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Testimonianze dalla Leopolda: "Una sfilata di rampolli"

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leopoldaC’è un nodo da sciogliere sulle giornate della Leopolda, ovvero chi ha partecipato alla kermesse renziana, su cosa ha discusso e perché. Analizzando questo si riesce meglio a comprendere anche il perchè dell’infame e anticostituzionale attacco al diritto di sciopero che il finanziere Davide Serra ha fatto dal palco fiorentino, tra l'altro con argomentazioni di un livello politico bassissimo e denotando di non conoscere nemmeno quali sono le norme che lo disciplinano.

I tavoli di lavoro della Leopolda sono stati fatti passare come discussioni sui problemi dell’Italia, e detto così potrebbe essere considerata una buona operazione: diritti civili, made in Italy, nuove tecnologie, aiuto alle piccole aziende. Girando, però, tra quei tavoli tondi pieni di gente poi ti assale un dubbio: chi sono queste persone che discutono? La domanda non è banale perché dal palco si continua a ripetere che le discussioni in atto vengono dal “basso” e sopratutto che verranno portate direttamente al tavolo di discussione del governo.
C’è il giovanissimo renziano indottrinato alla perfezione che come prima proposta ti pone l’innovativo modello della sinistra alla Blair, che risale a quasi 17 anni fa, ma sull’ignoranza si passa avanti, non ci si può fare nulla. Tra giacche in lino, vestitini e borse fashion da 600 euro, tablet, selfie e giornalisti alla caccia di membri del governo da intervistare, cerchi di identificare qualcuno rappresentativo della società reale, chi ogni giorno vive sulla propria pelle i drammi di un capitalismo finanziario senza regole, di imprenditori senza scrupoli e di un'europa di banchieri e burocrati ottusi. Cerchi l’operaio in cassa integrazione dell’azienda che ha chiuso i battenti o che ha delocalizzato, cerchi l’operatore del call center, il facchino delle coop rosse in subappalto, il giovane laureato bloccato dalle caste, l’esodato di 55 anni o il disoccupato di lunga durata che ha perso le speranze. Niente di tutto questo, nessun rappresentate della società reale che vive e soffre ogni giorno i drammi di questa crisi e le storture di questo paese di cricche e caste.
Trovi invece l’imprenditore “illuminato” grazie alla azienda di famiglia che ha ereditato senza che spendesse una sola goccia di sudore, trovi manager di multinazionali (Prada, Luxottica, Eataly), trovi la rampolla della famiglia bene in abito chic che si sta laureando in economia e che ti racconta, con fare forbito e buona dialettica, come l’art. 18 non serva più, come il lavoro sia cambiato e come le piazze di questi giorni siano legittime ma espressione di istanze vecchie.

Certo per salvare il salvabile di un partito (veramente?) diviso, nessuno apertamente critica la piazza della CGIL (di cui abbiamo parlato qui) anzi, tutti a descrivere la bellezza di quella piazza, la sua legittimità, i suoi numeri ed il fatto che sia opportuno che voci diverse stimolino il dibattito politico. Ma la realtà è un’altra. Non esiste differenza sostanziale tra una vecchia kermesse berlusconiana e quella renziana (forse la Leopolda è meno kitsch), la contrapposizione con le piazze che stanno portando avanti le problematiche del mondo del lavoro è sostanziale e risiede nella “vecchia” ma mai così attuale differenza tra interessi di classe. Si può nascondere questo con mille equilibrismi dialettici ma la sostanza rimane.
Alla Leopolda erano presenti rampolli del nuovo e vecchio capitale, e chi di questo sistema vuole esserne parte.

Per Senza Soste, Ulisse Ognistrada

25 ottobre 2014

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