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Sbarchi e mazurka. Prima puntata del report a Lampedusa

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lampedusa anna 4Lampedusa è uno degli approdi privilegiati delle rotte dei migranti del nord Africa. Per questo è fondamentale raccogliere "altre voci" sugli arrivi, che possano svelare i meccanismi di esclusione dei migranti da quella che oggi si definisce società globale. I report realizzati lo scorso agosto da Anna G. delle Brigate di Solidarietà Attiva, inviati in questi giorni a Senza Soste,  sono il contributo ideale per intraprendere un percorso di consapevolezza su quello che succede a Lampedusa. Descrizioni, riflessioni e umori, annotati con grande lucidità, che Senza Soste presenterà in quattro puntate, una al giorno, a partire da oggi. (red.)

Sbarchi e mazurka

Lampedusa: 2 - 11 agosto 2011

La prima impressione che ho avuto è stata quella di un’isola divisa a metà.

Migranti, turisti e lampedusani hanno probabilità d’incontrarsi solo in quattro luoghi: al porto al momento dello sbarco, al molo di Cala Pisana al momento dell’imbarco sulle navi che portano al continente, in aeroporto e in ambulatorio. Per il resto la vita quotidiana dei vacanzieri e della popolazione locale si svolge in maniera assolutamente separata e parallela alle vicende che riguardano il trasbordo e la permanenza dei migranti nei due centri.

Nel contempo però le vie, le piazze, i bar, i negozi, le spiagge straboccano di forze dell’ordine: polizia, carabinieri, esercito, guardia di finanza, guardia costiera e via dicendo… Camionette, furgoni, auto blu sono parcheggiate ovunque, percorrono costantemente le vie dell’isola e gli incroci del paese, gli elicotteri solcano ripetutamente i cieli per controllare spostamenti, supervisionare il territorio, anticipare i soccorsi in mare...la mia percezione di Lampedusa comincia ad associarsi in maniera indelebile al rombo dei motori e dei velivoli…un suono di sottofondo che accompagna costantemente la vita dell’isola, qualunque cosa si stia facendo… A fine turno se ne vanno tutti al mare, a passeggio lungo il corso, a sedere nei tavolini dei bar, magari con la famiglia o con le fidanzate, oppure stanno tra di loro…mescolandosi con i lampedusani ed i turisti che fanno il bagno, che vanno in discoteca e che ballano la mazurca in piazza… In fondo anche le varie forze dell’ordine fanno girare l’economia dell’isola e anche se molto probabilmente sono attivi contratti speciali che riducono gli introiti giornalieri degli albergatori, è pur sempre vero che queste soggiornano sull’isola prima, durante e dopo la stagione estiva, consumando in continuazione ed occupando camere da letto. 

Lampedusa mi sembra sempre più un laboratorio sociale, un’isola degli eccessi, in cui convivono paesani, un po’ di turisti, un gran numero di forze dell’ordine alternativamente in divisa o in vesti vacanziere, un ampio mosaico di operatori di associazioni che lavorano nel centro, giornalisti, videomakers e viaggiatori coscienti e curiosi, in cerca d’informazioni ed ansiosi di “avvistare” qualche spostamento dei migranti…la sensazione è che tutti vogliano sapere, tutti si ascoltino, tutti facciano attenzione a ciò che viene detto e che molti si osservino con tacita consapevolezza, portatori di ruoli contrapposti, attori antitetici nel gioco delle parti, sospesi in un’apparente atmosfera turistica…in cui nessuno sembra fidarsi fino in fondo di nessun altro…sembra di vivere in un concentrato di mondo, in cui le classiche dinamiche della società sono state filtrate e poi messe nel vetrino di un microscopio.

La prima impressione sconcertante è che si direbbe che a Lampedusa i migranti non esistono!

Lager e dintorni

La seconda constatazione ancor più sconcertante è che a Lampedusa se non sei ammesso ad entrare nei centri  e non lavori direttamente con i migranti nelle fasi di sbarco ed imbarco risulta che di ciò che accade nell’isola in termini d’immigrazione ne sai meno dei giornali e probabilmente anche meno dei tuoi amici e parenti che da qualunque altra parte d’Italia vedono i telegiornali e ti mandano messaggini di sostegno…di fatto è possibile stare a Lampedusa ed essere immersi in un’assordante ovatta informativa. A Lampedusa sono presenti due centri, il cosiddetto CSPA (Centro di primo soccorso e accoglienza) di Contrada Imbriacola in cui vengono condotte le famiglie e gli uomini adulti, separati da una cancellata, e la ex-base militare Loran in cui sono trattenuti prevalentemente minori non accompagnati e che si trova in una delle punte più marginali dell’isola. Nei centri lavorano numerose associazioni, organizzazioni non governative ed organismi intergovernativi. In particolare Croce Rossa, UNHCR,OIM e Save the Children fanno parte del cosiddetto progetto Presidium finanziato dal Ministero degli Interni, cioè lo stesso che stabilisce le politiche italiane in tema di immigrazione. Accanto a queste vi sono numerose associazioni ed ONG che hanno il permesso di entrare per sviluppare altri progetti non finanziati dal Ministero comunque riguardanti l’ambito dei diritti umani. Inutile e superficiale fare di tutta un’erba un fascio… il reticolato di rapporti tra associazioni non governative ed intergovernative è estremamente complesso, le  simpatie reciproche e le “aree politiche d’appartenenza” sembrano confuse e variabili sul campo rispetto a quelle che caratterizzano le collaborazioni a livello nazionale, le posizioni politiche sono divergenti, così come il significato dato alla propria azione d’intervento all’interno del centro; sostanziale è poi la dipendenza o meno dai finanziamenti governativi e quella dovuta invece al raggiungimento della visibilità necessaria al mantenimento e/o incremento delle donazioni piuttosto che di finanziamenti non governativi, direi che altrettanto determinanti sono le caratteristiche personali ed il ruolo professionale o volontario svolto all’interno dell’organizzazione. Si affiancano quindi persone che quotidianamente scendono in campo per cercare di estendere diritti e chi diviene invece subordinato esecutore delle direttive politiche nazionali.

lampedusa_anna3Sta di fatto che il quadro generale che sono riuscita a ricostruire in questi giorni sembra caratterizzato da una strutturale assenza di coordinamento, di collaborazione reciproca rispetto alle medesime tematiche d’intervento, un’incapacità o impossibilità alla denuncia comune delle condizioni gestionali dei centri, delle discriminazioni etniche e generazionali nei tempi di permanenza  e dell’illegittimità della sostanziale “detenzione” coatta dei migranti….il tutto a fondamentale discapito dei migranti stessi. La regia dei centri è totalmente nelle mani dell'ente gestore, Lampedusa Accoglienza, che gode di uno strapotere inconsueto e poco trasparente. Il rappresentante legale del Consorzio di Cooperative Sociali “Sisifo”, di cui la cooperativa fa parte, tale Cono Galipò, è stato da poco rinviato a giudizio per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per essersi procurato profitti illeciti ritardando la procedura di dimissioni di alcuni migranti dopo il riconoscimento del permesso di soggiorno e continuando quindi ad intascare la quota prevista dal Ministero a favore del consorzio, per una cifra complessiva che si aggira intorno a 670.000 euro più Iva. É difficile descrivere la lunga serie di contraddizioni di cui questa cooperativa si fa portatrice. Comunque è importante sottolineare come l’attività della cooperativa sia assolutamente al ribasso sia per quanto riguarda la qualità dei servizi forniti agli “ospiti” dei centri, sia nei confronti dei propri lavoratori. Il punto come sempre è guadagnarci il più possibile. Emerge un quadro insostenibile della gestione dei centri, caratterizzato da sporcizia, tedio ed abbandono, disattenzione e scortesia del personale, approssimazione delle terapie mediche, insalubrità degli spazi e disorganizzazione generale. Inoltre un dipendente mi ha raccontato di avere da anni un contratto a progetto di durata trimestrale, rinnovato di stagione in stagione, la busta paga varia molto mensilmente a seconda delle ore lavorate e quindi degli ospiti presenti nel centro...ad ogni modo il fatto che la cooperativa sia fonte di occupazione e di reddito per molti lampedusani costituisce un fattore molto delicato da considerare ed approfondire nella valutazione delle dinamiche di accettazione e giustificazione della presenza dei centri sul territorio locale.

Per maggiori informazioni leggi report, articolo e indagine su Lampdusa Accoglienza:

http://arcinumeroverderifugiati.blogspot.com/2011/08/nuovo-report-delloperatrici-arci-da.html

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2011/07/rifugiati-dimenticanza-illegittima.html#mce_temp_url#

http://www.controinformazione.org/2011/08/segregazione-lampedusa-lo-scandalo-%E2%80%9Caccoglienza%E2%80%9D/

Oltre La Repubblica

Martedì 2 agosto:

Durante la serata sbarcano più o meno 300 migranti provenienti dalla Libia, di cui secondo LaRepubblica  50 donne e 4 bambini.

Mercoledì 3:

Pressoché 70 tunisini vengono trasferiti, in aereo, verso alcuni CIE. Non sono in grado di riportare con certezza tutte le differenti destinazioni, tra cui Roma, Torino, Trapani. In giornata si verificano altri 2 sbarchi per un totale di circa 300 persone. Pare che il numero complessivo d’immigrati presenti sull'isola si aggiri intorno ai 1200.

Giovedì 4:

Vengono imbarcate sulla Moby, imbarcazione fornita regolarmente dall’impresa privata, più o meno 900 persone, quasi tutte di origine subsahariana, per essere trasferite in varie località italiane tramite un lungo viaggio che durerà alcuni giorni, tendenzialmente seguendo il circuito Cagliari, Genova, Civitavecchia e ritorno in Sicilia. Sostanzialmente vengono svuotati i due centri ad eccezione di alcuni maghrebini, sia adulti che minori; in particolare pare che alcuni minori siano trattenuti nel centro da almeno metà luglio, nonostante lo stesso testo del capitolato d’appalto preveda che nei CSPA gl’immigrati vengano trattenuti indicativamente per 24/48 ore. In serata arrivano più o meno 300 superstiti dell’imbarcazione rimasta ferma per due giorni a 90 miglia da Lampedusa, i passeggeri raccontano della morte per fame e per sete di almeno 100 persone, i cui cadaveri sarebbero stati buttati in mare, sono tutti in cattive condizioni, disidratati e con problemi alle gambe, alcuni casi più gravi vengono ricoverati all’ambulatorio di Lampedusa e poi trasferiti in ospedale a Palermo. Pare che sia stata richiesta l’apertura di un’indagine, relativamente al rifiuto di portare soccorsi alla barca in avaria da parte di una nave della NATO già presente in acque libiche.

Venerdì 5:

Passa rapidamente Bersani a buttare un occhio al centro svuotato e pulito (appositamente?)  il giorno precedente…si tratta ad ogni modo di una visita superficiale e di portata irrilevante a livello di politica sia nazionale che locale.

Sabato 6:

All’alba arriva una barca che pare abbia percorso rapidamente la traversata per cui le testimonianze raccolte descrivono passeggeri apparentemente giunti in buona salute.

Lunedì 8:

Vengono imbarcati più o meno 400 subsahariani, quasi tutti i reduci dell’ultimo drammatico sbarco. Questa volta è la Grimaldi Lines a trasferire i migranti in Puglia, a Manduria; compagnia privata che insieme alla Moby sottrae dalle casse pubbliche indicativamente dai 140 mila euro in su per ogni viaggio intrapreso (in questi ultimi mesi avvenuti almeno 2 volte a settimana). Restano a terra pressoché  700 migranti, molti d’origine nordafricana e soprattutto minori.

Giovedì 11:

Indicativamente una trentina di minori vengono imbarcati nell’aliscafo che conduce regolarmente i turisti da Lampedusa a Porto Empedocle. Parlando con alcune amiche che casualmente si trovano sullo stesso mezzo di trasporto vengo a scoprire che i ragazzi vengono trattenuti in un locale separato dagli altri turisti e presidiato dalle forze dell’ordine… Al di là dei numeri, quel che vale la pena sottolineare è come in questo periodo stiano arrivando sulle coste lampedusane soprattutto giovani subsahariani, provenienti dalla Libia, fuggiti dalla guerra, non so se tra di essi vi sia anche qualcuno obbligato coattamente a partire, in ogni caso moltissimi minori non accompagnati, poche donne ed alcune famiglie. Anche i tunisini continuano ad arrivare, anche se in numero molto inferiore, nonostante il pattugliamento delle coste tunisine e l’attuazione dei rimpatri. C’è una netta differenza nella gestione dei trasferimenti dall’isola: i subsahariani vengono portati regolarmente, a giorni alterni, in altre località italiane per essere accolti ed inseriti in case famiglie se minori soli o nei CARA per seguire le varie tappe del sistema di protezione per richiedenti asilo; i nordafricani e più specificamente i tunisini vengono invece portati nei CIE per poi essere rimpatriati o rilasciati sostanzialmente come clandestini dopo aver passato mesi (ormai fino ad un massimo di 18 mesi!) tra mura, filo spinato, umiliazioni e violazioni. I migranti vengono trattenuti illegittimamente nei due centri, 24 ore su 24, circondati da vari strati di filo spinato e di camionette, per un periodo sistematicamente superiore alle 48 ore. Così non dovrebbe essere visto che trattandosi di CPSA formalmente i migranti dovrebbero ripartire rapidamente ed essere liberi di entrare ed uscire dalle due sedi. Nella testa conservo le immagini indelebili, rubate attraverso gli strati di rete metallica, di ragazzini seduti in gruppetto, di giovani uomini in piedi da soli e con le braccia conserte sul petto, abbandonati all’immobilismo di una detenzione ingiustificata ed incomprensibile, di un assistenzialismo paternalista e vegetativo. Mi sono sentita un’impotente testimone di malcelati lager moderni…ripenso alle lezioni di storia dietro ai banchi di scuola, alle testimonianze di una disumanità umana e mi torna in mente sempre la stessa domanda…ma come è stato possibile che succedesse davvero?...adesso purtroppo comincio a capirlo davvero…

Imbarchi e baracconi...sacchetti blu come valigie di cartone

 La prima volta che sono andata al molo di cala pisana a vedere gl’imbarchi sono riuscita a dare un significato al progetto di monitoraggio. Gli ho visti passare, giovani e giovanissimi, con facce vere, procedere nell’imbarco con in mano  sacchetti tutti uguali di plastica azzurra e quando qualcuno sorridente salutava dai pullman i turisti ed i giornalisti curiosi appollaiati sulle rocce mi sono chiesta quanto fosse labile il confine tra un sincero gesto di accoglienza ed un’imbarazzata menzogna: dopo le traversate del deserto, la fuga dalle guerre e dalla povertà, le notti in balia del mare, i giorni passati a lottare per la sopravvivenza o per realizzare un sogno di libertà, la vera meta finale deve essere sembrata vicina, la terra, l’Europa…ed io che li guardo e rispondo incerta ai saluti pensando ai gironi successivi, ai CARA, ai CIE, ai limiti concreti dell’asilo…non riesco a mentire fino in fondo, ma non riesco a guardarli senza rispondere ai loro sforzi ed ai loro sogni almeno accennando un imbarazzato sorriso. Comincio a sentirmi sempre di più parte di uno spettacolo perverso e quando mi ritrovo ad osservarli durante l’imbarco, durante lo sbarco, durante i trasferimenti in pullman e mi vedo circondata di telecamere, macchine fotografiche, occhi ed orecchi pronti a carpire un’informazione in più, obiettivi orientati alla ricerca dello scoop, progetti documentaristici pressoché tutti uguali…mi pare di essere allo zoo, dove ciò che conta non è la storia di persone vere, bensì l’immagine rubata che ogni spettatore riesce a collezionare per realizzare il proprio progetto, per fare il proprio lavoro o semplicemente per poter dire “c’ero anch’io e li ho visti”. Sento sempre meno la voglia di esserci eppure non riesco a smettere di correre a cercarli, di sapere…vado in ambulatorio a cercare informazioni e continuo ad incontrare occhi sbarrati in mondi parelleli di memorie e vissuti inimmaginabili, distanti dal circostante disordine di piccoli gesti solidali, di scortesie ed incompetenze, di interessi vari e sospetti reciproci. Talvolta mi sento sovrastata dalla sensazione che in fondo la sorte dei migranti sia un perno microscopico intorno ai quali ruota un reticolato infinito ed intricato d’interessi politici ed economici…

Anna G.

6 settembre 2011


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