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Fenomenologia di Maria Elena Boschi

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boschiA cinquantacinque anni dalla celebre Fenomenologia di Mike Bongiorno di Umberto Eco, maturano i tempi per una Fenomenologia di Maria Elena Boschi. Magari in modo che non venga accolta come l’originale: come una sorta di pietra miliare dell’accusa di arroganza intellettuale contro il sapere comune. Del resto l’accusa di arroganza, oggetto contundente usato alla meglio nei confronti della critica, è l’ultima arma di chi vuol sottrarsi all’analisi dei propri comportamenti. Questa accusa è stata infatti rispolverata da Matteo Renzi, il mentore politico del ministro Boschi, nei confronti di tutto il sapere giuridico che ha messo a critica la sua riforma costituzionale low cost–low concept. Infatti, si sa, Renzi ama sfuggire ai giudizi articolati. L’epiteto di “parrucconi”, verso i giuscostituzionalisti, che tra l’altro credevamo scomparso dalla fine degli anni ’60, se può essere quindi usato da Renzi figuriamoci dalla ministro Boschi. Il punto è che la ministro Maria Elena, oltre a promuovere le “riforme”, si adatta già benissimo ad una delle considerazioni che Eco faceva sulla tv dei primi quiz e che torna comoda anche nella politica: siamo in una situzione in cui è l’annunciatrice la vera star piuttosto che la persona annunciata o lo spettacolo stesso. Ci si faccia, infatti, caso: grazie ad una comunicazione a reti unificate, che insiste sul primato della comunicazione di governo, lo spettacolo è Boschi che annuncia una polemica, un personaggio, un passaggio parlamentare. Non vi è mai un rapporto rovesciato.

Certo si dirà: il processo dove oggetto e contenuto scompaiono in tv, a favore del primato dell’annunciatrice è patriarcale, prepolitico e prefemminista prima, con Mike Bongiorno, e patriarcale, postpolitco e postfemminista poi con Berlusconi (un tempo socio di Mike Bongiorno, tra l’altro). Renzi e il suo casting semmai vengono dopo. Non è propriamente così. Nella Boschi, come in tutto il renzismo, scompaiono i tratti sovraordinari dei personaggi televisivi. Vince, come nella Fenomenologia di Mike Bongiorno, l’ordinario ed è quello che fa spettacolo. L’ordinario di una Italia graziosa, ordinata, sveglia e compita che la Boschi interpreta come annunciatrice, quindi personaggio tra i principali, del renzismo (malattia senile, e provinciale, del liberalismo ma qui si andrebbe lontani). Il confronto tra la Boschi e la Carfagna, sul ruolo di annuciatrice protagonista dello spettacolo del politico, è infatti pienamente della prima, mentre alla seconda tocca solo quello del modello tutto da sgrezzare. Alla sua nomina da ministro Mara Carfagna aveva tutto un passato da arrivista della politica il cui percorso, dalla lap-dance ai vertici di Forza Italia, ne impediva l’identificazione come beata angelica dei percorsi istituzionali. Identificazione invece pienamente riuscita con la Boschi la quale non è però beata angelica perché santa ma perché graziosa, ordinata, sveglia e compita. Un modello, prefemminista e da epoca Mike, che ha ancora efficacia comunicativa, presa popolare –presso l’elettorato anziano e chi giovane si rispecchia, oggi, in questa tipologia- che rende possibile il pieno funzionamento di Maria Elena Boschi nel personaggio (sovrano) dell’annunciatrice.

Maria Elena Boschi, come il Mike Bongiorno di Eco, accetta tutti i miti della società e tutte le convenzioni sociali. Rispetta tutti per poter parlare con una semplicità che non deve apparire banalità. Ma come un qualcosa che sta al di sopra delle parti, con serenità olimpica e sovrana. Ed è a quel punto che tutta la banalità del linguaggio della Boschi –sempre educato, rispettoso e civile- rivela la sua forza velenosa. Quella che le permette di emettere sentenze, cortesi quanto condensate al curaro, contro gli avversari politici. Cuperlo? Ha il diritto di fare quello che vuole (cortesia) ma sta votando come Casa Pound (curaro). Le riforme? Le abbiamo discusse tutti assieme (cortesia) e adesso chi è contrario blocca il paese (curaro). Il sindaco di Livorno? Ha il diritto di comportarsi come vuole (cortesia) ma se fosse stato un sindaco Pd i 5 stelle per lui avrebbero chiesto le dimissioni (curaro). Le nuove leggi sulle intercettazioni? Nessuno vuole bloccare la magistratura (cortesia) ma servono leggi migliori (curaro, del genere sottile). Si potrebbe proseguire fino all’infinito, o partire dal giorno della nomina della Boschi, o mettere in campo le categorie della retorica per analizzare meglio le modalità di argomentazione del ministro delle riforme. E’ forse però meglio ricordare che, in questo modo di argomentare, la Boschi è degna figlia di un bancario: svolge una serie di partite doppie (mettendo sempre in ogni precisa voce quanto dovuto) per saldare sempre positivamente il bilancio a proprio favore. Il saldo consiste nelle quote di veleno da distribuire agli avversari, spettacolarizzate dai media, che la esaltano nel ruolo di annunciatrice. Certo, per i risparmiatori di Banca Etruria non c’è stata nè cortesia nè curaro, solo indifferenza, solo la difesa del padre ma, si sa, anche le annunciatrici hanno una famiglia. E’ un tratto che completa la loro umanità tricolore e popolare.

Corradino Mineo, senatore fuoriuscito dal Pd, al momento di staccarsi dal partito disse, alludendo ai rapporti tra Boschi e Renzi nel consiglio dei ministri: “so quanto Renzi è subalterno a una donna bella e decisa”. Se questa fonte venisse confermata l’anima politica del renzismo reale si rivelerebbe per come é: una forma dello spettacolo la cui centralità è tutta schiacciata sull’annunciatrice. Per mettere in secondo piano le banalità che dice (e gli orrori di una società italiana alla paralisi). Del resto come per Mike il vero successo dei quiz è stato l’uso disinvolto e cortese delle banalità, per la Boschi questo genere di successo traghetta in politica. Con l’aggiunta di quelle dosi di veleno usate da chi sa che la politica spettacolo è solo un gioco di trame di corte compiuto con altri mezzi. Quelli della diretta.

redazione, 11 maggio 2016

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