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Cagliari, una via per lo scudetto del 1970

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gigi_rivaNella stagione 1969-70 abitare in Sardegna per i bambini che amavano il calcio non era così semplice. Alla richiesta di avere l'album di figurine del campionato - ricorda lo scrittore Marcello Fois - l'edicolante sotto casa allargava puntualmente le braccia e senza troppa convinzione, ipotizzava un improbabile "passa domani"€. Nel frattempo i cugini continentali€ avvertivano al telefono di aver già collezionato il bomber Riva, l'ala Domenghini e il centralone Niccolai.

Quell'anno la rivincita per i ritardi delle spedizioni "oltremare" fu storica. Il Cagliari allenato dal compianto Manlio Scopiglio, dopo essere balzato in testa alla quinta giornata, conquista lo scudetto. E' il 12 aprile 1970. Al triplice fischio allo stadio Amsicora comincia una festa indimenticabile che si trasferirà  poi per le strade. E in città  per giorni non dormirà  nessuno.

Oggi, a distanza di quasi 42 anni da quell''impresa, dai banchi del consiglio comunale del capoluogo sardo arriva la richiesta di dedicare una via o una piazza al Cagliari Campione d'Italia 1969/70. Primo firmatario del documento è Ferdinando Secchi, consigliere dell'Italia dei Valori. Quel trionfo fu una affermazione che andò oltre il mero significato agonistico €- sottolinea Secchi “e deve far capire ai giovani di oggi la grande importanza culturale e sociale che ebbe per la nostra città  e in generale per la nostra terra".  Presentata come rifugio di "pecorai, banditi e latitanti"€, la Sardegna, trascinata dalle vittorie calcistiche, si propone per la prima volta come un pezzo rispettabile di quell'Italia da cui si sentiva distante. Staccata, non solo geograficamente. "L'impresa fu compiuta alla fine degli anni sessanta - prosegue Secchi - in un contesto isolano di banditismo e baschi blu, quando a contrastare i molti pregiudizi sulla nostra isola, e di conseguenza sul suo capoluogo, c'era la squadra capeggiata, idealmente, da Gigi Riva che sbaragliava gli avversari soprattutto in quegli stadi che la accoglievano gigi__corradocon cori offensivi". L'11 aprile, la proposta di inserire la squadra scudettata nella toponomastica cittadina  sarà formalizzata al sindaco Massimo Zedda di dichiarata fede rossoblù. Basterà a far proseguire "la rivincita dei banditi"? Intanto a sostegno della richiesta è nato un gruppo su facebook, che nelle ultime settimane ha fatto incetta di iscrizioni.

A riportarci all'epoca dello scudetto è uno protagonisti di quella squadra, Corrado Nastasio, il vice-Riva. "Lontano dalle proprie coste - racconta Nastasio - la Sardegna era conosciuta per i rapimenti, la figura di Graziano Mesina. L'arrivo dell'Aga Khan aprì l'isola a livello turistico. Una terra bellissima, ancora allo stato naturale. Contemporaneamente venne fuori anche un certo Gigi Riva, che non ci mise molto a diventare il simbolo del calcio sardo"€. Il senso di appartenenza per la squadra cresce, diventa un atto di fede. "Intorno a noi c'era una pressione incredibile e un seguito fuori dal normale - prosegue Nastasio - ma anche grande rispetto da parte dei tifosi. Frequentavamo spesso via Garibaldi: trovavi Gori e Albertosi che giocavano a carte nei bar, Riva che beveva tranquillamente l'aperitivo e noi più giovani a passeggio. A volte mi è capitato anche di vedere dei processi di Mesina e posso garantire che facevano lo stesso effetto di una partita di calcio. Le persone accorrevano a centinaia ad ammirarlo, applaudirlo e sostenerlo. Fuori e dentro i tribunali si accalcavano ad aspettare le sentenze, tra l'altro già scritte, ma per tutti, era "il  bandito buono". Anche il calcio era diverso. Si guadagnava bene ma non troppo. Le rose erano ristrette, ci si allenava poco e niente e qualcuno fumava tra primo e secondo tempo: cose impensabili per il calcio di oggi".

tratto da you-ng.it

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