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Curva Nord: "Noi ci saremo sempre. Rilanciamoci con i livornesi. Ma no ai parafulmini"

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curva nord centenarioIl 5 maggio del 2002, come recitava la nostra coreografia, scompariva una lunga notte, fatta di inferni nei gironi dilettanteschi, fallimenti e tante delusioni, ed iniziava per la gloriosa maglia amaranto forse il periodo più roseo della sua storia, con un decennio abbondante che ha segnato indubbiamente la vita di noi tutti.

Sabato scorso tutte le fatiche di ogni giocatore e ogni tifoso che ha contribuito con sacrificio a quella splendida evoluzione sono state vanificate. Una morte annunciata. D'altronde il sentimento di unità, partecipazione e condivisione che squadra, società e tifosi avevano creato nel corso degli anni segnati da quella splendida ondata è stato prima trascurato, poi volutamente distrutto.

E mentre come curva, insieme ad altre, denunciavamo l'avanzare di un calcio moderno fatto di bieca repressione, scandali finanziari e di calcio scommesse, attraverso la sostituzione del patrimonio delle società dai tifosi e gli stadi pieni ai diritti TV e stadi sempre più deserti, molti livornesi erano troppo impegnati a dividersi tra spinelliani ed anti-spinelliani finendo soggiogati dalla paura che quel Presidente che ora non se ne vuole più andare, se ne andasse all'improvviso lasciandoci orfani. Allora, lo ricordiamo, avevamo una posizione nei vertici del calcio, una piazza che traboccava di entusiasmo, un gruppo di giocatori attaccati e di proprietà, ed uno stadio in salute. Eravamo appetibili, quindi, al contrario di adesso. Eppure per molti tifosi erano la curva, i suoi cori ed i suoi striscioni a rovinare il Livorno. Quando il gruppo portante di questa poi si è sciolto, forse, qualcuno ha capito che invece era il motore di tutto.

Man a mano la curva ha iniziato a lanciare messaggi alla presidenza ed alla tifoseria che qualcosa non andava, nelle scelte, ma più che altro nei metodi, nell'idea che nel calcio esistono solo gli interessi, i conti, e la voce del padrone. Nessuno ha capito. I livornesi sono stati capaci di dividersi anche a ridosso delle pessime dichiarazioni anti-Uefa, quando il sogno di tutti coloro che prendevano le ferie per essere insieme al Livorno, al Presidente costava troppo, come quando siamo riusciti a cacciare Donadoni per fare il capolavoro Mazzone senza dire mai "ho sbagliato". In quel momento è iniziato il tutto, l'auto-lesionismo consacrato dai media che pur di accarezzare il padrone rivendicavano "che doveva avere spazio in porto, sennò...". Allora, non si trattava di essere anti-spinelliani ma semplicemente un popolo sportivo orgoglioso che meritava rispetto e chiedeva al suo Presidente, persona capace e navigata, di più. Anche in considerazione dei conti che sono sempre stati in verde, merito che non deve diventare alibi.

A furia di essere accondiscendenti abbiamo lasciato distruggere quanto costruito con fatica, compreso un gruppo di giocatori che costituivano un patrimonio per la maglia amaranto. Poi il colpo di coda della gestione Nicola ha riacceso le speranze, ma anche lui, poco dopo, ha pagato la stessa identica situazione di tanti altri che a Livorno hanno avuto a che fare con una gestione schizofrenica ed egemone fino all'eccesso. Allenatori, calciatori e dirigenti hanno fatto i conti con tutto questo, la lista è interminabile.

Oggi siamo di nuovo in serie C. Forse adesso il fronte degli spinelliani si è disciolto come neve al sole, insieme a tutti quelli che reputavano l'entusiasmo e la partecipazione della curva il male del Livorno. E' meglio forse lo stadio vuoto e Pinsoglio al posto di un livornese Doc come Mazzoni per qualcuno? Probabile. Come sappiamo farci del male noi, non riesce nessuno.

Resta il fatto che adesso quel patrimonio che ha cent'anni di storia ha bisogno di qualcosa di diverso, di una rinascita, di un qualcosa che riaccenda la piazza. Spereremmo in un nuovo ciclo, in un cambio di Presidenza, o quantomeno, visto che adesso non siamo appetibili come quando lo chiedevamo, che questi si rendesse conto, mettendosi una mano sulla coscienza, che ci ha riportati dove ci ha preso e forse non ha modo ed energie per gestire tutto in prima persona. E che questa non è la serie che compete alla nostra storia, anche in virtù del nome che Livorno ha rappresentato dal 2000 ad oggi.

Che si capisca quindi che necessitiamo di un programma chiaro, l'inserimento di giocatori livornesi, come patrimonio che non deve essere preservato e non disperso altrove per i colpi di testa del "capo". Un settore giovanile che crea continuamente e lavora anche per la città, investendo in impianti e scuole calcio, visti i conti in verde. Magari di inserire figure importanti come quelle di Protti e Lucarelli, ma non come parafulmini, come persone che, con delega in bianco e con mezzi di poter fare bene veramente, possono costruire ancora una volta quella sinergia che farebbe bene a tutta la città. Quell'orgoglio amaranto che può arrivare ovunque quando sentito e condiviso.

Il calcio è un fatto popolare, che la città vive e respira, così lo intendiamo noi, così è stato quando come mosche bianche abbiamo bussato alle porte dell'Europa. Intere generazioni sono cresciute ed hanno vissuto dentro l'Armando Picchi le evoluzioni sportive e giovanili, discusse, animate, vive. Aggregazione libera e spontanea, cuore critico e pulsante cittadino. Contraddizione nel calcio del capitalismo che vuole lo spettatore consumatore passivo.

Serve questo per rinascere, serve energia. O Spinelli per coscienza vende a chi veramente ha voglia e competenza, o si prende le sue responsabilità e mette in mano la società, dandogli i mezzi, a chi può veramente far rinascere Livorno. Altrimenti, la curva inizierà il campionato con la più dura delle contestazioni, perché non siamo disposti più ad essere spettatori del "nulla". Piuttosto meglio il fallimento. Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.

Livorno deve ripartire da qui: dall'idea della partecipazione della gente al calcio come fatto popolare. Magari dall'idea di una società condivisa e popolare.

Poi, non ultima la risposta che dall'amministrazione attendiamo sullo stadio, sappiamo bene che la massa di politici farlocchi e bugiardi che si sono susseguiti negli anni precedenti ha creato questa situazione. I soldi dovevano arrivare dal Rigassificatore, ricordiamo, ma alla fine questo invece ce lo siamo ritrovati in bolletta, ci siamo a suo tempo espressi ed è andata come dicevamo. Ma resta il fatto che adesso serve un piano B, prima che Livorno, rimanga anche senza lo stadio.
Attendiamo chiarimenti.

No saremo qui, compatti, come prima a vigilare, perché su questi spalti siamo nati e su questi spalti ad inizio di ogni campionato, qualsiasi sia, saremo.

Curva Nord Livorno - Vecchie e nuove generazioni

26 maggio 2016

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