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Prostituzione minorile, Berlusconi rischia di essere incastrato da una legge del suo governo

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berlusconi_con_bigliettoTra i tanti miti metropolitani che stanno correndo in queste ore, c'è quello che vuole Berlusconi incastrato come Al Capone. Non quindi per i reati principali, originati dal suo comportamento, ma per quelli accessori.
Rispetto a questo schema siamo di fronte ad una novità: se il caso Ruby si rivelerà fatale per Berlusconi sarà a causa di una legge votata, e voluta, nel 2006 proprio dal centrodestra. Si tratta di uno di quei pacchetti di provedimenti votati in fretta in quel periodo proprio nell'imminenza della campagna elettorale dell'aprile del 2006.
Era uno di quei periodi in cui, nel centrodestra, si spingeva sull'inasprimento delle pene in materia di prostituzione per intercettare i voti sulla "sicurezza" e sul "decoro urbano". L'Espresso riassume efficamente la nascita delle attuali disposizioni in materia.

"Berlusconi non è indagato né per “sfruttamento” né per “favoreggiamento” della prostituzione minorile come scrivono in molti. Il reato ipotizzato è molto più semplice e consiste nell’avere rapporti sessuali a pagamento, anche consensuali, con una persona tra i 14 e i 18 anni.

E’ la legge numero 38 del 2006:

«Chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164».

Si tratta di una norma approvata dalla maggioranza di governo dell’epoca, cioè da Berlusconi e dal suo partito.

E nella discussione in Parlamento, il 3 maggio 2005, l’allora ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo disse:

«Particolarmente significativo è l’articolo 1 del disegno di legge, che modifica il comma 2 dell’articolo 600-bis del codice penale, prevedendo l’incriminazione di colui che compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni in cambio di danaro o di altra utilità economica. Si tratta di una disposizione contenuta originariamente in un altro disegno di legge governativo, quello contenente misure contro la prostituzione, che ha costituito oggetto di un emendamento governativo al presente provvedimento». "

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/01/15/silvio-incastrato-dalla-prestigiacomo/

Repubblica ha quindi ipotizzato che in caso di condanna, anche per un limitato periodo di detenzione, proprio questo dispositivo di legge non preveda misure alternative alla carcerazione. Berlusconi, come si legge da questo articolo, può quindi finire in carcere grazie ad una legge di un suo governo.

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/16/news/quelle_telefonate_di_ruby_ha_fatto_sesso_con_il_premier-11279642/

A differenza di Al Capone, Berlusconi rischia quindi di essersi costruito da solo l'impianto normativo che può risultargli fatale. E così al presidente del Consiglio è arrivato un decreto di perquisizione per un «Un numero rilevante di giovani donne che si sono prostituite con Silvio Berlusconi, presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivi di denaro da parte di quest’ultimo» (fonte http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=35666&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=). Non c'è solo la vicenda Ruby, come si capisce, ma un flusso di prostituzione minorile che converge verso Arcore.

Si può, e si deve, discutere di tante cose che riguardano questi fatti. E' molto importante, ad esempio, capire che razza di paese sia quello che ha un presidente del consiglio che esprime simili pratiche di mercificazione. E se questi comportamenti rappresentano l'eccezione nel comportamento delle élite di potere o la norma. Ma lo stesso Berlusconi che, da bravo alleato dei leghisti, non vuole intrommissioni in quanto accade a casa sua deve ricordarsi un fatto. Che è proprio il Berlusconi alleato dei leghisti che ha fatto votare la norma che può fargli fare la fine di Al Capone.

(red) 16 gennaio 2010

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