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Ap…profitti ospedalieri: danni, costi e storture del project financing

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Pubblichiamo l'articolo di apertura del Senza Soste cartaceo n.117 attualmente in distribuzione. Lo facciamo a seguito delle polemiche riapertesi sulla questione nuovo ospedale, project financing e corruzione in seguito all'arresto di Saverio Guerrato, imprenditore edile a capo dell'azienda che avrebbe vinto la preselezione per la costruzione del nuovo ospedale di Livorno. Come abbiamo detto più volte, noi non facciamo cronaca e non partiamo dalla cronaca per spiegare i sistemi e le scelte politiche. Certo, le grandi opere in Italia sono sempre state sinonimo di corruzione e criminalità organizzata, basta vedere il Tav ad esempio, ma un'opera deve essere innazitutto combattuta o sostenuta per la propria utilità/inutilità pubblica, la propria convenienza/non convenienza nel rapprto fra costi e benefici e per il proprio impatto su salute e ambiente. Proprio per questo nel giorno delle polemiche sulla corruzione legata al nuovo ospedale, noi rilanciamo con questo articolo che Daniele Rovai, autore nel 2013 del libro-inchiesta “La nuova sanità toscana – I 4 nuovi ospedali toscani e la legge truffa del project financing" che ci racconta di tutti i danni, i cambiamenti, i costi e le storture che gli ospedali toscani in project financing hanno portato. Buona lettura. redazione, 5 agosto 2016

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Ap…profitti ospedalieri

La Regione Toscana continua a spingere per la costruzione di un nuovo ospedale a Livorno e nega i finanziamenti per la ristrutturazione di quello di viale Alfieri. Ma nei nuovi ospedali costruiti con il project financing non tutto sembra andare per il verso giusto: come a Lucca, dove vengono pagati al concessionario 72.000 pasti all’anno a fronte dei 49.700 necessari

salute euroNel 2003 la Regione Toscana decide di realizzare 4 nuovi ospedali. Da qualche anno, partendo da uno studio dell’oncologo Umberto Veronesi (nel 2000 ministro della Salute), l’idea del sistema di accoglienza ospedaliera è radicalmente cambiata. Fine dell’ospedale come unico momento di cura (sia che si tratti di un mal di pancia o di un’operazione al cuore), valorizzazione del territorio con strutture alternative che si occupino delle malattie croniche e realizzazione di strutture ospedaliere che trattano solo le patologie acute e non croniche, ospedali all’avanguardia tecnologica dove si sta il tempo necessario per risolvere il problema, per poi essere trasferiti per la convalescenza su strutture periferiche.

Ospedali per acuti, questa la loro definizione. Fine dei reparti come li conosciamo, fine del primario che controlla il suo reparto. Adesso ci sono i settings e un tutor si prende cura del paziente, chiamando il consulente (dottore, primario) più adatto a fornire una diagnosi. Infermieri con maggiori responsabilità ed esperti in più discipline. Fine della specializzazione. Sale operatorie multifunzionali dove operare. Intorno all’ospedale, nel territorio, strutture per la cura e la prevenzione, le cosiddette Cds (Case Della Salute) e strutture per la lungodegenza. Una rivoluzione copernicana, per capirci. Oggi che gli ospedali sono stati costruiti e sono entrati in funzione ormai da due anni, non è ancora andata a regime né la sanità del III millennio concepita dalla mente del professor Veronesi, né tanto meno la riforma sanitaria voluta nel 2005 dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che prevedeva lo sviluppo della sanità sul territorio per dare un senso alla costruzione dei nuovi ospedali. Al contrario sono aumentati i problemi.

Nuovi ospedali con meno posti letto. Totale mancanza delle strutture territoriali, con conseguente ingolfamento dei Pronto Soccorso, con pazienti che stazionano sulle barelle per giorni, oppure pazienti sistemati nei letti di chirurgia per la mancanza di posti letto in medicina, con conseguente rinvio di operazioni. Quindi lunghe liste di attesa per esami ed interventi, sebbene nei nuovi ospedali ci siano ben 14 sale operatorie.

Il caos ed un emergenza continua. Di innovativo ci sono stati tagli al personale, blocco del turn over e tagli dei servizi territoriali con chiusure e accorpamenti dei distretti.

Il progetto dei 4 nuovi ospedali, cantierizzato nel 2010 e concluso a fine 2015 con l’apertura del nosocomio di Massa e Carrara (il primo ad aprire a luglio 2013 è stato quello di Pistoia, seguito a settembre 2013 da quello di Prato e a metà 2015 da quello di Lucca), è stato realizzato usando la finanza di progetto. Si tratta di una tipologia di contratto che prevede la completa gestione dell’opera, dal progetto iniziale, alla costruzione, alla gestione, da parte di un costruttore privato denominato concessionario. Nel codice degli appalti pubblici, la cosiddetta Legge Merloni, il concessionario realizza l’opera finanziandola interamente. Il concedente, la pubblica amministrazione, in cambio concede al costruttore di gestire per un determinato periodo di tempo (massimo 20 anni) la struttura cosi da ottenere un ricavo. È chiaro che con la concessione si possono costruire infrastrutture che producono reddito (parcheggi, teatri, ponti, ecc.), le cosiddette opere calde. Grazie all’introduzione nel codice degli appalti pubblici della formula della Finanza di Progetto come variante della Concessione, il costruttore-concessionario ha delle facilitazioni. Deve finanziare l’opera in parte anche se gestirà tutto il progetto. Potrà scegliere direttamente le ditte con cui collaborare alla costruzione dell’infrastruttura. Deve farsi prestare i soldi per finanziare l’opera da una banca che non potrà, però, rifarsi sui beni del costruttore nel caso il costruttore non sia in grado di rendere il prestito.

Si può costruire in Finanza di Progetto anche opere che non generano reddito, dette opere fredde, come una scuola, un ospedale, utilizzando comunque la formula della Concessione. Sarà cura della pubblica amministrazione (nel caso dei 4 ospedali le 4 Asl di riferimento) stipulare un contratto dove, a fronte di un canone annuo riconosciuto al concessionario, questi fornisce tutti i servizi che servono a tener aperta e mandare avanti la struttura, così da rientrare del finanziamento. Nel caso dei 4 ospedali il concessionario fornisce i servizi di mensa, lavanderia, portierato, Cup, pulizia, manutenzione, per fare degli esempi. Inoltre gli è stato permesso di poter usufruire di alcuni spazi dei nuovi ospedali per realizzare strutture commerciali, ovvero non solo bar ed edicole, ma anche pizzerie al taglio, parrucchieri, parafarmacie, sportelli bancari. Ambienti commerciali da cui generare ulteriore reddito.

Il costo di costruzione dei 4 nuovi ospedali è stato di circa 270 milioni, che sono arrivati a 534 milioni di euro con gli arredamenti e l’acquisto di nuove attrezzature. Il contributo del pubblico è stato di circa 397 milioni, mentre il contributo del costruttore di circa 85 milioni. La gara licenziata dalla Regione Toscana nel 2003 prevedeva un esborso del costruttore del 25% del costo di costruzione. Il contratto per la gestione dei servizi non sanitari per i 4 nuovi ospedali, calcolato nel 2007 in circa 54 milioni di euro annui per 19 anni, porterà nelle casse del concessionario circa 1 miliardo e 140 milioni di euro.

Oggi si può affermare che la gestione dei servizi sanitari di questi nuovi ospedali costa di più che in quelli ormai chiusi. Dai dati licenziati dalle Asl di riferimento si certifica come siano aumentati i costi di manutenzione (+ 26%), la manutenzione degli impianti tecnologici (+55%), la gestione delle pulizie (+9%) e come ci siano dei costi nuovi, come il trasporto automatizzato (422.000 euro l’anno) o la sterilizzazione dei ferri chirurgici che è passata dai 100.000 euro della gestione interna al 1.000.000 di euro con l’esternalizzazione del servizio. Clamoroso cosa scrive l’Asl di Lucca riguardo ai pasti per il personale. Il business plan del costruttore ha previsto per quell’ospedale la produzione di 72.000 pasti all’anno. Peccato che i pasti necessari siano soltanto 49.700, come scrive la Asl, e che quindi se tale differenza negativa sarà mantenuta si renderà necessario trovare il modo di utilizzare i pasti in eccedenza, considerato il fatto che comunque il numero minimo di 72.000 dovrà essere pagato.

Degno di nota riportare cosa ha scritto il Sole 24 Ore ad aprile 2014 riguardo alla costruzione in Finanza di Progetto di alcuni ospedali costruiti in Veneto. Si prende l’esempio del nuovo ospedale di Santorso nell’Alto Vicentino. Grazie alla documentazione raccolta da un’associazione di abitanti di Schio è dimostrato come al concessionario, Summano Sanità, siano stati riconosciuti per 24 anni interessi tra il 19 ed il 20% per il canone di disponibilità del nuovo ospedale, la gestione degli spazi pubblicitari e i parcheggi. E addirittura del 22% per il noleggio di attrezzature sanitarie. In pratica il concessionario ha praticato prezzi fuori mercato producendo una gestione che assicura introiti garantiti con guadagni importanti. Un sistema sanitario che non funziona. Ospedali più piccoli ma che di gestione costano più di quelli vecchi.

Li avranno almeno costruiti bene? Non sembrerebbe. A metà 2014 - sono gia operativi i nosocomi di Pistoia e Prato - un solerte funzionario della Asl di Lucca licenzia una delibera dove si chiede l’intervento di un azienda specializzata nel collaudo di strutture ospedaliere, la H.C. Consulting. Il motivo è che essendo i 4 nuovi ospedali identici, il funzionario vuole essere sicuro di non ritrovarsi con i problemi dei due già aperti. La delibera finisce nelle mani di un consigliere comunale che la rende pubblica. Si scopre così che sia a Pistoia che a Prato si sono riscontrati: 1) non conformità delle pressioni aeree nei locali di isolamento del reparto di malattie infettive sia per l’assenza di tenuta delle porte delle zone filtro sia per la carente sigillatura delle pareti divisorie tra le stanze di degenza; 2) criticità di tenuta delle zone filtro anche nelle stanze di degenza destinate all’isolamento respiratorio dei pazienti in reparti diversi dalle malattie infettive (rianimazione, pediatria, ostetricia, terapia intensiva neonatale); 3) riscontro di impropria immissione di aria esterna non proveniente dall’impianto di ventilazione specifico nelle sale operatorie, con conseguente contaminazione particellare; 4) riscontro di malfunzionamento dei sensori di rilevamento delle pressioni aeree nelle sale operatorie; 5) riscontro di non rispondenza ai requisiti di legge dell’acqua destinata al consumo umano distribuita dalla rete idrica ospedaliera.

Con l’apertura a inizio 2015 del quarto ospedale, quello di Massa e Carrara, il progetto è completo. In quasi due anni di esercizio di quelli di Prato, Pistoia e Lucca, ci sono stati problemi su problemi. Da piccole cose, come la spesa di 30.000 euro a Pistoia per l’installazione di 4 lame d’aria all’ingresso principale perché il sistema di entrata-uscita a doppie porte non funzionava, alla constatazione che l’eliporto del nuovo ospedale di Lucca non è funzionale, causa la vicinanza con alcune abitazioni che vedrebbero volar via il tetto delle loro case dalle turbolenza provocate dalle pale dell’elicottero Pegaso.

Daniele Rovai

articolo tratto da Senza Soste cartaceo n.117

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