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È uscito Senza Soste n. 116

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Locandina 116 Senza Soste jpeg

Da oggi in edicola Senza Soste numero ​116. Ecco la locandina, l'indice del giornale e i punti di distribuzione​.​

Pagina 1
-​ Due anni possono bastare? Un bilancio sui primi due anni dell’Amministrazione Nogarin, tra luci ed ombre.
- Editoriale. Oggi in Austria domani in Italia.

Pagina 2 (Internazionale)
- Il Ttip è anche peggio di quello che sembra. Le carte rese note da Greenpeace rafforzano le preoccupazioni sul trattato transatlantico.

Pagina 3 (Interni)          
- Banda larga alla renziana. La cordata del premier continua il suo posizionamento nei mercati privatizzati.
- La voragine di Firenze. Il crollo sul Lungarno apre dibattiti e interrogativi sulla gestione della rete idrica e sul ruolo dei privati.

Pagina 4 (Livorno)
- ​La capienza flessibile del Picchi. Storia recente dello stadio che tutti vogliono rifare, senza riuscirci.

Pagina 5 (Livorno)
- Il liberismo di Costalli. Camera di Commercio, un organo che fornisce un indirizzo politico chiaro.


Pagina 6 (Per non dimenticare)
- Giugno 1981. 35 anni fa le prime “apparizioni” nel paesino bosniaco di Medjugorie.
- Giugno 1946. 70 anni fa l’amnistia sui crimini fascisti.


Pagina 7 (Stile libero)
- I tarantolati della musica livornese. Protagonisti di un tour europeo, gli Appaloosa raccontano il loro ultimo disco.

Pagina 8 (Sport)
- Il conflitto politico nel calcio cipriota. Apoel e Omonia come Rangers e Celtic. Breve excursus della stretta relazione che intercorre tra calcio, politica e tifo nell’isola-stato di Cipro.


Dove trovare Senza Soste:

edicola p.zza Damiano Chiesa – edicola Cisternone - edicola via Verdi – edicola· piazza Municipio – edicola Baracchina Bianca - edicola Piazza Attias (angolo via Goldoni) – edicola Piazza Grande (lato via Pieroni) – edicola Piazza Grande (lato farmacia comunale) - edicola viale Carducci (angolo Risorgimento) – edicola scali del Pontino - edicola Piazza S.Marco (Poste) - edicola via Provinciale Pisana (S. Matteo) - Edicola via delle Sorgenti (angolo Donnini) - edicola via Olanda (Scopaia) - edicola viale Antignano (Scalinata) - edicola via Olanda (angolo via Francia) - Caffè Paradiso (via Maggi) - Bar Dolce Nera (via della Madonna angolo via Avvalorati) - tabaccheria via Bosi (piazza XX Settembre) - tabaccheria Corso Amedeo (angolo via Magenta) - Tabaccheria via Verdi - Videodrome (via Magenta) - Pizzeria Amaranto (tia Lepanto) - Bar Il Progresso (via P.Pisana) - Bar B52 (Stagno) - Ex Aurora (viale Ippolito Nievo) - Cral Eni (viale Ippolito Nievo) - TeatrOfficina Refugio (Scali del Refugio 7) – Cp 1921 e Chico Malo (via dei Mulini) - Ex Caserma Del Fante (via Adriana) - Emeroteca (via del Toro) – trattoria La Sgranata (via di Salviano) - campi calcetto Corea - Fondazione Don Nesi Corea – Ecomondo (via dell'Angiolo) - Centro Artistico il Grattacielo (via del Platano) - Nuovo Teatro delle Commedie (via Terreni) - La Svolta (viale Caprera) - La Bodeguita (via Borra) - Curva Nord Stadio (in occasione delle partite interne del Livorno)

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Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Luglio 2016 21:58

È uscito Senza Soste n. 115

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Locandina 115 Senza Soste jpeg

Da ieri in edicola Senza Soste numero ​115. Ecco la locandina, l'indice del giornale e i punti di distribuzione​.​

Pagina 1
-​ Commissariati. Livorno, tra una polemica inutile e l’altra, si ritrova schiacciata tra il protagonismo della Magistratura e la mannaia del governo che dà sempre meno soldi e sempre meno margini di manovra agli enti locali.
- Editoriale. Livorno in Procura.

Pagina 2 (Internazionale)
- Economia locale, ecologica e femminista. Il confederalismo democratico nel Kurdistan siriano.

Pagina 3 (Interni)          
- I sondaggi che spaventano Renzi. Il premier trema per amministrative e consultazione costituzionale.
- Sviluppo economico oltre il project finance. Il rapporto tra mercati finanziari ed economia reale.

Pagina 4 (Livorno)
- ​ La (lunga) morte della Labronica. L’agonia dell’ippodromo Caprilli viene da lontano, ecco le vicende degli ultimi 5 anni.

Pagina 5 (Livorno)
- Darsena Europa. Tanti discorsi, poco lavoro.


Pagina 6 (Per non dimenticare)
- 2 maggio 2014. Due anni fa la strage di Odessa (nascosta dalla stampa italiana).
- 8 maggio 1886. Nasce la Coca Cola: 130 anni di marketing aggressivo, negazione di diritti, diseducazione alimentare.


Pagina 7 (Stile libero)
- Fortezza e fragilità. Collocazione precaria per la scultura dedicata alle vittime del Moby Prince.

Pagina 8 (Sport)
- Non hanno camminato mai soli. Dopo 27 anni i 96 tifosi del Liverpool morti a Sheffield hanno vinto la loro battaglia.


Dove trovare Senza Soste:

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L’era dell’idrogeno o della guerra infinita?

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Pubblichiamo questo capitolo del libro "Come nasce la terza guerra" scritto da Maurizio Marchi nel 2008. Con una guerra in medioriente ormai permanente e un referendum alle porte ne consigliamo la lettura.

idrogenoHo già avuto modo di affermare in questo testo che o ci sarà , nel 21° secolo, una svolta epocale nei modi di produrre, lavorare, consumare, spostarsi o sarà la guerra, prima di quanto potremmo aspettarci.

E non si tratta solo di una svolta tecnica e merceologica, urge anche e soprattutto una svolta politica democratica, che redistribuisca il potere nelle società e nelle varie aree del pianeta.

Si tratta, in altre parole, di attualizzare il messaggio di Rosa Luxemburg d’inizio ‘900

- “o socialismo o barbarie” – nell’epoca dell’esaurimento delle risorse fossili, dei cambiamenti climatici e dell’implosione dell’effimero impero statunitense.

Nella storia recente, le società capitalistiche fondate sul consumo di carbone e soprattutto di petrolio (con l’ultima variante del gas) ci hanno condotto ad un modello produttivo e decisionale accentrato ed autoritario, che sta sconfinando nella fascistizzazione.

La messa a ferro e fuoco del Medio Oriente nell’ultimo mezzo secolo è la pagina centrale e più esplicita di questa storia recente. E’ la pagina che descrive nel migliore dei modi il fallimento della società capitalistica nel suo complesso: fallimento umanitario innanzitutto, ma anche economico, ecologico, persino finanziario, come si sta vedendo negli ultimi mesi di questo significativo 2008.

In questo senso, il riconoscimento dei diritti dei palestinesi, degli iracheni, degli afghani, degli iraniani, è il primo passo per cambiare strada. Uscire dall’abuso dei combustibili fossili e dal modello di produzione/consumi occidentale per passare alle energie alternative ed a un nuovo modello sobrio ed autocentrato deve essere l’occasione epocale per passare alla democrazia (e viceversa), alla distribuzione del potere, ad un mondo multipolare non in competizione ma in cooperazione, composto da soggetti diversi quanto identici in dignità e diritti.

Avrebbe ben poco senso che la transizione alle energie alternative e ad una produzione socialmente utile e rispettosa dell’ambiente venisse gestita dalle multinazionali, che lo farebbero ovviamente per le loro finalità (il profitto) e con i loro criteri.

Leggevo giorni fa che gli algerini (non esattamente gli operai della raffineria di Skikda, né i beduini) stanno pensando di produrre e trasportare energia solare in Germania.

E Carlo Rubbia che affermava – a mo’ di esempio, ovviamente - che sarebbe sufficiente un enorme pannello solare di 200 chilometri di lato per fornire energia elettrica a tutto il globo, occupando solo lo 0,1 % della superficie desertica del Sahara.

Ecco, a mio avviso, è esattamente questo che occorre evitare nella transizione ad un altro modo di produrre, energia elettrica e non solo, possibile ed indispensabile. Occorre evitare il gigantismo che si tradurrebbe nella prosecuzione dell’indispensabilità del ruolo delle multinazionali, e nel convogliamento verso il nord della produzione “alternativa”.

Restringendo il campo all’energia, in questo senso l’”opzione idrogeno” è scivolosa e merita, insieme a grande attenzione ed interesse, anche grande cautela. Mentre la pala eolica – che arriveremo a costruire anche in materiale rinnovabile – o il pannello solare si possono installare fin nei più sperduti villaggi rurali, dove vive la maggioranza dell’umanità, dando loro un importante strumento di sviluppo, insieme al pieno controllo della “loro” nuova energia, l’”opzione idrogeno” si presta allo sfruttamento gigante, ed è facile prevedere che richiamerà (sta già richiamando) l’interesse industrialista delle multinazionali.

L’idrogeno – che non è una fonte di energia, ma un vettore ed un modo per immagazzinare energia – è un ottimo combustibile, migliore del gas naturale, che bruciando non produce emissioni nocive, solo acqua pura.

Non esistono giacimenti d’idrogeno in natura, ma lo si può tuttavia ottenere in vari modi, tra i quali il più pulito e “rinnovabile” è l’elettrolisi dell’acqua, anche di mare.

L’elettrolisi è un procedimento elettro-chimico molto semplice e conosciuto da oltre un secolo, nel quale gli elementi chimici che compongono l’acqua (idrogeno e ossigeno) vengono scissi (lisi = rottura) dall’elettricità in idrogeno e ossigeno gassosi, quindi opportunamente aspirati ed immagazzinati .

Si può produrre idrogeno a costo quasi zero, dove il “quasi” sta per 1) costo dell’impianto di elettrolisi e depositi connessi.2) costo dell’energia elettrica necessaria al processo (il costo maggiore), che è a sua volta quasi zero se l’energia elettrica è di fonte rinnovabile, ad esempio eolica o solare (il “quasi” è rappresentato dal costo delle pale eoliche o dei pannelli solari), mentre è molto elevato se l’energia elettrica utilizzata nel processo è di fonte fossile.  

In altra parte di questo lavoro cito John Haldane che, già nel 1923, preconizzava schiere di pale eoliche che generassero energia elettrica sfruttabile direttamente in rete ed il cui eccesso di generazione fosse dedicato all’elettrolisi dell’acqua in un impianto annesso, per produrre idrogeno da bruciare in una centrale termoelettrica nei periodi di insufficiente ventosità o comunque all’occorrenza.

L’idea di Haldane – semplice, pulita ed efficace – fu lasciata cadere semplicemente perché nel 1923 il grosso del business petrolifero doveva ancora dispiegarsi: un delitto epocale contro l’umanità e il pianeta., i cui responsabili hanno nomi e cognomi di petrolieri corruttori e politici corrotti.

Ora che il grosso del business petrolifero – e del correlato disastro umanitario ed ambientale – è compiuto, le multinazionali riscoprono l’idrogeno, anche se non si capiscono ancora le modalità precise.

Certo, ed è qui la scivolosità di cui scrivevo all’inizio del paragrafo, l’”opzione idrogeno” si presta bene il gigantismo industrialista, l’unica dimensione a cui le multinazionali sono interessate, perché il profitto è inscindibile dall’”economia di scala”: grandi impianti di elettrolisi, enormi depositi ad alto rischio (“probabilmente interrati”, consigliava il giovane Haldane nel 1923), grandi centrali elettriche policombustibile (a idrogeno e a carbone, probabilmente), una rete di distribuzione mastodontica per gli automezzi (che ricalcherebbe quella attuale di benzina/gasolio/gas), una riconversione estremamente profittevole di tutto il parco veicoli del globo, ecc.

Una riconversione globale talmente immensa, che non si vede proprio come potrebbe essere compiuta in tempo, nei pochi decenni di petrolio e gas che ci restano. E che richiederebbe enormi investimenti.

Ma solo in maniera così gigantesca si può impostare l’economia all’idrogeno?

No, se ce ne fosse la volontà.

Le “celle a combustibile” a idrogeno potrebbero invece decentrare e democratizzare la produzione di energia.

Le celle a combustibile furono inventate prima del motore a scoppio, ma non riscossero interesse fino agli anni 1970, quando la NASA le utilizzò nel Programma spaziale Apollo. Sono una sorta di batteria, ma con una differenza fondamentale: la batteria tradizionale trasforma energia chimica in energia elettrica (quando l’energia chimica si esaurisce la batteria è scarica); la cella viene alimentata da un combustibile (il migliore è l’idrogeno) che trasforma in energia elettrica, modificandolo chimicamente in acqua e calore. Non ha parti in movimento, quindi è silenziosa ed è due volte e mezzo più efficiente del motore a scoppio. Una cella grande come un comune frigorifero può generare 50 kilowatt di elettricità, sufficienti per 10 famiglie. Ce ne sono più piccole e più potenti, a seconda delle necessità.

Negli USA, ma anche in Europa, supermercati, uffici, abitazioni - dove sia disponibile idrogeno per rifornirle – ne sono dotati, come impianti ausiliari contro i blackout sempre più frequenti. Ma potranno divenire produttrici esclusive di energia elettrica, quando l’idrogeno diventerà concorrenziale con i combustibili fossili. O meglio, quando si deciderà di smettere di surriscaldare il pianeta, bruciando le ultime riserve fossili, che al contrario potranno servire per usi meno grezzi della combustione, e molto più dilazionati nel tempo.

E’ chiaro tuttavia che occorre produrre molto idrogeno, e produrlo con energie rinnovabili. Una certa dose di “gigantismo” nella produzione di idrogeno sarà probabilmente necessaria, ma potranno accollarsela gli Stati, le regioni, consorzi di cooperative, ecc, senza regalare business e potere alle multinazionali dell’energia.

Dopo la fase dell’avviamento del sistema , anche piccoli produttori di idrogeno potranno entrare in pista con piccoli impianti di elettrolisi: il prototipo – a mò di esempio - potrebbe essere un comune distributore (come quelli attuali di benzina) che con una pala eolica o con i pannelli solari produce, stocca e distribuisce idrogeno a veicoli e a una piccola rete di distribuzione per le abitazioni. Meglio se a prezzo di costo, una volta ammortizzati gli impianti.

E’ evidente che ci sarebbe una democratizzazione del sistema energia, una diffusione sul territorio, una compenetrazione con esso, anziché l’attuale sistema in mano alle multinazionali .

E’ altrettanto evidente che ogni luogo dovrebbe fare i conti con le proprie necessità, culture e potenzialità, ed integrare il sistema idrogeno con la produzione elettrica diretta, ottenuta da fonti rinnovabili: chi ha più sole e più vento avrà meno bisogno dell’intermediazione dell’idrogeno, chi ne ha poco farà il contrario.

Questo dell’energia autoprodotta sarà uno dei segmenti portanti e caratterizzanti di un nuovo modello di sviluppo realmente sostenibile ed autocentrato, basato sulle vocazioni locali, sulla filiera corta, sulla controllabilità dal basso, sulla partecipazione popolare, sul risparmio energetico, sul senso della comunità.

 

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È uscito Senza Soste n. 114

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Da oggi in edicola Senza Soste numero ​114. Ecco la locandina, l'indice del giornale e i punti di distribuzione​.​

Pagina 1
-​ Votare Sì per dire no alle trivellazioni in mare. Tutte le ragioni del referendum del prossimo 17 aprile.
- Editoriale. Per Renzi si avvicina la fine della corsa?

Pagina 2 (Internazionale)
- Fine dell’era del petrolio? L’oro nero tra caduta dei prezzi e guerre commerciali.

Pagina 3 (Interni)          
- Le mani private sull’acqua. A 5 anni dal referendum il governo Renzi va all’attacco dell’oro blu.

Pagina 4 (Livorno)
- ​ Uragano Madia sui bilanci comunali. Con i nuovi decreti i Comuni sono braccati per essere costretti a privatizzare.                                  

Pagina 5 (Livorno)
- Beni comuni. I segretari renziani del Pd livornese spingono Iren su acqua e rifiuti.
- Città resilienti. Economie sostenibili nell’era moderna.

Pagina 6 (Per non dimenticare)
- 25 anni di verità negata. Il 10 aprile 1991 morirono sul Moby Prince 140 persone.
- Easter Rising, 100 anni dopo. Un secolo fa la ribellione scoppiata a Dublino il 24 aprile 1916.

Pagina 7 (Stile libero)
- Maloxx. A Livorno un ciclo di incontri per parlare di temi importanti, tra cui la decrescita.
- Ex cinema Aurora a Livorno. Un locale che mantiene viva la musica alternativa.

Pagina 8 (Sport)
- La storia di Welle Ossou. Un passato da calciatore con anche una presenza in serie A, e un presente in una casa dentro un palazzo occupato.
- Il calcio popolare a Livorno. Il progetto del Magenta Fc vuole andare oltre lo sport e reclama spazio.


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Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Aprile 2016 12:33

Middle East Now, a Firenze il ciak sul Medio Oriente

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Barakah meets Barakah 2Dal 5 al 10 aprile 2016 Firenze torna ad ospitare il Film Middle East Now, il festival internazionale ideato e organizzato dall' €™associazione culturale Map of Creation€™. Giunto con grande vitalita' alla 7a edizione, il festival quest'anno è più che mai proiettato ad offrire una visione della "normalità del quotidiano" in una terra costantemente al centro di grandi conflitti geo-politici. Cinema Odeon e Stensen saranno come di consueto i luoghi privilegiati del festival e ospiteranno 44 tra film e documentari, di cui molte anteprime nazionali e internazionali e film che normalmente non trovano una distribuzione nel circuito cinematografico italiano. Il programma si arricchirà inoltre di vari eventi speciali: il concerto dell'algerina Souad Massi, le mostre fotografiche di Natalie Naccache e Omar Imam, l'installazione di Nour Flayhan, l'evento culinario di Kamal Mouzawak, protagonista di una cena libanese e di una cooking class, incontri tematici sul Medio-Oriente e, per la prima volta al festival, una performance di danza contemporanea che vedrà esibirsi la balerina israeliana Mor Shani.

L'apertura del festival, martedì 5 aprile, sarà un omaggio alla regista turca Yesim Ustaoglu, a cui seguirà la proiezione di Degrade, primo film dei fratelli palestinesi Trzan e Arab Abunasser, particolarmente apprezzato al festival di Cannes. Sul sito preview.middleastnow.it si può accedere alla programmazione ufficiale delle proiezioni e leggere in anteprima informazioni e trama di ogni film. Come si può notare scorrendo i titoli, altri paesi si affiacciano sugli schermi del festival. E' il caso dell'Arabia Saudita dalla quale arriva Barakah Meets Barakah la prima commedia girata nel paese dove dal 1972 il cinema risulta bandito. Paese esordiente al festival è anche il Bahrein di cui sarà presentata una selezione di cortometraggi di registi emergenti curata da Laura Aimone. Abbondanti gli approfondimenti su Palestina e Siria, che avranno un’attenzione particolare con tanti titoli in programma, talk ed eventi speciali. Da segnalare il ritorno al festival di Sean McAllister, che apre l'edizione del 2012 riempendo l'Odeon con The Reluctant Revolutionary€, il film sulla rivoluzione in Yemen. Il regista presenterà sabato 9 aprile con il pluripremiato documentario A Syrian Love Story, girato nell'€™arco di cinque anni, sulla storia d'™amore di una coppia di attivisti minacciata dagli orrori della guerra. Da non perdere la consueta selezione di corti d'™animazione, quest'anno provenienti dai circuiti libanesi in collaborazione con il Beirut Animated.

Redazione

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Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Marzo 2016 21:46

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