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I danni sociali della riforma Moratti-Gelmini

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 Da 30 anni, l'alternarsi di governi sia di destra che di sinistra ha portato avanti una politica di tagli, tesa all' impoverimento dell' istruzione, all’espulsione e alla precarizzazione dei lavoratori.

scuola_spaCol cambio di maggioranza seguito alle elezioni del 2001, la riforma Berlinguer (che già aveva sviluppato l’idea della scuola/azienda) è stata interamente abrogata dalla legge 53 del 2003, meglio nota come riforma Moratti, la quale a sua volta ha seguito la stessa sorte con l’abrogazione a opera del successivo governo di centrosinistra; il quale, senza emettere un provvedimento sostitutivo, ha lasciato l’onere al governo piduista di Berluska, che il 29/10/2008 ha portato ad approvazione la legge 169/2008, la cosiddetta riforma Gelmini. In data 2/8/2001, i Ministri Moratti e Tremonti sostengono la tesi di Buttiglione-Casini, (democristiani di centrodestra), di una manovra economica e finanziaria per favorire le posizioni della chiesa cattolica, sostenendo l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche e assicurando finanziamenti a quelle cattoliche. Ricordiamoci che nel periodo del fascismo la chiesa stava con mussolini (patti lateranesi)

Una scuola diseducativa.

I danni che ha prodotto la riforma Moratti (2001) e Gelmini (2008 -2012) sono: Il voto in condotta, il super affollamento nelle aule, l’abbassamento dell’età dell'obbligo scolastico, l'alternanza scuola lavoro, dove gli studenti si ritrovano a lavorare senza sicurezza e senza paga, la riduzione delle ore di lezione, la scelta precoce dell'indirizzo scolastico degli alunni, la valutazione che mira a selezionare gli studenti e i docenti, titoli di studio senza più alcun valore, una scuola che diventa azienda ( produce utili anche a scapito dei diritti dei lavoratori), tagli sul personale, riduzione delle classi, innalzamento del rapporto alunni-docenti, scomparsa degli istituti professionali sostituiti da corsi triennnali o da istituti tecnici e licei. Con lo smantellamento che subisce la scuola pubblica sarà sempre meno l’opportunità di crescita, mentre si creeranno scuole e culture separate. La riforma va in senso opposto alle esigenze degli studenti che hanno bisogno di comunicare, socializzare e imparare il vero significato di crescere in un contesto che non li sminuisca, ma che li renda partecipe della sua stessa formazione culturale, dando le base per affrontare le tante problematiche della vita sociale. Una scuola dove manca il personale diventa inefficiente, penalizzando la crescita e formazione culturale degli studenti, mentre il personale che rimane tende ad essere autoritario. La scuola ancora oggi è autoritaria e con le riforme imposte dai vari ministri sarà ancora più difficile renderla umana. Il piccolo potere degli insegnanti ancora oggi viene rispolverato per reprimere e sottomettere il giovane e omologarlo secondo i parametri imposti da questa società che si regge sull’ingiustizia. Il programma scolastico e la didattica sono ormai obsoleti, perchè ancora oggi obbliga lo studente a studiare a memoria senza capire il concetto, con nozioni che si dimenticano facilmente. In questo contesto la scuola non è opportunità di crescita, di confronto, di formazione umana e culturale tra studenti e studentesse. L'antiautoritarismo nasce da un'azione di secco rifiuto dei caratteri repressivi della scuola (voti, interrogazioni, fissità al banco, chiusura nella classe, gerarchia...) e dei meccanismi di dipendenza che operano negli studenti (principio d'autorità, premio, castigo, promozione, bocciatura, selezione...).

Tagli e privatizzazioni producono una scuola sempre peggiore

La Finanziaria 2003 della riforma Moratti all'art. 22, commi 2,3,5,7 e 8, al comma 2 prevede un taglio del 6% in tre anni dei collaboratori scolastici, con una riduzione di almeno il 2% l'anno, pari a circa 2.000-2.500 unità l'anno, che si aggiungono ai 20.000 posti tagliati 2 anni prima. La norma contenuta nel comma 8 (ripresa dalla finanziarie 1998 e da provvedimenti legislativi successivi), prevede la possibilità per le scuole di appaltare all'esterno i servizi di pulizia, con conseguente riduzione del 25% dei posti di collaboratore scolastico negli organici di istituto. Questa norma ha comportato in 2 anni la decurtazione di 12.792 posti di ruolo su scala nazionale, secondo dati forniti dal ministero dell'istruzione, assegnando i servizi di pulizia a cooperative. Cooperative con a capo imprenditori molto spesso senza scrupoli che speculano sugli utili dei lavoratori precari - ricattabili (sfruttamento dell'uomo sull'uomo). Questa ingiustizia azzera la dignità dell'uomo, creando un'altra gerarchia di sfruttati all'interno della scuola, col consenso dello Stato - padrone.

La carenza di fondi di istituto ha provocato anche la mancata manutenzione ordinaria: dalle fosse biologiche, alle porte antipanico di sicurezza degli stabili; quindi la mancanza di sicurezza minima prevista dalla già 626. Nonostante la mancata sicurezza nelle scuole i piani di evacuazione di antinfortunistica e di antincendio sono svolti regolarmente.

Le mansioni del contratto integrativo Ata non sono mai state suddivise in modo equo tra i collaboratori scolastici a tempo determinato e inderteminato, creando in questo modo subordinazioni, disuguaglianze e conflitti tra i lavoratori. La direzione scolastica, invece di mediare il conflitto, reagisce con provvedimenti disciplinari. I tagli hanno causato anche la carenza di materiale: carta igienica, detersivi, scope, ecc., a danno sempre del personale Ata, che non ha più i mezzi necessari per lavorare. La carenza di tutto ha reso ancora più difficile far valere i propri diritti, creando problemi soprattutto al personale precario Ata che viene ricattato, sovraccaricato di lavoro e di responsabilità.

La disuguaglianza nelle mansioni lavorative ha creato un rapporto di lavoro: bidelli - impresa di pulizie.

L'intento, nella logica della privatizzazione del servizio, è quello di chiamare studenti e genitori a contribuire sempre di più alle spese per il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole.

L’espulsione dei lavoratori dalla scuola continua

Fioroni, ministro dell'Istruzione dell'ultimo governo Prodi, dopo essersi occupato di smontare la precedente riforma Moratti, nel Cap. III art. 65, 68 della legge finanziaria 2006 prevede tagli per un importo complessivo non inferiore a 448,20 milioni di euro per l'anno 2007, 1.324,50 milioni per l'anno 2008 e 1.402,20 milioni a decorrere dall'anno 2009, per un importo complessivo di 3.174,90 milioni di euro. Con la circolare n. 9537 del 14/12/'09 sul programma annuale 2010 il Ministro Gelmini riduce ulteriormente i finanziamenti alle scuole ricorrendo ad un artificio contabile: le spese per il funzionamento e per le supplenze sono state messe in un unico "calderone" e così le scuole per chiamare i supplenti saranno costrette a prosciugare il fondo. La riforma Gelmini nel piano di attuazione dei tagli, dall'art. 64 delinea la manovra finanziaria ( legge 133/'08) della riforma: in 3 anni saranno tagliati 87.400 docenti e 44.500 Ata, con una riduzione complessiva di risorse per la scuola di 7,8 miliardi di euro. In totale saranno 42.100 in meno nel 2009-'10, nel 2010-'11, 25.560 di meno, nel 2011-'12 saranno 19.676 in meno. A febbraio 2011 è stato approvato al senato, il maxi-emendamento al decreto “milleproroghe”. Tra i provvedimenti, il “congelamento” delle attuali graduatorie degli insegnanti e del personale Ata, fino al 31/8/2012; inoltre, l’inserimento nella prima fascia delle graduatorie di istituto verrà consentito esclusivamente a coloro che si trovano nelle provincia in cui ha sede l’istituzione scolastica richiesta.

Il 19/6/2011, il ministro Gelmini ha stralciato dalla legge la regolarizzazione di una enormità di docenti già abilitati e "dimenticati" dal 2008.

Il documento di programmazione economica approvato dal governo piduista del Berluska, e presentato a Bruxelles, dice che ci saranno nuovi tagli per 13 miliardi fino al 2014, ma il ministro Gelmini smentisce. L'Italia è l'ultima in Europa negli investimenti per l'istruzione: il 5% del PIL, contro il 5,7 della media europea.

L’ingiustizia presente nella società si trasmette nella scuola

La filosofia libertaria, propria dell’Unione Sindacale Italia, considera la diseguaglianza sociale e la divisione classista della società il prodotto della più generale divisione gerarchica del lavoro, tra la sfera intellettuale e quella manuale, tra chi sa e chi non sa (chi sa manovra inevitabilmente chi non sa), tra chi comanda e chi ubbidisce, tra chi ingrassa e chi fatica; lo Stato alimenta e perpetua tali divisioni.

L’ultima tegola del governo ai danni dei lavoratori anche della scuola, decretato dall’ultima finanziaria, è il proseguo del blocco del rinnovo dei contratti e delle retribuzioni fino al 2014 ed oltre. Solo una risposta generalizzata, compatta e unitaria, di tutti i lavoratori della scuola può fermare il massacro al quale è soggetta la scuola stessa.

Lottiamo per una scuola non autoritaria e di futuri uomini liberi, perchè come ci ha insegnato il filosofo R.Rocker, la cultura non si può creare su comando. Si crea da sé, sorge spontanea dalla necessità degli uomini e dalla loro attività sociale di collaborazione se si eliminano quegli ostacoli che si frappongono.

 Lorenzo Micheli

agosto 2011

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