Monday, Nov 12th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

SPORT

Livorno vs. Avellino 1 a 1. Scialbo pareggio casalingo

E-mail
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

tratto da http://www.alelivorno.it

Un Livorno lento e macchinoso non va oltre il pareggio casalingo contro un Avellino rognoso e caparbio Panucci schiera il solito 4-3-2-1  con  l’inserimento di Moscati a destra del solito trio Gasbarro-Ceccherini-Lambrughi. A centrocampo è la volta di Biagianti a debuttare da titolare occupando la parte sinistra a fianco di Luci e Schiavone, mentre Aramu a destra e Pasquato a sinistra fanno da supporto a Comi.

Si parte come sempre: gli avversari imbottiscono il centrocampo costringendoci ad una fitta tela di passaggi che però sono lenti e macchinosi. Quando riusciamo a saltare l’uomo c’è il fallo sistematico senza che l’arbitro intervenga come si deve.

Vabbene che saremo leggerini ed inesperti, ma ogni volta che nel primo tempo la palla arrivava dalle parti di Pasquato o di Comi, i nostri due alfieri si ritrovavano puntualmente per terra. Per vedere il primo cartellino bisogna attendere il 36’. L’Avellino gioca in maniera ostica, a partire da Frattali che sin dal primo rinvio inizia a perdere decine di secondi in maniera palese, per continuare ad ogni contatto ed in ogni occasione utile.
Al 21’ arriva il vantaggio irpino, a seguito dell’ennesima palla persa da Comi che anche in quest’occasione appare come un castello di sabbia che si disfa non appena viene attaccato dal diretto avversario. Mentre i nostri chiedono inutilmente il fallo, l’Avellino parte in contropiede con Tavano che dagli spalti appare in off-side, ma che riesce a trovare al centro Trotta completamente solo, mentre 4 nostri difensori sono accalcati sul primo palo.

L’Avellino continua a fare ostruzione, i nostri fanno poco per evitarla, di buono vediamo solo una bella sgroppata di Gasbarro che serve a Comi l’occasione per un tiro che finisce tra le braccia di Frattali. A centrocampo soffriamo, sulla fasce ci chiudono con le buone e con le cattive, e quando non ci riescono, sbagliamo i cross che sono tutti lenti e bassi.

Anche il fatto di mettere un mancino a destra ed un destro a sinistra non agevola certo la possibilità di crossare. Un simile schieramento forse non è il più adatto con una punta di peso come Comi, che tutto fa, fuorché creare spazi con il movimento. Aramu rimane disperso sulla fascia destra facendosi notare solo quando dalle sue parti si avvicina Moscati . Pasquato è un po’ più dinamico, ma da solo può poco.

Nella ripresa si riparte con un Livorno lungo e poco incisivo. Fortuna vuole che il povero Minelli di Varese si inventi un rigore a nostro favore espellendo Biraschi già ammonito in precedenza.  Dopo il pareggio di Comi il Livorno ci prova, soprattutto con Pasquato che va al tiro pericolosamente in diverse occasione, riuscendo però solo ad impensierire Frattali.
Gli irpini riescono a frammentare la partita in maniera continua, con infortuni simulati, falli tattici e quant’altro sia possibile. La terna arbitrale riesce a peggiorare il proprio voto in pagella negandoci un evidente rigore su Pasquato che al 19’ viene spinto da dietro in area, poi ancora due volte sempre su Pasquato spinto da tergo al limite dell’area senza che nulla venga ravvisato. Ed ogni volta che ci viene fischiato un fallo contro se ne vanno minuti per soccorrere gli avversari. Al 33’ a Moscati viene negato un fallo sulla fascia, mentre rientra dice qualcosa all’assistente di linea, il quale lo segnala all’arbitro che espelle il 7 Amaranto. Dopo di questo c’è solo da segnalare un tentativo di Pasquato che sfiora il palo dal limite, un tentativo irpino con Jidayl e l’impossibilità di vedere giocare a calcio, nella sagra dell’ostruzionismo e della provocazione.
Finisce in pareggio, con tanto amaro in bocca per una occasione sprecata, ma chi è causa del suo mal……………………………

Il Mister continua col solito modulo che da diverse partite appare sterile. Molto sterile. Senza i tre titolari davanti siamo un’altra squadra, è palese, forse provare a cambiare qualcosa non sarebbe male. Anche oggi i cambi sono arrivati in maniera tardiva e poco logica. Con l’Avellino in dieci, si poteva togliere un difensore e spostare il baricentro più avanti. Ci piacerebbe vedere Ceccherini a destra e magari, se si insiste sul centravanti di stazza, veder fare qualche cross decente. Come accadeva in passato, quando i mancini giocavano a sinistra ed i destri a destra

Tabellino

Livorno (4-3-3): Pinsoglio, Moscati, Ceccherini, Lambrughi, Gasbarro, Biagianti, Schiavone, Luci (40' st Kukoc), Aramu (40' st Jelenic), Comi (42' st Bunino), Pasquato. A disp. Ricci, Morelli, Gonnelli, Vergara, Cazzola, Palazzi. All. Panucci.

Avellino(4-3-1-2): Frattali; Ligi, Rea, Biraschi, Visconti; D’Angelo, Jidayi, Arini; Insigne (45' pt Soumarè, 9' st Nitriansky); Trotta, Tavano (30' st Giron) A disp. Offredi, Chiosa, Bastien, Zito, Mokulu, Napol. All. Tesser.

Reti: 21' pt Trotta, 8' st Comi (rig).

Arbitro: Minelli di Varese.

Ammoniti: Biraschi (A) Insigne (A) Frattali (A) Rea (A) Luci (L) Visconti (A) Kukoc (L)

Espulsi: Biraschi per doppia ammonizione (A) Moscati per proteste (L)

Le pagelle

Pinsoglio: nessuna responsabilità in occasione del vantaggio irpino, diversamente dai compagni della difesa. Passa il resto della gara a respingere palle lunghe e a raccogliere i retropassaggi. Voto 6

Moscati: buon primo tempo, al suo esordio nel roster iniziale. Fa un buon lavoro difensivo e si propone con buona costanza in avanti. Purtroppo sciupa tutta la positività facendosi espellere per qualche parola di troppo dopo un fallo subito e non rilevato dal direttore di gara. Di fatto rimette in parità, soprattutto psicologica, una partita che il Livorno stava facendo di tutto per vincere, e questo è da sottolineare. Nessun problema per il futuro, ma la valutazione di oggi è conseguente. Voto 4.5

Ceccherini: i due centrali difensivi devono dividersi la responsabilità di aver lasciato una landa desolata nella quale Trotta è stato  padrone di fare ciò che ha voluto, mettendo di piatto alle spalle di Pinsoglio il servizio di Tavano. Mezzo voto in meno per questa leggerezza a entrambi, peraltro autori di una buona prova nel complesso. Voto 6 meno.

Lambrughi: vedi Ceccherini, con il bonus di aver svolto anche un buon lavoro di ripartenza dell'azione. Voto 6 più

Gasbarro: gagliardo e pimpante, ritorna dal primo minuto ed è veramente convincente. Molto bella la sua discesa coast to coast conclusa con un bel cross radente che Comi gira splendidamente a rete trovando Frattali pronto, forse la più bella cosa della partita. Da valorizzare. Voto 7

Schiavone: c'è sempre nel vivo del gioco, ed è ben sostenuto dai compagni di reparto. Unico piccolo neo, che purtroppo in occasioni di scontri con squadre chiuse è decisivo, non riesce come dovrebbe a dare cambi di ritmo frequenti. La palla gira un po' lentamente, anche se il Livorno ne perde poche. Voto 6

Luci: a tutta birra per l'intera gara. Rischia di diventare sindaco inventando una rovesciata che manda la palla a pochi centimetri dal palo lontano del portiere. Voto 6.5

Kukoc (dal 40° st): come da copione viene bersagliato dalle provocazioni degli avversari e rischia di farsi espellere dopo due minuti. Non era da far entrare. Senza voto

Biagianti: positivo anche il suo apporto, specialmente nel secondo tempo. Voto 6 più

Aramu: non morde la partita come dovrebbe uno con i suoi mezzi, fa cose troppo facili e scontate e alla fine non si nota. Voto 5.5

Jelenic (dal 40° st): ultimi dieci minuti a mille, ma non incide. Senza voto.

Comi: si sbatte con grande volontà e forza, giocando sicuramente la sua migliore partita fino ad ora. Non vede molti buoni palloni, quei pochi cerca di usarli bene, come il bel cross di Gasbarro. Freddo e corretto verso i suoi ex tifosi quando trasforma il rigore (molto dubbio, dalle immagini tv). Forse inizia a capire come deve giocare nello schema di Panucci. Voto 6.5

Bunino (dal 43° st): Comi viene un po' maltrattato dagli avversari e il giovane bianconero lo sostituisce nell'assalto finale, cercando farsi valere. Senza voto.

Pasquato: ci fa capire di essere uno dei pezzi migliori di questo campionato, sebbene come in altre gare vada un po' a corrente alternata. Oggi di diverso da altre partite c'è la buonissima disposizione al tiro: ci prova almeno quattro o cinque volte e, in un paio di occasioni, fa risaltare le doti del portiere avversario. Continuare così, prego. Voto 7

Panucci: il Livorno ferma la crisi (?) muovendo la classifica. C'è da lavorare ancora parecchio sulle amnesie difensive: non che gli amaranto non debbano  subire reti per chissà quale legge divina ma devono sforzarsi di non prenderne di banali come quella di Trotta, con tutta la difesa che segue la palla e Tavano e nessuno scala sul centravanti che ha almeno cinque metri di campo libero per battere a rete con la pipa in bocca. Scusate ma queste cose non si possono vedere. I ragazzi hanno sangue nelle vene, per l'ennesima volta rimontano dopo lo svantaggio, e questo va a merito loro e del tecnico di Savona. Forse si poteva fare a meno dell'ingresso di Kukoc, dopo quello che era successo in settimana era matematico che gli avversari avrebbero cercato la rissa, e così hanno fatto. Uno con l'esperienza di Panucci dovrebbe immaginarselo. Ora lo scoglio dei Pitagorici, forse la squadra che sta meglio in questo momento. A muso duro. Voto 6

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Ottobre 2015 14:34

Kurdistan: calcio e identità nazionale curda

E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Spesso il mondo del calcio può essere considerato un efficace specchio della società in cui è inserito. Il caso del Kurdistan turco è, in questo senso, emblematico

amedspor-kurdistantvFrancesca La Bella - tratto da http://nena-news.it/

Roma, 8 ottobre 2015, Nena News- La Federazione di calcio della Turchia, alla fine del mese scorso, ha comminato una sanzione di 20000 lire turche alla squadra Amedspor per “propaganda ideologica” per i cori “ovunque Cizre, ovunque resistenza” cantati in curva durante la partita del 22 settembre, disputata in casa, con il Karaman Belediyespor. Le difficili relazioni tra la federazione nazionale e la squadra di terza categoria hanno radici profonde e la multa è da considerare l’ultimo esempio di questo rapporto conflittuale. L’Amedspor è, infatti, una delle due squadre che rappresentano nel campionato nazionale la città di Diyarbakir, capitale non riconosciuta da Ankara del Kurdistan turco. Dopo anni con il nome Diyarbakır Büyükşehir Belediyespor, nell’ottobre del 2014, il direttivo del club decise di valorizzare le radici curde della squadra, sostituendo il nome turco della città, Diyarbakir, con quello curdo, Amed. Il solco tra le due parti venne approfondito ulteriormente dalla scelta del congresso direttivo di cambiare, contestualmente al nome, anche i colori societari, optando per giallo, rosso e verde, colori nazionali curdi.

La portata storica di questo evento deriva, oltre che dal contesto attuale, dalle norme turche in merito alla minoranze. Il curdo non è lingua riconosciuta in Turchia e l’esposizione di bandiere curde e dei colori nazionali è considerata una minaccia all’integrità nazionale turca e, di conseguenza, fortemente condannata. La notizia ha fatto, dunque, grande scalpore nel mondo calcistico turco portando ad un’aspra diatriba legale tra il club e la federazione. Nonostante le forti pressioni provenienti da Ankara, la società ha, però, rifiutato di pagare la sanzione di 10000 lire turche comminata per l’azione e, infine, la federazione calcistica turca ha riconosciuto la nuova denominazione. A partire dalla metà di agosto, il club può ufficialmente utilizzare il nuovo nome, ma le tensioni non si sono sopite e la sanzione di pochi settimane fa ne è un chiaro esempio.

I dissidi tra federazione nazionale e squadre delle provincie curde non è, però, limitata solo all’Amedspor. Nei mesi passati, soprattutto a seguito del rinnovato interventismo turco contro i militanti curdi, si è assistito, anche all’interno degli stadi, ad una netta presa di posizione di tifosi e giocatori a sostegno della resistenza curda ed alla parallela politica sanzionatoria della federazione. A marzo di quest’anno due giocatrici della squadra femminile dell’Amedspor sono state penalizzate per aver esultato mostrando il segno della vittoria, mentre è di agosto la notizia del deferimento alla commissione disciplinare della Batman Petrolspor, squadra di terza categoria della città curda di Batman. Durante la partita di inaugurazione del campionato, sul campo da gioco sarebbero state liberate delle colombe bianche, a simboleggiare la volontà di pace di fronte ad un incremento delle violenze nel Paese, ma la federazione avrebbe evidenziato la mancanza di autorizzazione per il gesto e la valenza politica dello stesso.

Una trattazione a parte merita, invece, la realtà di Cizre, città della provincia di Sirnak divenuta famosa nelle ultime settimane per gli scontri tra abitanti e militari turchi e per l’assedio della città ad opera dell’esercito turco. La cittadina curda, in numerose occasioni teatro di un aperto conflitto politico e militare con il Governo di Ankara, ha costituito un caso anche dal punto di vista calcistico. I tifosi del Cizrespor hanno identificato lo stadio come uno dei terreni di conflitto e, oltre a numerosi notizie di scontri con tifoserie avversarie provenienti da città turche, è esemplificativo che a dicembre 2014, per paura di disordini, lo stadio sia stato chiuso ai tifosi locali e che, questi ultimi, abbiamo seguito la partita dalla cima di un palazzo per poi scontrarsi con la polizia all’uscita dello stadio. Ad oggi, dato il coprifuoco e la condizione di guerra in cui vive la città, la squadra è obbligata a giocare in trasferta ogni partita, inizialmente a Diyarbakir ed ora a Sanliurfa (350km da Cizre).

Parallelamente, dopo aver assunto un ruolo di primo piano come antagonisti delle politiche governative durante le proteste di Gezi Park, anche alcuni gruppi ultras turchi si sarebbero schierati a favore dei curdi. Se, subito dopo il massacro di Suruc, i gruppi ultras di Fenerbache (Genc Fenerliner), Galatasary (UltrAslan) e Besiktas (Carsi), hanno redatto un comunicato comune in cui si condannava la violenza avvenuta nella cittadina curda, già nei mesi precedenti, i tifosi del Galatasary avevano dichiarato la loro vicinanza al popolo curdo. A dicembre 2014, durante una partita con l’Amedspor, i tifosi del club di Istanbul avevano esposto uno striscione che recitava “Vi amiamo, amiamo colui che vi ama più di tutti”. Il riferimento era ad Abdullah Ocalan, padre spirituale del popolo curdo e, in base a sue passate dichiarazioni, tifoso del Galatasary. Venne, inoltre, fischiato l’inno nazionale turco che apre ogni partita del campionato nazionale.

La questione dell’inno, in questo senso, non è problematica minore. Se, all’inizio degli anni ’90, la diffusione della passione calcistica nelle provincie curde venne promossa dallo stesso Stato turco per canalizzare parte del malcontento della popolazione, il fallimento del progetto portò ad un rafforzamento del controllo di Ankara sul mondo del calcio. In questo senso, l’inno nazionale all’inizio di ogni manifestazione sportiva (e non solo) sarebbe stato previsto in una logica di consolidamento dell’identità e della coesione della Grande Turchia in contrapposizione alle spinte di autonomia provenienti dalle minoranze in generale e dal popolo curdo in particolare.

Ad oggi, la questione calcistica, per quanto sembri di secondo piano rispetto agli eventi che stanno attraversando l’area, potrebbe essere, quindi, utilizzata come lente interpretativa per leggere le politiche messe in atto dallo Stato turco in Kurdistan e provare a comprendere meglio le reazioni messe in campo dalla popolazione curda nel suo complesso.

8 ottobre 2015

AddThis Social Bookmark Button

Cesena vs. Livorno 1 a 0. Riprova fallita

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

tratto da http://www.alelivorno.it

Meritata sconfitta per gli amaranto che escono da Cesena sconfitti di misura. Ai blocchi di partenza Panucci schiera Kukoc a sinistra, Calabresi a destra, Ceccherini e Lambrughi centrali, solito centrocampo a tre con Luci, Schiavone e Pasquato, con Aramu a destra, Vajushi a sinistra ed il giovane Bunino punta centrale.

La gara inizia con il solito copione che contraddistingue le nostre gare ad un po’ di tempo, ovvero sofferenza a destra, dove Calabresi è in perenne difficoltà a contenere gli avversari, ed una inferiorità numerica a centrocampo che non ci permette di ragionare e di impostare l’azione. La scelta di Bunino ci imporrebbe di giocare palla a terra per vie centrali, ma la gabbia creata a centrocampo dai mastini cesenati non ce lo permette e si inizia a soffrire. Inoltre Bunino cade continuamente come i birilli del bowling sotto i colpi dei difensori romagnoli che fanno sentire peso ed esperienza, non riuscendo a tenere in avanti un pallone che sia uno. A complicare le cose ci si mette anche l’infortunio di Vajushi al 17’ a seguito di un duro contrasto, sostituito dal solito evanescente Jelenic.

A questo va sommato il fatto che anche a sinistra Kukoc è in palese difficoltà a difendere sul tarantolato Ragusa, e si ha il quadro completo della sofferenza patita. Il Cesena ci viene a pressare al limite della nostra area e ci costringe ad inutili lanci lunghi. Per fortuna Pinsoglio si guadagna la giornata con qualche buon intervento che tiene la gara sullo 0-0. E quando non può nulla lui, ci salva il palo su un rimpallo nato dall’ennesima sgroppata di Ragusa sulla nostra sinistra. La squadra è lunga, sfilacciata e senza grinta. La ripresa parte con un Livorno un po’ più concentrato e volitivo, ma l’illusione è effimera. Giusto il tempo di dare il tempo al Cesena di riorganizzarsi e di ingabbiare Schiavone e Pasquato nella morsa di centrocampo, usando, quando occorre, anche le maniere forti. A centrocampo Luci è l’unico che prova a fare qualcosa, senza peraltro poterci riuscire, a causa dell’immobilità e dalla sterilità del reparto offensivo labronico. Sulle fasce, con gli esterni cesenati invertiti, si continua a soffrire, con Calabresi che viene infilato diverse volte da lanci in profondità, alcuni dei quali anche abbastanza prevedibili, in quanto partiti da oltre 40 metri. Ma tant’è. Al 17’ dall’ennesima scorribanda sulla nostra destra nasce un fallo laterale che i romagnoli battono in gran fretta, facendoci trovare scoperti e costringendo Ceccherini ad uscire sino al limite, dove atterra Molina. Rigore un po’ sforzato, ma concesso dal direttore di gara senza dubbi. Chi si aspetta la reazione labronica rimane deluso. Continuiamo a soffrire sulle fasce, ma anche a centrocampo continuiamo a soffrire la dinamicità e la fisicità degli avversari, con Schiavone mai nominato dal commentatore Sky e Pasquato poco dinamico e spreciso Neppure i tardivi cambi di Comi per Bunino e di Biagianti per un impercettibile Aramu, riescono a darci la scossa per tentare di cambiare qualcosa. Terminiamo la gara con 2 solo tiri verso la porta, uno dei quali nello specchio che il portiere cesenate avrebbe anche potuto controllare di petto per non sporcare i guanti.

Involuzione di gioco e di mentalità tra i nostri ragazzi. E questa volta il dito lo puntiamo verso il Mister, in quanto se è vero che le assenze di Vantaggiato, Fedato e Vajushi pesano come macigni legati ai fianchi, Panucci sta continuando a commettere, a nostro avviso, i soliti errori da troppe partite. Sulle fasce si soffre sempre, e troppo. Oggi anche a sinistra è stata dura, con Kukoc che ha dato l’impressione di essere forse più adatto dalla cintola in su e Calabresi che da centrale non si può improvvisare terzino solo perché piace al Mister. A centrocampo oramai ci hanno preso le misure e ci ingabbiano, anche in virtù del fatto che siamo leggeri e poco grintosi, a parte Luci. Forse è l’ora di rivedere le carte in tavola, Caro mister, perché il materiale c’è, a Lei la capacità di saperlo plasmare al meglio.

Tabellino

Cesena (4-3-3) A. Gomis, Perico, Capelli (Cap), Caldara, Mazzotta, Kessie, Sensi, Molina, Garritano (80'Kone), Djuric (V.Cap), (76' Succi) Ragusa (88' Renzetti) A disposizione: Agliardi, Lucchini, Varano, Moncini, De Col, Magnusson.

Livorno (4-2-3-1)Pinsoglio, Calabresi, Ceccherini (V.Cap), Lambrughi, Kukoc, Schiavone, Luci (Cap), Aramu (79' Biagianti), Pasquato, Vajushi (18' Jelenic), Bunino (86' Comi). A disposizione: Ricci, Gasbarro, Moscati, Maicon, Palazzi, Cazzola.

Reti: 64' Sensi

Ammoniti: 28' Mazzotta, 43' Jelenic, 53' Pasquato, 57' Kessie, 63' Ceccherini, 77' Sensi, 89' Perico, 94' Lambrughi

Le pagelle

Pinsoglio: si dimostra pronto e reattivo in due occasioni, anche se con qualche complicazione e difficoltà, respingendo tiri da lontano e seconde palle. Fa solo un errore marchiano facendo un rinvio basso e corto che innesca un'azione pericolosa degli avversari, comunque regge bene l'urto. Voto 6.5

Calabresi: in involuzione, purtroppo. Capita a chi è in verdissima età alternare cose buone ad altre meno buone. Il giovane romanista aveva iniziato a mille ma, col crescere del valore degli avversari da affrontare, ha mostrato qualche incertezza e ha sofferto. Anche oggi si è verificato questo, in  particolare nell'azione da rimessa laterale che ha portato al rigore decisivo. Tutta crescita, anche se la valutazione della prestazione deve risentirne. Voto 5.5

Ceccherini: non gettiamogli la croce addosso per il rigore, l'avversario lo ha puntato bene prendendogli il tempo e lui si è trovato in posizione di assoluto svantaggio. Tutti i difensori, anche quelli più grandi, provocano rigori prima o poi, tutti i portieri subiscono reti, tutti i centrocampisti perdono palloni, tutti gli attaccanti sbagliano reti. A volte si ha l'impressione che molte persone non aspettino altro che l'errore per colpire. Ceccherini ha giocato una partita onesta, sbagliando qualcosa forse più nell'atteggiamento che negli episodi. Voto 6 meno

Lambrughi: sempre nel posto giusto al momento giusto, per tutta la gara. Voto 6.5

 

Kukoc: all'esordio assoluto. Parte a missile, poi Ragusa lo svernicia un paio di volte, in una delle quali centra il palo a Pinsoglio fuori causa, e a quel punto si calma e tiene la posizione. Il giudizio è interlocutorio ma l'impressione è che farlo giocare terzino non sia proprio l'idea dell'anno; infatti le cose migliori le fa nell'ultima parte della gara, quando vale tutto e bisogna tentare il recupero, scodellando un paio di cross interessanti. Voto 6 meno

Schiavone: freno a mano tirato, poca ispirazione e quella poca smorzata dalla necessità di togliere ossigeno agli avversari che appaiono più in giornata, Sensi in particolare. Da rivedere. Voto 5.5

Luci: solito copione di generosità in quantità industriale. Tenta qualche inserimento, uno in particolare dopo una bella combinazione lo porta al tiro da buona posizione ma la conclusione è da dimenticare. Poca lucidità in generale. Voto 6 meno

Aramu: molto bravo nel primo tempo, forse il migliore degli amaranto per voglia di affondare e per lucidità. Paga nella ripresa quando va in calando, e Panucci infatti lo toglie. Voto 6

Biagianti (dal 34° st): dopo la rete subita il tecnico tenta di dare un po' di consistenza al centrocampo, per recuperare palloni da giocare e tentare di raggiungere il pari. Il primo risultato c'è, infatti alla fine il possesso palla sarà lievemente a vantaggio degli amaranto: purtroppo non il secondo. Voto 6

Pasquato: non riesce a dare peso alla sua azione, non trovando abbastanza palloni da giocare per costruire qualcosa di buono davanti. Qualcosa di meglio nella ripresa ma non basta. Voto 5.5

Vajushi: l'entrata rudissima di Capelli lo toglie dalla partita dopo un quarto d'ora. Alla lunga, la sua velocità e vivacità sono visibilmente mancate. Speriamo che non ci siano conseguenze. Senza voto

Jelenic (dal 17° st): poco incisivo, un po' fumoso. Volenteroso, certo, ma non basta. Voto 5.5

Bunino: anche lui all'esordio, e per di più in una partita molto tosta. Che dire, si sbatte e dà una buona impressione di grinta e decisione, oltre che di avere buona stoffa sia tecnica che agonistica. Purtroppo non riesce mai ad inquadrare la porta per la conclusione e, per un centravanti, non è un dettaglio. Farà meglio di sicuro. Voto 5.5

Comi (dal 41° st): solo garbage time. Non può fare nulla. Senza voto.

Panucci: ammette che la vittoria dei cesenati è sacrosanta, per l'approccio, la conduzione del gioco e le conclusioni a rete. Sacramenta il giusto sul rigore, peraltro solare, perché beccare su azione di fallo laterale è da polli. Riconosce che i ragazzi oggi hanno giocato male, senza la giusta determinazione (lui ha usato il termine "fame"), non mantenendo la corretta distanza e armonia tra reparti. Bene, ottima e condivisibile analisi. Del resto nelle ultime due gare, assenze a parte, abbiamo visto due squadre che oggettivamente sono più forti e "spesse" del Livorno. Domenica prossima, però, sarebbe carino riprendere il discorso interrotto due gare fa e ci aspettiamo che succeda.. Voto 6 meno

Ivano Pozzi
AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Ottobre 2015 18:26

Essere del nord e tifare la Repubblica d’Irlanda non è una scelta

E-mail
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

tratto da http://minutosettantotto.altervista.org

Eravamo tutti seduti in ufficio e stavamo guardando le qualificazioni all’Europeo 2016.

Lafferty segna l’1-1 all’Ungheria. Ho sobbalzato.

Va bene, forse ci sono state anche due o tre imprecazioni.

Un ragazzo nato a nord che non è felice per i successi dell’Irlanda del Nord, non è un po’ strano?

No, per niente. Non è strano perché io, ragazzo di Derry, ho a che fare con l’Irlanda del Nord tanto quanto ha a che farci una ragazza di Cork.

Guinness PRO12, Kingspan Stadium, Belfast 4/9/2015 Ulster vs Ospreys Northern Ireland's Kyle Lafferty celebrates scoring with manager Michael O'Neill Mandatory Credit ©INPHO/Presseye/Darren Kidd

Il goal di Lafferty che aggancia il pareggio con l’Ungheria nei minuti di recupero.

Mettiamo le cose in chiaro: non c’è nemmeno odio. Non provo nessun rancore verso la squadra di O’Neill e le imprecazioni erano soltanto in ambito calcistico, della serie “perché a noi Germania, Polonia e Scozia e a loro Romania, Ungheria e Isole Fær Øer?”. A guidarci era la semplice paura che in questo Europeo la faranno da padrona le “piccole” e noi non saremo tra quelle.

Sembra che tra irlandesi e nordirlandesi ci siano dei problemi di comprensione: noi non tifiamo la Repubblica d’Irlanda perché è una squadra migliore e più preparata, anche perché soprattutto negli ultimi anni lo è a malapena.

Non abbiamo scelto di tifare la Repubblica d’Irlanda per motivi politici – o almeno, la maggior parte di noi.

Non abbiamo scelto di tifare la Repubblica d’Irlanda neanche per qualche motivo nazionalistico o per una gara di “irlandesità”.

Si tratta solamente di un qualcosa che hai nel sangue, non lo hai scelto tu. Quando nasci in determinate comunità cresci in questo modo. L’Irlanda del Nord è solamente l’altra squadra, quella squadra di cui non ti deve interessare niente.

Non si tratta di un boicottaggio politico o nazionalistico e non è nemmeno perché non mi piaccia il loro calcio. Semplicemente non mi interessa e non ce la farei mai a guardare tutta una partita della nazionale di O’Neill.

Sono felice dei successi dell’Irlanda del Nord? Non lo so, non mi importa.

Certo, non mi dispero quando ottengono dei buoni risultati ma è la stessa sensazione di quando fa bene il Galles. Quando nella mia nazionale lo cose non vanno troppo male sono felice dei successi anche altrui ma adesso che l’Irlanda del Nord è molto vicina alla qualificazione agli Europei ed è molto probabile che l’Irlanda ne rimarrà fuori io non potrei mai essere contento e fare il tifo per il Nord. Loro non hanno niente a che fare con me.

James McClean e Darron Gibson.

James McClean e Darron Gibson.

A supportare la mia tesi ci sono anche i casi di James McClean (centrocampista del West Bromwich Albion) e Darron Gibson (centrocampista dell’Everton), entrambi nati a Derry ed entrambi giocatori della nazionale della Repubblica d’Irlanda. Hanno più volte affermato che l’idea di giocare per la nazionale nordirlandese non ha mai e poi mai sfiorato le loro menti. Loro sono irlandesi.

E come James e Darron la pensano la maggioranza delle persone a Derry perché non è il loro paese e non solo non ci giocherebbero e non la tiferebbero, ma non hanno neanche il minimo interesse a controllare i risultati a fine partita.

Se avessi saputo giocare a pallone ma le mie possibilità di giocare per la nazionale irlandese fossero state zero avrei accettato di indossare la casacca dell’Irlanda del Nord? Sì, probabilmente sì. Lo avrei fatto come lo fanno tutti quei ragazzi inglesi che scelgono di giocare per la nazionale irlandese. A quel punto mi interesserebbe giocare per una nazionale e poter provare a giocare un Mondiale o un Europeo anche se non è quella del mio paese. Non c’è niente di sbagliato in questo.

Ho un amico di infanzia che lavora in Germania per Adidas e l’altro giorno mi raccontava che aveva ricevuto come regalo dall’azienda un completino dell’Irlanda del Nord. “È veramente bello, lo uso sempre per il calcetto. Ti immagini però girarci per Derry?”.

Ecco, il punto sta tutto in quel “ti immagini girarci per Derry?”. Nessuno ti picchierebbe o ti appenderebbe per le gambe, ma è semplicemente qualcosa che non si fa.

Tempo fa, quando lavoravo a Belfast, ho vissuto per anni con un tifoso dell’Irlanda del Nord che era cresciuto ad un’ora da casa mia. Durante lo scandalo del goal di mano di Henry nel 2009 stavamo guardando la partita insieme, lui si mise a ridere e il giorno dopo attaccò una maglietta della Francia in ufficio.

Nessuno dei due è stato mai particolarmente impegnato in politica e nessuno dei due ha uno spiccato nazionalismo, questo è semplicemente il calcio.

Dove è nato lui si tifa Irlanda del Nord, dove sono nato io, 50 km più in là, la Repubblica d’Irlanda.

Non è stata una scelta.

E non lo sarà mai.

8 settembre 2015

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2015 10:40

Livorno vs. Spezia 1 a 2. Furto con destrezza all’Ardenza

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

tratto da http://www.alelivorno.it

Prima battuta d’arresto stagionale per il Livorno, che viene immeritatamente sconfitto da una Spezia fortunato negli episodi chiave della partita e bravo a non far giocare. Mister Panucci piazza Comi centrale offensivo, con Fedato ed Aramu sulle fasce. A centro debutta Jelenic a fianco di Schiavone e Luci. In difesa Gasbarro va sinistra, Calabresi a destra con Lambrughi e Ceccherini centrali. Nella prima mezz’ora la corazzata Spezia fa da sparring partner ai nostri ragazzi, che per ben tre volte sfiorano il vantaggio costringendo il portiere spezzino a due interventi di grande pregio, prima con Jelenic, poi con Comi. Da segnalare il fatto che tutte e tre le incursioni avvengono centralmente, dato che lo Spezia sulle fasce chiude sempre raddoppiando sui nostri esterni che sino ad oggi hanno fatto la differenza.

Da segnalare anche che l’arbitro ha tenuto un atteggiamento ai limiti dell’irritante, non sanzionando quasi mai a dovere gli spezzini che picchiavano come fabbri e che ad ogni ripartenza ci bloccavano impunemente..

La capacità di verticalizzare il gioco sopperisce anche alla ormai abituale superiorità numerica a centrocampo degli avversari che anche oggi partono a quattro per diventare cinque in fase di contenimento. In campo si vede solo il Livorno, sino al 43’ quando nell’ unica azione degna di nota, Catellani e Migliore sulla nostra destra hanno vita facile con Calabresi ed Aramu e confezionano un assist perfetto che Situm insacca da solo in mezzo all’area. Dagli spalti abbiamo avuto l’impressione che Migliore quando è scattato per poi proseguire con l’assist a Situm fosse in netto fuori gioco, con il segnalinee che si trovava di almeno venti metri dietro alla linea dell’azione.

Si va al riposo con lo Spezia immeritatamente in vantaggio. Nella ripresa Pasquato subentra ad un poco incisivo Jelenic. Lo Spezia fa valere la superiorità numerica a centrocampo, riuscendo a bloccare le nostre iniziative marcando praticamente a uomo Schiavone, oltre ai due esterni Fedato ed Aramu che non riescono a trovare spazi. E quando un po’ di spazio viene trovato, arriva sempre e comunque il fallo sistematico. Tant’è che anche il francescano Di Paolo da Avezzano si ricorda di avere in dotazione anche un fischio ed un cartoncino di colore giallo. L’atteggiamento dello Spezia costringe il Livorno a provare per vie centrali e fra il 60’ ed il 72’ Pasquato arriva due volte alla conclusione centrando il bersaglio nella seconda occasione con un bel destro da fuori area che si insacca alla destra di Chichizola. I nostri ragazzi non si accontentano cercando il vantaggio e la reazione fa ben sperare, sino a quando Situm supera ancora una volta un Calabresi in evidente difficoltà fisica e tecnica e mette al centro per il subentrato Calaiò che, da solo, come Situm nel primo tempo, segna il gol del definitivo vantaggio spezzino.

Subiamo quindi una immeritata sconfitta da una squadra che sulla carta dovrebbe essere tra le prime tre forze del campionato, con cinque-sei elementi che sono oggettivamente di categoria superiore. Forse potevamo accontentarci del pareggio, ma la situazione pareva volgere al meglio in quel frangente.

Mister Panucci deve riflettere su questa partita, variando gli equilibri difensivi, dato che sulla fascia destra siamo sempre stati in sofferenza dall’inizio del torneo. Anche a centrocampo siamo sempre in inferiorità numerica e si è notato ancor di più il peso che pe questa squadra ha Daniele Vantaggiato, capace di far salire i compagni e di farli inserire.

Quest’anno però se il Mister si gira indietro non vede la solita panchina sulla quale siedono mezzi giocatori o ex calciatori. A lui il dovere di far tesoro degli errori e di sistemare le cose già dalla prossima.

Anche perché il Cesena, come scala di valori, è immediatamente dietro allo Spezia, e vedremo di che pasta siamo fatti.

Il tabellino

Livorno: Pinsoglio, Calabresi, Ceccherini, Lambrughi, Gasbarro, Luci, Schiavone (73' Biagianti), Aramu (61' Vajushi), Jelenic (45' Pasquato), Fedato, Comi. A disp: Ricci, Gonnelli, Moscati, Kukoc, Palazzi, Bunino. All. Panucci

Spezia: Chichizola, Matic, Terzi, Postigo, Migliore, Brezovec, Juande, Acampora (59? Canadjia), Catellani (79? Ciurria), Situm, Nenè (63? Calaiò). A disp: Sluga, Valentini, Milos, Errasti, Rossi, Kvzric. All. Bjelica

Arbitro: Di Paolo di Avezzano

Reti: 43' Situm, 72' Pasquato, 87' Calaiò

Note: angoli 1-1

Ammoniti: Nenè, Situm, Calabresi, Catellani, Canadjia, Luci, Juande,

Recupero 2' + 4'

Spettatori 8.443

Le pagelle

Pinsoglio: subisce due reti quasi uguali, con il cross basso dal fondo e l'uomo che taglia e tira da pochi metri. Bravo a respingere, ancora su azione analoga, su Brezovec. L'uragano spezzino finisce qui, e i conti per Bielica tornano alla grande. Voto 6

Calabresi: partita in calando per il giovane romanista. Nel primo tempo si prende qualche licenza offensiva, sprecando forse quelle energie che non gli permettono di chiudere bene in occasione del primo vantaggio degli aquilotti; c'è da dire che in questa caso è l'intera catena di destra a cigolare. La situazione non  cambia nella ripresa e negli ultimi minuti il ragazzo cammina e non può dare il mordente che ci vuole, infatti Situm fa quello che vuole e mette in porta Calaiò. Nulla di male, è un piccolo passo indietro in un percorso di crescita. Voto 5.5

Lambrughi: sarebbe stato perfetto, quasi monumentale, se non avesse perso Calaiò nell'azione decisiva della partita, quella che regala la vittoria agli avversari. Il peso dell'organizzazione difensiva grava sulle sue spalle da quando Emerson si è dovuto fermare e Alessandro lo porta con naturalezza, con sagacia e impegno, da livornese. L'episodio finale però pesa molto, anche se a sua attenuante c'è il fatto che l'avversario era fresco e lui stanco. Io ne vorrei altri dieci come lui, nonostante il votino. Voto 6 meno

Ceccherini: partita onesta e lineare. Nel finale si morde la lingua, non accettando provocazioni da un avversario, dimostrando di essere cresciuto dal punto di vista della condotta di gara. Voto 6 più.

Gasbarro: un'altra buona prestazione del giovane amaranto, vigile e tempestivo in ogni occasione, facilitato anche dal fatto che la maggiore pressione degli avversari avviene sul lato opposto. Voto 6.5

Luci: il Capitano riprende il suo posto e disputa un'ottima gara. Gli avversari sono di qualità, tenica e tattica, quindi la prestazione assume anche un valore maggiore. Cerca la porta una sola volta, sfiorando il palo. Voto 7

Schiavone: un po' compassato ma la sua azione è continua e concreta. Voto 6.5

Biagianti (dal 29° st): Panucci cerca una maggiore copertura mettendo in campo la sua esperienza. Di fatto deve dannarsi l'anima perché, dopo il pari, i ragazzi cercano la vittoria un po' incoscientemente e si scoprono. la buona notizia è che su di lui si può contare. Voto 6 più

Aramu: un po' evanescente. Viene toccato duramente, rientrando in campo ma facendo pensare ad una sua sostituzione di lì a poco. Questa avviene nella ripresa quando non riusciva più a incidere. Voto 5.5

Vajushi (dal 17° st): la scheggia albanese riesce a dare quel po' di verve che risveglia  la situazione. Punta spesso e mette in difficoltà l'avversario diretto. Voto 6

Jelenic: discreto il suo impatto sulla partita, seppure schierato in una posizione non proprio aderente alla sua. Rischia di segnare dopo pochi minuti, chiamando Chichizola all'intervento difficile, poi continua ad applicarsi bene. Esce all'inizio del secondo tempo, forse non ha ancora i  minuti necessari nel motore. Voto 6 più

Pasquato (dal 1° st): entra in campo col diavolo in corpo e sparacchia un paio di volte per la frenesia. Resetta, si sintonizza sulla gara e sfodera un numero d'autore conquistando il pari con un bellissimo tiro da fuori area. Conviene farlo giocare, sembra ... Voto 6.5

Fedato: trova poco spazio, lo schieramento di Bielica (che evidentemente le partite del Livorno le ha ben studiate) è tale da chiudere tutti gli spazi nella maniera migliore. Qualcosa di più nella ripresa, quando gli amaranto riescono ad aumentare la velocità delle esecuzioni, ma complessivamente la sua prestazione è un po' grigia. Voto 5.5

Comi: non gli si può chiedere di essere qualcun'altro, nella fattispecie Vantaggiato. La sua partita è onesta e positiva, sempre rivolto alla porta e a caccia di palloni nelle ripartenze avversarie. Manca però l'occupazione dello spazio di Vantaggiato, soprattutto manca la preoccupazione degli avversari che possono meglio gestire i loro meccanismi senza dover raddoppiare continuamente sul centravanti. Questione di caratteristiche diverse, non certo di minore capacità. Comunque fa il suo, sfiorando la rete. Voto 6 più

Panucci: cominciamo col dire alcune cose. La partita era tra una squadra che costa dieci milioni di euro e una che costa zero euro: indovinate voi qual'è l'una e qual'è l'altra. Una DEVE vincere il campionato, pena il fallimento totale dell'obiettivo, l'altra punta alla salvezza prima possibile. Una è fatta di giovani di belle speranze, tutti italiani, contornati da qualche marpione. L'altra è una squadra croata, completata con due o tre marpioni e un paio di fuori campionato. Il campo ha detto che il risultato giusto sarebbe stato un pari, e che la vittoria degli aquilotti è venuta perchè la squadra di giovanotti non si è accontentata, cercando la vittoria. Panucci forse ha sbagliato ad assecondare questo, mettendo Biagianti per Schiavone e non per una punta. Forse l'errore è stato anche quello di non tenersi un cambio per la difesa, visto che verso la fine qualche difensore era sulle gambe. Fatto sta che, per la quarta volta consecutiva, lo Spezia banchetta all'Ardenza. Buon pro gli faccia. Noi andiamo a Cesena, e vedremo se siamo una squadra vera. Voto 6

Ivano Pozzi
AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2015 11:22

Pagina 10 di 162

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito