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Caso Torregiani-Battisti. Le torture ai compagni della Barona e altre storie.

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“Oggi la bestia e la prostituta dominano senza freno”
(William Blake, 1798)

tortura1Nella prefazione del suo testo capitale sulla nascita della classe operaia inglese Edward Thompson ricorda quelle forme di organizzazione preoperaia uscite sconfitte dalla storia. Luddisti, artigiani, tessili, utopisti la cui stessa memoria sembra essere stata cancellata dalla storia. Lo stesso Thompson ricorda che se le loro istanze di cospirazione possono sembrare banali, agli occhi della storia, sono comunque uscite dal cono della loro esperienza e della loro vita reale. Contribuendo comunque, in mille modi e in mille rivoli, alla nascita della classe operaia d’Inghilterra.  E la loro esperienza storica serve alla politica del presente. Per questi motivi ricordiamo una vicenda di cui, negli ultimi tempi, si è parlato molto e solo a sproposito. L’affare Torregiani visto, a causa della condanna, come legato indissolubilmente alla vicenda penale di Cesare Battisti. La storia ci racconta invece altro. Molto altro. Ci racconta ad esempio che, a seguito della morte del gioielliere Torregiani, il collettivo autonomo Barona fu arrestato in solido e torturato nella maggioranza dei suoi membri. Un capitolo della guerra sporca italiana della fine degli anni ’70 che i media ufficiali, con tocco orwelliano, si badano bene dal raccontare. All’epoca infatti i media milanesi e nazionali avevano già trovato negli “autonomi della Barona” non solo i responsabili della morte di Torregiani ma anche gli aderenti ad una banda di gangster che, a loro dire, terrorizzava quelle zone. Del nome di Battisti neanche l’ombra. Cosa successe all’epoca? Riportiamo alcuni passi della rivista allora diretta da Primo Moroni:

Lo scagionamento e l'estraneità all'omicidio Torreggiani rendono più allucinante e significativo il trattamento subito dai giovani durante l' "operazione": inaugurando una tecnica che avrà in seguito altre applicazioni, gli autonomi della Barona vengono torturati selvaggiamente da agenti e funzionari della Digos per costringerli a confessare il delitto. Pestaggi a pugni e schiaffoni, cerini accesi sotto i piedi e i testicoli, bastonate sul torace attraverso una coperta per non lasciare segni, ingerimento forzato di acqua mediante un tubo di gomma, botte sulle tempie con le nocche delle mani e cosi via; due degli arrestati devono essere ricoverati in ospedale. Il Collettivo Autonomo Barona, ben conosciuto organismo autonomo, continuamente corteggiato dai "partitini" della città, senza nessuna copertura politica e perfettamente noto alla polizia per la sua frenetica attività, si dimostra all'occasione il modello ideale per la criminalizzazione e la distruzione di una pratica politica incontrollabile e irriducibile. Il Collettivo viene "scelto", per le sue caratteristiche, come esempio per inquinare un'area già fortemente sospetta agli occhi dell'opinione pubblica e per inaugurare un nuovo corso, più selvaggio e indiscriminato, della repressione, che porterà a una lettura esclusivamente criminale di un lungo e complesso percorso politico>
Come si legge in oltre trent’anni se c’è qualcuno che non è mai uscito dalla logica viziosa della costruzione di panico morale, della trasfigurazione della dissidenza in demonio sono proprio i media ufficiali. Nonostante siano passati trentadue anni non c’è soluzione di continuità tra il Corriere della sera che parla, completamente a sproposito, di pastori sardi che diventano killer dell’autonomia operaia nel ’79 e lo stesso giornale che oggi vomita un lessico da emergenza infinita sul caso Battisti. E nessuno oggi che ricordi le torture di allora: lo stesso caso Battisti, la stessa legislazione di allora finirebbe per essere vista per quello che era. Un supporto ad una guerra sporca in un nome di uno stato che si voleva, nelle apparenze, democratico. Eppure la storia dell’autonomia della Barona è molto più ricca di quella dolorosa, circoscritta vicenda.  Nel link che vi proponiamo c’è tutta la vicenda, raccolta dalla rivista Primo Maggio, di un collettivo la cui memoria sembra essere scomparsa come quella dei luddisti, degli artigiani, dei tessili, degli utopisti durante la rivoluzione industriale inglese. Ma all’occhio dello storico niente scompare. E ciò che finisce sotto gli occhi dello storico torna, a modo suo, nel dibattito politico.

(red) 7 gennaio 2011

La fonte

Collettivo Autonomo Barona: appunti per una storia impossibile

http://www.firenze.linux.it/~franco/zona_rizoma/storie/CABarona.html

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