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Jovanotti e il lavoro gratis: all’Unifi leccando s’impara

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jovanotti renzitratto da http://www.inventati.org/cortocircuito

Mercoledì all’Università di Firenze è andato in onda un copione più che consueto: un’istituzione decadente invita un personaggio famoso per consentirgli di fare la propria marchetta, questo ringrazia e si “esibisce” attirando l’attenzione su di sè e sul luogo in cui si trova. Jovanotti, infatti, era stato invitato per promuovere il proprio concerto. Avete capito bene: al Polo delle Scienze sociali si promuovono i concerti. Non solo: più in generale vengono “promossi” tutti quegli individui e realtà i quali mostrano un certo attaccamento allo status quo.

Solo negli ultimi due anni e mezzo gli esempi abbondano: il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Elsa Fornero, Giancarlo Caselli, Enrico Rossi, Susanna Camusso e così via. I soggetti qui richiamati sono tutti stati invitati a vario titolo col benestare o su precisa iniziativa dei vertici del Polo delle Scienze Sociali. Del resto cosa ci si può aspettare da un’istituzione presieduta da una rappresentante di Bankitalia, la cui tesoreria è amministrata dall’Unicredit e che annovera tra le sue fila ex ministri di Governi non eletti ?

Ma torniamo al pur sempre utile (per il pensiero mainstream) Jovanotti.

Le sparate di quest’ultimo si sono limitate a due punti: nel mondo del lavoro bisogna “navigare a vista” (quindi va bene anche lavorare gratis) e “tenetevi la rabbia per voi, non siate lamentosi”. Traduzione: non rompete i coglioni e fatevi i cazzi vostri, ma detto bonariamente.

Eh sì, perchè il messaggio in fondo è proprio quello dei padroni e dei loro alleati: un sostegno molto diretto alla retorica di tutti i Governi, in particolar modo a quello dell’amico Renzi.

D’altra parte Jovanotti è “un ragazzo fortunato” , ci ha sempre fatto notare che non gli mancava niente, che bisogna ballare, sognare e così via. Come potrebbe, vista la propria condizione sociale e scelta di campo, dire qualcosa di diverso? Un altro utile idiota di chi ogni giorno, da anni, si prende gioco delle nostre vite.

Fortuna che il giorno seguente è stato contestato a Napoli da diversi studenti, tenuti però a distanza da Digos, polizia e carabinieri (anche in questo, il nostro pare molto simile ai propri amici “politici”).

Segno che in tempi di crisi e nonostante la martellante propaganda mediatica, ancora c’è chi non si arrende, in particolare su un tema così centrale come il conflitto capitale/lavoro. Perchè di questo si tratta, anche se ci sembra qualcosa di molto più grande di noi: il modello “grande evento” è ormai ovunque, l’attacco alle condizioni di vita sempre più pressante, poichè la crisi non sembra fornire facili vie di uscita. Governo e padroni hanno bisogno di testare la reazione sociale anche attraverso dei piccoli test ed ogni occasione è buona, da Jovanotti a Farinetti, per sperimentare nuove tecniche di fabbricazione del consenso.

Le università in questo svolgono il loro ruolo di diffusione dell’ideologia dominante e ciò si traduce in una precisa dimostrazione di odio per chi non accetta di svendere il proprio tempo per due spiccioli. Se sommiamo il tutto alle manovre del Governo nel riformare il terzo settore, quello appunto del cosiddetto volontariato, sul quale si reggono molti servizi legati al welfare, abbiamo la quadratura del cerchio: costringerci, in nome della competizione internazionale, ad accettare salari sempre più bassi (quando e se ci saranno in futuro).

Al contrario di quanto afferma Jovanotti, il nostro odio e la nostra rabbia non dobbiamo affatto tenerceli per noi, bisogna scegliere da che parte stare, individuare i nemici e organizzarsi. Su questo concludiamo con un passaggio dei compagni di Napoli, per noi assolutamente centrale:

“Se ci date questa realtà, aspettatevi il nostro odio. Anche se dite solo una mezza frase, anche se siete simpatici a tutti, anche se fate i cantanti. Non è un odio stupido, non è quello populista contro i rom. È quell’odio che ha iniziato a individuare i propri nemici. È quell’odio che sa essere proposta, apertura di spazi, programma politico alternativo.

Forse di questo molti hanno paura. Che iniziamo a svegliarci. Perché su una sola cosa Jovanotti ha ragione: “non bisogna lamentarsi”. Ma non nel senso che dice lui, ovvero che dobbiamo accettare. Nel senso che ci serve a noi: che dobbiamo lottare.

Jovanotti è un ragazzo fortunato, e non c’è niente che ha bisogno. Noi non lo siamo, e c’è tutto che abbiamo bisogno. E dobbiamo cominciare a prendercelo.”

5 giugno 2015

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