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L'opera, la memoria, la città: intervista con lo scultore Federico Cavallini

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In occasione del ventiquattresimo anniversario della strage del Moby Prince, è stato annunciato dall'Assessore livornese alla Cultura Fasulo che la scultura realizzata da Federico Cavallini per il ventennale di questo drammatico evento troverà finalmente una collocazione. L'opera, «una scultura cubica ottenuta con ferro da imbarcazione e battuta simbolicamente sui lati, con strumenti da demolizione, centoquaranta volte», dovrebbe trovare infatti spazio all'interno della Fortezza Nuova «in un punto prospiciente la città». Abbiamo colto l'occasione per contattare l'autore di questo importante contributo dell'arte contemporanea alla memoria del Moby Prince e gli abbiamo fatto alcune domande.

Finalmente la tua opera avrà una collocazione pubblica.

Il prossimo anno, credo in aprile, l'opera verrà installata in Fortezza Nuova vicino al vertice che si affaccia sul Pontino. In questo modo sarà visibile anche dall'esterno della Fortezza e verrà percepita come una sorta di prolungamento in altezza dell'architettura.

Come nasce e come è stata presentata per la prima volta?

L'opera sul Moby Prince è stata esposta per la prima volta all'interno della chiesa del Luogo Pio nel 2011, dopodiché è stata smontata e trasportata in un magazzino comunale. Un po’ di tempo fa chiesi di poter fare delle foto al mio lavoro all'interno del magazzino. Mi risposero che se avessi avuto bisogno d'immagini avrebbero potuto farmi avere il catalogo della mostra. L'idea iniziale era quella di creare una forma-contenitore o comunque una sintesi formale della nave, così è venuto fuori un cubo, una sorta d'imbarcazione senza poppa e con quattro prue. Un paio di anni fa proposi a Loris Rispoli di portare l'opera in disfattura e di venderla a peso come ferro vecchio. In questo modo il "monumento" avrebbe ripercorso le tappe finali della nave, smantellata in Turchia e riciclata in qualche fonderia di Aliaga. Ma forse è giusto che esista come ricordo tangibile.

Sembra che finalmente a Livorno si sia aperta una prospettiva per interventi artistici disseminati in spazi pubblici.

Livorno ha un immediato bisogno di una gestione pubblica creativa più che di interventi artistici in spazi pubblici. Dipende poi cosa s'intende per intervento artistico: se questo si limita all'esposizione o all'installazione di opere d'arte volte soltanto ad aumentare l'arredo urbano della città non la ritengo una prospettiva interessante. Se invece gli interventi creativi saranno indirizzati a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, portando nuove idee impiegabili ad esempio nell'ambito urbanistico e abitativo, questo sarà un aspetto molto importante per le vicende future della città.

Il tuo lavoro e quello di Carico Massimo.

Carico Massimo, così com'è scritto nel suo statuto, è un contenitore d'idee, alcune delle quali sono state sviluppate e concretizzate, altre sono rimaste sospese e irrealizzate. Dall'inizio del 2012 abbiamo promosso come associazione una serie di eventi espositivi di arte contemporanea, se proprio dobbiamo classificarla, coinvolgendo persone, artisti, fondazioni ed istituzioni con lo scopo di creare le condizioni per la costruzione di un luogo d'incontro e di scambio di idee, conoscenze, opportunità. Siamo riusciti in poco tempo a diventare un punto di riferimento per il sistema dell'arte contemporanea in Toscana superando difficoltà di vario tipo grazie al lavoro e al contributo gratuito di tutte le persone che fino ad oggi hanno partecipato a questo progetto.

Qual è il ruolo dell'arte contemporanea per Livorno?

L'arte è una delle componenti costitutive di una società al pari di tutte le attività umane. Non va né sottovalutata né elevata al di sopra delle altre, solo in questo modo può contribuire a rendere più complessa e completa la vita delle persone.

Come sta procedendo il tavolo sull'arte contemporanea voluto dal nuovo assessore?

Direi bene, visto che si stanno raggiungendo dei risultati. Quest'anno il comune si è fatto capofila di una serie di iniziative, promosse da varie associazioni cittadine, confluite nel progetto "Livorno in contemporanea" cofinanziato con i contributi regionali gestiti dal Museo Pecci di Prato.

Una tua valutazione sulla gestione attuale dei musei.

Sono un po’ impreparato a rispondere a questa domanda. Penso che i musei livornesi siano afflitti dagli stessi mali di tutto il sistema museale italiano. Pochi visitatori, scarsa dinamicità nella gestione e un sempre maggiore afflusso di "turismo di massa" che non abbiamo ancora capito come indirizzare. Per quanto riguarda il nuovo Museo della città, Livorno non ha bisogno di un altro spazio conservativo, basterebbe far funzionare quelli che già esistono.

 

a cura di Lucio Baoprati

Pubblicato sul numero 104 (maggio 2015) dell'edizione cartacea di Senza Soste
 
 
(Foto: Theo Pini)
 
 

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