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Arance Bio S.O.S. Rosarno: dal 16 dicembre in vendita anche a Livorno

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ARANCE BIO S.O.S. ROSARNO - distribuzione B.S.A

(https://www.facebook.com/events/554619047948536/?context=create#)

locandina arance rosarno 2013

 

 

 

 

 

 

 

Dal 16 dicembre parte anche a Livorno la distribuzione solidale delle Brigate di Solidarietà Attiva a sostegno dei braccianti di Rosarno e non solo.
Le arance sono certificate biologiche, prodotte senza sfruttamento né mafia.
LE BRIGATE DI SOLIDARIETA' ATTIVA IN LOTTA AL FIANCO DI BRACCIANTI E PICCOLI PRODUTTORI CHE RESISTONO!

TUTTI I GIORNI DALLE 15.00 in poi all' Ex Caserma Occupata in via Adriana n°16, zona P.zza Due Giugno, a Livorno

ALTRI PUNTI DI DISTRIBUZIONE (in aggiornamento):

INFO E ORDINAZIONI ZONA LIVORNO:
Bsa Toscana Livorno - Apo Da Livorno 3474736623 - b.s.a.livorno@ live.com
https://www.facebook.com/bsatoscanalivorno?fref=ts

COMPOSIZIONE DEL PREZZO TRASPARENTE

> ARANCE BIOLOGICHE NAVEL - 1,50 € / kg di cui al Kg:
Raccolta 0.09 € + Lavorazione 0.30 € + Trasporto 0.16 € + Promozione 0,08 € + Quota di solidarietà Migranti 0.05 € + Produttore 0.27 € + Contributo x Progetti BSA al fianco dei braccianti 0.55 €
> MANDARINI BIO NATURALI - 1,80 €/Kg di cui:
1,3 €/kg per costo del lavoro, lavorazione, trasporto e iva + 0,30 €/kg Contributo per progetti della Rete Campagne in Lotta + 0,20 €/kg Quota di solidarietà per le casse di resistenza della logistica

BRIGATE SOLIDARIETA' ATTIVA
(http://brigatesolidarietaattiva.blogspot.it/)

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LE ARANCE DI ROSARNO (http://sosrosarno.org/)

4 anni fa la rivolta a Rosarno, dopo l'ennesimo tentativo di linciaggio a due braccianti africani. Ogni anno migliaia di schiavi della terra vivono e lavorano in condizioni disumane e ogni anno, a fine stagione, vengono minacciati, aggrediti o non ricevono la paga. Rosarno come Castel Volturno, Palazzo san Gervasio, Foggia, Nardò, Saluzzo, Potenza e non solo.. Ghetti e sfruttamento: questo il capitalismo nelle campagne, la filiera italiana dello sfruttamento, che porta il made in italy sugli scaffali del mondo e garantisce i profitti a Carrefour, Esselunga, Coop. La GDO stabilisce il prezzo di acquisto ai produttori, un prezzo ricatto che le medie-grandi imprese sostengono con l'abbattimento dei costi di manodopera, con lo sfruttamento, il lavoro nero e grigio, il caporalato e la criminalità organizzata a dettar legge. Questo nei campi come nei magazzini della logistica. I piccoli produttori e i contadini invece sono costretti a vendere la terra o buttare i raccolti.
Noi vogliamo altro! Vogliamo rompere le catene della schiavitù e dello sfruttamento. Vogliamo riprenderci i campi, per coltivare uguaglianza e integrazione! Vogliamo creare circuiti di distribuzione alternativi a prezzi equi e criteri etici: questa non è di certo la soluzione al problema (che richiede un cambiamento radicale di sistema), ma sicuramente è parte integrante della costruzione di un fronte di resistenza allo strapotere del mercato e allo sfruttamento.
Per questo anche quest'anno abbiamo deciso di distribuire tramite un canale del tutto autorganizzato gli agrumi dei piccoli produttori che si impegnano ad assumere i raccoglitori con contratti regolari e che altrimenti sarebbero obbligati a sottostare ai prezzi di consorzi e cooperative di conferimento (perdendo oltre la metà del ricavo rispetto alla vendita tramite i circuiti autogestiti). Con un piccolo rincaro autofinanziamo inoltre i nostri interventi a fianco dei braccianti: pratiche di sostegno all’autorganizzazione dentro i contesti di sfruttamento più estremo nelle più disparate campagne italiane.

Ormai da tre anni le Brigate di Solidarietà Attiva fanno parte della Rete “Campagne in lotta”, nata come coordinamento nazionale tra realtà autorganizzate che provenivano dalle due esperienze della rivolta di Rosarno e dello sciopero di Nardò. Per costruire un fronte rivendicativo autorganizzato di braccianti stranieri e non, nella consapevolezza che il razzismo altro non è che un tentativo ipocrita di scatenare una guerra tra poveri per le briciole, nella consapevolezza che la legge Bossi-Fini altro non è che una legge su lavoro per avere manodopera ricattabile e a basso costo. Per gli interventi in loco a Rosarno, Foggia, Potenza, Saluzzo, con una radio pirata nel Ghetto di Foggia, una scuola di italiano centrata sui diritti del lavoro, numerose assemblee di lavoratori e disoccupati, in questi anni la Rete stessa si è allargata anche grazie a chi sostiene le nostre attività acquistando le arance.

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LA RETE CAMPAGNE IN LOTTA (http://campagneinlotta.org/)

"L’Europa impone il suo diktat all’uomo.
All’uomo nero impone di piegarsi,
all’uomo bianco le festività e la civiltà."
(Ibrahim Diabate)

Un gruppo di lavoratori italiani e stranieri, militanti, collettivi, ricercatrici e ricercatori, gruppi di acquisto solidale, piccoli produttori ed altri ancora, provenienti da diverse parti d’Italia, che hanno deciso di unire i propri percorsi di lotta – dalla rivolta degli immigrati a Rosarno (gennaio 2010) con la successiva formazione dell’Assemblea dei Lavoratori Africani a Roma, allo sciopero delle rotonde nelle province di Caserta e Napoli (ottobre 2010), a quello dei braccianti della Masseria Boncuri di Nardò nel basso Salento (estate 2011). L’obiettivo comune è quello di scardinare i meccanismi di sfruttamento che attraversano l’intero mercato del lavoro, a partire dal settore agricolo. Nel corso del tempo la Rete Campagne in Lotta è cresciuta e si è arricchita, mettendo in relazione tra loro esperienze e territori diversi da nord a sud: i braccianti e militanti di Saluzzo e di Castelnuovo Scrivia, in Piemonte, con quelli di Rosarno, della Basilicata, della Capitanata.

Nell’estate 2012 la Rete ha condiviso la sua prima esperienza collettiva portando il suo contributo al progetto “Io Ci Sto” nel Grand Ghetto di Rignano Garganico (provincia di Foggia), uno dei più grandi insediamenti “abusivi” di tutta la Capitanata. La scuola di italiano, la ciclofficina, la radio “pirata”, lo sportello legale ed i momenti di incontro su diverse tematiche (ad esempio la sanatoria) sono le pratiche portate avanti, per circa due mesi, da militanti-volontari, con l’obiettivo di informare i lavoratori rispetto ai minimi diritti a cui possono avere accesso, sul lavoro e non solo, e di costruire forme di organizzazione collettiva attraverso spazi di discussione liberi. Le pratiche sperimentate nel corso di questa prima esperienza sono state poi riprodotte e rimodulate in altri territori, sempre caratterizzati da una forte presenza di lavoratori stagionali e non – la Calabria, così come il Piemonte e la Basilicata.
In tutti questi luoghi di raccolta i lavoratori immigrati vivono gli stessi meccanismi di esclusione e di isolamento, rispetto alle condizioni di lavoro, abitative e nell’accesso ai servizi, aggravati dalle leggi sull’immigrazione che di fatto hanno istituito il reato di disoccupazione. Nel corso degli anni, questo processo di segregazione e di totale negazione dei diritti dei lavoratori stagionali è stato tollerato e sostenuto dalle istituzioni, locali e nazionali, poiché funzionale ai meccanismi produttivi ed ai rapporti clientelari territoriali.
In questo quadro, il tentativo della Rete è quello di rompere l’isolamento dei lavoratori immigrati, attraverso pratiche ed azioni che possano produrre consapevolezza ed una conseguente autorganizzazione di percorsi di lotta, procedendo parallelamente ai processi rivendicativi dei piccoli produttori e dei consumatori e nell’ottica di comporre varie istanze che riguardino settori e categorie diversi.
L’obiettivo è quindi quello di mettere in rete, attraverso gli interventi nel territorio, pratiche di lotta e vertenziali. Non soltanto nel settore agricolo, ma anche nel comparto della logistica e dei trasporti, che attraverso il sistema delle cooperative – le quali esercitano un controllo stringente sull’intermediazione di manodopera – sottopone i lavoratori a forme simili di mento. Nelle campagne come nei magazzini, nei mercati generali e nei supermercati, lungo tutta la filiera agricola e non solo, contrastiamo lo sfruttamento del lavoro e del territorio e la frammentazione sociale che li permette!

Rete Campagne in lotta

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SOS ROSARNO (http://sosrosarno.org/)

È tornata la stagione delle arance e a Rosarno son tornati gli africani. Già in numero consistente dall’ottobrata per le olive, s’è subito capito che quest’anno sarebbero stati più che nel precedente… La crisi peggiora e con essa aumentano gli immigrati che perdono il posto in altre regioni e ripiegano in agricoltura nella speranza di un impiego anche saltuario. Rosarno ancora crocevia di storie individuali che intrecciano in questa periferia d’Europa le vicende dei popoli d’Africa e non solo. Rosarno che ancora sente aperte le ferite lasciate dalla rivolta del 2010, il peso dell’onta per i linciaggi e la caccia all’uomo… Rosarno presente nella storia dell’Italia del terzo millennio per esser stato teatro della prima deportazione etnica dell’epoca contemporanea. Rosarno che fa venire in mente a tutti cose brutte: la ‘ndrangheta, la violenza dell’oppressione mafiosa che s’accompagna ai tassi più bassi di sviluppo economico e civile. Una comunità che da decenni soffre sempre di più col crescente degrado ambientale e sociale del territorio, dove la vergogna dello sfruttamento nelle campagne e dei ghetti neri somma dolore a dolore senza apparente possibilità di soluzione. Eccola qua, a Rosarno, la modernità, il progresso… il capitalismo nelle campagne.

A tre anni dalla rivolta, le politiche d’accoglienza sono del tutto insufficienti, nonostante i due campi allestiti, e i lavoratori sono molti di più del lavoro che può offrire un’agricoltura in crisi, con l’abbandono delle campagne che si fa imponente per lo strozzamento definitivo dei piccoli. Un nuovo latifondo si profila in questa come in altre campagne, tra speculazioni dell’impresa criminale e interessi della filiera industriale, e la Grande Distribuzione Organizzata che governa questo come gli altri gironi infernali dell’agricoltura italiana a unico beneficio dei propri profitti.
Ma qualcosa da un paio d'anni davvero è cambiata. Tra gli africani più esperti, quelli nuovi che arrivano quest’anno ascoltano anche racconti strani e inaspettati: di contadini buoni che prendono i braccianti immigrati e li mettono in regola, ma per davvero, con le giornate e tutto, alla paga sindacale, non un minuto di lavoro in più dell’orario regolare. Gente che ti parla con rispetto e che nelle pause del lavoro si mostra interessata a conoscerti, ad ascoltare i tuoi racconti guardandoti negli occhi. Gente che t’invita a casa sua, che organizza feste insieme ai ragazzi di alcune associazioni, nelle aziende agricole dove la sera capita di ritrovarsi a cucinare, insieme, italiani ed africani, a conoscere e scambiarsi le tradizioni, a cantare insieme e ballare un po’ la tarantella e un po’ la musica africana… e quando torni al ricovero la sera un po’ ti dispiace, che sempre al freddo resti, ma ti pesa di meno, ti senti meno solo.
Questo è SOS ROSARNO. La campagna di solidarietà iniziata due anni fa in collaborazione con Africalabria, donne e uomini senza frontiere, per la fraternità.
La campagna riprende quest’anno e insieme agli agrumi e l'olio ci saranno molti altri prodotti, ad alimentare questo circuito della solidarietà con cui cerchiamo di combattere il circolo vizioso che dal malessere crescente fa nascere il razzismo, mettendo poveri contro poveri a nascondere le reali responsabilità, politiche ed economiche, di questa situazione.

Ai Gruppi di Acquisto Solidali di tutt’Italia offriamo clementine, mandarini, arance, olio, a un prezzo equo:
* Per il recupero dell’agricoltura, quella sana, quella che si regge sui piccoli produttori, fondata sul rispetto verso la terra e verso l’uomo.
* Per la difesa del nostro territorio, ch’è premessa indispensabile a qualunque sviluppo sostenibile.
* Per la solidarietà e l’accoglienza verso chi viene a lavorare nella nostra terra e costituisce non solo una risorsa per la sopravvivenza dell’economia rurale ma anche una grande possibilità d’arricchimento umano e civile per un territorio sempre più spopolato e impoverito.

SOS Rosarno piana di Gioia Tauro e non solo:
http://sosrosarno.org/campagne.html

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LA BSA TOSCANA IN SOSTEGNO DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA

La Legge Bossi-Fini è stata un vero toccasana per l'intera filiera della Grande Distribuzione Organizzata, che parte dalla raccolta nelle campagne e dalle industrie manifatturiere e di trasformazione, passa per la logistica dei grandi magazzini, salendo sui camion dei trasportatori per concludersi direttamente negli scaffali di Gigante, Esselunga, Coop, Carrefour, ma anche in quelli dell'Ikea.
Un sistema, quello della Grande Distribuzione Organizzata, in cui lo sfruttamento è endemico, sistematico, necessario a quella feroce guerra che è la concorrenza mondiale per il ribasso dei prezzi e che viene fatto ricadere direttamente sulle spalle dei lavoratori, italiani e non, dato che i grandi marchi si occupano delle differenze di nazionalità solo quando è a loro utile per frammentare il fronte dei lavoratori. Tutto ciò è consentito e alimentato dalla catena di appalti e subappalti tipico dell'intero sistema della logistica, fondato sulla frammentazione del lavoro e di conseguenza della forza rivendicativa dei lavoratori, un sistema dove le cooperative diventano il cuscinetto legale dello sfruttamento, e la copertura usata dai grandi marchi per scaricarsi delle proprie responsabilità. Dalle situazioni di lavoro nero e grigio, ad orari di lavoro massacranti, a licenziamenti improvvisi, a ritardi nei pagamenti dei salari e delle liquidazioni, ai licenziamenti punitivi nei confronti dei lavoratori sindacalizzati più combattivi, nel settore della Grande Distribuzione Organizzata la reazione dei lavoratori diviene sempre più necessaria.
Seguiamo ormai da tempo lo svilupparsi della lotta nel settore della logistica, ritenendolo un terreno di diretta continuità,del lavoro già cominciato a Rosarno, Nardò, Castelnuovo Scrivia, Foggia. I recenti scioperi hanno mostrato che la lotta dei lavoratori della logistica è già ad un livello avanzato, sia perché ha individuato come avversario il grande marchio e non in maniera esclusiva la cooperativa, sia per il diffondersi di pratiche estremamente incisive come i blocchi dei i camion: merce ferma è merce non venduta, è profitto ritardato.

Continuando a monitorare lo sfruttamento bracciantile, passando dalle grandi zone franche del Sud alle piccole realtà invisibili e sempre meno insospettabili del Nord, ci proponiamo di estendere il nostro impegno anche al settore della logistica e dello sfruttamento nelle cooperative, dove l'incalzare della crisi si è esplosivamente scontrato con crescenti ritmi di lotta che ci invogliano a partecipare per allargare il fronte di solidarietà e partecipazione. Autorganizzazione e tentativo di ricomposizione dei piani di rivendicazione e conflittosono terreni che ci vedono impegnati già da tempo e che vorremmo continuare a coltivare in sostegno e collaborazione, coi lavoratori delle cooperative e con i sindacati più combattivi (dal si cobas all'adl cobas). Per questo, una parte dei ricavati della vendita delle arance andrà a sostenere le casse di resistenza dei lavoratori della logistica in lotta, molti dei quali sono stati licenziati, denunciati, sottoposti a processo.

BrigatadiSolidarietà Attiva Toscana - Firenze
3925031337 - brigatatoscana@ autistici.org
https://www.facebook.com/brigatadisolidarieta.attivatoscana?fref=ts — a Livorno.

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