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In Spagna la disinformazione è liberista

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Dopo il voto. Perché Corriere e Repubblica accomunano Podemos al Front National

Leggendo i commenti alle elezioni in Spagna sui principali quotidiani italiani, La Repubblica e Il Corriere della Sera tra gli altri, si resta sconcertati. La grande novità del voto spagnolo, il superamento del bipartitismo e la conseguente instabilità politica che ne è derivata, per l’irruzione sulla scena di Podemos e Ciudadanos, viene frettolosamente ricondotta al dilagare del populismo.

Sbrigativamente il successo di Podemos viene equiparato a quello recente del Front National in Francia o dell’ultradestra nazionalista in Polonia o al dimenticato tentativo di Syriza in Grecia.

La differenza è solamente che quello di Podemos è un populismo di sinistra che naturalmente accomuna il partito di Pablo Iglesias al Movimento 5 stelle italiano. Ecco che un nuovo spettro si aggira per l’Europa: il populismo.

Forse le autorevoli firme che sostengono questa tesi pensano di offrire un’analisi colta e approfondita di ciò che sta succedendo nella vecchia Europa e più in generale nel mondo. In realtà generano confusione con l’obiettivo di scoraggiare ogni tentativo di cambiamento degli equilibri di potere ormai consolidati. In poche parole l’orizzonte auspicato per la politica è produrre piccoli cambiamenti nell’ambito di regole e vincoli che sono alla base dell’Europa esistente. Immaginare di sovvertirli è populismo e si merita lo stesso trattamento riservato a Tsipras. Il vecchio slogan guevariano del ribellarsi è giusto, possibile, necessario viene rovesciato in ribellarsi è ingiusto, imprudente e soprattutto inutile.

Non spiega in realtà nulla l’equiparazione di Podemos con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo perché l’unica cosa che li accomuna è che entrambi sono l’espressione della incapacità di dare rappresentanza e progettualità politica alla diffusa ribellione verso questa Europa e la sua gestione della crisi economica e sociale. Il Pd in Italia, sia nella versione Bersani che in quella Renzi, come già il Psoe in Spagna, hanno accettato le regole. Proprio il pareggio di bilancio come valore costituzionale è stato introdotto in Italia dal governo delle larghe intese e in Spagna da Zapatero.

È da queste scelte che nascono formazioni come il Movimento 5 stelle e Podemos. Ma i fondatori di Podemos vengono da una solida tradizione di sinistra e hanno le loro radici dentro una protesta sociale di massa che quattro anni fa condannò Zapatero e il governo socialista per la sua subalternità ai diktat liberisti. Podemos si forma come partito proprio con l’intenzione di dare rappresentanza politica a quelle piazze di protesta che si ribellarono contro le decisioni di ridimensionare diritti e condizioni di vita degli spagnoli. E’ disinformazione tacciare di populismo le proposte di Podemos, ispirate a quella cultura economica che da anni si contrappone alla gestione liberista della crisi. Stigliz, Krugman e Piketty sono buoni per occupare spazio nelle pagine culturali, ma meglio cancellarli appena cercano di trasformare le proprie idee in un programma politico.

Ma cosa c’è di populista nella proposta di un nuovo modello energetico rinnovabile che affranchi la Spagna dal petrolio e dalle altre energie fossili, rendendola così protagonista della realizzazione dell’osannato accordo sul clima raggiunto a Parigi?

O nel pretendere una redistribuzione del reddito e della ricchezza prodotta o nel tentativo di ripristino delle prestazioni fondamentali dello stato sociale? Cosa c’è di populista nel proporre uguaglianza di condizioni fra donne e uomini per superare le politiche del governo Rajoy che ha confinato le donne in famiglia come cellula sostitutiva dei servizi sociali?

Nessun populismo, ma un progetto di Spagna che non vuole uscire dall’Europa, come chiedono le destre nazionaliste e razziste o lo stesso Movimento 5 stelle. Solo costruirne una nuova, saldamente ancorata nella migliore progettualità e cultura politica della sinistra. Accomunare nello stesso calderone del populismo, fonte di instabilità politica e ingovernabilità, Podemos e Grillo, Tsipras e Salvini con Marina e Marion Le Pen, serve solo ad appoggiare il tentativo, tanto caro al Renzi dell’Italicum, di trasformare in senso comune la tesi autoritaria della governabilità. Così il conflitto sociale, la partecipazione, la democrazia determinano un sovrappiù di domande rispetto alle risposte che il sistema può dare.

Quindi meglio superare questa contraddizione ridimensionando conflitti e democrazia. Stupisce che non si colga nel voto a Podemos la lotta contro ciò che è diventato il fare politica, anche a sinistra, e cioè una guerra di lobby sottratte al controllo delle persone, la tendenza a sostituire i partiti come luoghi di partecipazione con centri di potere e di economia occulti in cui formare quel ceto politico, aggressivo e arrogante, che troppo facilmente sostituisce ottuso comando a intelligente mediazione.

Forse l’obiettivo di questa gazzarra ideologica è piegare l’universo politico alle larghe intese. Se un domani il Psoe si presterà ad isolare Podemos rifiutando anche solo di concepire una lotta per una Europa diversa sarà causa di azzeramento dei socialisti e travolgerà l’idea stessa di Europa.

27 dicembre 2015

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