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Opere, servizi e soldi pubblici in mano alle cordate di potere e alla corruzione. Ma Il Tirreno cerca di sminuire

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sanità corruzioneAlcuni anni fa le dichiarazioni di un esponente governativo di centro-destra sollevarono un’ondata di indignazione: “Con la mafia bisogna convivere” aveva detto, e ovviamente la stampa dello schieramento avversario lo sbranò. Ma non sono molto diversi gli argomenti con cui Alessandro Guarducci, sul Tirreno di oggi, cerca di sminuire la notizia dell’arresto per tangenti di Saverio Guerrato, l’imprenditore a capo della cordata che avrebbe dovuto costruire il nuovo ospedale a Montenero Basso.

La notizia è irrilevante, scrive Guarducci, ai fini della scelta tra la realizzazione di una nuova struttura e la ristrutturazione di quella già esistente, perché il “rischio tangenti” esiste in entrambi i casi e non si può rimanere fermi. Inoltre, l’utilizzo del project financing non c’entra nulla con le tangenti, perché il problema sono i controllori (cioè gli enti pubblici) che non controllano.

I termini della questione naturalmente sono ben diversi: il progetto per il nuovo ospedale di Livorno (come di quelli che sono stati effettivamente costruiti altrove) era concepito fin dall’inizio secondo una logica precisa, cioè quella di aprire la sanità pubblica all’ingresso dei privati e di favorirne i profitti, e questo è stato il principale motivo per cui i livornesi si sono opposti.  

I numeri sono noti: a fronte di un prestito di 80 milioni di euro (quindi neanche il 30% dell’intero costo dell’operazione) un consorzio di imprese si sarebbe aggiudicato concessioni del valore di 33 milioni l’anno per la durata di 34 anni, per un totale di 1 miliardo e 100 milioni di euro.

Non si è mai capito come sia stato calcolato questo importo: nel Veneto, la regione di origine di Guerrato dov’è avvenuto l’episodio che ha portato agli arresti l’imprenditore, la Magistratura a partire da un audit promosso da alcuni comitati e Comuni ha stabilito che il tasso d’interesse derivante dall’importo delle concessioni rispetto al prestito iniziale superava i limiti di legge e costituiva usura.

Sempre in Veneto, l’ex presidente della Regione Galan è finito in carcere proprio per una questione di project financing, relativo peraltro al MOSE e non a strutture sanitarie.

A Livorno un audit di questo genere non è mai stato fatto e come spesso accade in città si continua a discutere sul nulla.

Seconda considerazione: il miliardo e cento milioni di euro è un importo impressionante ma naturalmente non è tutto profitto, vanno calcolate le spese, i costi di gestione ecc. Ma quanto avrebbe portato in termini di posti di lavoro e qualità del servizio un intervento pubblico della stessa portata finanziaria anziché la svendita al privato di tutta una serie di servizi? Anche questa valutazione non è stata fatta... si sa, chiedere oggi un investimento pubblico diretto è da veterocomunisti, i soldi del pubblico vanno spesi solo per ingrassare qualche privato.    

Terzo: si dirà che tutto sommato vengono affidati al privato servizi non sanitari, o comunque ausiliari. Non è vero. Anche tralasciando che in ospedali di altre Regioni hanno privatizzato perfino la radiologia, servizi come la sterilizzazione e le pulizie hanno un fortissimo impatto in termine di qualità del servizio: si pensi ad esempio al tasso di infezioni ospedaliere per cui muoiono in Italia migliaia di persone l’anno.

Quarta questione: come già sta accadendo negli ospedali già costruiti con il project financing, il privato per la parte che gli compete fa il bello e cattivo tempo: per quanto la qualità dei servizi sia scarsa, il concessionario è praticamente inamovibile e non può essere messo in discussione.

Vale la pena di notare che nel piano finanziario del nuovo ospedale di Livorno un importo di circa 90 milioni di euro era destinato a provenire dalla vendita di alcune strutture territoriali di proprietà dell’azienda, la più nota delle quali era Villa Rodocanacchi, ex sede legale dell’ASL di Livorno e ora in degrado).

A causa del rallentamento del mercato immobiliare dovuto alla crisi, e quindi di fronte all’impossibilità di vendere quei beni ai prezzi previsti, la Regione si era offerta di aggiungere al fondo anche un’ulteriore quota corrispondente al valore nominale delle strutture. Una domanda -come si suol dire- sorge spontanea: perché allora la Regione con soli 80 milioni di euro non toglieva di torno il project financing? Per il motivo che dicevamo prima: perché il project financing non è un mezzo (per risolvere un problema di scarse risorse finanziarie degli enti pubblici) ma è un fine, cioè il cavallo di Troia con cui il privato comincia a introdursi nel servizio sanitario pubblico e piano piano ne diventa il padrone.

Com’è possibile che succeda tutto questo? Semplice, perché i principali gruppi di potere che esistono oggi in Italia sono gruppi trasversali che comprendono forze politiche, imprese, banche e media. In alcuni casi c’è anche una presenza decisiva della criminalità organizzata che nel settore delle grandi opere vede ovviamente la principale mangiatoia (come nel caso di quei comuni piemontesi coinvolti nell’operazione TAV che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose).  

Quindi il project financing per i suoi meccanismi di funzionamento è un marchingegno criminogeno nel quale il mancato controllo delle istituzioni non è solo un raro effetto collaterale, ma un presupposto fondamentale del sistema. Perché la scelta del project financing è una scelta che già di per sé è contraria all’interesse pubblico e può funzionare solo a partire dalla presenza di amministratori poco attenti a questo aspetto.

E ci chiediamo: se Guerrato davvero è un imprenditore abituato a trattare con gli amministratori pubblici a colpi di tangenti, come avrebbe costruito l’ospedale e poi gestito i servizi che si sarebbe aggiudicato? Chi l’avrebbe controllato? Per il Tirreno è un aspetto irrilevante? Non è stato un bene aver fermato l’operazione se era improntata a queste caratteristiche?  

Veniamo ora all’altro argomento di Guarducci: è pacifico che il rischio tangenti è presente in ogni grande opera e quindi anche nelle ristrutturazioni (prendiamo atto comunque della stima che Guarducci ha per le forze politiche che sostiene, Regione in primis), ma qui si tratta proprio di ripensare il progetto del nuovo ospedale eliminando i fattori di rischio più eclatanti, che sono quelli che si sono finora descritti. Intanto il project financing, ma anche l’uso di nominare amministratori e tecnici sulla base di criteri politici e non professionali, o il peso di corporazioni forti come l’industria farmaceutica, la finanza o il settore edilizio.

Ecco perché questo nuovo progetto avrebbe bisogno di una forte partecipazione della cittadinanza e dei lavoratori della sanità, mentre purtroppo ci sembra che sia diventato l’oggetto di una partita di polemiche e contropolemiche tra PD e 5 stelle di cui la città da un po’ si è proprio stufata.    

redazione, 5 agosto 2016

vedi anche

Ap…profitti ospedalieri: danni, costi e storture del project financing

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