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Il derby di Rosario, la partita senza eguali

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Il senso di Rosario per il calcio

«A Buenos Aires una sconfitta nel derby è più sopportabile perché viene smorzata dalla presenza di grandi edifici, dall’estensione della città: c’è sempre un luogo in cui nascondersi. A Rosario lo sconfitto non conosce pace: son capaci di venirti a cercare sotto il letto per prenderti per il culo». (Marcelo Bielsa)

rosario newellsSecondo molti il derby tra Central e Newell’s Old Boys è uno dei più caldi del mondo. Secondo alcuni invece non ha eguali. Andiamo a Rosario, bella metropoli immersa tra le pampas argentine, dove il forte sentimento di appartenenza alla città trova la sua massima espressione nell’amore folle e incondizionato verso le due squadre locali.

Secondo un rosarino doc come Jorge Valdano, “essere di Rosario vuol dire essere argentino in una maniera esagerata. Fino alle estreme conseguenze”.Per capire invece cosa sia il calcio per questa città basta un dato: Rosario, terza città argentina per numero di abitanti (1.100.000) dietro Buenos Aires e Córdoba, è l’unica del paese in cui Boca Juniors e River Plate, che insieme coprono i tre quarti delle preferenze calcistiche di tutta l’Argentina, raccolgono meno simpatie dei club locali (1). Il sentimento di appartenenza localistico attraverso il calcio è talmente forte che qua si usa dire che a Rosario non si può essere solo rosarini. “O eres del Central o eres del Newell's o no eres nada” (“o sei tifoso del Central o del Newell’s, altrimenti non sei niente”). Rosario è sicuramente la città più futbolera di tutta l’Argentina e il derby tra Rosario Central e Newell’s Old Boys e il più antico del paese. Qualcosa che da quasi 112 anni, da quando fu fondato il Newell’s (il Central è addirittura del 1889), blocca la città per giorni e si prolunga prima e soprattutto dopo il giorno della gara. Qua se si perde l’appuntamento dell’anno si cerca di rifarsi a cazzotti, a coltellate e anche a pistolettate. Si minaccia di morte i propri calciatori oppure semplicemente non si esce di casa.

Sebbene geograficamente la città sia divisa abbastanza nettamente a metà, la parte nord è territorio del Central e quella sud è a maggioranza Newell’s. Giganteschi murales delimitano la fede calcistica, un po’ come accade politicamente a Belfast. Eppure in città i tifosi del Central sono quasi il doppio rispetto a quelli del Newell’s: 33% contro 18% (2). Malgrado ciò il confronto è continuo e più o meno pari: i tifosi del Central rivendicano di essere più caldi e fedeli dei cugini i quali replicano dicendo che i loro decibel sono alti solo grazie all’uso degli altoparlanti. Quelli del Central rivendicano anche un’estrazione sociale più popolare mentre quelli del Newell’s rispondono che è una menzogna nata quando qualcuno ha messo in giro la voce - secondo loro falsa - che il rosarino più famoso di tutti i tempi, un tale Ernesto Guevara de la Serna, fosse tifoso del Central. Per avere conferma che il Che fosse realmente tifoso gialloblù qualcuno ha scomodato perfino un già quasi novantenne Alberto Granado, testimone diretto degli anni giovanili del Che del quale fu grande amico e con il quale intraprese un lungo viaggio alla scoperta dell’America Latina (3). Eppure non tutti i tifosi del Newell’s si sono arresi di fronte all’evidenza.

La guerra dei soprannomi

Sin Aliento, nel senso di “senza tifo”. Così quelli del Newell’s chiamano quelli del Central. Che rispondono deridendoli come pechofríos, letteralmente “petti freddi” nel senso di “poco passionali”. Ma i veri soprannomi che accompagnano i due club, e per riflesso le due tifoserie, sono soprattutto altri due. Siamo agli inizi degli anni ‘20 quando il Patronato dei Lebbrosi, ubicato all’interno del locale ospedale Carrasco, organizza una partita di beneficienza tra Newell’s e Central in favore dei malati. I primi accettano, i secondi no. Da questo momento in poi quelli del Central saranno identificati per sempre come Canallas (“canaglie”) mentre quelli del Newell´s come Leprosos (“lebbrosi”). Questa è l’ipotesi più accreditata, ma non l’unica. Un’altra versione, che riprende la prima e spiega anche perché storicamente il Central è considerato il club del popolo e il Newell’s quello della borghesia e dell’aristocrazia, è ancora più suggestiva: i fratelli Isaac e Claudio Newell, fondatori non solo del club ma anche del Colegio Comercial Anglicano Argentino, costruiscono quest’ultimo circondandolo di altissimi muri per evitare che la gente potesse sbirciare da fuori. L’immaginazione, o più probabilmente l’ironia popolare, porta a definire quel collegio un lebbrosario visto che i veri lebbrosari all’epoca venivano costruiti così, isolati dal resto delle persone e con enormi muri. In risposta a ciò, gli aristocratici del Newell’s insultavano i sostenitori del Central, di estrazione popolare, col soprannome di canallas, in riferimento alla loro appartenenza al ceto sociale più basso. Soprannomi di cui, però, vanno orgoglioseentrambe le tifoserie tanto che tra i cori e gli striscioni più famosi delle due hinchadas vi sono slogan come “Soy Canalla” o “Leproso hasta la muerte”.

Stadi, icone e barras bravas

Una rivalità del genere non poteva che portare all’ambizione di avere uno stadio tutto proprio. L’attuale stadio del Central è chiamato “El Gigante de Arroyito” in riferimento al quartiere dove è ubicato. Ha una capienza di oltre 41.000 spettatori ed è costruito su due anelli, senza pista di atletica, ed è l’unico stadio, insieme al Monumental di Buenos Aires, ad ospitare le sfide casalinghe della nazionale.È stato sede dei Mondiali del ’78 ed è senza dubbio più affascinante di quello dei cugini che però è 15 anni più vecchio (è stato costruito nel 1911) ed è curiosamente intitolato a Marcelo Bielsa, “El Loco”, l’allenatore fresco di dimissioni dall’Olympique Marsiglia che in maglia rossonera è cresciuto come calciatore e come allenatore ha scritto forse le pagine più epiche del club raggiungendo due titoli nazionali e una finale di Copa Libertadores persa solo ai rigori (4). Il “Marcelo Bielsa” ha praticamente la stessa capienza del “Gigante de Arroyito” ma ha tribune irregolari ed è municipale. Si trova all’interno di un grande parco. Se il Central può annoverare il Che tra i propri tifosi, il Newell’s ha iniziato al grande calcio un certo Leo Messi e può vantare Diego Armando Maradona tra i calciatori che hanno vestito la casacca leprosa. Le barras bravas di entrambi i club sono tra le più temute del paese. La più numerosa del Central prende il nome di Los Guerreros mentre la maggioritaria del Newell’s si fa chiamare La Hinchada Más Popular. Entrambe hanno stretti legami con la malavita locale e si portano dietro una lunga striscia di sangue (e di morti) anche per il controllo stesso delle due curve.

I trofei

Il computo totale dei clásicos rosarinos sorride al Central ma il Newell’s ha conquistato 6 campionati nazionali contro i 4 degli odiati rivali. Il Central ha invece in bacheca una Copa Conmebol (oggi Copa Sudamericana), conquistata nel 1995, che per come è stata ottenuta vale per cinque: dopo aver perso in Brasile per 4 a 0, il Central riuscì nell’impresa di rifilare quattro reti all’Atletico Mineiro e aggiudicarsi poi ai rigori la finale. Il Newell’s invece ha solo sfiorato la conquista della più prestigiosa Copa Libertadores, sfuggita di mano per ben due volte prima nel 1988 con gli uruguagi del Nacional e poi nel 1992 ai rigori contro il San Paolo.

Tito Sommartino

Pubblicato sul numero 107 (settembre 2015) dell'edizione cartacea di Senza Soste

NOTE

(1)Los números de la pasión, Página 12, 24 dicembre 2006.
(2) Vedasi nota n. 1
(
3) Alberto Granado confirma que el Che era canalla, youtube.com

(4) Bielsa, oltre a vincere titoli, promosse uno stile di gioco tutto nuovo che contribuì a rivoluzionare il calcio argentino e mondiale che prevedeva una squadra molto corta e il cosiddetto “sdoppiamento difensivo-offensivo” in cui tutti i giocatori partecipavano sia alla fase difensiva che a quella offensiva.

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