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Miranda, riflessioni a cielo aperto

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miranda magrignanoA Livorno da mesi compaiono sui muri le immagini di un collettivo che invita i cittadini a ripensare l'ambiente che li circonda

Prima furono i bombardamenti americani. Poi una ricostruzione senz'anima. Infine le politiche neoliberiste. Nel rimodellare Livorno alcune scelte hanno fatto male quanto la guerra. Su quei criteri, così difficilmente accettabili, e sull'evoluzione sociale degli ambienti cittadini, la riflessione oggi si arrampica sui muri. Non per sfuggire alla realtà dei fatti, ma per essere ancora più visibile alla comunità. Merito del collettivo Miranda, un progetto di foto-rivalutazione urbana che negli ultimi mesi ha trasformato Livorno in una grande galleria espositiva. Tra gli agitatori di Miranda compaiono fotografi, videomaker, visual designer che nell'intervista che segue raccontano incrociando le voci l'esperienza politica e artistica del collettivo.

Cosa ha ispirato inizialmente Miranda?

Miranda nasce con l'intento di utilizzare il contesto urbano come una grossa galleria espositiva, gratuita e fruibile a tutti, a qualsiasi ora della giornata. Ci sono diversi artisti che operano attraverso l'affissione di carta stampata, ad esempio il francese Jr, l'americano Obey, e sicuramente ognuno di loro ha contribuito più o meno indirettamente allo sviluppo del progetto Miranda, ma a differenza di questi artisti "irraggiungibili", Miranda non opera per scopi auto-referenziali, al contrario, lasciando volontariamente anonimi i propri artisti, riunendoli sotto un'unica firma, cerca di convogliare l'attenzione, non sul nome, ma sul messaggio che è stato prodotto.

Non importa da chi è stata eseguita un'opera, quello che conta è il messaggio che viene lanciato, con l'unica speranza di riuscire a creare uno spunto di riflessione, un input, a chiunque osservi una nostra opera esposta.

Dove interviene soprattutto Miranda?

Miranda interviene sui muri delle strade di alto passaggio della città, ma anche in piccoli angoli bui o in contesti interni. Interviene dove reputa che possa essere "esteticamente" accattivante, ma anche per puntare il riflettore su situazioni difficili, che magari rischiano di non ricevere l'attenzione adeguata.

Quali sono i soggetti privilegiati delle vostre immagini?

I soggetti delle opere nascono tutti da un percorso di riflessione dei singoli artisti che fanno parte del collettivo. Si discute su un progetto, e vengono fatte delle proposte che una volta accettate, vengono realizzate e installate da tutti i componenti del gruppo.

Miranda opera anche condividendo idee e strumenti con gli abitanti dei quartieri, ad esempio coi bambini di Borgo di Magrignano...

Per il Borgo di Magrignano, abbiamo pensato che fosse una buona idea, il coinvolgimento degli abitanti del quartiere. Abbiamo organizzato uno "shooting" fotografico, in cui i bambini che abitano nella zona, sono stati ritratti per diventare i soggetti principali della nostra opera. Attraverso questo tipo di lavoro, abbiamo avuto l'opportunità di entrare in contatto diretto con il contesto sociale del quartiere, parlando con le persone, facendo tesoro delle loro esperienze. Speriamo di aver lasciato (oltre alle 8 gigantografie affisse sui palazzi di via Lomi), anche un valore aggiunto per tutti coloro che ci hanno visto all'opera in quella settimana.

Miranda lavora per strada ed ha una vita precaria, ampiamente condizionata dal giudizio o dagli atteggiamenti altrui. Quali sono solitamente le reazioni? Pensate anche a una forma più stabile per i vostri lavori?

Solitamente le reazioni sono positive, nonostante ogni tanto compaia qualche commento in tipico stile social-network di chi ci accusa più o meno ironicamente di vandalismo e deturpazione... Quello che a noi piace è proprio il fatto che la carta incollata abbia una scadenza, che venga sottoposta agli agenti atmosferici, che venga strappata dai passanti, e che sia parte integrante della vita della città garantendo una rotazione degna di una sala espositiva, in cui ciclicamente vengono allestite nuove esposizioni e lanciati nuovi messaggi.

In modo alquanto insolito, le istituzioni sembrano apprezzare il vostro operato…

C'è da sottolineare che la precedente amministrazione dette l'autorizzazione ad uno dei migliori street artist mondiali e cioè Blu, di agire su un palazzo a Shangai che già sapeva che dopo un mese sarebbe stato abbattuto in quanto vecchio edificio popolare. Peggio di così non si poteva fare. Ad oggi, più che le istituzioni, il Sindaco Filippo Nogarin, essendo un foto-amatore, ha espresso molte volte la sua approvazione per il nostro operato, soprattutto attraverso i social-network.

Orlando Santesidra


Articolo pubblicato sul numero 105 dell'edizione cartacea di Senza Soste, attualmente in distribuzione

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