Saturday, Feb 23rd

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

Ottobre 1993: Oscurati dalle nuvole

E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

fabioraggioIn questo percorso a ritroso di vent'anni che vi stiamo periodicamente proponendo ci eravamo lasciati ad aprile con la città di Livorno scossa dall'omicidio del giovane Maurizio Tortorici. Ci ritroviamo così ad ottobre del 1993, ed un altro lutto (meno eclatante, più privato) colpirà la città e soprattutto un nucleo ristretto di persone che hanno animato i primi anni del Centro sociale Godzilla.

Nei primi giorni del mese di vent'anni fa, mentre in Somalia si svolge drammaticamente quella che è passata alla storia come La Battaglia di Mogadiscio (ricostruita cinematograficamente nel 2001 da Ridley Scott con Black Hawk Down, film basato sul saggio storico Black Hawk Down: A Story of Modern War, dello scrittore statunitense Mark Bowden), la città di Livorno (come molte altre aree della Toscana e della penisola colpite dall'emergenza maltempo) è alle prese con i danni causati da forti e ripetuti nubifragi che si susseguono fin dalla fine di settembre. Livorno, la Somalia. Luoghi distanti, diversi. Luoghi intrecciati da strane storie mai veramente chiarite: i parà della Folgore, il traffico di armi e di rifiuti tossici. Quelle stesse storie sulle quali probabilmente si erano imbattuti Ilaria Alpi ed il suo operatore video Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994.

Pioggia, vento. Cieli cupi e grigi. Come cupi e grigi sono i pensieri di chi decide di farla finita con la vita evidentemente.

Nell'ottobre del 1993 un livornese, Carlo Azeglio Ciampi, è Presidente del Consiglio di un governo di coalizione Dc, Psi, Psdi e Pli (ne facevano parte nei primissimi giorni anche PDS e Federazione dei Verdi che ritirarono però i propri ministri a causa della mancata concessione da parte del parlamento dell'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi). Governo che resterà in carica fino al maggio 1994 quando verrà sostituito dal Primo Governo Berlusconi. Già, il buon Silvio: bene ricordare che Forza Italia! Associazione per il buon governo venne costituita a Milano il 29 giugno 1993 “ da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi, tra i quali Marcello Dell'Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani” (wikipedia). Forza Italia era già stato l'efficace slogan utilizzato dalla Dc nella campagna elettorale del 1987 ed ideato dal pubblicitario Marco Mignani già padre di efficaci campagne che molto hanno a che vedere con l'immaginario culturale e commerciale legato al berlusconismo come Milano da bere (Ramazzotti) o Dieci piani di morbidezza (Scottex).

Nell'ottobre del 1993 un altro livornese, Paolo Virzì, sta finendo di lavorare a quello che sarà la sua opera prima come regista, La bella vita (che uscirà nel settembre '94) per la quale verrà premiato sia con il David di Donatello che il Nastro d'argento come miglior esordiente. Una storia di provincia che racconta la crisi esistenziale e coniugale di un operaio cassaintegrato di Piombino e che ben coglie le ricadute sociali e culturali di quel modello “Milano da bere” sempre più egemone nell'immaginario collettivo dei ceti medi come dei proletari.

Nell'ottobre del 1993 altri operai livornesi sono realmente preoccupati per il loro futuro e spesso scendono in piazza (come quelli della Borma che il 15 ottobre paralizzano il centro di Livorno accatastando quintali di bottiglie sulle strade e davanti al palazzo civico)

Nell'ottobre del 1993 a Livorno circa 6000 studenti sono in stato di agitazione e nove sono gli istituti occupati. L'ondata di movimento studentesco, esteso in tutta la Toscana è stato ribattezzato “Comitato 5 ottobre” dalla data dell'ultima assemblea generale.

Nell'ottobre del 1993, precisamente martedì 5 ottobre, con una temperatura media di 17.2°C ed un umidità media dell'86%, muore suicida a Livorno Fabio Raggio, fondatore tra altri del Teatro dell'Assedio una delle realtà sperimentali che hanno animato i primi anni di vita dell'ex CSA Godzilla. Abbiamo chiesto a chi quell'esperienza l'ha vissuta indirettamente documentandola con una videocamera di scriverci alcune righe per ricordare una persona che molti di noi non hanno conosciuto ma che ad altri è rimasto nel cuore.

fotogramma teatro"Il 5 ottobre sono passati venti anni giusti da quel giorno in cui Fabio ha deciso di andarsene dal mondo. Come molti altri che lo hanno conosciuto (lo so bene) molto spesso mi ritrovo a ricordarlo nella mia mente nonostante il tempo passato sia abbastanza lungo, nonostante molte siano le cose cambiate nel mondo, nella città e in noi. Mi si chiede di raccontare in breve chi era Fabio, cosa sia stata la sua presenza nella cultura livornese dell'epoca, cosa fosse il Teatro dell'Assedio, il gruppo di cui Fabio è stato uno dei fondatori insieme a Michelangelo Ricci, regista e scrittore, Alessandra Falca e Paolo Spartaco Palazzi attori. Non so se sono la persona giusta né se ne sono capace ma metterò in fila solo poche note per chi sa poco di queste vecchie storie dell'”underground” livornese, solo perché la Anthony Perkins Productions ed il Teatro dell'Assedio sono due realtà gemelle. Siamo infatti nati gomito a gomito nel modo che avete potuto vedere in “Questa storia non mi piace!”, nelle notti insonni nel centro della città addormentata ed assolutamente indifferente, io con la telecamera in mano che riprendevo le loro prove, Walter e Ale (i miei futuri compari) a smanettare sui primi computer nella rete pre- internet. Ecco, non volendo entrare nel merito della loro ricerca teatrale – domanda che bisognerebbe rivolgere a Michelangelo, Alessandra e Paolo soprattutto – quello che posso raccontare io sono le ore, le giornate, i mesi dedicati ad un lavoro di studio e preparazione in cui il giorno si confondeva con la notte, il testo teatrale e le prove, con la vita : scompariva la distinzione per arrivare a portare in scena quella che era la rappresentazione di un dilaniante contrasto comunicativo, un urlo muto che sfidava i limiti della reciproca “sopportazione” tra attore “assediante” e spettatore “assediato”. Sui palchi del neonato (dove sia Il Teatro dell'Assedio che la Anthony Perkins Productions avevano la loro base) Godzilla, dei teatrini livornesi, delle feste autogestite, dei vari circoli, andava in scena, che piacesse o non piacesse, il mondo come lo avevamo conosciuto e come lo rifiutavamo, in una maniera di cui non eravamo ancora consapevoli, com'era naturale. Raccontare Fabio com'era, in pochissime parole? Ovviamente non si può fare, ma in breve posso raccontare solo che era un attore straordinario (peccato per chi non lo ha visto) ed un uomo sensibile, intelligente e tormentato, fornita di una cultura vasta e non banale, aggiungendo solo le due battute finali del nostro ultimo contato artistico , io che gli consegno uno storyboard per un video (ovviamente mai girato) che Fabio commentò, qualche giorno prima di morire, con una frase semplice “Questa è la mia vita”, la mia risposta fu “Ho paura che sia anche la mia”.

Questo è quello che mi viene di dirvi, scritto di fretta nel giorno stesso in cui Fabio moriva – il 5 ottobre di venti anni fa – amici di Senza Soste che state per andare in stampa, mi permetterò solo di aggiungere un'immagine del funerale, una sola, scusandomi in anticipo per il momento sentimentale : la manona di un altro amico che non c'è più posata sulla mia spalla, quella di Ale “Mello” Minuti, quante volte ho rivisto lui è Fabio ai banconi dei bar (la Cava, il Kavarna...) voi non lo potete immaginare. Luca Falorni & Falco Ranuli (si, tutti e due)"

ps: A proposito di cieli cupi e storie nate male. Il 26 ottobre del 1993 la cronaca del tirreno ci racconta di un tentativo di rapina all'ospedale finita decisamente male. Di quell'articolo (a firma di Massimo Basile) riportiamo l'incipit e la fine: “Avevano progettato di rapinare gli stipendi dell' ospedale di Livorno con un blitz in corsia, immobilizzando le guardie giurate che scortavano i soldi, in mezzo a decine di persone. Un piano folle concluso con l' uccisione di due banditi, la cattura di un terzo, mentre il quarto è riuscito a fuggire in auto. Una sparatoria furibonda tra i banditi e i vigilantes, a pochi metri da infermieri, medici, malati sulle carrozzelle, gente in fila davanti agli ambulatori. [..] Resta un quarto bandito per ora senza nome: era fuori ad attendere gli altri, a bordo di una Fiat Tipo targata Firenze K, col motore acceso. Quando ha udito gli spari e ha visto Musella bloccato, è partito a gran velocità. Lo hanno visto fuggire verso sud, verso il mare.”

a cura di Lucio Baoprati tratto da Senza Soste n.86 (ottobre 2013)


vedi anche:

1993: Odissea nello spazio. Un percorso a ritroso di ventanni per ricordare un anno cruciale per la città.

20 aprile 1993: Maurizio Tortorici non lo dimentichiamo


 

 

AddThis Social Bookmark Button

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito