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Intervento militare italiano in Libia: ma cosa diavolo è successo?

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Ricostruiamo brevemente gli avvenimenti di questa strana storia dell’intervento militare italiano in Libia.

immigrazione libia13 febbraio:

L'organizzazione dello Stato islamico (Is) ha preso il controllo la notte scorsa di alcune radio locali nella città libica di Sirte, 450 chilometri a ovest di Tripoli. E' quanto affermano gli attivisti e i siti di notizie locali, secondo cui l'Is avrebbe trasmesso da quelle emittenti i discorsi del suo autoproclamato emiro, Abu Bakr al-Baghdadi, e quelli del suo portavoce, Abu Muhammad al-Adnani. (ADN KRONOS)

“L’Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a SkyTg24 commentando le “notizie allarmanti” sulla presenza dell’Isis a Sirte. L’Italia, ha affermato il titolare della Farnesina, “sta sostenendo le Nazioni unite che cercano di trovare una mediazione tra le diverse forze” nel Paese nordafricano, ma se non fosse possibile trovare una mediazione “bisogna porsi il problema con le Nazioni unite di fare qualcosa di più”. Per questo, ha concluso Gentiloni, l’Italia è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale“. Per il capo della diplomazia, inoltre, le immagini della bandiera nera dell’Isis sulla cupola di San Pietro sono “farneticazioni propagandistiche, che però non possiamo sottovalutare“.

14 febbraio:

Il Corriere della Sera titola: “Libia avanza lo Stato Islamico. Italia pronta ad agire con l’ONU”. Più esplicito Il Messaggero che riprende le dichiarazioni di Gentiloni e titola: “Libia, pronti a combattere”

Intanto il vicepresidente della commissione Difesa del Senato, il leghista Sergio Divina, si spinge fino a chiedere a Pantelleria «l’invio di battaglioni specializzati nella lotta al terrorismo e la Marina a schierare le fregate a protezione delle acque territoriali. Sirte e Derna in mano all’Isis vuol dire – ribadisce Divina – il Califfato a 200 km come la distanza tra Napoli e Roma».

15 febbraio

Il dibattito sull'eventuale intervento militare. Ora è sulle intenzioni del governo italiano che ruotano il confronto e le preoccupazioni politiche. Intervistata dal Messaggero, il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha fatto sapere che "l'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste". "Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini - ha aggiunto - in un Paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l'Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente". E ancora: "Ne discutiamo da mesi, ma ora l'intervento è diventato urgente. Ogni decisione e passaggio verrà fatto in Parlamento. Giovedì il ministro Gentiloni fornirà informazioni e valutazioni". “L’Italia immagina d’avere un ruolo di leadership in Libia come l’abbiamo avuto in Libano, per motivi geografici, economici, storici”. Pronta anche la lista degli alleati: “La Francia, la Gran Bretagna, la Germania, la Spagna, Malta e altri che aderiranno. Gli Stati Uniti saranno coinvolti nella strategia, quanto alla partecipazione diretta si vedrà”. Salvo, poi, ammettere che “stiamo parlando di ipotesi, non c’è alcuna decisione“.

Poi su Twitter la Pinotti esterna i propri timori.

#Libia:avanzata #Isis preoccupa. Italia pronta a fare la propria parte in missione Onu. Ora sosteniamo lo sforzo diplomatico

16 febbraio

Al Bayan, la radio “ufficiale” dell’Isis in Iraq, riesuma i toni propri dello scontro di civiltà e si scaglia contro l’Italia, definendo Gentiloni “ministro degli esteri dell’Italia crociata“.

Il presidente del Consiglio Renzi è costretto ad intervenire. La Stampa titola: “Calma e gesso e alla fine Renzi frena gli interventisti. Il premier adotta la dottrina-Prodi dopo l’intervento del professore”

17 febbraio

Siccome, evidentemente non tutti hanno capito bene, Renzi è costretto a ribadire. Repubblica, che è fra quelli che non hanno capito si inventa un appello da Tripoli (che è pero la sede del governo ribelle, quello riconosciuto dall’Italia si trova a Tobruk…) anche se è costretta ad ammettere che Renzi frena. Questo il titolo di Repubblica: “Tripoli: agite o l’IS arriva a Roma. Renzi frena sull’intervento militare”

18 febbraio

Gentiloni alla Camera fa rapidamente retromarcia:

“Né avventure né crociate. Aumentare gli sforzi”
Ricordando che Isis ha preso il controllo di Derna, sta cercando di impossessarsi di Sirte e di consolidarsi in alcune zone di Bengasi, Gentiloni ha chiesto alla comunità internazionale di “moltiplicare gli sforzi diplomatici”. Il ministro parla di un “rischio di saldatura” tra Isis e le tribù locali e di un allarme terroristico crescente. Se è vero che ci sono “potenziali gravi ripercussioni su di noi” e sulla stabilità dei paesi africani l’Italia sosterrà le Nazioni Unite per una “soluzione politica”.

Pinotti a Repubblica TV imita il collega e fa retromarcia:

"In Libia adesso non c'è l'invasione dell'Is, si può parlare di infiltrazione, soprattutto a Derna, città dove il fondamentalismo islamico era più forte già ai tempi di Gheddafi. A Sirte ci sono infiltrazioni significative. A Tripoli l'attentato all'hotel Corinthia è stato il segnale della volontà di attaccare il simbolo dell'apertura della Libia al mondo".
Oggi sulla crisi libica si riunisce il Consiglio di sicurezza dell'Onu: "La convocazione richiesta da Francia ed Egitto è stata sostenuta con forza anche dall'Italia. Senza un quadro di legittimità internazionale intervenire in Libia non è possibile. Senza una capacità di trovare un punto di incontro tra il Parlamento di Tobruk e quello di Tripoli, con la creazione di un governo di unità nazionale, sarà difficile trovare una via d'uscita e contrastare l'infiltrazione dell'Is. Ed è questo il lavoro svolto dalll'inviato dell'Onu Bernardino Leòn".
Quanto all'ipotesi di nominare Romano Prodi quale inviato Onu al posto di Leòn: "Prodi sarebbe una persona centrale: conosce molto bene la situazione in Libia. Per esperienza politica e per quello che sta vivendo conosce perfettamente l'Africa. Ha rapporti con Russia e Cina. Stiamo lavorando affinché l'Italia abbia un ruolo da protagonista nelle trattative diplomatiche".
Chiarimenti sulle dichiarazioni alla stampa. Pinotti ha poi voluto chiarire di non aver fatto nessun dietrofront rispetto alle posizioni, apparentemente più interventiste, espresse nell'intervista uscita sulla stampa domenica scorsa.

Intanto si diffonde la notizia, proveniente dal Regno Unito, di piani ISIS per “infiltrare” i barconi di immigrati. Titola, ad esempio, Il Giornale: “Rischio barconi pieni di terroristi diretti verso l'Italia. Ma i servizi segreti minimizzano”

19 febbraio

Ecco come titola La Repubblica (che evidentemente a questo punto ha capito …): “Italia pronta ad un ruolo guida. La scommessa di Renzi e il mandato delle Nazioni Unite. Il rischio dei terroristi sui barconi”

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Questo il sintetico riassunto dei fatti: in pratica nel giro di appena 5 giorni il governo italiano è passato da dichiarazioni belliciste di inusitata violenza (il demenziale “Siamo pronti a combattere” del ministro degli esteri Gentiloni seguito a ruota dalle dichiarazioni sui 5mila uomini da inviare del ministro della difesa Pinotti) a un più moderato discorso, anche se ancora pericoloso, su un contributo al “mantenimento della pace” in ambito ONU del presidente del consiglio Renzi.

A questo punto è lecito domandarsi: ma cosa diavolo è successo?

“Dilettanti allo sbaraglio” ha detto qualcuno, probabilmente non del tutto a torto. Ma sarebbe troppo semplicistico ridurre tutto ad una questione di incompetenza. Gentiloni, Pinotti e i loro compari sono effettivamente degli “improvvisati” chiamati a svolgere ruoli troppo grandi per loro. Ma senza dubbio c’è anche altro.

Forse una dritta ce la dà quanto apparso su Il Messaggero del 12 febbraio: “Morti 330 migranti … Renzi: il problema è la Libia”

Dunque, il 12 febbraio, intervenendo dopo l’ennesima strage di migranti, Renzi sostiene che la questione immigrati, si risolve sciogliendo il nodo Libia.

E a questo punto non si può fare a meno di ricordare un’altra uscita sul tema immigrazione e terrorismo del famigerato Gentiloni (un ex del Manifesto …), che il 21 gennaio parlò di terroristi in arrivo sui barconi degli immigrati (barconi in gran parte salpati dalla Libia, a quanto pare). Un’uscita vergognosa, perché rafforzava la propaganda della destra (ma Gentiloni è di sinistra? Mah) che vede immigrati=criminali=terroristi. Successivamente Gentiloni e il suo ministero hanno lievemente corretto il tiro ma, come sempre in questi casi, è “buona la prima”.

A questo pare chiaro che per certi ambienti “interventisti”, l’amplificazione degli avvenimenti libici, iniziata il 13 febbraio ma preparata con alcune “cannonate” mediatiche sparate precedentemente, era funzionale a “risolvere” la questione immigrati, invadendo la Libia e quindi bloccando – ritengono questi ambienti - le partenza dei migranti.

L’Italia non è l’unico Stato che freme per intervenire in Libia. Il governo francese, per bocca del ministro della difesa, Jean-Yves Le Drian, ha più manifestato la sua propensioni ad un intervento militare in Libia, naturalmente giustificato dalla lotta al terrorismo. Gli Stati Uniti “pigiano” per un intervento europeo anche se non vogliono saperne di ripetere l’invio di aerei del 2011.

Rimane il fatto che in questi 5 giorni di follia militarista se ne sono lette e sentite di tutti colori, ma soprattutto la guerra è tornata d’attualità, esattamente come ai tempi della macelleria balcanica degli anni ’90. Si è letto di truppe speciali, di aerei da bombardamento, carri armati, ecc. tutto infarcito dalle stomachevoli lamentale sui tagli ai bilanci della difesa che avrebbero indebolito le “nostre” forze armate … Nemmeno una parola, neppure un approfondimento, sul dramma della popolazione libica che ormai da anni vive in mezzo ad una guerra civile, voluta e finanziata dalle potenze estere per interessi di egemonia regionale.

Sia ben chiaro: gli approfondimenti seri e documentati sul dramma libico mancano non solo perché in Italia sono ben pochi coloro che hanno la capacità di districarsi nel marasma libico ma anche perché approfondire vorrebbe dire distruggere i conformismi sull’ISIS, sul terrorismo e sui migranti che partono dalle coste libiche per sfuggire alla fame, alla miseria e alle guerra.

Meglio non analizzare le questioni … evitando di svelare verità scomode … meglio, molto meglio e soprattutto molto più facile, rilanciare le sciocche dichiarazioni di politicanti da tre soldi, megafoni di ambienti militaristi e guerrafondai.

Inviato a Senza Soste da Al Varo

21 febbraio 2015

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