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Storia di Livorno, sesta puntata: AGOSTO 1922: l’uccisione dei F.lli Gigli e di Filippetti, lo sciopero contro il fascismo e gli Arditi del popolo

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La resistenza nei quartieri popolari

aramis_guelfi_targaLa resistenza alle squadracce fasciste a Livorno è sempre stata molto forte e si svolgeva nelle strade e nelle piazze dei quartieri popolari. Protagonisti di questa resistenza furono gli “Arditi del popoli” che già nel 1921 si erano formati spontaneamente per fronteggiare l’avanzare della prepotenza fascista, e nella nostra città contarono ben 800 aderenti. Decine di operai del cantiere, portuali, artigiani aderirono agli Arditi. Erano socialisti, anarchici e comunisti e la maggioranza abitava nei quartieri San marco, Pontino e Sant’Andrea, storici quartieri operai dove l’arroganza fascista non era tollerata e si fece di tutto per contrastare la violenza delle squadracce fasciste che, nel resto d’Italia, irrompevano nei quartieri, minacciavano e intimidivano la povera gente. In questi quartieri i fascisti non c’entravano. E dovettero far accorrere squadracce da tutta la Toscana per sconfiggere la resistenza e conquistare il Comune. E dovettero effettuare arresti , esili e omicidi.  La resistenza si manifestava nelle strade con vere i proprie battaglie all’Ardenza, in Borgo Cappuccini e in special modo in via Garibaldi, via Palestro, via Adriana. E i fascisti uscivano malconci e non riuscivano a avere agibilità in questi quartieri. Il Pontino  era abitato dai fratelli Gigli, uccisi nella loro abitazione dai fascisti; Ilio “Dario” Barontini costretto a fuggire in Corsica per evitare l’arresto (salpò dagli scali delle Cantine a bordo di una piccola imbarcazione a motore); Mazzini Chiesa protagonista degli arditi del popolo e volontario nelle Brigate Internazionali    in     Spagna;  

Oberdan   Chiesa,   suo   fratello,  che venne vilmente fucilato dai fascisti   sulla    spiaggia   di    Rosignano Solvay   alla   vigilia  della  Liberazione;  Aramis  Guelfi,  coraggioso Dirigente  comunista   condannato  del   Tribunale  Speciale,  maestro d’ascia   insegnava   a  costruire  e costruiva  barche  di legno  e   sugli scali delle Cantine c’è una lapide che lo ricorda; Macchi Macchiavello che aveva una piccola officina  di fabbro in  via Pellettier e  fu sindaco di  Collesalvetti  dopo  la  Liberazione.   E qui   crebbero  negli  anni successivi Nelusco Giachini, Vincenza  Pucci,  Bino  Raugi. Purtroppo anche  Livorno  cadde sotto  il  giogo fascista, ma  i livornesi, gente di popolo, ribelle ad ogni forma  di  oppressione,  continuarono  a  lottare E ad opporsi  come  potevano anche  negli anni successivi. Grazie allo spirito   ribelle,   polemico  e   rissoso,  la    mentalità    fascista     non riuscì ad attecchire nella   gente,  che  ancora   oggi  è  profondamente antifascista,  ripudia il razzismo e la discriminazione.

La conquista del Comune

Nell’agosto del 1922 a Livorno era ancora in carica una Giunta Comunale di sinistra, della quale facevano parte repubblicani, socialisti e comunisti. Il sindaco era Umberto Mondolfi, socialista . Con lui erano assessori Ilio “Dario” Barontini, segretario provinciale dei comunisti e Giuseppe Modigliani fratello del grande pittore Amedeo, socialista pure lui. Questa era una situazione insolita e intollerabile per i fascisti che stavano conquistando tutti i comuni d’Italia, e dovettero fare affluire squadre fasciste da tutta la Toscana per cacciare la giunta rossa. Il 4 agosto fu stretto l’assedio al palazzo comunale e il segretario del fascio Dino Perrone Compagni coadiuvato dal livornese Costanzo Ciano,  fondatore delle squadre d’azione Mussolini , si rivolsero al sindaco con il seguente discorso:

“Sindaco Mondolfi, Onorevole Modiglioni, sono le ore 12, alle due di oggi dovrete avere abbandonato Livorno, in caso contrario vi impiccheremo in piazza. Ci siamo intesi?”

Così conquistarono “democraticamente” il Comune di Livorno, i fascisti, in quei primi giorni dell’agosto del 1922.

L’uccisione dei F.lli Gigli

Attraverso una preziosa intervista audio realizzata nel 1976 da Iolanda Catanorchi a Paperi Ilio, cognato di Armando Gigli, siamo riusciti a capire cosa successe quella notte del 2  di Agosto 1922: “Nella notte con la scusa che era la polizia,  i fascisti irruppero…prima spaccarono il portone giù nella strada in via Solferino…dopo irruppero al primo piano dove abitava la famiglia Gigli…bussarono , non venne aperto, forzarono la porta…a Pietro gli spararono mentre era accorso sulla porta di camera per difendere la sua famiglia e lo colpirono al fegato, morì all’ospedale…Pilade venne ucciso con un solo proiettile al cuore mentre era in cucina che cercava qualcosa per difendersi e morì sul colpo…Le squadre che compirono l’azione provenivano da Santa croce e Volterra e volevano dare una lezione a Livorno che era la roccaforte della resistenza nelle strade. Il fatto sconvolse tutti, e fu veramente difficile andare avanti. Eppure lo facemmo a caro prezzo, prigione, esili, pestaggi ci attesero negli anni successivi, fino alla liberazione. Molti di noi sono morti…”

L’uccisione di Filippo Filippetti (articolo a cura della Federazione Anarchica Livornese)

Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti di ritorno dall'aver assassinato i fratelli Gigli la sera prima. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell'USI per il settore edile.Dopo un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio, sedi sindacali, politiche e culturali, e singoli militanti, con decine di morti fra gli antifascisti, i sindacati indicono uno sciopero generale ad oltranza in tutta Italia per fermare le violenze, che inizia il 1° agosto 1922. I fascisti, finanziati da agrari ed industriali, armati dai Carabinieri e dall'Esercito, protetti dalla monarchia e dai circoli militari e clericali, aggrediscono le roccaforti operaie, ma sono ovunque respinti: a Parma, a Bari, a Roma, a Civitavecchia, in decine di centri i proletari armati si oppongono alle violenze, con l'appoggio degli Arditi del Popolo. Livorno è uno dei centri dello scontro; militanti anarchici, socialisti, repubblicani e comunisti cadono sotto il piombo fascista, ma nei quartieri proletari si resiste all'invasione. Solo quando la CGL e il PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta il Governo potè aprire la strada ai fascisti mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori, sostituendo gli amministratori di sinistra con commissari prefettizi. In uno di questi scontri cadde Filippo Filippetti. Si e' svolta domenica 2 agosto 2009 una iniziativa, organizzata dal Collettivo Anarchico e Libertario e dalla Federazione Anarchica Livornese (F.A.L.), in memoria di Filippo Filippetti. Alle ore 18 e' stata deposta una corona alla lapide in Via Provinciale Pisana, presso le ex scuole “Cammilli”; hanno partecipato alcune decine di persone,fra cui il rappresentante dell'A.N.P.I.. Ha preso la parola Garibaldo Benifei, in rappresentanza dell'Associazione Perseguitati Politici Antifascisti, che ha ricordato l'episodio,e ha insistito sull'unità fra le forze antifasciste, successivamentee' intervenuta Laura Bandini, dell'Istituto Storico della Resistenza, che si è complimentata per l'iniziativa e ha sottolineato l'importanza di coltivare la memoria delle lotte e delle vittime della violenza fascista. Ha concluso il rappresentante della F.A.L., ricordando   l'esempio di ricordando l'esempio di Filippetti: come avverra' poi nella Resistenza, solo l'azione diretta e l'autorganizzazione delle forze popolari puo' mettere fine alle violenze delle classi dominanti e conquistare quelle liberta' che permettono al proletariato di organizzarsi per la propria emancipazione. La giornata si e' poi conclusa presso la sede della F.A.L., in Via degli Asili 33, con una cena e un'apprezzata serata musicale.

Tratto da Il Quartiere, mensile a cura del centro di quartiere El Chico Malo di via Terrazzini

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