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The Cage is open. Intervista a Toto Barbato

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cageisopenEra previsto ed è stato un sabato di pioggia a battezzare l'apertura della nuova stagione del The Cage, il tempietto della musica rock livornese ripartito con un applauditissimo live. Prima l'esibizione di Nico Sambo che ha presentato il suo nuovo disco "Ognisogno", a seguire l'ultima data del tour di Francesco Motta, fresco vincitore della Targa Tenco per la Miglior Opera Prima, nonché del PIMI Speciale 2016 del MEI, come artista indipendente italiano dell’anno. Rock insomma, nelle sue tante sfumature. Non più solo strumentale quello di Nico Sambo che prosegue sul solco di "Argonauta" e intesse melodie su testi scritti per la maggior parte dal suo collaboratore Lucio Tirinnanzi. Rock poliedrico e versatile quello proposto da Motta per un disco definito da qualcuno «una piccola gemma generazionale che speriamo non rimanga nascosta». Un disco che ha conquistato pubblico e critica e che non ha mancato di ricevere il plauso del "teatrino". Per conoscere più nel dettaglio le prospettive della stagione del The Cage e un cartellone che ha già messo in programma una fitta serie di concerti fino alla fine del 2016, abbiamo contattato Toto Barbato, fondatore e direttore artistico del locale. Di seguito, dalle sue parole, una prospettiva sul 14° anno di età del Cage e una riflessione che tocca anche le politiche culturali cittadine.

Ripartite innanzitutto con maggior serenità: il The Cage ha vinto il bando per la gestione del teatro Mascagni per i prossimi anni. Una notizia che aspettavate per poter investire sul posto. Come si ripresenterà quest'anno il The Cage? E cos'altro avete intenzione di fare per il futuro?

Abbiamo rinnovato l’area esterna facendo un grosso sforzo economico; dopo le varie incursioni da parte dei “vandali”, che noi preferiamo considerare bimbetti troppo scalmanati, non potevamo continuare ad andare avanti con quelle due strutture che formavano il vecchio bar. Per il futuro ci piacerebbe prendere possesso della “casina del custode” che, a nostro avviso, è parte integrante del Teatro Mascagni e da anni ormai è disabitata e vuota. Al suo interno ci piacerebbe aprire una vera scuola di Rock: la The Cage School of Rock, che ovviamente dovrebbe essere connessa con tutte le realtà che ci circondano: asilo nido, scuola materna, scuola elementare e scuola media. La collina di Via del Vecchio Lazzaretto potrebbe diventare un vero e proprio campus formativo per bambini e ragazzi. la nostra volontà c’è e sicuramente un progetto serio interesserebbe anche i dirigenti dei vari presidi scolastici. Peccato che manchino totalmente le risorse da parte della cosa pubblica: la scuola media Mazzini, che spesso ha subito attacchi vandalici in contemporanea al The Cage, versa in uno stato disastroso, il muro che delimita le Mazzini e il Teatro Mascagni è da molti anni pericolante e recintato. Noi di fronte ad un progetto serio, in futuro, potremmo liberare risorse, siamo disponibili, anche da lunedì prossimo, a mettersi attorno ad un tavolo con tutti.

Motta, Dente, Giardini di Mirò, Zen Circus sono i primi appuntamenti della programmazione di quest'anno. Ma al di là dei nomi, cosa ci si deve aspettare da questa nuova stagione?

Il pubblico del The Cage si sta evolvendo, durante l’ultimo anno ho visto molti giovani e giovanissimi avvicinarsi a questa nuova ondata del cantautorato indie italiano (da Calcutta a Cosmo per intenderci), cercheremo di accontentare questa richiesta ovviamente senza tralasciare le richieste che arrivano dai puristi del samborock, noise, post punk. Per il 2017 abbiamo già annunciato il concerto dei Me First and Gimme Gimmes e stiamo trattando altre “bombe” internazionali. Come Direttore Artistico sento la responsabilità di aprire un breccia sull’afro beat e sulla “word music” in generale, finalmente dopo anni in cui con questo genere ci si è sciacquati troppo la bocca giustificando qualsiasi progetto insulso; la musica proveniente dal sud del mondo sta tornando ad esprimere perle di rara bellezza. Spero che il bellissimo concerto dei Tinariwen in Piazza del Logo Pio della scorsa estate, che abbiamo fermamente voluto, non rimanga un’isola nel deserto (...giusto per non usare parole a caso). In città si sentono sempre più spinte xenofobe, basta andare al panificio sotto casa o in un qualsiasi bar, oltre che leggere i commenti sui quotidiani online cittadini, per rendersi conto che anche a Livorno si è persa totalmente la curiosità verso tutto quello che arriva da “ fuori”. Ecco, mi piacerebbe rispondere a tutto ciò con la musica, con la bella musica: non è possibile che i giovani livornesi amino l’hip hop senza sapere cosa ha rappresentato per la musica contemporanea Fela Kuti, tanto per citare il più grande di tutti.

Livorno è attraversata da un nuovo scenario politico. Focalizzando l'attenzione sul tuo ambito lavorativo si notano delle novità rispetto al passato per quando riguarda i rapporti con le istituzioni che operano nel campo delle politiche culturali della città? Quali opportunità e limiti ci sono per la scena musicale livornese? Hai dei suggerimenti in tal senso?

Per rispondere a questa domanda dovremmo aprire un tavolo di confronto serio, vero e senza peli sulla lingua, che affronti tutto quello che è successo in passato e quello che potrebbe succedere in futuro nel mondo culturale labronico. Impossibile quindi rispondere pienamente a questa domanda ma non voglio tirami indietro su un punto in particolare. Da molti anni la quasi totalità delle risorse destinate al comparto culturale di questa città vengono assorbite dal Teatro Goldoni, non sta a me dire se questa sia una scelta giusta e/o lungimirante, certo è che senza risorse qualsiasi dibattito rimane sterile, qualsiasi colore abbia la totobarbatogiunta. Si parla, da 15 anni, di andare e reperire risorse in Europa ma al momento non abbiamo visto passi in avanti, mi auguro che questo diventi un punto importante che l’attuale amministrazione affronterà. Abbiamo un ottimo rapporto con l’attuale assessore Belais come avevamo un ottimo rapporto con Serafino Fasulo a cui va il nostro enorme abbraccio. Abbiamo avuto grossi scontri, spesso riportati anche dalla stampa cittadina, con l’ultimo assessore targato PD, Mario Tredici, che sicuramente aveva (legittimamente intendiamoci) una visione culturale totalmente diversa dalla nostra. Resta nei nostri cuori l’ex assessore Massimo Guantini, purtroppo scomparso pochi anni fa, un uomo di elevata statura culturale che ci ha veramente aiutato a crescere nonostante avesse radici totalmente diverse dalle nostre. Grazie al suo carattere tollerante riuscimmo a resistere quattro lunghi anni in Fortezza Vecchia e credo seriamente che l’idea di affidare due piccoli teatri cittadini, il teatro delle Commedie e il Teatro Mascagni, ad associazioni culturali locali, sia stata una sua lungimirante idea (mi piace pensare questo anche se non ne ho le prove). Nonostante una ritrovata tolleranza da parte dell’attuale amministrazione verso le politiche culturali e giovanili, credo che la Politica non possa essere incisiva fino a quando non si liberano risorse (mi ripeto lo so …ma cosi è ...) e fino a quando questa “turbo burocrazia” opprimente non viene ridimensionata. I tempi della macchina amministrativa sono elefantiaci e non hanno nessun legame con la realtà delle cose. Mesi per avere un timbro su un foglio A4 sono tempistiche folli se pensate nel 2016 … rendiamocene conto: siamo ancora fermi ai timbri e alle fotocopiatrici. Con questo non voglio dare colpe su un ufficio in particolare o su un dirigente comunale, è il sistema che non funziona e questo non può essere cambiato a livello locale ma dovrebbe rientrare in una vera riforma della Pubblica Amministrazione, una riforma che finalmente digitalizzi il 90% delle pratiche. Fare impresa in Italia è demenziale, figurarsi fare impresa culturale, e gli imprenditori sani da questo paese, giustamente, scappano.

Redazione, 2 ottobre 2016

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