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Non hanno camminato mai soli. Hillsborough, giustizia è fatta

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Dopo 27 anni i 96 tifosi del Liverpool morti a Sheffield hanno vinto la loro battaglia. Malgrado gli insabbiamenti dei Conservatori, della Polizia e di alcuni tra i più importanti media inglesi, hanno ottenuto giustizia. Storia della pagina forse più nera della democrazia inglese.

HILLSBOROUGHLa verità 27 anni dopo. O meglio, quella giudiziaria, perché quella vera, per dirla alla maniera di alcuni tabloid inglesi usciti lo scorso 27 aprile, già era nota da tempo e più o meno a tutti. Quel 15 aprile 1989 a Sheffield, nello stadio Hillsborough, la tana del Wednesday, i 96 tifosi del Liverpool non morirono schiacciati dalla follia omicida degli hooligans “amici”. Nessuno sciacallo derubò né violentò i cadaveri, né tanto meno nessuno gli pisciò addosso. No, non andò come scrisse il tabloid inglese Sun (boicottato ancora oggi da tutta Liverpool), ma le tremende immagini dell’Heysel erano ancora ben vive negli occhi dell’opinione pubblica inglese e una storiografia del genere, per quanto falsa e criminale, era quanto di più credibile e funzionale potesse esistere in quel momento.

Il contesto storico e politico

La Thatcher era reduce dal braccio di ferro contro i minatori inglesi, che a cavallo tra il 1984 e il 1985 avevano dato vita ad un epico sciopero che si trasformò nella lotta sindacale più famosa della storia. Il Governo conservatore, autore di una politica antioperaia e privatizzatrice, pretese una resa senza condizioni dopo un anno di battaglie e manifestazioni in tutto il Regno Unito. La Lady di Ferro vinse la guerra ma i minatori fecero la storia. Una vittoria-boomerang per la Thatcher, che insieme ad altri fattori vide crollare di colpo la sua popolarità. Da qui la decisione di recuperare quanto perduto affrontando un’altra battaglia, non meno difficile sul campo, ma molto più agevole su quello mediatico e che metteva d’accordo nord e sud, destra e sinistra: quella contro i famigerati hooligans. Reduce dalla gogna mediatica dell’Heysel, l’allora premier britannico emanò una serie di provvedimenti atti a risolvere una volta per tutte il fenomeno della violenza da stadio. Nel 1985 commissionò al giudice Peter Taylor un’inchiesta che portò, nel 1989, all’emanazione del Football Spectators Act, un insieme di leggi che, tra le altre cose, vietavano la partecipazione ad eventi sportivi per le persone condannate per reati legati alle partite di calcio, l’obbligo di presentazione di un documento di identità per entrare negli stadi, la creazione di una squadra di polizia ad hoc (la National Crime Intelligence Service Football Unit) per monitorare e contrastare il fenomeno hooligans, il divieto di vendita di alcool negli stadi e nei parcheggi.

I precedenti

Ma torniamo a quel maledetto 15 aprile 1989. A Sheffield doveva giocarsi la semifinale di FA Cup tra il Nottingham Forest e il Liverpool. Come campo neutro fu designato, abbastanza a sorpresa, il piccolo stadio di Hillsborough, e ancor più a sorpresa venne assegnata la curva più grande ai tifosi del Forest e quella più piccola, la Leppings Lane, a quelli del Liverpool, di gran lunga più numerosi. Uno stadio, se non maledetto, quantomeno inadeguato visto che già otto anni prima, sempre in occasione di una semifinale di FA Cup stavolta tra Wolverhampton e Tottenham, andò in scena l’esatta anticipazione di quanto poi accaduto in seguito ai tifosi del Liverpool. Anche in quell’occasione i tifosi degli Spurs presenti nella Leppings Lane che erano più vicini alla rete di delimitazione col campo di gioco furono schiacciati dalla massa che premeva dalle file più alte. Per un puro miracolo ci furono “solo” 38 feriti e nessun morto. Ma la coincidenza più incredibile si materializzò il 9 aprile 1988 quando Hillsborough fu designato come sede di un’altra semifinale di Coppa d’Inghilterra proprio tra Forest e Liverpool. Anche in quest’occasione i tifosi del Liverpool furono fatti accomodare nella Leppings Lane e come 7 anni prima, e come accadrà in maniera ben più grave un anno più tardi, stesse scene di schiacciamento e strage solo sfiorata. Anzi, rimandata. Si verrà a sapere solo in seguito che quella curva dalla conformazione sui generis, era priva del certificato di sicurezza dal 1981.

La cronaca dei fatti

Decine di migliaia di Reds (molti più di quanti fossero i biglietti a loro assegnati) invasero pacificamente il capoluogo del South Yorkshire. La famigerata Leppings Lane possedeva appena 6 entrate (contro le oltre 60 della curva riservata ai tifosi del Nottingham Forest) e conseguentemente l’afflusso verso gli spalti si dimostrò da subito particolarmente difficoltoso. A un quarto d’ora dall’inizio del match erano ancora migliaia i tifosi che pur avendo regolarmente il biglietto per uno dei tre settori della Leppings Lane si vedevano costretti ancora fuori dallo stadio. La polizia ebbe la malaugurata idea di aprire un solo settore, il Gate C, e mancando ormai pochissimi minuti al fischio d’inizio tutti i tifosi rimasti ancora fuori, anche quelli che avrebbero dovuto entrare dai Gate “A” e “B”, si riversarono sul C che però permetteva accesso solo alla parte centrale della curva, la cui capienza era limitata a 2.000 posti; così, mentre questo settore della curva iniziò a riempirsi all’inverosimile, la marea di gente che continuava ad affluire dal Gate C si ritrovò chiusa dentro una sorta di imbuto e i tifosi che già si trovavano all’interno del settore furono schiacciati verso le pareti laterali e le recinzioni che dividevano gli spalti dal campo.

Alcuni riuscirono a scavalcare le recinzioni e riversarsi in campo ma la polizia, non avendo capito quanto stava accadendo, caricò i tifosi. Una situazione paradossale e drammatica. Quando la Leppings Lane cominciò a svuotarsi fu chiara a tutti la portata del dramma: 300 persone giacevano a terra. 95 di queste erano cadaveri. La numero 96, Tony Bland, morirà nel 1993, dopo 4 anni di coma.

Una strage utile

La strage di Hillsborough fece piacere a molti. A chi in Italia la visse come una vendetta per quanto accaduto 4 anni prima all’Heysel, all’opinione pubblica inglese per cui gli hooligans erano il male del secolo, al governo che poteva sfruttare quanto accaduto a Sheffield per calcare ancora più la mano contro gli hooligans. Già, perché di hooligans si parlò sin dal primo momento. Hooligans come unici responsabili di quanto accaduto nonostante proprio Peter Taylor avesse ben presto riconosciuto le gravi responsabilità da parte delle forze dell’ordine.

Ciò che non si doveva ripetere era la vergogna internazionale rimediata a Bruxelles.  Erano i fans del Liverpool i cattivi e l’alcool il principale responsabile. C’è chi parlò addirittura di un’ipotetica cospirazione messa in atto da tifosi del Liverpool senza biglietto che sarebbero volutamente arrivati in ritardo alla partita per creare tensione fuori dallo stadio e forzare la polizia ad aprire gli ingressi. In realtà sarà dimostrato che la stragrande maggioranza dei tifosi era in possesso di regolare tagliando. Il medico legale al quale fu chiesta la consulenza limitò le indagini solamente agli eventi occorsi fino alle 3:15, cioè appena i tifosi iniziarono a riversarsi in campo poiché, affermò, “le vittime erano già spirate”. In questo modo la Polizia fu esautorata dalle colpe che ebbe quando prima impedì lo smaltimento della calca e poi rallentò le operazioni di soccorso. David Duckenfield, ufficiale di polizia in servizio il giorno del disastro, fu colui che fece aprire il cancello del Gate C ma da subito dichiarò il falso dicendo che furono i tifosi a forzare i cancelli. Un altro ufficiale, Bernard Murray, ed altri funzionari manipolarono le prove.

I veri sciacalli

Peggio fece il Sun che il 19 aprile uscì con una scioccante edizione intitolata The Truth, “La verità”, un dossier-farsa che accusava i tifosi Reds, nelle fasi subito successive al disastro, delle peggiori efferatezze. Secondo l’allora direttore del tabloid Kevin McKenzie, un Sallusti in salsa inglese, fedelissimo della Thatcher, i tifosi del Liverpool avrebbero prima attaccato i soccorritori, le forze di polizia e lo staff dello stadio che stavano cercando di prestare soccorso ai feriti. Poi, in preda all’alcool, avrebbero sciacallato e violentato feriti e morti e infine urinato sui cadaveri. A passare queste informazioni al tabloid fu un’agenzia di stampa che recepì il diktat governativo tramite un anonimo parlamentare conservatore.

Justice for the 96

hillsborough never forgetL’operazione d’insabbiamento della verità procedette spedita e tutta l’Inghilterra credette subito alla versione del Sun. Tutta tranne Liverpool che, tra parentesi, è anche la città meno inglese d’Inghilterra. We are scousers, not english, recita uno storico striscione della Kop. A Liverpool la storia non la bevono e nasce un associazione, la Justice for the 96, che come rivela il nome stesso si batte per avere giustizia. È composta da familiari e amici delle vittime di Sheffield ma anche semplici tifosi, alcuni dei quali addirittura dell’Everton, l’altra squadra cittadina. Del resto Hillsborough è una ferita che fa sanguinare tutta Liverpool e il Sun, le inchieste-fantoccio, gli insabbiamenti, i depistaggi, quella verità così palese ma sempre negata in sede giudiziaria, sono uno schiaffo a tutta la città. L’associazione ha sede proprio davanti alla Kop, la mitica curva di Anfield. Ci prestano servizio persone come Trevor Hicks, che quel pomeriggio ha perso due figlie di 15 e 19 anni, e Steve Kelly, tifosissimo dell’Everton, che nella Leppings Lane perse il fratello. È soprattutto grazie alla loro determinazione e a quella di tante donne e tanti uomini come loro, alla loro voglia di non mollare mai in questi lunghissimi 27 anni, che i 96 di Hillsborough hanno avuto finalmente giustizia. L’ultimo passo della causa legale più lunga nella storia dell’ordinamento giuridico britannico si è avuto lo scorso 26 aprile quando il secondo processo sulla strage, apertosi nell’aprile 2014, ha confermato quanto evidenziato nel 2012 dall’Hillsborough Independent Panel, una commissione governativa indipendente che chiarì le cause degli incidenti e raccontò dettagliatamente le molte responsabilità della polizia e dei soccorsi denunciando una cospicua serie di documenti rimasti fino a quel momento secretati. Pagine pesanti come macigni che raccontano come delle 96 vittime, 59 potevano essere salvate. Non è vero che alle 15.15 erano già tutti morti (tranne Bland che entrò in coma). Se si fosse intervenuto tempestivamente, sarebbero potute essere salvate. Alla pubblicazione del report, il premier David Cameron ha chiesto scusa. Chi non ha chiesto scusa sono il Sun e il Times. Nessuno dei due giornali, il giorno dopo, aveva in prima pagina richiami sulla sentenza. Gli eterni rivali dell’Everton, invece, hanno omaggiato le famiglie delle vittime “appoggiando la loro rivendicazione come combattenti per la giustizia” e definendola “la più grande vittoria nella storia del calcio”. No, in questi anni i 96 non hanno mai camminato soli.

Tito Sommartino

articolo pubblicato sul cartaceo di Senza Soste n. 115 (maggio 2016)

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