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I decreti della Rivoluzione: pace e terra!

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Il II Congresso dei Soviet dei Deputati degli Operai e dei Soldati di tutta la Russia, tenutasi allo Smol’nyj (Pietrogrado) il 25-26 ottobre (7-8 novembre) 1917 proclamò il potere sovietico, approvò i decreti sulla pace e sulla terra e insediò il primo governo sovietico, il Consiglio dei Commissari del Popolo, di cui fu eletto presidente Lenin.

DECRETO SULLA PACE

lenin_arringa.jpgIl governo operaio e contadino, creato dalla rivoluzione il 24-25 ottobre e forte dell’appoggio dei soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini, propone a tutti i popoli belligeranti e ai loro governi l’immediato inizio di trattative per una pace giusta e democratica.

Il governo considera come pace giusta e democratica, alla quale aspira la schiacciante maggioranza degli operai e delle classi lavoratrici di tutti i paesi belligeranti, sfinite, estenuate e martoriate dalla guerra, la pace che gli operai e i contadini russi esigevano nel modo più deciso e tenace dopo l’abbattimento della monarchia zarista, una pace immediata senza annessioni (cioè senza la conquista di terre straniere, senza l’annessione forzata di altri popoli) e senza indennità.

Questa è la pace che il governo della Russia propone a tutti i popoli belligeranti di concludere immediatamente, dichiarandosi pronto a compiere senza il minimo indugio, subito, tutti i passi decisivi fino a quando tutte le proposte di pace verranno definitivamente ratificate dalle conferenze, investite di pieni poteri, dei rappresentanti del popolo di tutti i paesi e di tutte le nazioni.

Per annessione o conquista di terre straniere, il governo intende — conformemente alla concezione giuridica della democrazia in generale e delle classi lavoratrici in particolare qualsiasi annessione di un popolo piccolo o debole ad uno Stato grande o potente senza che quel popolo ne abbia espresso chiaramente, nettamente e volontariamente il consenso e il desiderio, indipendentemente dal momento in cui quest’annessione forzata è stata compiuta, indipendentemente anche dal grado

dì progresso o di arretratezza della nazione annessa forzatamente o forzatamente tenuta entro i confini di quello Stato e, infine, indipendentemente dal fatto che questa nazione risieda in Europa o nei lontani paesi transoceanici.

Se una nazione qualunque è mantenuta con la violenza entro i confini di un dato Stato, se, nonostante il suo espresso desiderio, — poco importa se espresso nella stampa, nelle assemblee popolari, nelle decisioni dei partiti o attraverso sommosse e insurrezioni contro il giogo straniero — non le viene conferito il diritto di votare liberamente, dopo la completa evacuazione delle truppe della nazione dominante o, in generale, di ogni altra nazione più potente, e di scegliere, senza la minima costrizione, il suo tipo di ordinamento statale, la sua incorporazione è un’annessione, cioè una conquista e una violenza.

Il governo ritiene che continuare questa guerra per decidere come le nazioni potenti e ricche devono spartirsi le nazioni deboli da esse conquistate sia il più grande delitto contro l’umanità e proclama solennemente la sua decisione di firmare subito le condizioni di una pace che metta fine a questa guerra in conformità delle condizioni sopraindicate, parimenti giuste per tutti i popoli senza eccezione.

Nello stesso tempo il governo dichiara di non dare affatto il carattere di un ultimatum alle condizioni di pace sopra indicate, dì consentire cioè ad esaminare tutte le altre condizioni di pace, insistendo soltanto perché esse siano presentate il più rapidamente possibile da un qualsiasi paese belligerante, con la più completa chiarezza e con l’assoluta esclusione di ogni ambiguità e di ogni segretezza.

Il governo abolisce la diplomazia segreta ed esprime, da parte sua, la ferma intenzione di condurre tutte le trattative in modo assolutamente pubblico, davanti a tutto il popolo. di cominciare subito la pubblicazione integrale dei trattati segreti confermati o conclusi dal governo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti dal febbraio al 25 ottobre 1917. Il governo dichiara incondizionatamente e immediatamente abrogato tutto il contenuto di questi trattati quando esso è diretto, come è diretto nella maggior parte dei casi, alla conquista di vantaggi e privilegi per i grandi proprietari fondiari e per i capitalisti russi, al mantenimento o all’accrescimento delle annessioni dei grandi russi.

Il governo, indirizzando ai governi e ai popoli di tutti i paesi la proposta di iniziare immediatamente trattative pubbliche per la conclusione della pace, dichiara da parte sua di essere pronto a condurre queste trattative sia per mezzo di scambi di lettere o telegrammi che di trattative tra i rappresentanti dei diversi paesi o in una conferenza di questi rappresentanti. Per facilitare tali trattative, il governo nomina i suoi rappresentanti plenipotenziari nei paesi neutrali.

Il governo propone a tutti i governi e ai popoli di tutti i paesi belligeranti di concludere immediatamente un armistizio. Da parte sua ritiene desiderabile che questo armistizio sia concluso per almeno tre mesi, cioè per un periodo di tempo durante il quale vi sia la piena possibilità di condurre a termine le trattative di pace, con La partecipazione dei rappresentanti, senza eccezione, di tutti i popoli o nazioni — trascinati nella guerra o costretti a parteciparvi, e di convocare le assemblee dei rappresentanti popolari di tutti i paesi, investiti di pieni poteri, per ratificare definitivamente le condizioni di pace.

Il governo provvisorio, operaio e contadino della Russia, indirizzando queste proposte di pace ai governi e ai popoli di tutti i paesi belligeranti, si rivolge anche e specialmente agli operai coscienti delle tre nazioni più progredite dell’umanità, dei più potenti fra gli Stati che partecipano alla guerra attuale: Inghilterra, Francia e Germania. Gli operai di questi paesi hanno reso i più grandi servigi alla causa del progresso e del socialismo con i grandi esempi del movimento cartista in Inghilterra, delle numerose rivoluzioni di importanza storica mondiale compiute dal proletariato francese e, infine, della lotta eroica contro le Leggi eccezionali in Germania e del lavoro, lungo, ostinato, disciplinato, per la creazione di organizzazioni proletarie dì massa in Germania, che è un modello per gli operai di tutto il mondo. Tutti questi esempi di eroismo proletario e di creazione storica ci danno la garanzia che gli operai di questi paesi comprenderanno i compiti che stanno ora davanti a loro per la liberazione dell’umanità dagli orrori della guerra e dalle sue conseguenze, giacché questi operai, con la loro attività molteplice, risoluta, devota, energica, ci aiuteranno a far trionfare la causa della pace e, ad un tempo, la causa della liberazione delle masse lavoratrici e sfruttate da ogni schiavitù e da ogni sfruttamento.

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DECRETO SULLA TERRA

1. La grande proprietà fondiaria è abolita immediatamente senza alcun indennizzo.

2. Le tenute dei grandi proprietari fondiari, come tutte le terre demaniali, dei monasteri, della Chiesa, con tutte le loro scorte vive e morte, gli stabili delle ville, castelli e tutte le suppellettili sono messi a disposizione dei comitati agricoli di volost e dei soviet distrettuali dei deputati contadini fino alla convocazione dell’Assemblea costituente.

3. Qualunque danno arrecato ai beni confiscati che da questo momento appartengono a tutto il popolo, è dichiarato grave delitto punibile dal tribunale rivoluzionario. I soviet distrettuali dei deputati contadini prendono tutte le misure necessarie perché nel corso della confisca della terra dei grandi proprietari sia osservato l’ordine più severo, per decidere quali appezzamenti, esattamente, e in quale misura, sono soggetti a confisca, e per la più rigorosa difesa rivoluzionaria di tutte le terre che divengono proprietà del popolo, con tutti gli stabili, gli attrezzi, il bestiame, le scorte dì prodotti, ecc.

4. Nell’attuazione delle grandi trasformazioni agrarie, finché l’Assemblea costituente non avrà preso una decisione definitiva in proposito, deve dovunque servire di guida il seguente mandato contadino, compilato dalle Izvestia del Soviet dei deputati contadini di tutta la Russia in base ai 242 mandati dei contadini delle varie località e pubblicato nel n. 88 dello stesso giornale (Pietrogrado, n. 88, 19 agosto 1917).

5. Le terre dei semplici contadini e dei semplici cosacchi non vengono confiscate.

 

MANDATO CONTADINO SULLA TERRA

La questione della terra, in tutto il suo complesso, può essere risolta soltanto dall’Assemblea costituente eletta da tutto il popolo.

La più equa soluzione della questione della terra deve essere la seguente:

1. Il diritto di proprietà privata della terra è abolito per sempre; la terra non può essere né venduta né comprata, né data in affitto

o ipotecata, né alienata in qualsiasi altro modo.

Tutta la terra: del demanio, dei principi della famiglia imperiale, della Corona, dei monasteri, della Chiesa, dei benefici, dei maggioraschi, di proprietà privata, delle comunità contadine e dei contadini, ecc. è espropriata senza indennizzo, è dichiarata patrimonio di tutto il popolo e passa a tutti coloro che la lavorano.

A coloro che sono danneggiati dal mutamento dei rapporti di proprietà è soltanto riconosciuto il diritto a un aiuto sociale durante il periodo di tempo necessario per adattarsi alle nuove condizioni di esistenza.

2. Tutte le ricchezze del sottosuolo: minerali, petrolio, carbone, sale, ecc., come pure le foreste e le acque che hanno importanza per tutto lo Stato, passano in esclusivo godimento dello Stato. Tutti i piccoli fiumi, laghi, foreste, ecc. passano in godimento delle comunità contadine a condizione che siano gestiti dagli organi amministrativi autonomi locali.

3. Le terre a coltura intensiva: frutteti, piantagioni, vivai, semenzai. serre, ecc., non sono soggette a divisione ma vengono trasformate in aziende modello e passano in godimento esclusivo delle comunità contadine o dello Stato, a seconda della loro entità e importanza.

I terreni cintati che circondano le case, nelle città o nei villaggi, con frutteti e orti, rimangono in godimento dei proprietari attuali; una legge determinerà la superficie dei terreni stessi e l’ammontare dell’imposta per il loro godimento.

4. Le fattorie equine, le stazioni di monta, le aziende statali o private per l’allevamento del bestiame, del pollame, ecc. sono confiscate, passano in proprietà di tutto il popolo e vengono trasferite in esclusivo godimento allo Stato o alla comunità contadina a seconda della loro entità e importanza.

La questione dell’indennizzo sarà sottoposta all’esame dell’Assemblea costituente.

5. Tutte le scorte vive e morte delle terre confiscate passano senza alcun indennizzo in esclusivo godimento dello Stato o della comunità contadina a seconda della loro entità e importanza.

La confisca delle scorte non concerne i contadini che hanno poca terra.

6. Hanno diritto al godimento della terra tutti i cittadini dello Stato russo (senza distinzione di sesso) che desiderano coltivarla col loro lavoro, con l’aiuto della loro famiglia o in cooperativa, e soltanto finché essi sono in grado di coltivarla. Il lavoro salariato non è ammesso.

In caso di inabilità al lavoro di un qualsiasi membro della comunità rurale, per la durata di due anni, quest’ultima ha l’obbligo, entro questo termine, di venirgli in aiuto con la coltivazione collettiva dei suo appezzamento finché egli non abbia recuperato la capacità di lavorare.

I coltivatori che per vecchiaia o invalidità non sono più in grado di coltivare personalmente la terra perdono il diritto al godimento della terra, ma ricevono in compenso una pensione dallo Stato.

7. Il diritto al godimento della terra deve esser egualitario, cioè la terra deve essere ripartita tra i lavoratori secondo le condizioni locali, in base alla norma del lavoro o del consumo.

Le forme di utilizzazione della terra devono essere assolutamente libere: familiare, personale, della comunità, cooperativa, in base a quel che sarà deciso nei singoli villaggi o borgate.

8. Tutta la terra, dopo la confisca, passa al fondo agrario di tutto il popolo. La ripartizione tra i lavoratori è diretta dagli organi amministrativi autonomi locali e centrali cominciando dalle comunità rurali e urbane organizzate democraticamente e senza distinzione di ceto fino alle istituzioni centrali regionali.

Il fondo agrario è soggetto a ripartizioni periodiche, secondo l’aumento della popolazione e lo sviluppo della produttività e delle colture.

Nel cambiamento dei confini dei poderi, il nucleo primitivo

dei poderi stessi deve restare intatto.

Le terre di coloro che escono dalla comunità ritornano al fondo agrario. I parenti più prossimi e le persone indicate dagli uscenti hanno la preferenza nell’assegnazione della terra da essi lasciata.

Nel momento in cui l’appezzamento viene restituito al fondo agrario, le spese sostenute per la concimazione e per migliorie (miglioramenti radicali) debbono essere rimborsate, nella

misura in cui tali migliorie non sono state sfruttate.

Se in singole località il fondo agrario non è sufficiente a soddisfare tutta la popolazione locale, la popolazione eccedente deve essere trasferita altrove.

Lo Stato deve incaricarsi dell’organizzazione del trasferimento, delle spese che esso comporta, della fornitura di scorte, ecc.

Il trasferimento deve avvenire nell’ordine seguente: i contadini senza terra che desiderano un trasferimento, poi i membri meno degni della comunità, i disertori, ecc, e, infine, per sorteggio o in base ad accordi.

Tutto il contenuto di questo mandato, espressione della volontà assoluta della stragrande maggioranza dei contadini coscienti di tutta la Russia, è proclamato legge provvisoria. Essa, fino alla convocazione dell’Assemblea costituente, sarà attuata immediatamente secondo le possibilità e, in certe sue parti, con quella gradualità che sarà decisa dai soviet distrettuali dei deputati contadini.

Lenin intervenne commentando il Mandato contadino sulla terra come segue: “Si sentono qui voci le quali affermano che il mandato e il decreto stesso sono stati elaborati dai socialisti-rivoluzionari. Sia pure. Non è forse lo stesso che siano stati elaborati dagli uni o dagli altri?

(...) La vita è la migliore maestra e mostrerà chi ha ragione,

anche se i contadini partiranno da un estremo e noi da un altro per risolvere questa questione. La vita ci obbligherà a riavvicinarci nel torrente generale della creazione rivoluzionaria, nell’elaborazione delle nuove forme statali. Noi dobbiamo seguire la vita, dobbiamo concedere piena libertà alla forza creativa delle masse popolari.(....) I contadini hanno imparato qualche cosa durante gli otto mesi della nostra rivoluzione. Essi stessi vogliono risolvere tutte le questioni della terra. (...) Abbiamo fiducia che i contadini sapranno risolvere meglio di noi, in senso giusto, la questione. La risolvano essi secondo il nostro programma o secondo quello dei socialisti-rivoluzionari: non è questo l’essenziale. L’essenziale è che i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano essi stessi tutti i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro vita.

* Assemblea costituente. Il Governo provvisorio aveva più volte rimandato la convocazione dell’Assemblea costituente. Infine aveva annunciato che le elezioni si sarebbero tenute il 12 (25) novembre 1917. Il Governo dei soviet, tenendo fede agli impegni del suo programma, indisse le elezioni e l’Assemblea costituente fu inaugurata il 5 (18) gennaio 1918 a Pietrogrado. Essendosi rifiutata di esaminare la “Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato” e di confermare i decreti sulla pace, sulla terra e sul passaggio del potere ai soviet approvati dal II Congresso dei Soviet, l’Assemblea costituente fu sciolta il 6 (19) gennaio 1917, per decisione del Comitato esecutivo centrale di tutta la Russia. [N.d.R.]

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