Wednesday, Jul 15th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

Dallo sbarco all'accoglienza: tutto quello che è previsto per i cosiddetti profughi, oltre le bufale e le leggende

E-mail
Valutazione attuale: / 11
ScarsoOttimo 

immigrati-lampedusa

La questione degli sbarchi, insieme all'immancabile meteo, è ormai da anni uno degli argomenti hot dell'estate. E si porta dietro tutta una serie di notizie false, bufale, semplificazioni e sciacallaggi che negli anni hanno creato un cortocircuito nell'informazione e nella percezione del problema da parte della popolazione. Con questo articolo cerchiamo di colmare intanto questa falla nell'informazione, per quanto riguarda valutazioni ed analisi rimandiamo ad altri e più complessi articoli.

Lo sbarco. I cosiddetti “barconi” che arrivano sulle coste italiane partono ormai per lo più dalla Libia, alcuni fanno poche miglia, altri si avvicinano all’Italia e poi, per avaria o perché vengono avvistati, sono recuperati dalle autorità italiane o europee (missione “Triton” di Frontex). Gli sbarchi hanno luogo principalmente nei porti siciliani e in misura minore in quelli calabresi e pugliesi. In porto ai migranti vengono prese le generalità, le impronte digitali e viene assegnato loro un numero, scritto su un braccialetto di carta o su un adesivo sulla maglietta. In alcuni porti sono allestiti campi di emergenza e fino a qualche mese fa le persone sbarcate venivano trattenute qualche giorno o settimana prima di essere trasferiti in altre città italiane.

Lo “smistamento”. Negli ultimi tempi è sempre più frequente far partire immediatamente le persone su autobus che le smistano in tutta Italia. Il ventaglio di possibilità per le persone sbarcate è vasto, per fare alcuni esempi: 1. accoglienza nel Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Mineo (Catania) dove si verifica, anche per il blocco del turn-over, la presenza di oltre 4000 persone, alcune delle quali neppure censite. Un recente rapporto di Medici Senza Frontiere ne denuncia le gravi condizioni; 2. accoglienza in altre strutture in Sicilia o nelle regioni meridionali di arrivo; 3. smistamento nelle altre regioni italiane. Quest’ultima opzione è quella di chi arriva in Toscana, e in tal caso la persona viene trasportata in autobus fino alla località di assegnazione decisa dal Ministero dell’Interno. Gli autisti degli autobus devono gestire le chiamate da tutte le località di destinazione, senza poter fornire dettagli sulle persone trasportate, siano queste donne incinta, minori o altro. E così, le persone sbarcate la mattina stessa, arrivano nelle città italiane di destinazione senza sapere neanche dove si trovano, e a volte in seguito a procedure di smistamento frettolose che dividono coppie o famiglie in città o strutture diverse. Il Ministero dell’Interno affida i migranti alle Prefetture in proporzione alla popolazione residente in ciascuna regione. Il meccanismo di trasferimento in altre regioni italiane è partito nella seconda metà del 2014 e non ha ancora alleviato la situazione di emergenza, anche dal punto di vista sanitario. Nel 2014 in Italia ci sono stati oltre 170.000 arrivi, ma attualmente sono inserite nel sistema di accoglienza circa 81.000 persone. Le altre se ne sono andate perché l’Italia è un paese dove le persone transitano verso altri stati e città. Delle 81.000 persone in accoglienza, 65.000 hanno presentato domanda di asilo politico e si trovano soprattutto in Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia. Su 8.000 Comuni italiani, 4.500 hanno dato disponibilità.

Cosa viene dato alle persone in “accoglienza”? Le persone inserite nei programmi di accoglienza dovrebbero avere accesso a: 1. un kit di arrivo (mutande, calzini, tuta, spazzolino, saponi, etc); 2. una ricarica telefonica da 15 euro (una e una soltanto all'arrivo, senza periodicità); 3. vitto e alloggio; 4. vestiario e prodotti per l'igiene personale; 5. 2,50 euro in contanti al giorno; 6. accompagnamento sanitario ed eventuali farmaci. Se la persona decide invece di proseguire il viaggio, ad esempio per raggiungere un familiare o conoscente, verso una destinazione diversa da quella assegnatagli dal Ministero dell'Interno, sia questa un'altra città italiana o un altro stato dell'Ue, la persona perde il diritto ad ogni assistenza. Il trattamento delle persone in accoglienza può variare a discrezione dell’ente gestore, che decide che tipo di servizi fornire. Ed è in questo margine discrezionale che sta la serietà di chi opera o il guadagno sconsiderato di chi corrompe e specula come è accaduto nel caso di “mafia capitale”.

Quanto si spende e chi paga? Per assegnare le strutture agli enti gestori, la Prefettura fa un bando di gara al quale possono partecipare enti con determinati requisiti: associazioni, fondazioni, enti ecclesiastici, enti pubblici e del privato-sociale, con l’assoluto divieto del subappalto. Saranno questi enti ad aggiudicarsi fino a un massimo di 35 euro al giorno, da gestire per ogni persona in accoglienza. Inoltre, essendo una gara, è ovvio il gioco del ribasso, basta che garantiscano quanto richiesto dal bando di gara. Il richiedente asilo non riceve, quindi, 35 euro al giorno come diffuso a scopi elettorali da vari partiti xenofobi e razzisti. Quella è la cifra di partenza del bando che va all’ente gestore per ogni persona ospitata, dei quali solo 2,50 vanno direttamente nelle mani della persona, in contanti.

Da questi numeri si capisce però che qualsiasi confronto, ad esempio tra uno sfrattato e chi sbarca a Lampedusa, è totalmente fuori da ogni logica. Lo sfrattato avrebbe bisogno di un intervento dello Stato italiano che con le nostre tasse dovrebbe finanziare un piano di emergenza abitativa. Ma non lo fa perché, aderendo alla religione liberista, considera la casa un bene commerciale (non un diritto) su cui ognuno di noi deve spendere l'80% dello stipendio e arricchire la rendita dei grandi costruttori e proprietari. Per quando riguarda invece i migranti, l'Italia non solo spende poco o nulla, ma ha una grande mole di introiti dall'Ue che va a sostenere un intero settore economico che ruota intorno all'accoglienza con posti di lavoro e ricchezza che affluisce nel territorio. Per questo ci sono alberghi, strutture della Chiesa, anche semiabbandonate, che vengono subito proposte per ospitarli. Naturalmente non prendiamo nemmeno in considerazione le convinzioni di chi pensa che essere un profugo è un vantaggio o un privilegio. Sarebbe scontato spiegare perché, la miseria, la guerra e arrivare in un paese lontano dopo un viaggio con buone probabilità di morire senza nemmeno uno zaino di cose proprie non è ancora una cosa da invidiare. E non sono certo i 2,50 euro al giorno o qualche mese di vitto e alloggio a dargli un futuro o un privilegio. Lo sfrattato e il migrante sono due facce della stessa medaglia in un sistema in cui i ricchi si arricchiscono sempre di più a discapito dei poveri. Il caso della Grecia ormai ha smascherato un intero sistema di ricchezze che passano dalle casse dello Stato e dalle tasche dei cittadini alle banche e ai mercati finanziari.

Chi è rifugiato? Come visto, oltre l’80% di chi sbarca fa richiesta di asilo politico.Il rifugiato è una persona che riceve una forma di protezione internazionale "temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche […]”. Questa definizione è contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1951, recepita nell'ordinamento italiano dalla legge 722/54. Per effetto della legge europea (Convenzione di Dublino), secondo la quale si può chiedere asilo e stabilirsi solo nel primo paese europeo di arrivo, e non andare altrove nell’Ue (ad esempio, per questo la Francia chiude le frontiere e rimanda le persone in Italia). Nel limbo che passa tra l’arrivo in Italia e l’intervista con la Commissione valutatrice, ai richiedenti asilo vengono rilasciati permessi di soggiorno temporanei con motivo di “Richiesta Asilo” e della durata di 3+3+6 mesi e poi di nuovo 3 mesi fino all’esito della domanda. Nei primi 6 mesi i richiedenti non possono lavorare. In caso di diniego entro 60 giorni il richiedente ha tempo per fare ricorso ma questo consente solo di rinviare il limbo, ancora per qualche mese, prima di ricevere la risposta definitiva. Cosa succeda poi a chi si vede espulso dai programmi di accoglienza non è chiaro e dipende da dove si trova la persona nel mare magnum di scenari possibili di accoglienza, ma con una certezza: soldi per rimpatri non ce ne sono, e i rimpatri, se non ci sono accordi di riammissione con i paesi d’origine, sono impossibili. Concludiamo dicendo che in questo articolo, per motivi di spazio, abbiamo dovuto riassumere tante situazioni complesse, sperando di aver fatto emergere però un segnale chiaro: le semplificazioni e i capri espiatori servono solo per chi vuole fare campagna elettorale e se non viene ripensato un mondo con una diversa ripartizione delle ricchezze, il sistema prima o poi esploderà e per ora è difficile capire da che parte cadrà. Ma prima o poi lo farà.

Pubblicato sul numero 106 dell'edizione cartacea di Senza Soste (luglio-agosto 2015)

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito