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Lega Pro? Il problema siamo noi

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curva nord cucchiSono uno dei 53 che ieri è andato a Vicenza a vedere il Livorno, in quella che doveva essere una delle partite decisive per non retrocedere e che invece ci ha visto perdere ancora per 2 a 0. Lo scrivo non certo per vantarmene, ma per contestualizzare questa mia analisi. Era dall'introduzione della tessera del tifoso che non andavo in trasferta, quindi da quasi 7 anni. Dopo i primi anni in cui facevo il biglietto ogni sabato o domenica, negli ultimi 3 anni mi sono abbonato e oggettivamente non so nemmeno quali delle varie "tessere" ho, tanto nella sostanza sono tutte uguali, compresi i biglietti nominali e tutta la normativa, in larga parte incostituzionale, che gira intorno al mondo degli stadi.

Dopo aver perso in casa con la Pro Vercelli avevo deciso di andare a Vicenza. L'ho fatto d'istinto, convinto che comunque dopo 25 anni di curva ci sono degli appuntamenti che non si possono perdere, fosse anche solo per un senso del dovere. Ho seguito poco i giornali e gli appelli della settimana ma sono andato a fare il biglietto convinto che a Vicenza saremmo stati un bel po'. Sabato mentre ero in autostrada uno di quelli che era in macchina con me mi ha detto che venerdì aveva fatto il biglietto a pochi minuti dalla chiusura della biglietteria online e che eravamo una cinquantina. Stentavo a crederci.

Naturalmente non è che chi era a Vicenza è un ganzo e chi non c'era è un traditore della patria, sarebbe un discorso da mentecatti. Ma quantomeno c'è da capire il perchè nessuno sta reagendo.

Io penso che questa stagione del Livorno, sia la risultanza di un contesto e specchio di questa città. Fu una risultanza di contesto la nostra rinascita sportiva e di curva come lo è ora la massima decadenza. Mentre la città per anni si scannava in sterili polemiche fra spinelliani e antispinelliani (pare di vedere ora i dibattiti rasoterra fra ultras Pd e ultras 5 stelle) in pochi cercavano di capire come funzionava il sistema Livorno, che dopo tanti, troppi, anni era arrivato ai vertici del calcio italiano fino all'Europa League. Era la storia di una coincidenza astrale che ha visto nel giro di pochissimi anni, se non mesi, sovrapporsi l'arrivo di Spinelli, la nascita delle BAL e il ritorno in città di due giocatori come Protti e Lucarelli che oltre ad aver fatto le fortune sportive di questa società, segnavano 20-25 gol a stagione costando alla società molto meno rispetto al loro valore di mercato. Oltre che rappresentare in campo la livornesità e i livornesi. Intorno a questa congiunzione astrale questi 3 poli attrattivi, Spinelli, BAL e giocatori-bandiera, si sono formate le fondamenta (grazie alle quali poi sono stati vinti altri due campionati di B senza Protti e Lucarelli e senza BAL, e questo a Spinelli va riconosciuto anche se poi si è fatto due ultimi posti in A indegni). E ognuno di questi 3 poli, fra pregi, difetti, contraddizioni e tanti conflitti fra loro, ha sempre prodotto tanta energia e tanto interesse intorno alla squadra e alla città, tanto che le storie che giravano intorno a questi 3 poli hanno fatto il giro del mondo. L'equilibrio fra i poli o il debordamento di un polo rispetto ad un altro è stato spesso vissuto con conflitto: curva contro Spinelli, Spinelli contro Protti e Lucarelli, Lucarelli contro i tifosi, i tifosi contro Lucarelli, Protti che doveva essere ceduto dopo il primo anno finito con le famose 9 giornate di squalifica nel derby, Protti contestato a Messina con a contorno Spinelli mentitore seriale con cali di stanchezza che faceva arrabbiare i tifosi.

Tutte queste dinamiche in città hanno prodotto più che altro gossip, caccia alle streghe (vedi repressione BAL) e rancori (vedi uscita di scena di Lucarelli). Per una parte di tifosi amaranto la colpa era, invece, delle BAL: ma forse erano gli unici che avevano creato un'indentità e un legame sociale intorno al fenomeno calcistico. Poi c'era la stampa in prima fila ad alimentare lo scozzo fra spinelliani e antispinelliani e fare gossip e moralismo, lasciando pochissimo spazio ad analisi serie. Nessuno ha preparato il superamento e l'alternativa a questa congiunzione astrale che, si sapeva, non sarebbe durata in eterno. I giocatori smettono per raggiunto limite di età, i presidenti non sono eterni e le curve sono crollate sotto la scure delle nuove normative e anche qualche errore. La vera sconfitta è stata non pensare il dopo.

Negli anni sono rimasti in gioco Spinelli e i tifosi. Penso e spero che nessuno si illudesse che la società Livorno calcio potesse solo immaginare, nel post Protti e Lucarelli, di confrontarsi con la tifoseria nel calcio del dopo-Maroni e delle Tv. Spinelli ha dalla sua i risultati, anche grazie alla sopracitata congiunzione astrale, e l'esperienza per galleggiare nel marciume del calcio italiano. Ma non ha mai avuto nessun interesse a coltivare quella parte di tifosi "normali" con strategie di fidelizzazione o coinvolgimento. Anche se poi l'identità e l'orgoglio di una tifoseria dovrebbe basarsi sulla propria autonomia e autorappresentazione. L'80% degli incassi nel calcio moderno provengono dai diritti tv, quindi coltivare un'idea, un'affezione, un bacino di migliaia di persone era del tutto inutile dal punto di vista del profitto e del fatturato. E non lo ha fatto. Punto. La risposta della tifoseria è stata in perfetto stile livornese: mangio, bevo e ti vo nel culo. Una volta finita la "fame" e l'entusiasmo da novità (o moda), essendo stato seminato poco anche a livello di cultura sportiva e attaccamento, la massa che gremiva gradinata e tribuna si è sciolta al sole. Con meno alibi rispetto alla curva, dove alcuni fattori esterni hanno pesato. Anche se ci sono responsabilità da parte di tutti.

Quest'anno sta accadendo quello che prima o poi sarebbe dovuto accadere: abbiamo trovato la congiunzione astrale di una squadra di prestiti senza anima, di pochi livornesi presenti in rosa senza capacità di essere leader, di una società che dopo anni di mercato anonimo e speculare ha incocciato l'annata sbagliata, di una serie di episodi sfortunati e arbitraggi contrari e soprattutto il popolo amaranto che ha mollato. L'avvisaglia c'era già stata alla festa del centenario dove, se si eccettua la serata organizzata dalla curva, le altre serate più "istituzionali" e "storiche" sono state pressochè snobbate da gra parte della città e della tifoseria.

Il segnale alla squadra in questo periodo è stato chiaro: abbiamo mollato. Al netto del comportamento ormai solo speculare e disincentivante di Spinelli, al di là di una squadra di viziatelli senz'anima, a mio avviso il vero problema siamo noi. In un calcio ormai dilaniato nella credibilità e nella passione dai soldi, dove la differenza fra club ricchi e poveri è sempre maggiore, dove i calciatori sono star e non esempi in cui ci si riconosce, dove il tifoso deve essere solo cliente, possibilmente facoltoso e silenzioso (oggi derby di Roma con meno spettatori della storia), noi siamo i primi che non abbiamo reagito. E non parlo di ultras, ma di tifoseria nel suo insieme.

I 53 di Vicenza sono purtroppo lo specchio della città. Nei momenti di crisi invece di pensare a come determinare un cambiamento, reagisce con la sfiducia e la gara delle colpe. Alibi e comodità. L'importante è non rimanere sorpresi. Non c'è niente di male, nella vità ci sono tante priorità molto più importanti della squadra di calcio della città. Basta avere coscienza che si sta tornando dove ci compete. Anche e soprattutto quelli che hanno sempre mugugnato dalla gradinata e dalla tribuna. Il calcio è fenomeno sociale e culturale, in una città che vive di sterili polemiche e commenti sui social network che sprizzano individualismo da tutti i pori, è normale non coglierne più il senso e tenersi a debita distanza.

Franco Marino, 4 aprile 2016

 

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