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L'imperialismo italiano in concreto: il caso Eni

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Redazione, Il Corsera del 10 dicembre intervista Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. L’intervista è riportata nelle pagine economiche del quotidiano milanese, dove piccoli e grandi investitori si informano per far […]

tratto da http://www.operaicontro.it/

Il Corsera del 10 dicembre intervista Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni. L’intervista è riportata nelle pagine economiche del quotidiano milanese, dove piccoli e grandi investitori si informano per far rendere i loro capitali. Descalzi, come a.d. del 6° gruppo petrolifero mondiale, ha il compito di garantire profitti e la loro eventuale distribuzione sotto forma di dividendi o interessi sulle obbligazioni del gruppo. Ma l’intervista, si capisce subito, verte su ben altro che prezzo delle azioni e petrolio, o meglio, come dice il giornalista

“Per Claudio Descalzi, numero uno dell’Eni, e per i suoi colleghi petrolieri trovarsi a capo di uno dei big mondiali dell’energia non è facile. Si deve «sapere» di petrolio ma ci si deve anche muovere tra strategie di nazioni non semplici. … per decrittare le spinte contrastanti di un’Arabia Saudita o un Iran si finisce per forza di cose a occuparsi di conti economici ma anche di politica estera”.

E così, neanche fosse un ministro degli esteri, il nostro ingegner Descalzi ci racconta delle sue relazioni internazionali e che per esempio ha

“avuto proprio nei giorni scorsi colloqui con il presidente egiziano Al Sisi, con quello cipriota Nicos Anastasiades, con Ben Netanyahu”.

Il tutto per il nobile scopo di rifornire l’Europa, che non possiede né gas né petrolio, attraverso non solo i giacimenti a Est e a Nord, ma anche quelli a Sud, dal Medio oriente, dall’Africa.

E così il giornalista “illuminato” gli pone la domanda.

Un altro sogno possibile? L’Italia come forza stabilizzatrice nel Nord Africa?

E il Descalzi “filantropo”, felice della domanda, risponde:

«Negli ultimi due anni si è fatto molto più di quanto sia apparso. Eravamo da soli a parlare della necessità di stabilizzare la Libia per stabilizzare il Medio Oriente e persino l’Africa. … Renzi e il ministro Gentiloni sono riusciti a far capire che per stabilizzare Siria e Iraq è necessario che ciò avvenga anche con la Libia e viceversa. Non era così scontato».

Eccola qua spiegata la politica estera italiana i suoi contingenti militari all’estero, l’interessamento alle vicende in Libia e in generale in Africa e Medio Oriente, in una parola l’imperialismo italiano. Imperialismo in tutta la sua concretezza, esattamente come nel 1902 lo denunciava Hobson, un liberale britannico, di cui riportiamo in allegato un paio di pagine. Oggi ritroviamo descritta in quelle pagine, a più di 100 anni di “capitalismo moderno”, “democratico” e “miglior dei mondi possibile”, le stesse azioni e le stesse ragioni che spinsero il capitalismo del ‘900, e oggi l’Eni e il governo italiano.

R.P., 21 dicembre 2015

Hobson-p1

Hobson-p2

da A. Hobson, L’imperialismo, pubblicato per la prima volta nel 1902

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