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Morin: "Costruire la pace in Medio Oriente"

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10ma Edizione – Convegno La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale, organizzato dal Centro Studi Erickson.

morinRimini, 15 Novembre 2015 - «Il terrorismo si sviluppa come un fuoco a partire dal Medio Oriente e il fuoco è come un cancro che fa metastasi sul pianeta. Viviamo nel luogo del cancro e abbiamo il compito di imporre la pace a tutti i componenti di questa guerra civile e internazionale per isolare il fanatismo dell’Isis e del Califfato», così si è presentato Edgar Morin due giorni dopo gli attentati di Parigi. Francese classe 1921, è tra i più influenti intellettuali contemporanei. Una vita piena, dopo un’attrazione per i movimenti anarchici e libertari, nel 1941 aderisce al Partito comunista francese (ne verrà espulso nel 1951), prende parte attiva nella Resistenza e nella liberazione di Parigi diventando addetto allo Stato Maggiore della Prima Armata francese in Germania, poi Capo dell'Ufficio Propaganda del governo militare francese. Dopo l’espulsione dal PCF si dedica a ricerche sui giovani e sulla cultura di massa e inizia un lungo periodo di viaggi per il mondo; chiave di volta è il soggiorno in California alla fine degli anni 60, dal quale prende avvio la sua magistrale revisione del rapporto tra scienze naturali e scienze sociali, lavoro che lo occuperà per quasi trent’anni con la pubblicazione dei sei volumi de La Méthode (Il Metodo, 1977-2004). Porta avanti il suo lavoro nella direzione di una “riforma del pensiero”, affrontando le questioni alla base delle riflessioni sull'umanità e sul mondo: la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi presente oggi e che sia capace di educare gli educatori a un “pensiero della complessità”.

Ad oggi il suo impegno è rivolto maggiormente alle questioni contemporanee, ha scritto pagine irriverenti e spesso scomode sia sulla questione balcanica che su quella palestinese, lui, figlio di ebrei sefarditi di Livorno. La sua partecipazione al Convegno della Erickson si presentava con il titolo “L’islamismo spiegato ai nostri studenti”; naturalmente dopo i fatti di Parigi il suo intervento ha avuto un incipit diverso. Ha fatto un rapido excursus della storia delle religioni, mettendo in luce come l’uomo abbia creato da sé e per sé il suo nemico da combattere, in nome della religione, partendo da Isacco e Ismaele, il cristianesimo romano, richiamando le crociate, passando per l’inquisizione spagnola, fino ad oggi.

Erano presenti quasi 5000 persone e davanti a loro Morin ha ribadito il concetto di come l’insegnamento e l’educazione abbiano un ruolo decisivo per creare una società integrata. «Nell’insegnamento bisognerebbe introdurre la conoscenza delle religioni, non della religione. Si deve insegnare la diversità delle religioni», ha affermato. «Per favorire l’integrazione è fondamentale insegnare che la multiculturalità fa parte della nostra storia. Mostrare, ad esempio, che l’Italia è una nazione multiculturale, fatta da popoli diversi: siciliani, piemontesi, trentini. Tutti questi popoli si sono integrati dopo l’unità italiana, ma non ancora totalmente. L’Italia, così come la Francia e la Spagna, non ha una razza unica. E’ frutto dell’integrazione di popoli originariamente totalmente diversi». Ha continuato ovviamente concentrandosi sul terrorismo: «Il terrorismo è un’idea pazza, un’ideologia, un’allucinazione, una follia […] non sono nati terroristi, sentono di dover fare un servizio in nome di Dio e bisogna iniziare a far capire loro che è una follia. Dobbiamo aiutare questa gente affinché prevalga la coscienza e questa è anche una missione dell’insegnamento, dell’educazione». «Se non siamo capaci di imporre la pace, tutto continuerà così e si aggraverà in maniera permanente. È un peccato che la Francia, che non ha il ruolo di fare la riconciliazione tra le diverse forze per imporre la pace, rivendichi l’eliminazione di Bashar Al Assad, con la morte e la sofferenza di tante persone. Come prima cosa ci vuole la pace. Bisogna fermare il massacro». Qui ha speso forse le parole più dure dei suoi 40 minuti di intervento, condannando i “paesi occidentali” per aver isolato, ostacolato e abbandonato a se stessa la resistenza curda. La pace deve essere l’obiettivo comune, secondo Morin. «La finalità deve essere la pace. Dobbiamo costruire la pace in Medio Oriente per far nascere una confederazione dove ci sia libertà religiosa. Se abbiamo questa finalità, allora sarà possibile creare una coalizione internazionale che imponga la pace, togliendo alla fonte la forza del terrorismo e dell’orrore che stiamo vivendo».« La pace – ha concluso - è una missione vitale per tutta l’umanità».

redazione, 20 novembre 2015

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