il movimento 5 stelle ha vinto le elezioni a Livorno, con l’appoggio decisivo delle sinistre, essendo praticamente digiuno di politiche economiche, nella crisi ecomico più vasta dal dopoguerra. E non ha mai superato questo gap. Divario che non si supera con una logica di ufficio, ma con una politica.

Perché è a Livorno è evidente una cosa: c’è una stagnazione ed una doppia crisi. La stagnazione è del mercato immobiliare come volano dell’economia locale, la doppia crisi è del capitale per le infrastrutture e di quello per l’economia diffusa. Dura da tanto e non finirà tanto presto. In queste condizioni, in una città che ha bisogno di generare comunque ricchezza e servizi, deve aggregare le risorse produttive sparse e fargli fare massa. Facciamo un esempio? Il turismo, invocato come elemento di legittimazione di ogni scelta di tassazione dell’amministrazione da parte del sindaco. Per fare un esempio, non a Orange County ma a Nughedu Santa Vittoria in Sardegna, questa estate è stata organizzata una rete di iniziative di ospitalità diffusa appoggiandosi sulla piattaforma Gnammo. Iniziative riuscite e mirate a risollevare il territorio basandosi sulla classica piattaforma da sharing economy. In quasi tre anni l’attuale amministrazione sul turismo, ha cambiato due assessori (di cui uno ha nientepopodimenoche fatto un manifesto sul turismo e l’altro ha detto, in tutta onestà, che deve ancora studiare) senza neanche sfiorare il problema: l’uso del pubblico per accorpare economie da riversare su piattaforme in grado di generare ricchezza. E stiamo parlando di sport ma vale lo stesso per lo spettacolo, l’ospitalità -saper promuovere Livorno su Airbnb è imporante- la cooperazione economica, ecologia, sanitaria, servizi alla persona, coworking, l’economia dei dati. Non è la bacchetta magica tutto questo ma fa una cosa importante: dispone la macchina pubblica per la rigenerazione di ricchezza e forze produttive, invertendo il declino.

Questo non è stato fatto e sta nella logica di proporre una Maltinti, segnalata tra l’altro da un esponente di una minuscola lista di destra, invece che preservare le risorse per un vero assessorato che sapesse lanciare questo. E’ vero che rispetto all’attuale modo di vivere l’amministrazione, e la città, tutto questo è difficile. Ma è anche vero che, l’abbiamo visto con Darsena Europa e accordo di programma, i tradizionali patti per lo sviluppo, nel migliore dei casi sono elefanti che necessitano di anni per partire. Mentre la città ha bisogno di mobilitazioni più rapide, di prossimità e innovative. Certo, sharing economy, economia della condivisione ed economie territoriali. Nessuno sfugge alle difficolta’, alle contraddizioni di questo modello. Ma se la logica è di sognare l’investitore da fuori, la startup che spacca etc, è roba che non va da nessuna parte o meglio, roba da episodi isolati. Film liberisti che non colgono il problema della rigenerazione diffusa, non solo economica, di un territorio da troppo tempo abbandonato a sé stesso e in persistente declino e invecchiamento demografico. Livorno ha bisogno di mobilitare orizzontalmente intelligenza non manager. O se ha bisogno di manager è perchè questi trasferiscano sapere all’intelligenza collettiva, per rigenerare il territorio. Figuriamoci se i tre manager di Aamps lasceranno un po’ di loro compentenze, per capirsi, ai livornesi.

In questo senso la politica dell’effetto annuncio, la logica delle cerchie, la chiusura degli spazi di connessione con la città praticate di fatto dal movimento 5 stelle non è stata certo balsamica per Livorno. E qui deve essere chiaro la logica della mancata condivisione dei veri problemi della città, non è solo, o tanto, un danno democratico. Ma è anche un danno economico: perchè la conoscenza è potere economico. In questo senso, con queste politiche di bilancio che guardano altrove, la sconfitta di Livorno è nell’assenza di una vera politica economica.

La verità nuda e cruda è un’altra: prima e meglio di Parma, Livorno mette a crisi il modello 5 stelle. Il modello, frutto della superata impostazione di Casaleggio, prevedeva un risultato tutto politicista e un successo tutto amministrativo. Per cui una volta azzeccato il posizionamento nel doppio turno alle amministrative, equità e onestà avrebbero dovuto risanare i comuni e rilanciare i territori. L’assenza di un vero modello economico su questo, e la sottovalutazione della natura perversa della crisi, hanno messo velocemente a nudo la crisi di questa impostazione. Certo, si tratta di un errore dell’impostazione pentastellata ma è un errore che le forze politiche rimaste sul territorio non si possono, per il futuro, permettere di ripetere.

Naturalmente , nel pilota automatico, lanciato da Roma, nel bilancio del comune, ci sono antichi collaudatori Dietro questo bilancio ci sono Tremonti e Monti, per cui centrodestra e centrosinistra hanno poco da criticare. Ma non ci interessano le piume che volano dal pollaio. Interessa la situazione, e il futuro di Livorno. Di fronte di nuove ondate di crisi.

redazione, 16 novembre 2016

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