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Perullo, l’ora del Campari

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campariApprendiamo a mezzo stampa della vicenda del rapporto tra l’assessore Perullo e la Azimut Benetti. Non vogliamo certo suggerire come comportarsi nel caso in cui un assessore ha modo di relazionarsi con una azienda. Specie se questa azienda ha dei contenziosi o degli interessi, vedi vicenda bacini o porto turistico, che in qualche modo hanno anche a vedere con l’amministrazione comunale di cui Perullo è assessore. Ci limitiamo solo a constatare il disastro di immagine prodotto sul Tirreno dall’assessore Perullo, che invece dovrebbe occuparsi, tra l’altro, di marketing territoriale. L’assessore il marketing, involontario, l’ha invece fatto ma a favore dei nostalgici del passato che vivono ogni giorno, ruminando di polemiche.

Intendiamoci, non siamo prevenuti. Perullo, con il cacciucco Pride ha fatto un buon lavoro. E nemmeno mettiamo in dubbio valore umano o doti professionali. Ma una cosa è un tecnico, su un terreno specifico, un’altra un assessore. Le sue deleghe, sport e turismo, non sono periferiche in una città dove l’industria non avrà mai più il peso occupazionale del passato. Sono importanti quanto un assessorato economico, perché riguardano l’economia del futuro, non deleghe di contorno. Si trattava di innovare, su questi temi, di attrarre un sacco di risorse umane interessate a Livorno, non di ripetere vecchie strade. Invece di scrivere manifesti filosofici per il turismo, bisogna saper progettare, ad esempio, una app dove chi affitta camere a Livorno via Air bnb è in grado di fornire valore aggiunto su servizi, itinerari e valore aggiunto in città, arruolare una leva di influencer cittadini per il marketing territoriale (oggi Tripadvisor orienta molto più della pubblicità tradizionale), legare il Goldoni a tutte queste iniziative. Per non parlare dello sport. Livorno ha bisogno di esplorare, e attrarre valore, su inizative di questo tipo. Certo, la responsabilità è politica, di chi ha fatto questa ed altre nomine. In questo caso siamo ancora alla nomina dell’assessore tradizionale, per una nicchia di cittadini e la pagina, poi scomparsa, del catalogo Benetti lo testimonia. Invece di un attrattore di idee, arruolatore di giovani e risorse, in un percorso di innovazione economica e culturale, abbiamo visto un protagonismo personale anche in continuità con scelte ed esperienze del passatto.

Dove il silenzio dell’assessore, onestamente, ci è parso clamoroso è sullo sport in generale e l’impiantistica sportiva in particolare. Il sindaco ha parlato di stadio, di cittadella dello sport, ippodromo e simili e l’assessore non ha detto e informato su nulla. Perullo non ha fatto l’assessore, vale a dire orientare nel dibattito cittadino le scelte dell’amministrazione, discutere ed ascoltare i corpi intermedi, e nello sport e nel turismo ci sono e non pochi, far sentire quel lavoro di ricomposizione tra città e municipalità senza il quale non si esce da nessuna crisi. Senza contare che Perullo non abita a Livorno ma in Piemonte. Davvero ci si chiede se i rimborsi-viaggio siano stati ben spesi. Di solito una spesa in più su un assessore deve generare un valore aggiunto. Ci domandiamo quale sia il valore aggiunto di Nicola Perullo non tanto per la giunta ma per una città che vede spesso solo da lontano. Certo, lo si capisce: nel mondo di oggi non è facile tenere assieme tanti impegni, è comprensibile. Ma forse per Perullo è suonata davvero l’ora del Campari. Quella di un bell’aperitivo dopo una serena scelta di dimissioni.

redazione, 23 giugno 2016

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