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L'Europa va alla guerra. I mass media sono già arruolati

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L'Europa va alla guerra. I mass media sono già arruolati

Sergio Cararo - tratto da http://contropiano.org

Dobbiamo dircelo. Nessun giornalista delle maggiori testate televisive o della carta stampata ammetterà mai di essere stato pagato o di essersi autocensurato sotto pressione. Ma scorrendo i telegiornali di ieri e i giornali di oggi, si ha la netta impressione che il controllo sui mass media- pianificato dai comandi militari dell'Unione Europea in previsione dell'intervento in Libia - stia funzionando.

Ieri in tutte le redazioni (inclusa la nostra) sono arrivati i documenti segreti dei vertici militari e dei servizi segreti europei rivelati da Wikileaks , documenti importanti che illustrano gli obiettivi, i rischi, i tempi, le modalità dell'operazione militare che l'Ue in prima persona si appresa a mettere in campo in Libia, nelle sue acque ma anche sul suo territorio. Di tutto questo non vi è traccia, se non marginalmente, nei grandi quotidiani o nei telegiornali. Ancora una volta solo la comunicazione online ha permesso che tale notizia venisse conosciuta.

Nella pianificazione dell'intervento, un aspetto che viene particolarmente curato e segnalato è la gestione mass mediatica dell'operazione. L'informazione come fattore della guerra dunque e il come questa informazione verrà governata, gestita e manipolata, viene inteso come un elemento importante della riuscita o meno dell'azione.

Dai documenti rivelati da Wikileaks, emerge che i comandi militari europei sono preoccupati ad esempio dal fatto che i migranti percepiscano l’intervento militare come una missione di salvataggio: “La strategia d’informazione – si legge nel documento – deve evitare di suggerire che il focus dell’intervento sia il salvataggio dei migranti, ma enfatizzare al contrario che lo scopo dell’operazione è ostacolare il giro d’affari del traffico dei migranti”.

La missione militare europea – denominata Eunavfor Med – vede anche dei rischi e tra questi vi è proprio quello di mettere a repentaglio “la reputazione dell’Europa”: per “qualunque sbagliata interpretazione degli incarichi e degli obiettivi (della missione)” oppure per “l’impatto negativo della perdita di vite attribuita, giustamente o ingiustamente, per l’intervento o il non intervento della forza militare europea”.

Non occorre essere dei profeti per intuire che la missione militare europea in Libia potrà rivelarsi – e lo mette nel paniere dei rischi – sanguinosa e per certi aspetti brutale. Ma l'Unione Europea, che da anni assegna a se stessa un ruolo civilizzatore e progressivo, come potrà difendere la propria reputazione se le regole d'ingaggio non andranno troppo per il sottile? Agendo almeno su due fattori. Il primo sarà quello di mettere già da adesso il silenziatore ai mass media e cooptarli nella gestione di una narrazione embedded della guerra in Libia. Il secondo sarà quello di confortare il senso comune che viene crescendo nella società: “non voglio sapere, non voglio vedere, non voglio sentire” quello che farete o che accadrà sulla sponda sud del Mediterraneo o nelle sue acque, l'importante è che venga fermata con ogni mezzo l'ondata migratoria dall'Africa perchè i paesi euromediterranei non sono in grado di gestirla.

Nelle prossime settimane dunque faremo i conti con un combinato disposto tra la censura imposta dai comandi militari e dai governi europei e gli effetti nella società di mesi di allarmismo sui flussi migratori. La “gente vuole stare tranquilla” e se i militari europei dovranno fare parecchio lavoro sporco in Libia l'importante è che non se ne sappia troppo, solo lo stretto necessario e ripulito da ogni particolare inquietante. Ma i colleghi delle grandi testate televisive e dei quotidiani possono accettare questo schema? Probabilmente lo hanno già accettato, qualcuno magari obtorto collo, ma per tutta una fase l'asino della libera informazione verrà attaccato dove dice il padrone.

Tocca dunque alla comunicazione alternativa e antagonista accettare questa sfida e cercheremo di svolgerla fino in fondo, confortati ad esempio dal fatto che il 2 giugno in diverse città italiane ci saranno manifestazioni contro la guerra in Libia, le spese militari e a protezione della vita e dei diritti dei migranti. Ancora piccole cose ma ci saranno e saranno i semi di una ambizione di giustizia e verità che non può che crescere.

vedi:

I documenti segreti della nuova guerra europea in Libia

Bruxelles pianifica l'intervento in Libia

28 maggio 2015

vedi anche

La guerra arriverà d’estate. Annuncio o psicoguerra?

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