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Bestiario. La sovranità scippata al popolo tra referendum, guerra in Libia e nuova legge elettorale

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bestiario1Due cose mi sorprendono: l'intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini. (Tristan Bernard)

Sbaglia chi crede che le cosmicomiche dichiarazioni di Berlusconi dedicate al referendum sul nucleare siano frutto delle pensate di un battitore libero, per quanto potente, che cerca in qualche modo di uscire dall'angolo. Nella stessa giornata che segna un giorno storico per la democrazia italiana, con un premier che dice pubblicamente che il referendum va evitato perchè il giudizio popolare (quindi sovrano) è negativo, si è detto di più e nel suo genere di meglio. Nel cortese recinto di Sky economia, un ottimo osservatorio per capire il mainstream, commentando Berlusconi si è affermato esplicitamente che il popolo non deve decidere su questi (ed altri) temi. Così si finisce per affermare semplicemente quello che ogni manager sostiene: non si possono avviare società e cantieri quando c'è la volontà popolare di mezzo. Quindi, togliamo la volontà popolare.
Ma se, in caso di nucleare, il popolo non può decidere il parlamento non può votare in caso di guerra. E siccome è pubblico che la maggioranza esprime posizioni diverse sulla Libia, il principale partito d'opposizione si adopera perché questa spaccatura non maturi in parlamento. Perché il presidente della repubblica, che da quel partito proviene, ha parlato di bombardamenti come "naturale evoluzione" della mozione Onu. E sul solare sentiero dello sviluppo della natura non si possono mettere gli incidenti parlamentari. E qui una breve riflessione. A lungo si è parlato del caso italiano come di una malattia populista. Eppure qui il populismo, a parte la Lega, lo rifuggono tutti. Niente referendum, nessun voto del parlamento che è espressione della sovranità popolare.
Ma c'è anche un non detto che sta emergendo in queste ore che aiuterebbe a capire la volontà del Pd di non mettere in difficoltà la maggioranza sulla Libia. Qualcosa di più mondano e ristretto dei mitici "impegni internazionali", per dire come Napolitano chiama i bombardamenti della Libia e l'occupazione coloniale dell'Afghanistan.
Il senatore Quagliariello, non proprio una figura secondaria nel Pdl, infatti presenterà a breve una nuova legge elettorale: "Riforma per far vivere il bipolarismo, ecco la ghigliottina per Fini".

Legge che, secondo diversi calcoli fatti sul calendario parlamentare, dovrebbe essere approvata per settembre-ottobre. In poche parole, la legge Quagliariello, al contrario dell'attuale, introdurrebbe un premio di maggioranza anche al Senato. L'attuale differenza tra legge elettorale alla Camera, che prevede il premio, e al Senato, che non lo prevede, è la condizione di esistenza di un terzo polo.
Il quale esplicitamente teorizza, una volta arrivati alle elezioni, di allearsi con chi vince alla Camera aiutandolo ad ottenere una maggioranza al senato (che, con l'attuale legge, è praticamente impossibile da ottenersi con tre schieramenti di cui uno almeno al 10 per cento).
Non c'è dubbio che, urla della propaganda a parte, questa legge se vedesse la luce sarebbe di utilità anche per il Pd. Esaurirebbe il margine di manovra del terzo polo. Che finirebbe per dover scegliere tra uno schieramento e l'altro e, forse, anche per scindersi. Non a caso in queste settimane sono partite manovre diplomatiche, vedi la recente intervista di Saverio Romano a Repubblica, che prefigurano già i candidati premier per le prossime elezioni. Alfano per il centrodestra e Renzi per il centrosinistra, così recita Romano. Al di là dei nomi, che in Italia ballano come in nessun altro paese, in questo contesto è chiara l'intenzione diplomatica. Tentare di offrire da destra una sponda al Pd, sulla nuova legge elettorale, nel comune interesse di rafforzare un dispositivo bipartisan di potere.
La guerra è un ottimo banco di prova per questo lavoro diplomatico. Non permette di fare cadere governi e rafforza le intese tra gruppi parlamentari di diversa sensibilità. Poi, tra qualche settimana ci saranno le richieste di Tremonti (che Bersani vedeva pubblicamente presidente del consiglio) sulle manovre di bilancio. Certo, il lavoro da fare è molto, il terreno politico esplosivo. Improvvisamente, tra processi, veti incrociati e crisi di ogni genere, può accadere qualsiasi cosa che impedisce la nascita di una legge Quagliariello. Ma le condizioni per la nascita di un nuovo mostro del bestiario italiano ci sono. Anche perchè la proposta di legge Quagliariello prevede un'elezione di deputati e senatori su liste completamente blindate e decise dalle segreterie (a differenza di oggi dove la blindatura è alla camera). Così ci si solleva dall'incombenza di far scegliere il popolo e, in seconda battuta, anche dal parlamento. Visto che sia la Camera che il Senato sarebbero interamente determinate dalla nomina, a monte, di ristretti comitati di interesse.
Così scorrono le storie nella primavera 2011, in questo paese. E se questa finirà presto non dubitate. Il bestiario italiano è fecondo di narrazioni.

ps. Anche nelle situazioni di farsa conclamata, la tragedia ha un suo peso storico. E' così la guerra di Libia ci farà capire l'evoluzione del sistema politico italiano. Ecco le dichiarazioni di Bersani al Corriere della Sera sulle divisioni nel centrodestra sulla questione libica.

http://www.corriere.it/politica/11_aprile_27/bersani-maggioranza_4c34161e-70a3-11e0-8d74-1cfa48373a9c.shtml

Non c'è richiesta esplicita di dimissioni per un governo che, parole di Bersani, non ha maggioranza. Per adesso il PD prova a replicare, a parti invertite, l'intesa tra centrodestra e centrosinistra che in materia di politica estera ha tenuto in piedi i governi Prodi e D'Alema sulla vicenda albanese e quella jugoslava. Domani, si vedrà. Di sicuro dal sentieri libico passano molte risposte agli interrogativi sulle prossime svolte a destra del sistema politico italiano.

(red.) 27 aprile 2011


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