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Limoncino: Provincia e giornali si svegliano ora per una cosa scritta da Senza Soste 5 mesi fa

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Limoncino_cava_lavoriLa vicenda di Limoncino è diventata la sintesi storica della situazione politica ed economica di questa città. Una sintesi che dice che siamo governati da una classe dirigente che unisce incapacità a interessi creando spesso dei mostri a tre teste.

Uno di questi mostri è la cava di Limoncino che fra accordi politici sottobanco e pratiche burocratiche nascoste hanno cercato di trasformarla in una discarica dove poteva finire di tutto. Una volta "scoppiati", gli autori del giochino hanno provato a dire che era solo per materiali inerti e che non c'era nessun pericolo. Dopo 5 mesi  il risultato è che ci sono blocchi in corso da parte di manifestanti, una giunta comunale spaccata, uno scontro tra lavoratori e residenti, un pacco di fogli portati in procura da Kutufà e, notizia di oggi, un procedimento disciplinare a carico di due dirigenti della Provincia. Insomma, un bel capolavoro.

Senza contare le frizioni fra Comune e Provincia dove Cosimi e Kutufà si lanciano continue frecciate visto che l'ingnavo ex democristiano ha cercato fin dall'inizio di scaricare sull'amministrazione comunale la patata bollente creata dai suoi uffici ma una volta respinte le responsabilità al mittente non ha saputo far altro che andare in Procura.

In questa vicenda infatti l'elemento che sta emergendo sempre più è un conflitto fra enti e fra partiti. Nessuno vuole accollarsi la responsabilità di aver partorito questa discarica e da questa mattina è ufficiale che le responsabilità verranno scaricate sui dirigenti della Provincia senza che nessuno però si chieda chi è il mandante. Dei dirigenti della Provincia ne abbiamo parlato per primi noi in un articolo del 15 settembre 2010 (nel nostro articolo c'era anche un link che mandava sul sito del Comune fra i documenti dell'ufficio Strategie Ambientali, ma adesso sono stati tolti...Noi però il link lo abbiamo lasciato). Appariva già chiaro da subito l'incongruenza fra chi aveva partecipato a concedere le autorizzazioni e chi le autorizzazioni le riceveva visto che uno dei dirigenti è nipote dello studio geologico dell'imprenditore Bellarba che ha progettato il tutto. I dirigenti Rafanelli e Serra probabilmente pagheranno per il proprio ruolo tecnico, ma qualcuno invece chiedera mai conto a chi ha dato l'imput o avallato politicamente il tutto?

La questione della cava di Limoncino dovrà essere di lezione per tutta la cittadinanza livornese, una cittadinanza tradizionalmente pigra che delega tutto, compresa la propria salute, alla classe dirigente. Non si tratta di dire NO a tutto come spesso vogliono far passare gli ecologisti o chi si oppone a questi scempi. Si tratta di informarsi, conoscere e partecipare e dire NO a chi antepone interessi a salute.

Livorno infatti è una città dove qualunque cosa, dalla produzione di energia allo smaltimento rifiuti, non segue le logiche della salute, della sicurezza e del vantaggio collettivo ma quello dell'interesse e della remuneratività: bruciare i rifiuti è più remunerativo che differenziarli,  costruire un rigassificatore è vantaggioso per chi lo gestisce perchè lo Stato garantisce profitti anche in caso di parziale utilizzo, la centrale a biomasse permetterà ai Portuali di recuperare minimo il milione all'anno che manca per chiudere i bilanci, e così via.

A Livorno le scelte si fanno così, in barba alla salute, all'ambiente, alla sicurezza ma anche alla modernità, alle tecnologie. L'unico metro di giudizio è lìinteresse privato: di fronte a due opzioni di produzione energetica si sceglie la più remunerativa e non la migliore per la collettività in un bilancio totale fra salute, ambiente e occupazione.

Di fornte a una classe dirigente e imprenditoriale che hanno il profitto come stella polare è normale e legittimo che i Comitati per il NO crescano sempre di più.

red. 25 febbraio 2011

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