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Gli immigrati delinquono come gli italiani… ma finiscono più spesso in carcere

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immigrazionePiù immigrazione eguale più criminalità: vero o falso? Falso, falsissimo secondo la Banca d’Italia. “Dal 1990 al 2007 la popolazione degli immigrati regolari in Italia è quadruplicata, mentre tassi di criminalità e reati sono rimasti costanti - ha spiegato Paolo Pinotti, del Servizio Studi di via Nazionale - è questa è la prova che l’immigrazione non ha peggiorato il quadro”. Pinotti è stato chiamato a rispondere al quesito dagli organizzatori del Festival dell’Economia di Trento, assieme al sociologo Franco Barbagli, a Franco Pittau della Caritas, a Linda Laura Sabbadini dell’Istat e all’economista americano David Card, dell’Università di Berkeley. Quest’ultimo ha mostrato le statistiche sul rigido sistema detentivo della California: è in carcere ben il 4 per cento degli uomini nati negli Stati Uniti di età compresa tra i 18 e i 40 anni, ma solo lo 0,5 per cento dei nati all’estero. Se in Italia si passa dall’analisi delle denunce a quella delle detenzioni, la popolazione straniera è invece molto più rappresentata: in quindici anni gli immigrati sono passati infatti dal 15 al 40 per cento dei detenuti. Ma hanno molte più possibilità di finire dentro in attesa di giudizio e molte meno di uscire per fruire delle pene alternative. Franco Pittau ha iniziato col dire che l’Italia aveva nel 2006 una media di 4,6 denunce ogni 100 residenti, inferiore alla media europea del 6 per cento e in più, nel corso del 2008, si è registrato un calo del 10 per cento delle denunce complessive, da 2 milioni 933 mila a 2 milioni 965 mila.
Ma le buone notizie sembrano avere le gambe corte, come se fossero bugie. Del resto, in un altro dibattito Ilvo Diamanti, citando dati dell’Osservatorio di Pavia, ha dimostrato come il Tg1 sia il telegiornale più ansiogeno d’Europa, con 239 notizie a sfondo criminale nel primo trimestre del 2010, a fronte di 109 del Tg spagnolo, 79 della Bbc, 42 di France 2 e appena 24 del Tg tedesco Ard. Si parla di criminalità e si tacciono, o quasi, i gravi problemi della crisi economica e della disoccupazione, per poi riscoprirli adesso all’improvviso, moltiplicando l’effetto ansiogeno. Il tasso di criminalità degli immigrati regolari è del tutto simile a quello degli italiani, sostiene la Caritas, e per giunta un sesto delle denunce si riferisce al soggiorno illegale sul nostro paese.
Tra il 2005 e il 2008 le denunce a carico degli stranieri sono aumentate del 20 per cento, ma la popolazione è salita del 46 per cento. Particolarmente ingiuste le critiche ai rumeni: le denunce a loro carico sono aumentate nel triennio del 32 per cento, ma la loro presenza in Italia è quasi triplicata (più 267 per cento). Più allarmato Marzio Barbagli. É vero che i dati delle carceri sovrastimano la quota degli immigrati, ma - ha osservato il sociologo bolognese - in alcuni delitti, come le rapine in abitazione, la presenza straniera è salita moltissimo: siamo al 51 per cento delle denunce. E, nel Centro-Nord, il 50 per cento delle denunce per omicidio è a carico di immigrati (anche se spesso è straniera anche la vittima).
“Falso che l’immigrazione aumenti la criminalità, ma il problema è molto rilevante - ha sostenuto infine il direttore centrale dell’Istat Linda Laura Sabbadini. In molti tipi di delitti la quota degli stranieri è salita e c’è un sommerso di denunce non sporte che la farebbe crescere ancora. Di certo, però, va attribuita agli italiani la stragrande maggioranza delle violenze sessuali: il 67 per cento, secondo le nostre indagini, è opera di mariti e partner, che però, per paura, non vengono denunciati dalle vittime”.

Corrado Giustiniani

Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2010
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