Saturday, Jan 20th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

VISIONI SUONI LETTURE

Cinema: Valzer con Bashir (2008)

E-mail
Valutazione attuale: / 8
ScarsoOttimo 

valzerconbashir.jpgMentre i cingoli dei carri armati dell'esercito israeliano continuano a schiacciare la dignità e l'orgoglio di un popolo (quello palestinese), dopo settimane di incessanti bombardamenti su Gaza, mentre la gente continua a morire, da venerdì 9 gennaio sarà nelle sale Valzer con Bashir, film del regista israeliano Ari Folman, che prova a ricostruire, soggettivamente, da ex militare di leva, lavorando su un passato (presente) rimosso, pregno di atrocità, il massacro dei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila del settembre del 1982.

Presentato all'ultima edizione del Festival di Cannes, candidato come miglior film straniero agli Oscar 2009,  Valzer con Bashir, è un film d'animazione che visualizza molto bene la paranoia e l'atrocità della guerra, che rende conto della distorzione della percezione e della memoria di chi la guerra l'ha vista, l'ha fatta, l'ha subita. Ex militare di leva in Libano, il regista Ari Folman più che fare un film denuncia sul massacro e sulla guerra, usa il mezzo ed il linguaggio del cinema, per una vera e propria auto-analisi, scavando nel passato attraverso racconti e testimonianze, per riattivare e prendere coscienza di una esperieza rimossa.

In questo vortice di immagini, che non lasceranno comunque indenne lo spettatore, non troveremo dunque le responsabilità politiche e personali del massacro (Sharon, Esercito), ne un giudizio politico o storico sul conflitto istraelo-palestinese o sulla "politica di confine" israeliana. Visto che i massacri in quelle terre non sono solo storia ma drammatica attualità, sarebbe già abbastanza per (come qualcuno ha già sottolineato, vedi Mariuccia Ciotta sul Manifesto) per una forte critica (politica e non estetica) del film. Ma è sempre bene ricordare che un film, anche quando è declinato come documentario, non è mai la realtà, non è mai portatore di una verità storica assoluta ed oggettiva. Un film è sempre una narrazione soggettiva, di parte, necessariamente parziale, che può avere o meno (ci sono film assolutamente inutili o peggio forvianti) il pregio di aprire nello spettatore varchi di coscienza e di riflessione partendo da quell'esperienza soggettiva (vissuta sullo schermo) per ricostruire individualmente e collettivamente un senso critico della Storia.
 
Lucio Baoprati
 
Livorno, 5 gennaio 2009
 
-----------
 
Recensione

In un bar di Tel Aviv, il regista Folman incontra un suo vecchio amico di cui racconta di un sogno ricorrente: ventisei cani inferociti lo inseguono nella notte. Esattamente lo stesso numero di cani  che ha dovuto uccidere durante la guerra in Libano, all'inizio degli anni ottanta, nei campi profughi palestinesi.

Folman a quel punto  si rende conto, con gran stupore, che lui non conserva nessun ricordo di quella guerra, pur avendovi partecipato direttamente come soldato all'età di 19 anni.

Inizia così un viaggio alla scoperta di quel suo buco nero che lo porterà ad incontrare e intervistare amici e commilitoni di quell'epoca. Questo susseguirsi di testimonianze, faranno riaffiorare nella sua memoria immagini scomparse della guerra, fino alla strage di Sabra e Shatila, a cui assistette passivamente.

La forza del film è lo stile e il linguaggio usato: un documentario d'animazione due generi troppo spesso dimenticati dalle sale cinematografiche italiane (di cui abbiamo fatto conoscenza con Persepolis). La pellicola israeliana ha bruciato Gomorra alla corsa agli Oscar. L'uscita del film in Italia, coincide con l' agghiacciante attualità di questo periodo a Gaza.

Se fosse stato un film di fiction, per chi non conosce bene la storia di quel periodo, sarebbe potuto anche risultare un film piacevole. Peccato che il regista abbia usato un linguaggio documentaristico producendo un ennesimo esempio di revisionismo storico.

Il film è pieno di buchi neri: la colpa del massacro dove persero la vita migliaia di palestinesi è attribuita solo ai falangisti cristiano libanesi, i soldati israeliani non sapevano niente di quel che stava accadendo a Sabra e Shatila, non erano al comando. Peccato che Ariel Sharon allora ministro della difesa israeliana, (in seguito costretto a dare le dimissioni), dirigesse personalmente l'operazione dal tetto dell'ambasciata del Kuwait affacciato su Shatila, dando l'ok ai miliziani falangisti di entrare nei campi, felicitandosi per il risultato, ordinando all'esercito israeliano di circondare i campi e impedendo la fuga dei palestinesi, dopo aver infranto gli accordi presi con Reagan, peraltro.

Il nome di Arafat è impronunciabile, non si sente mai per tutto il film, il che è un po paradossale se si sta facendo un documentario riguardante quel periodo storico.

Folman ha tentato la via della falsa guarigione, molto pericolosa, quando la memoria vuole cancellare la storia che non bisognerebbe dimenticare mai.

Inviato a Senza Soste da Michele Lezza

22 febbraio 2009

----------

Valzer con Bashir

Un film di Ari Folman. Con Ron Ben-Yishai, Ronny Dayag, Ari Folman, Dror Harazi, Yehezkel Lazarov.Mickey Leon, Ori Sivan, Zahava Solomon. Titolo originale Waltz With Bashir. Drammatico, durata 87 min. - Israele, Germania, Francia 2008. - Lucky Red data uscita 09/01/2009.
 

 

Critica

 Inside a Veteran’s Nightmare

Waltz With Bashir” is a memoir, a history lesson, a combat picture, a piece of investigative journalism and an altogether amazing film.
Directed by Ari Folman, an Israeli filmmaker whose struggle to make sense of his experience as a soldier in the Lebanon war of 1982 shapes its story, “Waltz” is by no means the world's only animated documentary, a phrase that sounds at first like a cinematic oxymoron. Movies like Richard Linklater's “Waking Life” and Brett Morgen's “Chicago 10” have used animation to make reality seem more vivid and more strange, producing odd and fascinating experiments.
But Mr. Folman has gone further, creating something that is not only unique but also exemplary, a work of astonishing aesthetic integrity and searing moral power.
That it is also a cartoon is not incidental to this achievement. Art Spiegelman, in “Maus,” turned an unlikely medium — the talking-animal comic book — into a profound and original vehicle for contemplation of the Holocaust. Similarly Mr. Folman, crucially assisted by his art director, David Polonsky, and director of animation, Yoni Goodman, has adapted techniques often (if unfairly) dismissed as trivial into an intense and revealing meditation on a historical catastrophe and its aftermath. “Waltz With Bashir” will certainly enrich and complicate your understanding of its specific subject — the Lebanon War and, in particular, the massacre of Palestinians by Lebanese Phalangist fighters at the Sabra and Shatila refugee camps — but it may also change the way you think about how movies can confront history.
Why did Mr. Folman, who has worked on more conventional documentaries in the past, decide to use animation in this one? The answer to the question is another question: How else could he have recorded dreams, hallucinations and distorted memories, his own and those of other veterans? The core of “Waltz With Bashir” is a series of conversations between the director, depicted with graying hair and a thoughtful demeanor, and other middle-aged Israeli men who were in Lebanon in the summer of 1982, when the Israeli Defense Forces pushed up through the southern part of the country toward Beirut. Most of them were in the western part of that city from the 16th to the 18th of September, when Christian militiamen slaughtered as many as 3,000 civilians, ostensibly to avenge the death of Bashir Gemayel, Lebanon's newly elected president, who had been assassinated a few days before.
More than 20 years later Mr. Folman confronts his interlocutors amid the trappings of their relatively calm daily lives. (All the interview subjects speak in their own voices except for two, whose dialogue has been dubbed.) One lives in the Netherlands, where he owns a chain of falafel restaurants. Another appears in a martial arts studio. Others reminisce in their apartments or in bars, and as each tells his story, the scene dissolves and we see a younger version of the same man — usually leaner, perhaps cleaner-shaven or not as bald but still recognizable — in the nightmarish landscape of war. The freedom afforded by animation — a realm where the prosaic standards of verisimilitude and the inconvenient laws of physics can be flouted at will — allows Mr. Folman to blend grimly literal images with surreal flights of fantasy, humor and horror.
At one point a soldier, passed out on the deck of a transport boat, dreams of a giant naked woman who climbs out of the water and cradles him in her arms. At other times rough, cynical pop songs (with lyrics like “Good Morning Lebanon” and “Today I Bombed Beirut”) play out over montages of chaos and destruction. Mr. Folman is haunted by a weird recollection of naked soldiers walking onto the beach in Beirut as the city's bombed-out skyline is illuminated by flares.
These are highly personal images, culled from admittedly unreliable memories, but it is precisely their subjectivity that makes them so vivid and authentic. “Waltz With Bashir” is not, and could not be, the definitive account of the Lebanon war or the Sabra and Shatila massacres. Instead it's a collage and an inquiry. “Can't a film be therapeutic?” one of Mr. Folman's friends asks him early in the movie, and in a way everything that follows is an attempt to answer that question and interrogate its premise. It depends on what is meant by therapy, and on who is undergoing it.
The complicity of the Israeli command in the atrocities at Sabra and Shatila was established by an Israeli government report by the Kahan Commission in 1983, which found the military indirectly responsible for the actions of the Phalangists.
What no commission of inquiry can precisely define is the responsibility of the ordinary soldiers who were nearby, witnessing the slaughter and allowing it to continue. And this ethical question becomes more and more urgent as Mr. Folman's patient probing brings him closer to the awful facts his mind had suppressed for so long.
Since it was shown in Cannes last year, “Waltz With Bashir” has attracted a lot of attention and a measure of controversy, some of it surrounding the very last moments of the film, in which the animation stops and the audience is confronted with graphic, horrifying images of real dead bodies. This ending shows just how far Mr. Folman is prepared to go, not in the service of shock for its own sake, but rather in his pursuit of clarity and truth.
The Israelis who were witnesses and (mostly inadvertent) accomplices to the killing, and who came home from the war to lives of relative normalcy and tranquillity, have the time and the means to reflect, to explore, to engage in therapy. The victims are beyond any of that, and the blunt literalness of this film's denouement is a reminder of that unbridgeable gap between the living and the dead. It is also Mr. Folman's way of acknowledging that imagination has its limits, and that even the most ambitious and serious work of art will come up short against the brutal facts of life.
“Waltz With Bashir” is rated R (Under 17 requires accompanying parent or adult guardian). It has graphic violence, sex and brief nudity.
 
A.O.SCOTT
Da The New York Times, 26 dicembre 2008
 
 
AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Domenica 22 Febbraio 2009 21:23

Al cinema a pagamento, gratis in tv. Lo strano destino di "W." di Stone

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

La pellicola di Oliver Stone sul presidente americano uscente, condannata all'inattualità con l'inizio dell'era Obama, qui in Italia arriva in double-face. La versione italiana del film arriva nelle sale il 9, e già il 19 passerà in prima serata su La7. Ma non lascerà il grande schermo: così ha voluto il regista...

bush_indesiderato.jpgROMA - E' perseguitato da uno strano destino W., il film che Oliver Stone ha dedicato alla figura controversa ma già sbiadita di George W. Bush. Primo, per la sua condanna all'inattualità: ancora un anno fa sarebbe stato un appuntamento obbligato, col suo ritratto un po' patetico un po' al vetriolo del presidente in carica; adesso, invece, rischia di finire - proprio come gli otto anni trascorsi dal protagonista alla Casa Bianca - tra le cose passate, polverose, da mettere in soffitta e dimenticare. Secondo, per il suo particolarissimo "viaggio" in terra italiana: verrà proiettato nei cinema e in contemporanea sarà trasmesso in televisione, in prima serata. Non su un canale a pagamento, ma sulla generalista La7.

Già, proprio così: l'ultima fatica del grande regista - che ha già indagato, con uno stile personalissimo, personaggi presidenziali come Jfk o Nixon - vivrà una doppia vita, una fruizione parallela. Nel salotto di casa o in una grande sala a pagamento. In una sorta di schizofrenia distributiva, che - a quanto rivelano dalla Dall'Angelo Pictures, società titolare dei diritti per il nostro Paese - è stata voluta dallo stesso Stone. Il quale, forse già terrorizzato dal rischio oblìo che incombe sulla sua creatura, ha preteso un veloce passaggio su grande schermo. Passaggio che avverrà il 19 gennaio in prima serata, subito dopo uno speciale della trasmissione di Lilli Gruber Otto e mezzo sul cambio di testimone tra Bush e Obama. Giusto per agganciarlo saldamente a un grande evento, di stringente attualità.

Si dirà che fin qui non c'è nulla di particolarmente strano: può capitare che film anche importanti, nati per il grande schermo, finiscano invece, per difficoltà distributive, dritti dritti su quello piccolo. Ma non è questo il caso di W.. Che la sua vita nei cinema la sta già vivendo: da alcuni giorni, infatti, è in programmazione in versione originale sottotitolata al cinema Metropolitan di Roma. E non basta: perché mercoledì prossimo, alla Casa del cinema (sempre nella capitale), ci sarà l'anteprima della versione doppiata. Che il giorno successivo, il 9 gennaio, approderà nelle sale, con distrubuzione Dall'Angelo e Digima. Non in tutte le sale, però: solo quelle attrezzate a far vedere opere in digitale, e non in pellicola.

Ricapitolando: prima il passaggio a novembre al Festival di Torino di Nanni Moretti, dove W. e il suo regista hanno avuto il posto d'onore (e cioè l'apertura della rassegna); poi, intorno a Natale, lo sbarco semi-clandestino in sala con la versione originale; poi, la prossima settimana, l'anteprima della versione italiana con immediato sbarco in svariate sale; e appena 10 giorni dopo, il 19, la programmazione in prima serata su La7.

Interpellati se su l'arrivo in tv implicherà necessariamente la sparizione dei cinema, i distributori italiani negano con forza: "Il film resterà sul grande schermo - spiegano - perché col sistema in digitale, che non implica l'arrivo delle 'pizze' di pellicola, qualsiasi esercente potrà decidere di programmarlo ancora, nei giorni e negli orari che vuole". Insomma, un valzer di uscite per il pubblico che presto coinvolgerà anche il terzo canale per eccellenza dei prodotti cinematografici, ovvero l'homevideo: l'uscita è prevista tra la fine di marzo e l'inizio di aprile. Ma qui i tempi sono quelli soliti.

Quanto al contenuto del film, ricordiamo che W. è un film indubbiamente d'autore, che ricostruisce fatti e misfatti del presidente (interpretato dal Josh Brolin di Non è un paese per vecchi), e in particolare il rapporto col il padre George senior (James Cromwell). Del bel cast fanno parte anche Elizabeth Banks, Ellen Busrtyn e Thandie Newton. E allora, in tv o al cinema, forse vale la pena di dargli una chance.

Claudia Morgoglione

www.repubblica.it

( 2 gennaio 2009)

 

 

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Sabato 03 Gennaio 2009 19:51

Rage against the machine, la rabbia militante in concerto a Modena

E-mail
Valutazione attuale: / 12
ScarsoOttimo 

rage_against.jpg

Modena
 

All hell can't stop us now!

L’intero inferno non potrebbe fermarci ora. 

Come potrebbe?

22.10. Buio totale allo stadio “Braglia”.

Ventimila persone sospirano, l’attesa è finita. Parte un grido di sirene.

I Rage Against The Machine avanzano lentamente indossando tute arancioni e copricapi neri come i detenuti della prigione di Guantanamo. Immobili si piazzano al centro del palco con le mani congiunte dietro la schiena e le teste abbassate.

ragemodena.jpgIl paradigma americano in un ritaglio di vergogna.


Parte la musica…con la linea dura di una mente militante, è un’altra Bombtrack!

La folla esplode in una danza convulsa.

Occorre un momento di respiro dopo l’inizio travolgente. Che arriva e toglie anch’esso il fiato…dalle colonne verticali di casse si propagano in russo i versi dell’Internazionale.

Si riparte… mentre un pannello nero con una enorme stella rossa sale fino a coprire l’intero sfondo del palco.

People on the sun, Guerrila Radio, Know your enemy…il prato è una bolgia di anime impazzite. Uno scontro totale e assolutamente leale.
 

Sleep now in the fire, Wake Up, Freedom…chi cade ha subito una schiera di braccia pronte a risollevarlo. Chi è in difficoltà viene accompagnato in zone più tranquille, se esistono...

 

1.30 minuti dopo siamo ai titoli di coda…
 

 
Killing in the name of!

 
Some of those that were forces are the same that burn crosses

And now you do what they told ya
But now you do what they told ya
Well now you do what they told ya

Those who died are justified, for wearing the badge, they're the chosen whites
You justify those that died by wearing the badge, they're the chosen whites

Yeah! Come on!

Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!
Fuck you, I won't do what you tell me!


rageagainst3.jpg

 

 

 

A pugno chiuso, alla prossima.

 

Per Senza Soste, helicon_01

 

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Febbraio 2012 16:25

Pagina 161 di 161

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito