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La vittoria di Nogarin a Livorno: abbagli e bugie dei media. E La7 rispolvera anche le Bal...

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La stampa e la tv nazionale alternano gossip a errate valutazioni. In città invece il Pd fa ripetere ai suoi sostenitori la filastrocca dell'estrema sinistra alleata coi fascisti.

media bugieBasterebbe questo link video della puntata di "8 e mezzo" su La7 dal minuto 20.00 in poi per smontare ogni tipo di interpretazione strumentale del voto livornese. Lilli Gruber e il suo ospite Marco Damilano (giornalista del Gruppo l'Espresso) sono riusciti, con il neosindaco di Livorno Nogarin ospite in collegamento, a ritirare fuori il fantasma delle Brigate Autonome Livornesi. Non ci crederete, ma secondo questi fini analisti la dimostrazione che l'elezione di Nogarin è figlia del voto incrociato di estrema sinistra e estrema destra sta in un abbraccio al neosindaco sia da parte dei "capi" delle famigerate Bal sia della candidata di Fratelli d'Italia Marcella Amadio. Noi c'eravamo e di questo abbraccio con "i capi" delle Bal non se n'è vista nemmeno l'ombra, senza considerare che le Bal sono sciolte da 10 anni. In compenso Il Tirreno ha subito pubblicato la foto dell'abbraccio fra Marcella Amadio e Filippo Nogarin, uno dei mille abbracci ricevuti nel salone antistante il Consiglio comunale nella serata dei festeggiamenti da parte del neosindaco. Quella foto è diventata l'icona preferita dagli sconfitti che nelle interviste e sui social network si sfogano con la cantilena dell'alleanza dei grillini coi fascisti benedetta coi voti dell'estrema sinistra. Una miseria infinita di gente che ha sempre fatto politica sotto l'ombrellone del potere e che ha sempre schifato le posizioni ideologiche o di riscoperta della memoria storica comunista di questa città. Ma ora che i valori e le ideologie fanno comodo, le ripropongono in modo patetico come solo loro sanno fare.

Siccome in questi giorni ne abbiamo sentite di tutti i colori, proveremo con i numeri e i fatti che questa interpretazione è solo ciò che chi comanda questi pseudogiornalisti vuole far passare.

La stampa nazionale va ormai solo alla ricerca di letture che vanno dal gossip al sensazionalismo fino al pietismo per raccontare elezioni, vicende dei poteri, licenziamenti o manifestazioni. Dai quartier generali di Rai, Mediaset, La7, Rcs o Gruppo l'Espresso di solito parte un impulso dall'alto: telefonata al giornalista con richiesta di portare un servizio che deve dire ciò che è stato deciso. Il giornalista è diventato, quindi, un montatore che non deve cercare la verità ma deve solo portare quell'intervista o quelle immagini per creare una notizia preconfezionata da altri. Un po' come facevano Studio Aperto o il Tg4 quando mettevano gli inviati in fondo a cortei come quello della Cgil-Cofferati da 3 milioni di manifestanti contro l'abolizione dell'art.18, per poi mandare in onda quelle interviste di chi diceva di essere andato a Roma per fare una girata e prendere il sole.

Nel caso livornese, l'intenzione è quella di interpretare il voto come il risultato di un'accozzaglia di opposti estremismi uniti inconsapevolmente contro il vecchio Pd bersaniano livornese. Così in una botta sola si fa passar male i 5 stelle e la "sinistra radicale", e si dà il messaggio che con un renziano sarebbe stato diverso.

Una delle poche interpretazioni decenti sul voto livornese l'ha riassunta in poche righe Andrea Scanzi su Il Fatto Quotidiano, che ha definito il voto di Livorno e Perugia la ribellione della sinistra “vera” e “autentica”, che a Livorno e Perugia hanno ben conosciuto e ancora ricordano, nei confronti del riformismo gattopardesco di Renzi. Naturalmente lui non può conoscere anche i fattori locali di un malgoverno ventennale, ma ha delineato il fatto che il voto locale ha punito un Pd che ormai non è più percepito come sinistra e che oltretutto è considerato come un freno alla città. Renzi, infatti, ha trionfato solo nel testa a testa europeo con Grillo, ma poi il Pd ha faticato anche in altri ballottaggi.

Sorvoliamo invece su quel tipo di interpretazioni tipo "Il Manifesto" in cui si continua a leggere la realtà attraverso il concetto di sinistra divisa che perde, secondo uno schema vecchio per cui esisterebbe sempre una sinistra che unita, al Pd, vince. Sono posizioni rimaste nella penna di coloro che stancamente continuano a scrivere per un giornale semimorto. È la stessa interpretazione che propone Virzì, non per nulla alfiere del Pd e di una sinistra intesa come satellite del Pd. Semmai se a Livorno un errore a c'è stato, è stato fatto al primo turno, dove se la coalizione di sinistra avesse trovato l'accordo con Cannito, al ballottaggio ci sarebbe andato Raspanti. Ma la colpa "morì fanciulla".

A Livorno, dunque, è successo altro. C'è stato un referendum sul Pd e lo hanno perso. I 5 Stelle e Nogarin erano nel posto giusto al momento giusto e ne hanno beneficiato. Semplice. Basta non andare a raccontare di accordi politici tra 5 Stelle e destre o commistioni fra "estremismi" che non esistono.

È successo anche che in questi anni ci fosse un'opposizione diffusa sul territorio (più che in Consiglio comunale) in cui con un lavoro capillare sono state portate a conoscenza dei cittadini, da parte di comitati ambientalisti, sindacati di base e movimenti antagonisti o simili, una serie di battaglie su rigassificatore, megainceneritore, la discarica di Limoncino, le speculazioni di Nuovo Centro e Porta a Mare, Nuovo Ospedale, precarietà, casa, sfratti, per i beni comuni come l'acqua pubblica e molto altro. Una condivisione tale che ben 3 programmi alternativi al Pd (quello della coalizione di sinistra per Raspanti, quello delle liste civiche per Marco Cannito e anche in alcuni punti quello del Movimento 5 Stelle) ne hanno preso alcuni spunti e molti sono stati al centro della campagna elettorale.

Se si vuole parlare di numeri è chiaro che dei 19.500 voti in più che sono arrivati a Nogarin al secondo turno (al primo turno ne aveva presi 16.210) la maggior parte provengono da sinistra e dai suddetti programmi elettorali. Probabilmente 2/3 (quindi 9.000) dei 13.973 presi da Raspanti al primo turno (abbiamo calcolato di togliere i 3.000 presi da Rifondazione e almeno altri 2.000 astenuti) e almeno 4/5 (quindi 4.000) dei 5.100 presi da Cannito (che alle scorse elezioni era la lista civica certifficata a 5 stelle). Quasi il 70% dei voti che hanno fatto vincere il Movimento 5 Stelle che partiva da un deludente 19% vengono da lì. Il resto è voto della destra, che ricordiamo, a Livorno ha preso una batosta epocale: 3 liste divise per un totale del 14% (11.500 voti) e 1 solo consigliere comunale su 32.

È naturale poi che in un ballottaggio si concentrino su uno o l'altro candidato i voti trasversali ideologici, di quartiere e di condizione sociale. Ma basta vedere la suddivisione del voto seggio per seggio per notare che i 5 Stelle sono arrivati vicini, e a volte hanno vinto, anche in seggi della Livorno popolare nel nord della città.

Strano, infine, che nessun giornalista abbia fatto notare le esternazioni dell'ex consigliere comunale di Alleanza Nazionale-PdL, Tamburini, artefice di anni di opposizione blanda o inesistente da destra. Lui che ha sempre rappresentato la destra ammiccante e dialogante col Pd ha esternato più volte la sua contrarietà a indirizzare il voto ai 5 Stelle. Lo avranno preso anche loro qualche voto da destra?

Dopo che sarà composta la Giunta avremo una visione più chiara. Nel rispetto dei ruoli fra chi governa e chi fa opposizione vedremo se i 5 Stelle saranno in grado di sistemare alcune urgenze di questa città, il reddito/lavoro (la disoccupazione è al 16%, quella giovanile al 46%) e le opere inutili. Noi non faremo sconti ma nemmeno faremo strumentalizzazioni come invece si preparano a fare coloro che sono stati scalzati.

Preparatevi a 5 anni di boicottaggio da parte di sindacati confederali, funzionari amministrativi dell'ente e delle partecipate e da parte de Il Tirreno. Noi cercheremo di raccontare anche questo senza dover rendere conto a nessuno, né ai vincitori né ai vinti.

Un'ultima (importante) considerazione. Abbiamo ricevuto qualche critica per la nostra posizione su questo ballottaggio. La cosa che ci conforta è che spesso sono arrivate da chi a Livorno ha fatto il turista politico, il devoto identitario o il commentatore esterno. Chi invece in questi anni con il Pd ci si è scontrato quotidianamente sulle battaglie concrete e reali, ha quasi sempre sposato la nostra posizione. Probabilmente essere di sinistra, comunista o altro, include anche la parte di fare cose concrete tutti i giorni. Aiuta a capire.

Redazione - 10 giugno 2014

 

 

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