Tuesday, Apr 24th

Last update:03:43:25 PM GMT

You are here:

VISIONI SUONI LETTURE

"Idea d'amor": le visioni di Pietro Gori raccontate dal regista Emiliano Dominici

E-mail
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

ideamor2Un quartiere Venezia ancora intorpidito dal passaggio di stagione, per una settimana, ha visto radunarsi una piccola folla davanti alla porta di accesso secondaria al Teatrofficina Refugio. Un'attesa a volte di ore per aggiudicarsi uno dei sessanta biglietti per assistere a “Idea d'amor. Libere visioni dell'anarchico Pietro Gori”, in scena dal 24 al 30 settembre. Ogni sera un copione identico alla precedente, coi biglietti volatilizzati in pochi minuti che hanno “costretto” a mettere in piedi due repliche straordinarie, l'1 e il 2 ottobre. Prima autoproduzione di peso del collettivo, lo spettacolo è costruito intorno alla figura dell'anarchico Pietro Gori e cerca di restituirne la portata conciliando l'intensissima attività politica con l'altrettanto forte slancio espressivo ed artistico.
Gli spettatori, una volta raggiunta l'entrata procedono ordinati e in silenzio, e in una buia anticamera, una brusca direttrice di un circo “ingovernabile” irrompe nella scena e presenta gli artisti sotto la luce esile di una lampada a petrolio. Ribelli, eccentrici e visionari, i protagonisti dell'insolito circo si dissociano dai ruoli imposti per comunicare “idee, sogni e desideri”. Stroncati dai severi giudizi dei loro tempi, la loro presenza si dissolve nel passaggio a un'altra sala che conduce all'incontro con la figura di Pietro Gori, chiuso nel carcere dei Domenicani di Livorno, dove appena venticinquenne ha subito la prima detenzione in occasione del Primo Maggio. Lo spettacolo prende così forma, si intreccia alla vita e alle visioni di Pietro Gori, alle sue musiche e ai suoi compagni di viaggio, in un crescendo dove l'arte risplende là dove è rivoluzionaria, condivisa, ideamor4schierata con i miserabili e gli sfruttati.

A raccontare le fasi di preparazione dello spettacolo è Emiliano Dominici, regista di “Idea d'Amor” e testa pensante del Teatrofficina Refugio.

Idea d'amor” è la prima vera autoproduzione del Teatrofficina Refugio...

Di autoproduzioni ce ne sono state altre al Teatrofficina Refugio e mi riferisco in particolare agli spettacoli di Teatro d'emergenza che facciamo tutte le estati. Quelle, però, sono produzioni estemporanee, veloci, "espresse" e brevi. Questa "Idea d'amor", invece, è uno spettacolo vero e proprio, con una durata e una complessità maggiori.

Perchè la scelta della figura di Pietro Gori? Come nasce l'idea di questo spettacolo?

Il progetto nasce proprio come "conseguenza" del Teatro d'emergenza. Patrizia Nesti, della FAL (Federazione Anarchica Livornese), da vari anni partecipa come corista negli spettacoli di Teatro d'Emergenza e ha fatto con noi Bidonville, Mal'aria e Orfanificio. E' stata lei a proporci di mettere su, in occasione del 150° anno dalla nascita, uno spettacolo su Pietro Gori che non fosse un semplice concerto o un recital di poesie, ma una riflessione su Gori come figura globale di anarchico, intellettuale, artista e antagonista al potere. E noi abbiamo accettato. La maggior parte di noi conosceva Gori soprattutto come autore di canzoni anarchiche, ma non sospettavamo che la sua produzione letteraria e saggistica fosse così vasta e varia, né che avesse avuto una vita così rocambolesca.

Dietro allo spettacolo c'è un intenso lavoro collettivo di lettura dei testi e di riflessione sul pensiero di Pietro Gori...

Una volta accettata la proposta, ci siamo messi a studiare. Patrizia ci ha fornito i testi, ce li siamo divisi, li abbiamo letti e ne abbiamo discusso. Da lì, piano piano, è venuta fuori l’idea dello spettacolo come una serie di visioni Di e SU Pietro Gori, tant’è che il sottotitolo recita proprio “Libere visioni dell’anarchico Pietro Gori”. Spinti dai nostri
ideamor6interessi e curiosità abbiamo letto i testi e li abbiamo selezionati in base alla nostra sensibilità artistica e politica. Ecco che allora abbiamo scelto di parlare, tramite le parole di Gori, di libertà, religione, guerra, anarchia, esilio, amore, arte. Una volta selezionati i testi c’è stata la fase dell’adattamento, di cui ci siamo occupati io e Patrizia Nesti, soprattutto per quanto riguarda la parte delle conferenze (da cui abbiamo tratto alcuni monologhi) e delle poesie, che Alessandra Falca ha musicato trasformandole in canzoni originali. Altri testi li ho scritti io prendendo spunto dalle vicende di Gori (ad esempio il breve monologo di Gori a Kansas City o quello di Bruno, il contadino pisano che il Primo maggio va a vedere una conferenza di Gori e ne rimane talmente colpito da cambiare la propria visione del mondo). E poi sono arrivate le prove.

In scena la prevalenza degli attori è autodidatta o all'esordio. Com'è stata la preparazione dello spettacolo e la "formazione" dei protagonisti?

In scena ci sono due attori di lungo corso, ovvero Alessandra Falca e Paolo Spartaco Palazzi, insieme ad altri tre, più giovani, che non hanno una formazione teatrale specifica ma che hanno collaborato con il Refugio agli ultimi spettacoli di teatro d’emergenza, e che hanno formato il coro e cuore pulsante dello spettacolo, cimentandosi anche in alcuni monologhi. Lavorare con tutti loro è stato bellissimo: con Alessandra e Paolo perché li ho rivisti sul palco insieme dopo molto tempo e perché li ho finalmente diretti in uno spettacolo comune, dopo anni che non ne facevamo uno insieme; con gli altri tre (Emilia Trevisani, Assad Zaman e Giacomo La Rosa) perché si sono buttati a capofitto in questa avventura e hanno tirato fuori parti di loro che mi hanno fatto emozionare e riflettere. Per me fare il regista significa principalmente dirigere gli attori, è la parte più difficile ed emozionante e, se devo dire la verità, preferisco sempre lavorare con attori che hanno meno esperienza, perché ti stupiscono di più, perché neanche loro hanno idea delle loro potenzialità. Oltre agli attori vorrei ricordare l’Orchestrina Sghemba, la parte musicale che ci è sembrata necessaria in uno spettacolo su Gori, composta da giovanissimi musicisti (Chiara Lazzerini alla tromba, Riccardo Prianti alle percussioni e Romeo Domilici alla chitarra), Elisabetta Cipolli (aiuto regia) e l’indispensabile mini-team tecnico che si è occupato dell’allestimento, delle luci e di tutto il resto (Selvaggio Casella e Martina Di Domenico). Ci tengo a fare tutti i nomi perché davvero è stata un’esperienza di condivisione artistica e umana molto ideamor7forte. E vorrei anche ringraziare Valentina Restivo, che ha disegnato il poster dello spettacolo, Filippo del Bubba che si è occupato delle riprese video, tutto il collettivo del TOR e la FAL, che ci hanno aiutato durante le serate dello spettacolo, e tutti quelli che hanno collaborato in vario modo.

La risposta del pubblico non poteva rivelarsi migliore...

Lo spettacolo è andato in scena al Teatrofficina Refugio per una settimana di fila, segnando il tutto esaurito, e in più abbiamo fatto due repliche straordinarie perché, essendo il teatro piccolo, molte persone non erano riuscite a entrare. A queste nove serate se ne è aggiunta una decima all’ObiHall di Firenze, alla fiera dell’editoria anarchica. Per adesso ci riposiamo, ma l’intenzione è quella di far girare lo spettacolo in Toscana e in Italia.

Idea d'amor” apre nuove prospettive per l'attività del T.O.R.?

Per quanto riguarda il Teatrofficina Refugio, credo che con le performance di Teatro d’Emergenza e che con questo “Idea d’amor” ci siamo incamminati su una strada che è difficile cambiare, cioè quella dell’autoproduzione. Il mio sogno sarebbe che all’interno del TOR venissero allestiti spettacoli diversi, pensati e fatti da persone diverse, anche in contemporanea. Mi piacerebbe, cioè, che il luogo diventasse un laboratorio di autoproduzioni teatrali e musicali e un luogo di sperimentazione artistica. Tutto questo, però, senza rinunciare all’organizzazione dei Microfestival che hanno caratterizzato lo spazio negli ultimi anni. Infatti a novembre ci sarà la nuova edizione del Combat Comics, il Festival sul fumetto di denuncia e realtà, che sta assumendo sempre più rilevanza a livello nazionale, e a dicembre la nuova edizione del Q-indi Festival sulla musica indipendente, con una serata dedicata a Indirefugio, festival sulla canzone inedita e ormai diventato un cult. Per il resto, vedremo. Facciamo un passo alla volta.

Per Senza Soste, Orlando Santesidra

foto di Itto Igami e Sara Fasulo

 

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Domenica 11 Ottobre 2015 10:23

È uscito Senza Soste n. 108

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Da oggi in edicola Senza Soste numero 108. Ecco la locandina, l'indice del giornale e i punti di distribuzione.

civetta 108Pagina 1
- Un mondo a parte. Darsena Europa, Asa, Aamps, ospedale: alcuni esempi di cosa succede di surreale a Livorno.
- Editoriale. Per i profughi non pietà ma economia.

Pagina 2 (Internazionale)
- Kobane. Report dalla carovana che ha portato aiuti alla città distrutta dall’Isis.

Pagina 3 (Interni)
- Porti italiani. Verso quale riforma?
- Sanità. Con il “Decreto appropriatezza” il governo continua a smantellare il servizio pubblico.

Pagina 4 (Livorno)
- Acqua pubblica. Torna alla ribalta il dibattito sulla gestione del Servizio Idrico a Livorno.

Pagina 5 (Livorno)
- La città dei cinema e dei teatri. Viaggio negli spazi andati irrimediabilmente perduti a Livorno.

Pagina 6 (Per non dimenticare)
- 7 ottobre 1985. 30 anni fa la crisi di Sigonella.
- Ottobre 1980. I 35 giorni della Fiat e la “marcia dei 40mila”.

Pagina 7 (Stile libero)
- “Per il bene che ti voglio”. Il secondo romanzo di Michele Cecchini.

Pagina 8 (Sport)
- Alla scoperta del Gazélec Ajaccio, un piccolo club caratterizzato dalla passione genuina dei propri tifosi e dalla storica vicinanza ai nazionalisti e ai comunisti corsi.

Dove trovare Senza Soste:
edicola p.zza Damiano Chiesa – edicola Cisternone - edicola via Verdi – edicola• Piazza Municipio – edicola Baracchina Bianca - edicola Piazza Attias (angolo via Goldoni) – edicola Piazza Grande (lato via Pieroni) – edicola Piazza Grande (lato farmacia comunale) - edicola viale Carducci (angolo Risorgimento) – edicola Scali del Pontino - edicola Piazza S.Marco (Poste) - edicola Via Provinciale Pisana (S.Matteo) - Edicola via delle Sorgenti (angolo Donnini) - edicola Collesalvetti - edicola Viale Antignano (Scalinata) - Caffè Paradiso (Via Maggi) - Bar Dolce Nera (via della Madonna angolo via Avvalorati) - Tabaccheria via Bosi (Piazza XX) - Tabaccheria Corso Amedeo (angolo via Magenta) - Tabaccheria via Verdi - Videodrome (via Magenta) - Pizzeria Amaranto (Via Lepanto) - Bar Il Progresso (via P.Pisana) - Bar B52 (Stagno) - Ex Aurora (V.le Nievo) - Cral Eni (V.le Nievo) - TeatrOfficina Refugio (Scali del Refugio 7) – Cp 1921 e Chico Malo (Via dei Mulini) - Ex Caserma Del Fante (via Adriana) -• Emeroteca (via del Toro) - Trattoria La Sgranata (via di Salviano) - Campi Calcetto Corea - Fondazione Don Nesi Corea – Ecomondo (Via dell'Angiolo) - Centro Artistico il Grattacielo (via del Platano) - Nuovo Teatro delle Commedie (via Terreni) - La Svolta (V.le Caprera) - La Bodeguita (via Borra) - Curva Nord Stadio (in occasione delle partite interne del Livorno)

Per ricevere il giornale direttamente a casa ogni mese, consultare l'apposita sezione "Associati" sul nostro sito.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Ottobre 2015 08:13

Roger Waters contro Bon Jovi in concerto in Israele: la lettera

E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

roger-waters-israel-2Roger Waters non ci sta. In una lunga lettera aperta, l'uomo geniale dei Pink Floyd ha espresso un vigoroso disappunto nei confronti dei Bon Jovi, che si troveranno a suonare a Tel Aviv domani 3 Ottobre 2015. Cosa c'è che non va in questo concerto?

Semplice, è in Israele. E Roger Waters è da molto tempo uno dei maggiori sostenitori della Palestina nel continuo conflitto che insanguina di più di trent'anni il Medio Oriente, tanto da aver scritto in passato anche ad Alan Parsons, ex ingegnere del suono dei Pink Floyd per il leggendario The dark side of the moon del 1973, per dissuaderlo dall'esibirsi in Israele.

Nella lunga lettera, il chitarrista dei Pink Floyd spiega in modo dettagliato quali sono le motivazioni che secondo lui dovrebbero convincere gli artisti di tutto il mondo a rifiutare di esibirsi in Israele. A rigor del vero, Jon Bon Jovi nell'intervista al giornale israeliano Yediot si era limitato a commentare le bellezze dei luoghi di Israele e non la situazione politica, ma la cosa non è andata giù a Roger Waters.

Ecco la sua lettera tradotta:

Cari Jon Bon Jovi, David Bryan e Tico Torres,

In passato ho spesso scritto lettere dettagliate, e qualche volta persuasive, ai colleghi dell'ambiente musicale, cercando di incoraggiarli a non dare credito al governo di Israele e alle sue politiche di apartheid con il rifiuto di esibirsi in Israele. Avendo letto i commenti di Jon nello Yediot Ahronoth della scorsa settimana, non mi sprecherò a scrivere paralleli con l'apartheid in Sudafrica e la posizione morale sostenuta da alcuni artisti in passato, e da molti adesso, nel corso delle lunghe decadi di oppressione israeliana ai Palestinesi.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Domenica 04 Ottobre 2015 11:05 Leggi tutto...

Riapre il The Cage, tra novità e grandi artisti in programma

E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

11017200 987451427956350 1673461373970630014 n“45 anni fa mi dicevano che la musica rock sarebbe scomparsa e invece, ancora oggi, continua ad avere un seguito impareggiabile tra le generazioni. E Livorno ha nel The Cage un luogo riconosciuto oltre i confini cittadini”. Apre con le parole dell'assessore alla cultura, Rino Fasulo, la presentazione della prima parte della stagione musicale del The Cage Theatre, culla livornese del rock, che sabato prossimo riaprirà i battenti dopo la pausa estiva. Quella che sta per riprendere sarà la quattordicesima stagione per l'associazione culturale, realtà partita nel 2002 da un fondo nel quartiere popolare Shangai e girovaga fino alla gestione diretta del Teatro Mascagni di Villa Corridi, in seguito al bando di gara emesso dal Comune nel 2011. Concessione che vede la sua scadenza per ragioni “contabili” nel dicembre prossimo e ha rischiato di compromettere la seconda parte della stagione musicale del “teatrino”. Il “salvataggio” è arrivato dagli uffici comunali che alla scadenza del bando concederanno l'attribuzione diretta all'associazione di Mimmo La Rosa e Toto Barbato fino al 30 giugno per poi aprire la gara per la prossima assegnazione. Sarà forse per questo motivo che al momento la programmazione annunciata si arresta a dicembre, offrendo in ogni caso artisti di grande qualità che si esibiranno in uno spazio ulteriormente rinnovato. Si parte sabato 3 ottobre e ad aprire la stagione sarà Appino, front man degli Zen Circus, per una serata ad ingresso gratuito al termine della quale esordiranno i nuovi dj di “My Generation”, l'afterparty del The Cage. Il teatrino riapre con Ortodance venerdì 9 ottobre: una serata che si ripeterà ogni settimana, dedicata ai più giovani, più aperta e “commerciale” nella proposta musicale. Il 10 ottobre altro appuntamento gratuito per l'omaggio a Stefano Rossi, bassista dei Tossic, che radunerà trentanni di rock toscano grazie alle esibizioni di Dario Kappa Cappanera, Eldritch, Malfunk e tutti i musicisti che hanno suonato con i Tossic nel corso dei 27 anni di attività live. Il 17 ottobre, sarà la volta del chitarrista di Ligabue, Federico Poggipollini. "Non abbiamo l'abitudine di far suonare i singoli componenti dei gruppi - specifica Toto Barbato - ma questa è una valida eccezione: Federico Poggipollini è un musicista di spessore, con un progetto vero". Il 24 ottobre spazio ai Sinfonico Honolulu, primo gruppo livornese. Per la serata di Hallowen, il 31 ottobre il The Cage propone i FolkStone, gruppo folk-metal. Quattro grandi appuntamenti caratterizzano il mese di novembre: il 7 è la volta dei Bluebeaters, sabato 14 il gradito ritorno di Pierpaolo Capovilla col Il Teatro degli Orrori, mentre sabato 21 i TRES presenteranno il loro nuovo album, interamente realizzato con il crowdfunding. L'ultimo week end del mese porta in dote Kaki King, autrice insieme ad Eddie Vedder della colonna sonora di Into the wild. Con la sua chitarra classica a dodici corde si esibirà in uno spettacolo animato dal video mapping, tecnica di proiezione che trasforma qualsiasi tipo di superficie in un display dinamico. Il 5 dicembre tornano i Verdena, mentre il 12 dicembre si terrà uno degli appuntamenti più importanti della stagione, con il concerto dei Subsonica. “Hanno chiesto esplicitamente – chiarisce Toto Barbato - di poter presentare il nuovo disco al The Cage. Non mi chiedete come faranno a suonarci, è un gruppo che l'anno scorso si è esibito a Firenze davanti a 9000 persone. Eppure ci tengono a questo appuntamento, così come altri gruppi che in questi anni hanno insistito per fare “la data zero” nel nostro locale: sarà perché Livorno non dà fastidio alle grandi città come Milano o Bologna ma ha comunque una strumentazione di altissimo livello, tale da potersi permettere un evento del genere”. In contemporanea al concerto dei Subsonica parte del managemente dell'associazione si trasferirà a Pisa dove organizza la data del concerto di John Garcia al Borderline, rafforzando quella collaborazione già sfociata la scorsa estate per il concerto dei Dropkick Murphys. Nel mese di dicembre spicca inoltre il consueto appuntamento alla vigilia di Natale in compagnia di Bobo Rondelli, che nei prossimi giorni affronterà il primo tour europeo della sua carriera. “Il film di Virzì ha spalancato palcoscenici inattesi per Bobo – continua Toto Barbato, oggi manager dell'artista – e grazie anche a un intenso passaparola di italiani che vivono all'estero siamo riusciti a organizzare una decina di date internazionali”. Le principali toccheranno Barcellona, Parigi, e Bruxelles poi Bobo Rondelli volerà a New York. Per restare aggiornati sugli appuntamenti del The Cage, oltre ai social network, è possibile connettersi al sito dell'associazione, completamente rinnovato in vista della nuova stagione: http://thecagetheatre.it/. 


Redazione

 

Il programma THE CAGE THEATRE
OTTOBRE – NOVEMBRE – DICEMBRE 2015

sabato 3 ottobre THE CAGE IS OPEN: APPINO
sabato 10 ottobre TOSSIC and Friends for Stefano
sabato 17 ottobre FEDERICO POGGIPOLLINI
sabato 24 ottobre SINFONICO HONOLULU – presentazione nuovo album
sabato 31 ottobre FOLKSTONE
sabato 7 novembre THE BLUEBEATERS
sabato 14 novembre IL TEATRO DEGLI ORRORI
sabato 21 novembre TRES – presentazione nuovo album
sabato 28 novembre KAKI KING
sabato 5 dicembre VERDENA
sabato 12 dicembre SUBSONICA
sabato 19 dicembre UPON THIS DAWNING
giovedì 24 dicembre CAGECHRISTMAS con BOBO RONDELLI
sabato 26 dicembre FABRIZIO POCCI – presentazione nuovo album
giovedì 31 dicembre NEW YEARS DAY

A seguire i concerti del sabato sera MY GENERATION ad ingresso libero

Tutti i venerdì sera ORTO CAGE

 

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Ottobre 2015 11:42

La contemporaneità del partigiano

E-mail
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 

Cavalleri-resistenza-nazifascismo-1

Pubblicato su «Il Manifesto» del 24 settembre 2015 con il titolo Lo smarrimento del partigiano.

di MAURIZIO RICCIARDI e PAOLA RUDAN - tratto da http://www.connessioniprecarie.org

La lotta partigiana contro il nazifascismo è un fatto storico collocato in un passato ormai piuttosto lontano, commemorato ogni 25 aprile alla ricerca di ciò che al suo interno può essere considerato ancora attuale, degli insegnamenti che se ne possano trarre, dei comportamenti che si devono tenere di fronte al fascismo. Il momento della liberazione è così assunto come il punto culminante della scelta partigiana. Se però di quell’esperienza vogliamo rintracciare la contemporaneità oltre ogni rituale celebrazione, se vogliamo aderire fino in fondo al senso di un tempo che pure è cronologicamente così distante, è all’8 settembre del 1943 che dobbiamo guardare.

Il volume di Matteo Cavalleri La Resistenza al nazi-fascismo. Un’antropologia etica (Mimesis, 2015, 234 pp., 20 €) adotta con coerenza questo spostamento dello sguardo, questa deviazione consapevole dai calendari e dalle commemorazioni. La storia è nota. L’8 settembre la fuga dei vertici politici e militari del governo in seguito alla proclamazione dell’armistizio con le forze alleate produce un vuoto normativo e un profondo smarrimento. Con il disorientamento, però, sorge anche la consapevolezza della possibilità di un nuovo inizio. Riprendendo la lezione di Alain Badiou, Cavalleri legge quella data come un «evento», cioè come il «principio di una procedura di verità» che costringe «a decidere una nuova maniera d’essere» e impone di rimanere fedeli a quella scelta. Si tratta di essere fedeli a qualcosa che non è dato storicamente, come una tradizione o un qualsiasi passato, ma può divenire reale solo nel futuro. L’orizzonte normativo che i partigiani si assumono il compito di costruire soppianta la coazione all’ubbidienza su cui si basavano le istituzioni fasciste, ma quell’orizzonte ancora non esiste e può essere scoperto solo durante la sua realizzazione pratica. Se il fascismo è la negazione della stessa possibilità di scegliere, la scelta partigiana è prima di tutto il ritorno a quella possibilità, che il fascismo non è riuscito a cancellare.

Prima dell’8 settembre alcune delle condizioni di questa scelta erano state tracciate da una generazione antifascista – quella di Bilenchi e Caproni, di Moravia, Pratolini e Vittorini – la cui esperienza si radicava nella Prima guerra mondiale e si esprimeva nell’antiautoritarismo, nell’antimassificazione, nella critica della società industrializzata e tecnologica e nella tendenza libertaria. Come traspare dai racconti di Fortini e Rossanda, però, la generazione cresciuta col fascismo, «la generazione degli anni difficili», è costituita «da soggetti che hanno dovuto trovare forme per salvare se stessi dal ricatto continuo della propria biografia». Per questo la categoria di «moralità» permette di portare alla luce tanto l’impatto della Resistenza quanto i suoi effetti «antropologici» su una generazione digiuna di politica. La moralità sta nella tensione normativa che innerva l’azione, nell’anelito di libertà che si oppone «a un dispositivo di potere mirante alla negazione di qualsiasi possibilità di disobbedienza». Il rifiuto è il principio attorno al quale si consolida una dimensione condivisa: l’esperienza della Resistenza è esperienza di una solitudine inestricabilmente connessa alla responsabilità collettiva, il cui senso si definisce nel riconoscimento reciproco che permette di superare l’intenzione individuale in nome di un registro etico superiore.

Cavalleri_2

Soprattutto per la generazione di letterati che si è formata con la Resistenza, il momento estetico è sincronico rispetto a quello politico e la scrittura, il gesto di testimonianza, deve destreggiarsi tra due tensioni opposte: quella di chi vuole immediatamente dimenticare la Resistenza e quella di chi vuole farne un monumento da celebrare. Cavalleri analizza una cospicua mole di romanzi resistenziali e altrettanta memorialistica, mostrando che la ricerca estetica si trova costantemente presa nel gioco tra le informazioni che deve comunicare e la scelta che vuole rendere contemporanea. Se le prime si esauriscono nella puntualità di ciò che viene narrato, la seconda non patisce la consunzione del tempo. La narrazione dell’esperienza vissuta restituisce qualcosa che non è stato sterilizzato dalla coscienza e che può essere recuperato, attraverso la scrittura, solo in termini politici e collettivi. È così che, rileggendo il Sentiero dei nidi di ragno nel 1964, Calvino può affermare: «più che come un’opera mia lo leggo come un libro nato anonimamente dal clima generale di un’epoca, da una tensione morale, da un gusto letterario che era quello in cui la nostra generazione si riconosceva». Per Calvino l’esperienza della Resistenza «suscita una coralità narrativa diffusa». Come la scelta per la montagna, per la clandestinità, per la lotta armata, la «scelta per la scrittura» è mossa da una pulsione di verità e il senso di inadeguatezza del narratore di fronte all’esperienza da narrare corrisponde a quello del partigiano di fronte all’evento da esperire. La scelta va continuamente ribadita per catturare il presente al di là del clamore dell’attualità: se all’istantanea dell’informazione corrisponde la celebrazione monumentale della Resistenza come fatto storico, alla narrazione come ricerca costante di una possibilità di «parola liberata» corrisponde la presenza della Resistenza come evento.

Cavalleri chiarisce con intelligenza che la scelta partigiana non può essere intesa come puro volontarismo. Le parole di Camillo de Piaz rendono limpidamente il senso dell’ineliminabile connessione tra scelta e situazione: «che cosa vi può essere di più grande, di più storicamente ed esistenzialmente pregnante, di una necessità che assume la dimensione di una scelta»? Dal punto di vista del partigiano, ciò significa scegliere la necessità del suo tempo presente, fino al punto da sovvertirlo. È questa dimensione della scelta, che non nega la determinatezza storica ma cambia il segno della sua energia, ciò che permette di vedere nel partigiano non un oltreuomo, ma – con le parole di Fenoglio – la grandezza di un uomo «quando è nella sua normale dimensione umana». Ed è in definitiva proprio qui che si stabilisce una fondamentale distanza antropologica tra il partigiano e il nazifascista. Il primo non è una figura definita e conclusa, ma fa politica dipendendo da altre figure che lo sostengono e gli danno significato e non dimentica mai di avere di fronte un uomo anche se si tratta del fascista o del nazista che ha di fronte. L’ariano, al contrario, è una rappresentazione senza resti di un’idea di uomo che si pretende superuomo, che satura di sé anche la vittima della sua violenza. Una violenza che, sia per l’SS sia per la sua caricatura repubblichina, non ha bisogno di legittimazione, è mero esercizio, mentre per il partigiano è terribile costrizione. La violenza non coincide con la politica, ma è per il partigiano la possibilità di rifondare l’orizzonte normativo che ha perduto la propria funzione di preservazione della vita, perché «l’ordine fascista e la guerra hanno ributtato la normalità della morte, del dare la morte, alla quotidianità». Così, è incolmabile anche la distanza delle due diverse concezioni della morte. Le narrazioni partigiane sono costantemente segnate dalla ricerca di un rapporto con i compagni morti. Non si tratta solamente della necessità di dare memoria, ma piuttosto di una sorta di infinita nostalgia per chi non ha potuto vivere fino in fondo le possibilità aperte dalla scelta partigiana, della «simpatia» verso coloro con i quali si è condivisa quella scelta con tutti i suoi rischi. In nessun caso, comunque, questo ricordo etico si traduce nell’ideologia fascista della bella morte, né tantomeno nella didascalica celebrazione di un pro patria mori che permetterebbe una revisionistica associazione tra i caduti della Resistenza e quelli di Salò. Se il partigiano non è niente più che un uomo, bisogna allora riconoscere che, piuttosto che morire, avrebbe preferito vivere. Il partigiano non si è immolato eroicamente per dei valori, ma si è assoggettato alle conseguenze della scelta di libertà che aveva fatto.

Se il partigiano non è niente più che un uomo, tuttavia, bisogna riconoscere anche che non è così diverso dal fascista, o meglio non lo era prima che la scelta lo investisse con tutto il peso della sua libera necessità. L’8 settembre conteneva anche il rischio di «farsi inglobare dal magma normalizzante della violenza del nemico, di smarrirvi l’ultima possibilità di una nuova antropologia». L’8 settembre può essere visto come un’«origine», perché è un’interruzione e un’emergenza: è una novità che annuncia uno scarto. La scelta partigiana introduce nella storia un mutamento di percezione e di prospettiva che interrompe anche la geografia, perché lo stesso paesaggio può essere tanto protettivo quanto impervio e minaccioso, ricoperto del fango con il quale Fenoglio dà il senso della dissoluzione etica dei luoghi familiari e del sentimento di abbandono che coglie il partigiano dopo l’8 settembre. Questo mutamento sempre possibile rimanda al carattere specificamente politico della scelta partigiana che per Cavalleri è anche il punto di incontro tra Resistenza e filosofia. La scelta partigiana non è un’adesione al registro dell’opinione, ma cambiare lo sguardo sul presente per abbracciare la rottura introdotta dall’evento. Essa è politica perché si rivolge contro le apparenze, senza cioè accettare i comportamenti imposti dal regime fascista e dalla sua propaganda, senza rassegnarsi al comune senso del disastro prodotto dall’8 settembre e, soprattutto, senza accomodarsi nell’attesa di tempi migliori. Questa scelta di parte indica una specifica idea della politica, intesa come presa di posizione, come esposizione. Essa non è una semplice militanza di parte, ma il farsi carico della situazione generale stando da una parte. Il senso profondo del termine partigiano mostra perciò la via per comprendere in che senso un evento passato come la Resistenza possa essere a noi contemporaneo, non come ricordo o ripetizione, ma come individuazione nella condizione presente della parte da cui stare. A questo evento passato non si deve essere fedeli. Per riconoscerne la contemporaneità si può solo operare una scelta di parte in grado di rispondere alle necessità del presente.

Solo l’accesso a questa contemporaneità permette di comprendere «la felicità esperita dal partigiano mentre sta ancora lottando per la felicità», di cogliere la via verso la giustizia anche nei momenti di più buia violenza. È questa contemporaneità, che è a un tempo presenza e distanza, che permette di afferrare fino in fondo le parole di Teresa Cirio: «si rischiava la morte, però talmente c’era la gioia di vivere! […] Non ho mai vissuto una vita bella così. Sofferenza sì, ma una cosa»! La gioia di cui parla questa donna partigiana è la stessa che risuona nelle danze e nei colpi di mortaio delle donne di Kobane. Una gioia che non trova alcuno spazio nell’estetica certa di sé di un antifascismo ridotto all’iterazione, sempre uguale a se stessa, di una resistenza che ha dimenticato la sua scelta di parte.

27 settembre 2015

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Settembre 2015 11:22

Pagina 9 di 161

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito