Thursday, Oct 18th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

VISIONI SUONI LETTURE

"Idea d'amor": riparte la stagione del Teatro Refugio con un omaggio a Pietro Gori

E-mail
Valutazione attuale: / 8
ScarsoOttimo 

IMG 0755 ok“IDEA D'AMOR libere visioni dell'anarchico Pietro Gori” è la prima autoproduzione teatrale del Teatrofficina Refugio, spazio autogestito, autofinanziato e antifascista attivo da nove anni a Livorno.

Lo spettacolo coglie la tensione dell’anarchico Gori nel voler conciliare la propria intensa attività politica con l’altrettanto forte esigenza espressiva ed artistica e riunisce visioni d’anarchia che muovono da precisi riferimenti ai testi di Gori, conferenze, comizi, scritti teorici, ma anche poesie, canzoni, memorie. Una mise en scène che usa un linguaggio ardente e ricco di suggestioni e che riesce a comunicare potentemente l’idea d’amor, la sintesi di pensiero e sentimento che da oltre un secolo costituisce l’ideale anarchico. La scena iniziale si apre su un circo in cui gli artisti rifiutano di essere attrazioni e scelgono di comunicare invece idee, sogni e desideri. Presto rimaniamo soli con Gori nel carcere dei Domenicani di Livorno dove appena venticinquenne, subisce la prima detenzione in occasione del 1° Maggio. “Ma il pensiero va via” oltre le mura del carcere e ci accompagna verso vari momenti della vita di Gori: dai ricordi emozionati del 1° Maggio, al forte e doloroso legame con Sante Caserio, alla denuncia della repressione, caratterizzata non solo dalla brutalità dei governi, ma anche da quella di una cultura che tenta di criminalizzare gli anarchici tramite la pseudoscienza. Sempre seguendo il flusso di coscienza che è coscienza collettiva, “IDEA D’AMOR” offre la libera visione goriana sull’internazionalismo, la solidarietà tra lavoratori, la rivolta contro la guerra, portando in scena l’orgoglio degli esuli che imparano a vivere senza patria e sperimentano, tra Europa e Americhe, nuove rotte che possano condurre verso una società nuova, libera dal bisogno e illuminata dall’arte.

Evento fb: https://www.facebook.com/events/406713139524194/410583799137128/

La prima nazionale andrà in scena alle 22 di giovedì 24 settembre al Teatrofficina Refugio (Scali del Refugio, 8) a Livorno. Repliche ogni sera fino a mercoledì 30 settembre.

Ingresso 5 euro, durata 50min.

Studio e ricerche a cura di Teatrofficina Refugio e Federazione Anarchica Livornese

testi di Pietro Gori

adattamento Emiliano Dominici e Patrizia Nesti

musiche originali Alessandra Falca

con: Paolo Spartaco Palazzi, Alessandra Falca, Emilia Trevisani, Assad Zaman, Giacomo La Rosa,

Chiara Lazzerini, Riccardo Prianti, Romeo Domilici

aiuto regia Elisabetta Cipolli

capo tecnico Selvaggio Casella

luci Martina Di Domenico

regia Emiliano Dominici

illustrazione di locandina: Valentina Restivo

http://www.pietrogoriateatro.org/

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Settembre 2015 08:36

"Non essere cattivo", l'ultima regia di Claudio Caligari

E-mail
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 

nonessere905-675x905Quando è l’unico approccio al reale che valga la sopravvivenza, la cattiveria non si sceglie e in quel caso è impossibile scrollarsela di dosso. Lo sanno bene Vittorio e Cesare, protagonisti di “Non essere cattivo” il terzo film di Claudio Caligari, tra le opere fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia. È il 1995 e siamo di nuovo a Ostia; la provincia non è cambiata molto da quando il regista vi ambientò il suo primo film “Amore tossico”. Stesso lungomare deserto e struggente, una tranquillità marittima chiara sulla quale continua a brillare, come un’arma bianca nella notte, la rabbia strafottente e disperata dei ragazzi della borgata. Nella scena iniziale i protagonisti si scambiano le medesime battute di allora, l’uno infama l’altro per essersi comprato un gelato invece di una dose. Vendere, comprare, consumare: la droga come motore del tutto, senza che diventi però -nel cinema di Caligari, che quel mondo lo racconta da sempre- il tema centrale del film. Lo dice anche Vittorio a Linda, la ragazza della quale si innamora, salvandosi - «ao’ stanno tutti in fissa co’ ‘sta droga»: come se fosse il male peggiore, come una peste da circoscrivere e debellare. Nella realtà che Caligari racconta, la droga c’è, è un dato di fatto delle vite dei ragazzi di strada, una croce del passato dalla quale non ci si libera, ma anche una fonte di ingresso. È qui che il film mostra la sua prima virtù: mai retorico, è privo di qualsiasi manierismo, non propone giudizio, non fa proselitismi, ma si limita a raccontare con semplicità, incurante delle mode e volutamente agé nello stile, la vita di Vittorio e Cesare, colti nel tentativo di diventare adulti e di non essere cattivi. L’unico spiraglio di speranza e di possibile salvezza si apre nell’amore familiare, nei legami di sangue, ma di nuovo il regista rifugge la possibilità di lieti fini rassicuranti e salva solo coloro disposti a continuare a soffrire. Alcuni risvolti della trama sono prevedibili, è vero; del resto è plausibile che certi eccessi portino a sciagure annunciate. Ma nella sua modestia, anche di mezzi (Valerio Mastrandrea, grande amico del regista, ha scritto a Martin Scorsese perché contribuisse alla produzione del film), “Non essere cattivo” è un film equilibrato e profondo, sobrio nella sua drammaticità. Così, libero dal dover giustificare la scelta e il trattamento del soggetto, Caligari infonde vita e autenticità al quadro che dipinge: non ha prezzo l’ironia che anima i dialoghi tra i ragazzi della banda, lo sfottò sempre sulla punta della lingua, quel romanesco sguaiato che trascina le vocali e da voce alla borgata e vita all’idroscalo di Ostia. In una rara scena di serenità i ragazzi giocano una scalcinata partita a calcio in spiaggia: ci viene da cercare sulla sabbia le traccia dei pneumatici che calpestarono il cadavere di Pier Paolo Pasolini, assassinato proprio lì, una notte di 40 anni fa. La poesia cinematografica di Caligari gli è debitrice: scomparso giusto dopo aver finito il montaggio di questo film, a fine maggio, Claudio Caligari rimarrà con il collega bolognese nell’olimpo delle grandi perdite artistiche italiane, annoverato tra quelli autori unici e spesso fraintesi, senza i quali il nostro cinema non potrà essere più tanto speciale.

Per Senza Soste, Vita Fini Rognoni

AddThis Social Bookmark Button

Per i quarant’anni di Wish You Were Here

E-mail
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

WishYouWereHereCoverLPQuarant’anni fa esatti, il 12 settembre 1975, usciva Wish you were here, nono album dei Pink Floyd e uno dei dischi più conosciuti e amati dell’intera storia del Rock.

Non è facile per me parlare di questo disco con il dovuto distacco, essendo stati sia i Floyd che l’album in oggetto determinanti e fondamentali, per non dire decisivi, nella mia formazione non solo musicale. Prima ancora che mi mettessi seduto sulla poltrona ad ascoltarlo, nel lontano 1982, fu infatti nel momento stesso in cui vidi la copertina del long-playing, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due è avvolto dalle fiamme, che ebbi per la prima volta, adolescente, la sensazione che nella vita per così dire vi fosse dell’altro, e che questo ‘altro’ andasse ricercato e scoperto.

Tutta la musica dei Pink Floyd è permeata di questo “senso dell’altro”, di questa tensione irrisolta verso l’ignoto, ma in Wish you were here, forse più che in ogni altro loro album, la tensione si carica di quel peculiare stato d’animo, di quel misto di cupa malinconia e di sublime struggimento che ha finito per diventare la cifra più caratteristica della musica del gruppo, e forse degli stessi anni Settanta in genere, il cui Zeitgeist è compendiato in questo disco come in pochissimi altri.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Sabato 12 Settembre 2015 09:49 Leggi tutto...

È uscito Senza Soste n. 107

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Civetta 107  jpegDa oggi in edicola Senza Soste numero 107. Ecco la locandina, l'indice del giornale e i punti di distribuzione.

Senza Soste n. 107

Pagina 1
- Malascuola. La riforma renziana cosiddetta della “buona scuola” va a colpire non solo lavoratori e studenti, ma tutto il paese e una complessiva idea di scuola che andrà a sparire.
- Editoriale. Impreparati ad una guerra finanziaria.

Pagina 2 (Internazionale)
- Turchia. Il “sultano” Erdogan vuole riaprire la questione curda per fini politici ed egemonici.
- America Latina. Presente e futuro dei paesi “progressisti”: siamo alla fine di un ciclo?

Pagina 3 (Interni)
- I sondaggi motore delle riforme. Il governo da mesi cambia le proprie linee inseguendo le intenzioni di voto degli italiani.

Pagina 4 (Livorno)
- Il futuro di Aamps. Doppia intervista all’ex consigliere Romano e al sindaco Nogarin sul piano industriale partorito dagli uffici tecnici dell’azienda.

Pagina 5 (Livorno)
- Referendum. Inizia la campagna contro la riforma sanitaria di Enrico Rossi.

Pagina 6 (Per non dimenticare)
- 15 settembre 1835. 180 anni fa lo straordinario viaggio di Charles Darwin.
- 20 settembre 1870. La breccia di Porta Pia.

Pagina 7 (Stile libero)
- L’impegno a titolo gratuito di 40 artisti per creare a Livorno il primo parco urbano di arte contemporanea.

Pagina 8 (Sport)
- Il fascino del derby argentino di Rosario tra il Central e il Newell’s Old Boys.

Dove trovare Senza Soste:
edicola p.zza Damiano Chiesa – edicola Cisternone - edicola via Verdi – edicola Piazza Municipio – edicola Baracchina Bianca - edicola Piazza Attias (angolo via Goldoni) – edicola Piazza Grande (lato via Pieroni) – edicola Piazza Grande (lato farmacia comunale) - edicola viale Carducci (angolo Risorgimento) – edicola Scali del Pontino - edicola Piazza S.Marco (Poste) - edicola Via Provinciale Pisana (S.Matteo) - Edicola via delle Sorgenti (angolo Donnini) - edicola Collesalvetti - edicola Viale Antignano (Scalinata) - Caffè Paradiso (Via Maggi) - Bar Dolce Nera (via della Madonna angolo via Avvalorati) - Tabaccheria via Bosi (Piazza XX) - Tabaccheria Corso Amedeo (angolo via Magenta) - Tabaccheria via Verdi - Videodrome (via Magenta) - Pizzeria Amaranto (Via Lepanto) - Bar Il Progresso (via P.Pisana) - Bar B52 (Stagno) - Ex Aurora (V.le Nievo) - Cral Eni (V.le Nievo) - TeatrOfficina Refugio (Scali del Refugio 7) – Cp 1921 e Chico Malo (Via dei Mulini) - Ex Caserma Del Fante (via Adriana) -• Emeroteca (via del Toro) - Trattoria La Sgranata (via di Salviano) - Campi Calcetto Corea - Fondazione Don Nesi Corea – Ecomondo (Via dell'Angiolo) - Centro Artistico il Grattacielo (via del Platano) - Nuovo Teatro delle Commedie (via Terreni) - La Svolta (V.le Caprera) - La Bodeguita (via Borra) - Curva Nord Stadio (in occasione delle partite interne del Livorno)

Per ricevere il giornale direttamente a casa ogni mese, consultare l'apposita sezione "Associati" sul nostro sito.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Martedì 08 Settembre 2015 14:52

“Questa storia non mi piace”: ultima fase

E-mail
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

AntonyPP600x600Dopo l'ultima proiezione dal vivo di “Questa Storia non mi piace! Storia degli spazi sociali a Livorno dagli anni '80 al 1993”, il documentario della Anthony Perkins Productions realizzato tra il 2011 ed il 2013, può partire la fase conclusiva, già annunciata sin dalle prime presentazioni di materiale provvisorio (alcuni montaggi “in corso” che potrete già trovare sul nostro Vimeo) in alcuni spazi occupati sia temporanei che provvisori a Livorno.

Il video nel frattempo è stato presentato a Livorno al TOR, alla Ex Caserma Occupata, Al Teatro delle Commedie (dove si conclude la storia che il doc racconta), agli Orti Urbani, a Pisa al Newroz ed al Cantiere S. Bernardo, A Milano a Casa Gorizia, a Monza al FOA Boccaccio.

Si sono cercate altre occasioni – tutte in spazi occupati – ma anche di fronte a risposte affermative non si è arrivati ad una realizzazione della proiezione : questo è dunque il momento di consegnare tutto il materiale prodotto alla visione, riflessione ed uso di tutti.

Le varie interviste, montate in maniera raw – bisogna tener conto che sono materiale per un lavoro, non un prodotto finito – sono state compresse in formato atto al web e saranno caricate sul succitato Vimeo della App, dopodiché, previo consenso degli interessati, saranno rese visibili in rete.

Ad esse seguiranno altri materiali, soprattutto filmati d'epoca - già adesso trovate là “Tutti a casa?” primo doc della app dedicato alle attività del Collettivo Spazi Sociali fine '80 – parzialmente visibili nel documentario completo.

Lo sviluppo di tale fase, che inizierà a Settembre, sarà annunciato via mail, dalla pagina APP di Fb, dal tumblr dedicato specificatamente a questo lavoro (in nota tutti i riferimenti).

Mi sembra il caso, inoltre, di spiegare pubblicamente quello che ho già spiegato alle presentazioni, cioè il criterio secondo cui ho scelto gli intervistati, facendo una premessa duplice : non sono tutti quelli che hanno partecipato a questa storia da ogni lato lo si prenda, né sono tutti di un lato solo, quello di chi richiede spazi di aggregazione autogestiti.

Parto dall'inizio, l'idea di un documentario mi è venuta all'improvviso, perché mi erano state richieste le riprese dell'archivio App per un lavoro sugli spazi ed ho deciso di farlo io, perché la App nacque al Godzilla nel 1990 proprio per documentare le attività del Collettivo Spazi Sociali con le immagini : anche se non esisteva più da tempo come crew, ma come “stato della mente”, era giusto che fosse lei a fare questo lavoro nel 2011, anche ripercorrendo le testimonianze presenti di chi c'era nel passato.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Agosto 2015 18:39 Leggi tutto...

Pagina 10 di 161

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito