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"Idea d'amor": le visioni di Pietro Gori raccontate dal regista Emiliano Dominici

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ideamor2Un quartiere Venezia ancora intorpidito dal passaggio di stagione, per una settimana, ha visto radunarsi una piccola folla davanti alla porta di accesso secondaria al Teatrofficina Refugio. Un'attesa a volte di ore per aggiudicarsi uno dei sessanta biglietti per assistere a “Idea d'amor. Libere visioni dell'anarchico Pietro Gori”, in scena dal 24 al 30 settembre. Ogni sera un copione identico alla precedente, coi biglietti volatilizzati in pochi minuti che hanno “costretto” a mettere in piedi due repliche straordinarie, l'1 e il 2 ottobre. Prima autoproduzione di peso del collettivo, lo spettacolo è costruito intorno alla figura dell'anarchico Pietro Gori e cerca di restituirne la portata conciliando l'intensissima attività politica con l'altrettanto forte slancio espressivo ed artistico.
Gli spettatori, una volta raggiunta l'entrata procedono ordinati e in silenzio, e in una buia anticamera, una brusca direttrice di un circo “ingovernabile” irrompe nella scena e presenta gli artisti sotto la luce esile di una lampada a petrolio. Ribelli, eccentrici e visionari, i protagonisti dell'insolito circo si dissociano dai ruoli imposti per comunicare “idee, sogni e desideri”. Stroncati dai severi giudizi dei loro tempi, la loro presenza si dissolve nel passaggio a un'altra sala che conduce all'incontro con la figura di Pietro Gori, chiuso nel carcere dei Domenicani di Livorno, dove appena venticinquenne ha subito la prima detenzione in occasione del Primo Maggio. Lo spettacolo prende così forma, si intreccia alla vita e alle visioni di Pietro Gori, alle sue musiche e ai suoi compagni di viaggio, in un crescendo dove l'arte risplende là dove è rivoluzionaria, condivisa, ideamor4schierata con i miserabili e gli sfruttati.

A raccontare le fasi di preparazione dello spettacolo è Emiliano Dominici, regista di “Idea d'Amor” e testa pensante del Teatrofficina Refugio.

Idea d'amor” è la prima vera autoproduzione del Teatrofficina Refugio...

Di autoproduzioni ce ne sono state altre al Teatrofficina Refugio e mi riferisco in particolare agli spettacoli di Teatro d'emergenza che facciamo tutte le estati. Quelle, però, sono produzioni estemporanee, veloci, "espresse" e brevi. Questa "Idea d'amor", invece, è uno spettacolo vero e proprio, con una durata e una complessità maggiori.

Perchè la scelta della figura di Pietro Gori? Come nasce l'idea di questo spettacolo?

Il progetto nasce proprio come "conseguenza" del Teatro d'emergenza. Patrizia Nesti, della FAL (Federazione Anarchica Livornese), da vari anni partecipa come corista negli spettacoli di Teatro d'Emergenza e ha fatto con noi Bidonville, Mal'aria e Orfanificio. E' stata lei a proporci di mettere su, in occasione del 150° anno dalla nascita, uno spettacolo su Pietro Gori che non fosse un semplice concerto o un recital di poesie, ma una riflessione su Gori come figura globale di anarchico, intellettuale, artista e antagonista al potere. E noi abbiamo accettato. La maggior parte di noi conosceva Gori soprattutto come autore di canzoni anarchiche, ma non sospettavamo che la sua produzione letteraria e saggistica fosse così vasta e varia, né che avesse avuto una vita così rocambolesca.

Dietro allo spettacolo c'è un intenso lavoro collettivo di lettura dei testi e di riflessione sul pensiero di Pietro Gori...

Una volta accettata la proposta, ci siamo messi a studiare. Patrizia ci ha fornito i testi, ce li siamo divisi, li abbiamo letti e ne abbiamo discusso. Da lì, piano piano, è venuta fuori l’idea dello spettacolo come una serie di visioni Di e SU Pietro Gori, tant’è che il sottotitolo recita proprio “Libere visioni dell’anarchico Pietro Gori”. Spinti dai nostri
ideamor6interessi e curiosità abbiamo letto i testi e li abbiamo selezionati in base alla nostra sensibilità artistica e politica. Ecco che allora abbiamo scelto di parlare, tramite le parole di Gori, di libertà, religione, guerra, anarchia, esilio, amore, arte. Una volta selezionati i testi c’è stata la fase dell’adattamento, di cui ci siamo occupati io e Patrizia Nesti, soprattutto per quanto riguarda la parte delle conferenze (da cui abbiamo tratto alcuni monologhi) e delle poesie, che Alessandra Falca ha musicato trasformandole in canzoni originali. Altri testi li ho scritti io prendendo spunto dalle vicende di Gori (ad esempio il breve monologo di Gori a Kansas City o quello di Bruno, il contadino pisano che il Primo maggio va a vedere una conferenza di Gori e ne rimane talmente colpito da cambiare la propria visione del mondo). E poi sono arrivate le prove.

In scena la prevalenza degli attori è autodidatta o all'esordio. Com'è stata la preparazione dello spettacolo e la "formazione" dei protagonisti?

In scena ci sono due attori di lungo corso, ovvero Alessandra Falca e Paolo Spartaco Palazzi, insieme ad altri tre, più giovani, che non hanno una formazione teatrale specifica ma che hanno collaborato con il Refugio agli ultimi spettacoli di teatro d’emergenza, e che hanno formato il coro e cuore pulsante dello spettacolo, cimentandosi anche in alcuni monologhi. Lavorare con tutti loro è stato bellissimo: con Alessandra e Paolo perché li ho rivisti sul palco insieme dopo molto tempo e perché li ho finalmente diretti in uno spettacolo comune, dopo anni che non ne facevamo uno insieme; con gli altri tre (Emilia Trevisani, Assad Zaman e Giacomo La Rosa) perché si sono buttati a capofitto in questa avventura e hanno tirato fuori parti di loro che mi hanno fatto emozionare e riflettere. Per me fare il regista significa principalmente dirigere gli attori, è la parte più difficile ed emozionante e, se devo dire la verità, preferisco sempre lavorare con attori che hanno meno esperienza, perché ti stupiscono di più, perché neanche loro hanno idea delle loro potenzialità. Oltre agli attori vorrei ricordare l’Orchestrina Sghemba, la parte musicale che ci è sembrata necessaria in uno spettacolo su Gori, composta da giovanissimi musicisti (Chiara Lazzerini alla tromba, Riccardo Prianti alle percussioni e Romeo Domilici alla chitarra), Elisabetta Cipolli (aiuto regia) e l’indispensabile mini-team tecnico che si è occupato dell’allestimento, delle luci e di tutto il resto (Selvaggio Casella e Martina Di Domenico). Ci tengo a fare tutti i nomi perché davvero è stata un’esperienza di condivisione artistica e umana molto ideamor7forte. E vorrei anche ringraziare Valentina Restivo, che ha disegnato il poster dello spettacolo, Filippo del Bubba che si è occupato delle riprese video, tutto il collettivo del TOR e la FAL, che ci hanno aiutato durante le serate dello spettacolo, e tutti quelli che hanno collaborato in vario modo.

La risposta del pubblico non poteva rivelarsi migliore...

Lo spettacolo è andato in scena al Teatrofficina Refugio per una settimana di fila, segnando il tutto esaurito, e in più abbiamo fatto due repliche straordinarie perché, essendo il teatro piccolo, molte persone non erano riuscite a entrare. A queste nove serate se ne è aggiunta una decima all’ObiHall di Firenze, alla fiera dell’editoria anarchica. Per adesso ci riposiamo, ma l’intenzione è quella di far girare lo spettacolo in Toscana e in Italia.

Idea d'amor” apre nuove prospettive per l'attività del T.O.R.?

Per quanto riguarda il Teatrofficina Refugio, credo che con le performance di Teatro d’Emergenza e che con questo “Idea d’amor” ci siamo incamminati su una strada che è difficile cambiare, cioè quella dell’autoproduzione. Il mio sogno sarebbe che all’interno del TOR venissero allestiti spettacoli diversi, pensati e fatti da persone diverse, anche in contemporanea. Mi piacerebbe, cioè, che il luogo diventasse un laboratorio di autoproduzioni teatrali e musicali e un luogo di sperimentazione artistica. Tutto questo, però, senza rinunciare all’organizzazione dei Microfestival che hanno caratterizzato lo spazio negli ultimi anni. Infatti a novembre ci sarà la nuova edizione del Combat Comics, il Festival sul fumetto di denuncia e realtà, che sta assumendo sempre più rilevanza a livello nazionale, e a dicembre la nuova edizione del Q-indi Festival sulla musica indipendente, con una serata dedicata a Indirefugio, festival sulla canzone inedita e ormai diventato un cult. Per il resto, vedremo. Facciamo un passo alla volta.

Per Senza Soste, Orlando Santesidra

foto di Itto Igami e Sara Fasulo

 

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