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15 settembre 2015: a un anno dall'attacco di Isis a Kobane

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La Carovana per Kobane che doveva portare medicine e aiuti alla popolazione della città distrutta dopo la guerra contro Isis non è stata fatta entrare a Kobane. Sotto minaccia da parte delle autorità e dell'esercito turco di chiusura della frontiera che avrebbe penalizzato la popolazione curda, la carovana ha dovuto deviare a poche centinaia di metri dalla frontiera con la Siria. È stata fatta una conferenza stampa con i parlamentari italiani di Sel presenti nella carovana e con le autorità curde del partito Hdp.
Un altro schiaffo della Turchia alla solidarietà e l'ennesimo ostacolo alla opportunità di ricostruire Kobane e di permettere a decine di migliaia di profughi di tornare nelle proprie case in tempi brevi.
Domani la Carovana si sposterà nelle città di Dyiarbakir (Ahmed) e Cizre a portare solidarietà alle popolazioni assediate dall'esercito turco e costrette al coprifuoco.

Info e foto

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NEWS 158805

In occasione di questa ricorrenza la Carovana 15 settembre per il Rojava composta da un centinaio di attivisti, quasi tutti italiani, si recherà al confine vicino a Kobane per chiedere l'apertura di un corridoio umanitario. Presenti anche una decina di livornesi. 

Il 15 settembre del 2014 Daesh (Isis) attaccava la città curda di Kobane nel nord della Siria a pochi chilometri dal confine della Turchia. Un attacco che ha visto emergere una eroica resistenza e riconquista della città le cui cronache sono arrivate fino ai tg europei.

Il 27 gennaio 2015 Isis veniva respinta e sconfitta, per la prima volta dopo mesi che avanzava dall'Iraq alla Siria orientale senza trovare nessun ostacolo. Questa volta invece, grazie all'organizzazione e al coraggio delle milizie curde siriane YPG e YPJ (la milizia composta da sole donne) e nonostante l'atteggiamento della Turchia che impediva ad altri guerriglieri curdi di unirsi alla resistenza, Isis fermava la sua avanzata.

È stata in questa occasione che l'occidente ha scoperto l'esistenza dell'importante fronte curdo e dell'esperienza del confederalismo democratico sperimentato nei cantoni del Rojava, la regione curda nel nord della Siria. Un confederalismo che vuole valorizzare il concetto di democrazia e il ruolo delle donne in controtendenza con molti stati mediorientali. È proprio in questo contesto che sono emerse le milizie femminile del YPJ che purtroppo sono state al centro delle cronache mediatiche stereotipizzate dai nostri mass media che si sono soffermati spesso sul fascino e lo stile di queste donne. Le guerrigliere infatti, oltre a spaventare tanto i combattenti Isis timorosi di perdere il paradiso se uccisi da una donna, rappresentano un caso concreto di protagonismo femminile in un nuovo tentativo di organizzazione politica e sociale in cui viene posta al centro la democrazia, il superamento di uno stato centralizzato e la coesistenza di diverse etnie e religioni. Lungi dall'essere realizzate in un contesto difficile fatto di guerra e milioni di profughi in fuga, il Rojava rappresenta una speranza e un tentativo in una parte del mondo in eterno conflitto.  

In occasione di questa ricorrenza una carovana di un centinaio di attivisti, quasi tutti italiani, si recherà al confine vicino a Kobane per chiedere l'apertura di un corridoio umanitario. La Turchia infatti continua il proprio atteggiamento criminale nei confronti del popolo curdo ostacolando addirittura l'arrivo di aiuti alla città di Kobane che necessita di essere ricostruita oltre che di beni di prima necessità a partire dai medicinali.

Se tutti hanno pianto la foto del piccolo Alan riverso sulla spiaggia di Botrum, in pochi hanno commentato il fatto che quel bambino fuggiva con la sua famiglia da una Kobane distrutta e dai campi profughi turchi.

Aprire un corridoio umanitario sul confine turco davanti a Kobane significa permettere ad una buona parte degli oltre 200.000 abitanti fuggiti di tornare nella propria città. Non farlo sarebbe criminale.

 

Da Suruc, per Senza Soste

Franco Marino

Vedi anche: Carovana internazionale per un corridoio umanitario verso Kobane: report e foto

 


 

Info ed aggiornamenti Carovana: Rojava Calling


 

 

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